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Se Cristo non fosse risorto. L'evidenza della risurrezione. Mark Shea Articolo pubblicato su Crisis - 1 Febbraio 2003 con il titolo If Christ Has Not Been Raised The Evidence for the Resurrection "Gesù è venuto per darci una guida morale e, per provare che faceva sul serio, si è fatto uccidere e si è mostrato dopo la morte, affinché noi ascoltassimo e fossimo buoni." Non essendo stato educato in nessuna religione particolare, solo tardivamente ho scoperto che questa idea della morte e risurrezione di Gesù (che avevo udita da mia nonna) aveva poco a che fare con la fede storica della cristianità. Ma questa immagine di Gesù che impressiona i sempliciotti con bravate spirituali per appassionarli all'ascolto dei suoi insegnamenti, non è che una fra le tante idee "alternative" della risurrezione di Cristo. In questa prospettiva non è particolarmente importante che Gesù sia risorto fisicamente, poiché i suoi discepoli sapevano che era "realmente vivo" - probabilmente come un fantasma particolarmente appariscente. Per altri non è importante che Gesù sia vivo nemmeno come spirito poiché Egli "vive nei cuori dei suoi compaesani". Questa è più o meno la posizione di presunti "teologi cristiani" come John Dominic Crossan che a cuor leggero racconta questa lieta novella in Jesus: A Revolutionary Biography (1994): Quello che è successo realmente e storicamente al corpo di Gesù può essere meglio giudicato osservando quanto in seguito i racconti cristiani accrebbero la dignità reverenziale delle loro descrizioni della sepoltura. Ma cosa ci fu all'inizio che rese necessaria una così intensa insistenza apologetica? Se i Romani non avessero osservato il decreto del Deuteronomio, il corpo di Gesù sarebbe stato lasciato sulla croce alla mercé degli animali selvatici. E i suoi seguaci, che erano fuggiti, sapevano questo. Se i Romani avessero osservato il decreto, i soldati si sarebbero accertati che Gesù fosse morto e poi sarebbe stato loro compito seppellirlo. In ogni caso, sia che il suo corpo fosse lasciato sulla croce oppure in una fossa poco profonda a mala pena coperta da terra e pietre, i cani erano dietro l'angolo. E i suoi seguaci, che erano fuggiti, sapevano anche questo. Guardate, quindi, come l'orrore di questa brutale verità è sublimata attraverso la speranza e l'immaginazione del suo opposto. In altre parole, molto tempo fa il corpo di Gesù era cibo per cani , ma poiché quegli idiot-savant degli apostoli erano particolarmente esperti in psicosi religiosa, allora possiamo dire che la risurrezione è piena di "speranza" in un senso intelligibile solo per teologi estremamente progrediti come Crossan. Ci sono altri che, invece, risolvono il problema della risurrezione non lasciando morire Gesù. Secondo questa teoria qualcun'altro fu crocifisso il Venerdì Santo (qualcuno che veramente se lo meritava, come Giuda Iscariota), mentre Gesù se ne andò in meritata pensione in qualche luogo. A seconda di quale leggenda o libro shock (ad esempio Holy Blood, Holy Grail di Michael Baigent) scegliamo, il "qualche luogo" potrebbe essere un qualunque posto dal Giappone alla Francia. Frequentemente gli scenari "Gesù non è morto" mirano ad una conclusione sdolcinata favorita da Hollywood, in cui il Figlio dell'Uomo in pensione alla fine trova la ragazza, come Clark Kent in Superman II e non deve più proseguire il Suo ingrato compito di proclamare banalità. Di solito questi lo spediscono in qualche vigneto con Maria Maddalena a fondare una dinastia di Merovingi o qualcosa del genere. Invece di fargli evitare del tutto la crocifissione, alcuni scenari assicurano che Egli fu crocifisso, ma si limitò a svenire (probabilmente con l'aiuto di vino drogato) e riprese in seguito conoscenza. In ogni caso l'affermazione