Quando l'aborto uccide due volte: il collegamento con il tumore al seno

Tom Hoopes

Articolo comparso su Crisis con il titolo When Abortion Kills Twice: The Breast-Cancer Llink - 2 settembre 2002

 

Janet Gail era abituata a guardare la mammografie e a trovare brutte notizie. Come tecnico ospedaliero in Pennsylvania era il suo lavoro. Ma non era pronta per ciò che trovò nella sua mammografia  quando fece il controllo di routine all'età di 42 anni.

"Riconobbi immediatamente un'area sospetta sulla lastra," dice Gail che ha domandato che non venga usato il suo vero nome affinché i suoi figli non vengano a conoscenza della sua storia. "Tornammo in radiologia per prendere immagini più dettagliate che confermarono i miei sospetti. In quel momento seppi che la mia vita era cambiata per sempre. Sapevo di essere una paziente di tumore al seno."

Gail era cambiata. Sapeva cosa soffrono le pazienti di tumore al seno, il cancro può andare ai polmoni e farti soffocare. Può arrivare alle ossa e renderle così fragili che ti puoi rompere l'anca solo girandoti nel letto.

Poi ci sono le terapie debilitanti che ti buttano a terra, la chirurgia che sferra un duro colpo alla tua identità di donna. Se sopravvivi alla malattia hai costantemente timore di ricadute. Ma spesso non sopravvivi alla malattia.

I chirurghi furono di aiuto. Gail si rese conto che la mastectomia radicale era la sua unica scelta. "Le mie emozioni erano primitive e dolenti, ero così arrabbiata! Arrabbiata con Dio, arrabbiata con il mio nuovo corpo, arrabbiata con il mondo intero. Cercai consiglio e cercai disperatamente di capire perché Dio mi avesse messo in questa situazione."

"Fu in quel momento che mi buttai a capofitto nella ricerca, cercando di trovare una causa per il mio cancro". Controllò i fattori di rischio che non aveva: nessun precedente familiare, nessuna irregolarità mestruale, nessun trattamento a base di estrogeni. Ma poi se ne ricordò uno di cui aveva letto una volta, uno a cui Gail cercava con tutte le forze di non pensare. Gail aveva abortito all'età di 18 anni.

Una combinazione fatale

Il tumore al seno è il tumore più diffuso fra le donne. E' la seconda causa di morte per cancro fra le donne dopo il tumore al polmone.

E uccide più donne nel gruppo di età di Gail (40/59 anni) che in qualunque altro.

Nel frattempo l'aborto è diventato l'operazione chirurgica più diffusa fra le giovani donne. Il National Right to Life stima che quest'anno ci saranno un milione e trecentomila aborti negli Stati Uniti.

Secondo l'American Cancer Society il tumore al seno è stato diagnosticato in una percentuale  crescente di donne a partire dal 1972. Nel 1962 c'erano 63mila casi; nel 1972 90mila; nel 1982 120mila; e nel 1992 180mila. L'anno 2002 vedrà qualcosa come 203.500 nuovi casi di cancro al seno. Secondo le stime 39.600 donne moriranno per questo motivo.

Scoperte dolorose

Angela Lanfranchi, medico chirurgo del New Jersey, è giunta al collegamento fra aborto e tumore al seno nello stesso modo di Gail, solo che lei era il chirurgo e non la paziente.

All'inizio degli anni 90, Lanfranchi cominciò a notare che giovani donne venivano nel suo studio con un tumore al seno e che tutte avevano una storia di aborti, spesso durante l'adolescenza.

"Cominciai a cambiare il mio modo di raccogliere informazioni domandando di nascite, aborti spontanei e aborti procurati. Nel primo mese avevo avuto due donne con vari aborti."

Aveva frequentato la facoltà di medicina negli anni 70, quando c'erano ancora relativamente poche donne nella professione. Considera se stessa una femminista,ma aggiunge subito "non della serie NOW [National Organization for Women] ".

Non fu la prima a notare una correlazione. Degli studi avevano trovato la stessa cosa, scoperte che, per qualche motivo, non erano arrivate alla letteratura clinica.

Questo la fece diventare furiosa. "Non potevo proprio stare a guadare queste trentenni nel mio studio, con un tumore al seno, e con dei bambini piccoli. Questi bambini erano destinati a non vedere più la loro mamma".