principale di tali teorie è che Gesù non è veramente morto sulla croce. Anche altri teorici, spesso coinvolti nel movimento New Age, risolvono il problema dicendo che Egli è solo uno spirito (divino o angelico secondo le preferenze dell'autore) apparso in forma umana, una sorta di santa visione. Questo risolve il problema della Sua morte rendendola un'illusione: un'accurata rimozione della sporca crocifissione che salva l'happy end. Nel contempo altri hanno spiegazioni molto più semplici e rozze: i discepoli rubarono il corpo, mentirono su questo fatto e fondarono un culto per conquistare ricchezza e potere. Leggermente meno grezza è la teoria dell'allucinazione isterica secondo la quale gli apostoli in buona fede ebbero l'allucinazione della risurrezione. Altri dicono che fu una successiva generazione di cristiani ad aggiungere la risurrezione al Nuovo Testamento. In origine era solo una raccolta di memorie apostoliche sul Maestro Defunto ed i Suoi arguti detti. Molti pensano che dietro a tutto questo ci sia S. Paolo (vedi ad esempio The Mythmaker: Paul and the Invention of Christianity di Hyam Maccoby). Sotto l'influenza del mito pagano, S. Paolo avrebbe trasformato questo comune rabbino ebreo in una figura di Cristo Cosmico. I primi apostoli, secondo questa scuola, avrebbero provato orrore riguardo quello che Paolo fece all'insegnamento dell' acuto e buon Y’shua. Una delle evidenti difficoltà con tutte queste teorie è che esse non vanno d'accordo l'una con l'altra. Se le ultime generazioni sono da biasimare per aver importato i miti della risurrezione, allora non lo sono le prime. Se è tutta colpa di S. Paolo, allora non lo è di Pietro. Se gli 11 hanno portato via il corpo, allora non sono degli ingenui visionari e viceversa. Tali teorie dimostrano ciò che C.S. Lewis una volta definì come "la fecondità senza requie della confusione", così evidente quando i demistificatori cercano di aggirare la montagna di solida evidenza delle affermazioni cristiane. Ciò non sorprende, poiché queste "spiegazioni alternative" sono tutte più difficili da credere della spiegazione cristiana della risurrezione, che è ben riassunta da S. Paolo in 1Corinzi 15,1-14: Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Questo primo credo della Fede smentisce la mia iniziale ed errata comprensione del significato e della natura della risurrezione poiché mostra chiaramente che il vero nocciolo dell'insegnamento del Nuovo Testamento su Gesù non è che Egli era principalmente un predicatore, un taumaturgo, un riformatore, un saggio, un maestro di profonde verità e bei pensieri, nè che la risurrezione era un effetto speciale realizzato per invogliarci a seguire i suo buoni consigli. Il primo fatto del Vangelo cristiano, secondo il Nuovo Testamento, è la passione e risurrezione di Cristo. Senza la risurrezione non abbiamo un vangelo "originale" di detti profondi, massime sapienti ed esempi moderni. Non abbiamo affatto il Vangelo. Questo è il motivo per cui un quarto di ogni Vangelo si focalizza su un periodo di 72 ore della vita di Gesù di Nazareth: la sua passione e risurrezione. Questo è il motivo per cui il resto del Nuovo Testamento si concentra principalmente sul significato della morte e risurrezione, non sui Suoi segni o detti (quasi nessuno dei quali è conservato al di fuori dei Vangeli). Questo è il motivo per cui praticamente nessuno, tranne il più ignorante dei presentatori tv di questi giorni, crede al concetto un tempo popolare che la risurrezione fu aggiunta al Nuovo Testamento dalle successive generazioni di cristiani dopo la morte degli apostoli. Il fatto è, semplicemente, che cercare di spiegare qualsiasi parte del Nuovo Testamento senza mettere al centro la risurrezione è come dire che la verità di Abramo Lincoln consiste di banalità sulla pace e la giustizia e che la "guerra civile" fu solo un mito escogitato dai successivi agiografi . Se il "Vangelo originale" fu solo una raccolta di racconti su Gesù che andava dicendo "la bellezza è bella", la domanda che sorge è cosa esattamente ci fosse di tanto interessante in Lui. L'unica risposta si trova nei veri documenti del Nuovo Testamento, che cominciarono ad essere composti a meno di 20 anni dalla morte di Gesù. Questi contengono già cose come il credo precedentemente menzionato e l'affermazione che il Vangelo non è nient'altro che Gesù e la risurrezione (Atti17,18). Benissimo, non possiamo incolpare le "generazioni successive" per aver tirato fuori la storia della risurrezione. Allora, dicono alcuni, incolpiamo Paolo. Il problema con questa teoria è che Paolo stesso e i testimoni che lo conoscevano, come Luca, oltre a testimoni non suggestionati da Paolo, come Matteo e Giovanni, sembrano avere l'impressione che il nucleo della storia che Paolo deve raccontare non sia una sua invenzione. "Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto - o più prosaicamente - "Vi ho trasmesso la Tradizione che mi è stata insegnata." Insegnata da chi? Nel caso di Paolo, insegnata dagli apostoli (Galati 1,18-21) e dalla normale catechesi insegnata in luoghi come la chiesa di Antiochia dove Paolo visse per molti anni prima di andare in missione (Atti 13). Paolo ripete questo concetto in più occasioni e sembra dare per scontato non solo che quello che deve dire su Gesù è conosciuto da tutti i cristiani (non solo da quelli che lui convertì) ma che nessuno degli altri apostoli che girano per il Mediterraneo - e nessuna delle chiese da loro fondate - ha da ridire qualcosa quando lui sostiene che Gesù è risorto. Se fosse stato solo Paolo a tirare fuori la storia della risurrezione di Gesù mentre il resto degli apostoli vagava qua e là, raccontando aneddoti sul loro amico, il martire nazareno, possiamo ritenere che qualcuno se ne sarebbe accorto. In breve, se la fede nella risurrezione è antica quanto Paolo, è antica quanto gli stessi apostoli. Egli predica la risurrezione per la stessa ragione per cui la predicano gli apostoli: egli crede veramente di aver visto Gesù Risorto, così come loro dicono di aver visto Gesù Risorto. Già, dicono i soliti, ma perché dovremmo credere a loro? E se gli 11 avessero sottratto il corpo di Gesù per farsi passare come i migliori amici del martire e fondare un culto con a capo Gesù, ma di cui loro sarebbero stati i pezzi grossi da adorare? Anche su questo punto ci sono molte difficoltà. Prima di tutto essi non agiscono come un qualunque leader religioso di nostra conoscenza. Le testimonianze che lasciano non mostrano coraggio apostolico, acume teologico e agilità intellettuale. Ci mostrano un gruppo di uomini la cui onestà li costrinse ad inserire accuratamente nelle testimonianze pubbliche il fatto che erano altezzosi, astiosi, codardi, duri di comprendonio, ambiziosi, ciechi, egoisti e, quando giunse l'ora della grande prova per il loro Maestro, pronti a darsela a gambe. Paragonate questo con l'adorazione tributata dalla stampa nord coreana alle molteplici virtù degli intrepidi leader, oppure con l'assoluta perfezione di Stalin secondo la stampa stalinista degli anni 30, o l'agiografia nazista di Hitler. Gli apostoli si assicurano che la loro predicazione e testimonianza pubblica includa un fedele resoconto dei loro molti, molti peccati. Inoltre essi continuano a predicare la risurrezione per decenni, nonostante la separazione, la persecuzione, la povertà, le minacce, la tortura ed il martirio (ad eccezione di Giovanni che ebbe il piacere di assistere all'esecuzione di suo fratello Giacomo per la sua testimonianza). In breve, essi parlano ed agiscono come uomini onesti, non come uomini che vogliono far soldi o acquisire potere. Anzi, sono così onesti che quasi fanno sembrare Gesù poco divino. Il Gesù che essi descrivono mostra debolezza, paura, si confessa ignorante e fa domande. Viene descritto come incapace a fare certe cose. La testimonianza ufficiale dei discepoli gli attribuisce frasi che suonano come una negazione della divinità, come "Perché mi chiamate buono? Nessuno è buono se non Dio"(Marco 10,18) oppure "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" (Matteo 27,46). Eppure noi dovremmo credere che degli abili bugiardi che hanno manipolato accuratamente la storia per far apparire Gesù come il Signore Risorto non abbiano anche notato questi scombinati dettagli nel loro racconto? No. Quello che risulta con forza dal Nuovo Testamento è che la testimonianza è stata data da persone che dicono la verità, anche su fatti imbarazzanti che non portano immediati vantaggi alle loro affermazioni. Essi risultano come persone che credono a Cristo risorto, non come persone che mentono su un corpo che sanno benissimo essere stato rubato o divorato dai cani. Per il resto della loro vita (fino alla tortura e all'esecuzione), gli apostoli si comportarono come uomini assolutamente convinti di aver incontrato il Cristo Risorto. Anzi, sono così convinti che inseriscono numerosi dettagli che, francamente, nessun bugiardo avrebbe mai inventato. Così, ad esempio, nessun bugiardo ebreo del primo secolo avrebbe presentato Maria Maddalena come prima testimone. La Maddalena appariva non credibile ad un pubblico ebreo del primo secolo per due motivi: primo perché era una donna; secondo perché era una donna dalla quale si diceva fossero usciti 7 demoni - un profilo psicologico piuttosto equivoco (Marco 16,9). I vangeli sembrano racconti di persone oneste incastrate dai fatti - incluso il fatto che uno dei primi testimoni della risurrezione sia una donna dall'incerta reputazione. Naturalmente alcuni replicheranno che questo fatto è rivelatore: normalmente noi non ci scomoderemmo per la testimonianza di uno psicotico (cioè di un "indemoniato"), perché allora preoccuparsi per quella di Maria? Perché Maria è tra i primi testimoni, non fra gli ultimi. I documenti parlano di centinaia di testimoni - la maggior parte ancora in vita all'epoca in cui fu scritta la prima lettera ai Corinzi - e fornisce un resoconto della risurrezione che è nel complesso coerente. Un'apparizione alle donne, ai dodici in vari momenti dentro e fuori Gerusalemme, e a vari altri in Galilea, seguita da un'apparizione a Paolo alcuni anni dopo (senza contare varie visioni che sono di un ordine diverso). I guastafeste hanno la passione di parlare sulle discrepanze fra i racconti dei Vangeli (libri scritti a distanza di decenni per destinatari diversi e per diversi scopi teologici). Ma quello che veramente emerge è quanto sia simile il resoconto in tutti i Vangeli. Se le minime discrepanze che li distinguono significano veramente che sono falsi, allora dobbiamo anche concludere che JFK non sia mai stato assassinato poiché i testimoni hanno altrettante discrepanze nella loro testimonianza. Anzi, spesso sono proprio i dettagli ad essere così convincenti. Perciò, un altro fatto che nessuno avrebbe mai inventato è il luogo in cui fu sepolto Gersù: la tomba di Giuseppe d'Arimatea, un membro del Sinedrio. E' esattamente il genere di dettaglio che rende verosimili i Vangeli . Se stai inventando la storia, tu metti il corpo nella tomba di qualche devoto discepolo, non nel sepolcro di un membro della classe dirigente che più aspramente si è opposta al tuo messaggio. Parlare della tomba porta alcune persone ad un'altra teoria molto amata: cioè, quella secondo la quale i discepoli si recarono alla tomba sbagliata e saltarono alla conclusione che Cristo era risorto. Ci si può solo domandare che idea hanno della gente questi teorici. Se gli apostoli avessero concluso che Gesù era il Signore risorto e glorioso basandosi su una tale cantonata, questo sarebbe stato indice di una stupidità preternaturale non solo da parte loro ma anche da parte delle autorità di Gerusalemme. Anche se tutta la chiesa primitiva fosse stata troppo ottusa per trovare la via del sepolcro dell'Uomo al centro della sua devozione, sicuramente qualcuno nell'elite di Gerusalemme che si opponeva alla crescente setta dei Nazareni avrebbe potuto dire: "Ehi, voi, ecco il corpo. Avete cercato nel posto sbagliato. La prossima volta chiedete l'indicazione". Giuseppe d'Arimatea avrebbe potuto essere di qualche aiuto qui. Così pure le donne, che videro dove Gesù era stato deposto. Ed una tale teoria diviene doppiamente sciocca se si considera che le prime liturgie spesso si tenevano presso le tombe, tuttavia non c'è nessun culto che si sviluppi intorno alla tomba più importante di tutte. Ma sì, come se la tomba fosse stata vuota o qualcosa del genere. Questo ci porta, nella nostra tassonomia delle alternative della risurrezione, alle varie teorie "svenimento - fuga dalla morte": il concetto che Gesù in qualche modo evitò la morte o scappando all'estero lasciando una comparsa al suo posto oppure sopportando la crocifissione scappando poi dalla tomba. E' difficile dire quale versione di queste teorie sia più assurda. Se c'è un fatto storico che non è messo in discussione neanche dagli storici atei più incalliti, è il fatto della Sua morte. Se non sappiamo altro di Lui, sappiamo che morì per crocifissione fuori le mura di Gerusalemme nel 30 d.C. circa. E tuttavia alcuni continuano a dire che Egli non morì. Come una sorta di Elvis del primo secolo, Egli si ritirò all'improvviso in un luogo misterioso, in netta contraddizione con tutto quello che aveva detto o fatto, e fondò una dinastia o studiò filosofia in qualche paese sperduto. Qual'è la prova di questo? Beh, veramente non ce n'è una, solo insinuazioni, supposizioni, congetture e quant'altro. E' abbastanza simile al pensiero che sta alla base dei Carri degli Dei. E' un caso di teoria in cerca di una prova, non di una prova che convalida una teoria. Nel frattempo le persone che erano là testimoniarono non che Gesù lasciò la città subito dopo l'Ultima Cena (una cena nella quale Egli profetizzò specificamente la Sua Passione con una singolare accuratezza che avrebbe fatto piangere Pietro quando tutto si verificò), ma che Egli andò verso il tradimento, il processo e la crocifissione. E nuovamente, perché i fondatori di questo culto avrebbero mentito inventando la storia di questa profezia e del suo imbarazzante compimento? Anzi, testimoni oculari come Giovanni videro Gesù sia al processo che alla crocifissione. Quindi non ci sono molte possibilità che Gesù abbia abbandonato la città e lasciato qualcun altro al suo posto. Ah! Ma solo Giovanni pensò di aver visto Gesù morire. In realtà, il Nazareno ricevette vino drogato, perse i sensi e si risvegliò in una tomba gelata in una gelida mattina di Aprile. La situazione perfetta per una sensazionale guarigione dalle conseguenze della flagellazione, della crocifissione, dell'imponente emorragia, dello shock e della ferita al cuore provocata dal colpo di lancia come sostengono unanimi 9 dottori su 10. Egli poi si alzò barcollando (dopo essersi liberato non si sa come dalle bende incollate alla sua carne martoriata) e, spingendo la pietra di svariate tonnellate che sigillava il sepolcro, si avviò con i piedi insanguinati verso i discepoli, mostrò loro le mani (con i pollici paralizzati a causa dell'irreparabile danno ai nervi) ed esalò un saluto fra le fitte di dolore dovute alla ferita al costato. La maggior parte della gente, di fronte ad uno spettacolo così spettrale, avrebbe chiamato il 911. I discepoli, naturalmente, lo accolsero come il glorioso Vincitore della Morte e Signore dell'Universo e fondarono una religione. "Ok, d'accordo" dice lo scettico irremovibile, "Gesù morì. E i discepoli non rubarono il corpo e non mentirono. Semplicemente hanno avuto le allucinazioni. Tutti insieme. Tutti e 500. Per 40 giorni...." Anche se tralasciamo la questione problematica della tomba vuota (con gli indumenti funebri vuoti) c'è ancora un problema riguardante la natura delle allucinazioni. L'allucinazione di massa è estremamente rara. Così rara, infatti, che solitamente è chiamata in causa solo per spiegare cose come, guarda caso, la risurrezione. Nelle altre occasioni, quando 500 persone dicono di aver aver visto qualcuno e di averci parlato, noi gli crediamo, particolarmente quando questi non hanno nulla da guadagnarci nel parlarne - quando di norma sono messi a morte per ciò che dicono. E abbiamo altri problemi da affrontare se vogliamo prendere in considerazione la teoria dell'allucinazione collettiva. Prima di tutto il fatto che le allucinazioni come questa devono essere la realizzazione di intensi desideri. I testimoni evidentemente volevano così fortemente che Gesù fosse vivo che andarono fuori di testa e pensarono di averlo visto. In almeno tre occasioni, tuttavia, i Suoi discepoli non riuscirono a riconoscerLo quando Lo incontrarono. Ci viene detto che essi erano così desiderosi di vederLo che avrebbero potuto ingannare sé stessi credendo di averlo visto, ma camminarono con Lui per mezza giornata senza riconoscerlo. Strano. E ancora, quale allucinazione può mangiare pesce e farsi toccare? A questo punto non ci resta che il pensiero Gnostico o New Age che Gesù era un'illusione divina. Ma se il Cristo Risorto era veramente un'illusione puramente spirituale inviata dalla divinità per insegnarci verità più elevate sulla insignificanza del corpo e sul bisogno di trascendere la nostra umanità, cosa potrebbe oscurare di più questo messaggio se non un corpo che Tommaso poté toccare, un corpo che respira aria e mangia pesce? Gli apostoli, comunque, non sembrano aver raccolto queste verità più elevate. Essi al contrario insegnano che il Cristo è risorto fisicamente e che non solo è pienamente Dio ma pienamente uomo, sebbene glorificato. Un corpo risorto. Glorificato. Pienamente Dio e pienamente uomo. Mentre tutte le alternative hanno perso suggestione ai nostri occhi, è l'antica storia cristiana che ancora ci persuade. E' la storia del Vincitore della Morte che ha Lui stesso subito il pungiglione della morte affinché anche noi potessimo risorgere. Possiamo leggere tutto questo, senza eccentriche spiegazioni alternative, nel Nuovo Testamento. Un libro molto più convincente, specialmente quando così tanti scettici ti portano a mormorare "Mi hai quasi convinto a farmi cristiano!" La risurrezione è la pietra d'angolo della fede cristiana. Senza di essa non abbiamo un Vangelo purificato dalla superstizione. Abbiamo una paccottiglia di conclusioni "reali" della storia di Cristo che sono molto più difficili da credere della spiegazione cristiana. Alla fin fine, rimane il fatto che "se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede" e " siamo da compiangere più di tutti gli uomini "(1 Corinzi 15,14-19). Ma questo sembra non aver mai preoccupato Paolo, poiché " Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" (1 Corinzi 15,20). Mark Shea è l'autore di By What
Authority:
An Evangelical Discovers Catholic Tradition (Our Sunday Visitor, 1996)
e Making Sense Out of Scripture: Reading the Bible as the First Christians Did
(Basilica Press, 2001).
Copyright
Crisis Magazine © 2003 Washington DC, USA
Traduzione a cura di Costanza Stagetti (Acquaviva2000) |
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