Nel 1996 lesse una metanalisi degli importanti studi di Joel Brind, un professore di biologia al Baruch College di New York, che aveva messo insieme i pezzi del puzzle. Secondo il suo articolo, il primo studio che mostrava un collegamento fra il tumore al seno e l'aborto era stato pubblicato quando Brind e Lanfranchi erano bambini. Apparve nel 1957 nell'importante rivista giapponese in lingua inglese Journal of Cancer Research. Il Giappone era uno dei pochi luoghi in cui l'aborto era legale a quel tempo. Lo studiò rilevò che le pazienti di tumore al seno avevano avuto una frequenza di aborti tre volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Se l'aborto fosse un contributo al cancro al seno, tuttavia, non fu riportato. A quel tempo, a causa dell'aborto che si stava diffondendo in Occidente, non fu menzionato nella buona società o sulle tabelle mediche. 

Tutto cambiò con la rivoluzione sessuale.

Negli anni 70 e 80 diventò evidente che l'aborto poneva dei rischi alle donne. Ad oggi ci sono stati 37 studi sulla correlazione aborto/tumore al seno. Più del 75% di essi - 28 - dimostrano che l'aborto è un fattore di rischio per il cancro al seno.

Molti di questi studi furono finanziati, almeno in parte, dal National Cancer Institute. Al Fred Hutchinson Cancer Research Institute di Seattle, la ricercatrice Janet Daling e un team di studiosi ha scoperto con uno studio del 1994 che "fra le donne che hanno avuto almeno una gravidanza, il tasso di tumore al seno in quelle che hanno avuto un aborto procurato era del 50% superiore rispetto alle altre donne. I rischi più alti furono osservati quando l'aborto era stato praticato in età inferiore ai 18 anni...o dai 30 anni di età in poi."

Le più dolorose di tutte erano le statistiche delle adolescenti con una storia familiare di cancro al seno e che avevano abortito. Nello studio, questa combinazione fatale (sebbene trovata in appena 12 donne studiate) sembrava garantire che una donna avrebbe avuto il tumore al seno.

Analfabetismo culturale

A Lanfranchi e Brind, attraverso il  Breast Cancer Prevention Institute  nel nord dello Stato di New York, va riconosciuto il merito di aver divulgato la correlazione aborto/tumore al seno al di fuori dell'ambiente medico. In un certo senso si sono prestati alla causa sin dalla loro infanzia. Lanfranchi ha detto che ha imparato a fare la cosa giusta da suo padre, un chirurgo che reagì quando il suo ospedale di Akron, Ohio, faceva aborti illegali. Brind ha combattuto sin da quando andava a farsi tagliare i capelli all'età di 10 anni:"Il mio barbiere aveva esaurito i fumetti di Archie, allora lessi un vecchio e consunto numero di Life." La storia che lesse trattava delle grandi promesse della biochimica in campo medico, si diceva che un giorno avrebbe potuto essere scoperta una cura per il cancro. Quel giorno Brind scrisse a se stesso una lettera, che trovò anni più tardi, che diceva:"Non so come, non so quando, ma diventerò un biochimico." Diciannove anni dopo lo diventò.

Come spiegano la correlazione aborto/tumore al seno? Lanfranchi indica due fattori: gli estrogeni - gli ormoni che fanno crescere il tessuto mammario e che aumentano del 2% in gravidanza - e i lobuli - le cellule del tessuto mammario che crescono nella pubertà, maturano nella gravidanza e producono latte dopo il parto.

Nel corso naturale degli eventi, gli estrogeni e i lobuli lavorano in tandem - gli estrogeni fanno crescere i lobuli che si differenziano e maturano in cellule "esperte" durante il terzo trimestre di gravidanza. Ma se lo sviluppo dei lobuli viene interrotto mentre il livello degli estrogeni è elevato, gli estrogeni in eccesso possono causare mutazioni cellulari che crescono dando origine a cellule tumorali.

Questo flusso degli estrogeni e la crescita delle cellule mammarie spiegano molti dei fattori di rischio del tumore al seno. Una ragazza che sviluppa presto o una donna che ha una menopausa tardiva hanno un rischio più elevato di tumore al seno perché sono soggette ad una maggiore esposizione agli estrogeni. Le suore che non hanno figli hanno un rischio più elevato delle donne con molti figli, poiché le loro cellule mammarie non si sviluppano mai fino alla fase protettiva. La pillola contraccettiva - che funziona ingannando l'organismo della donna facendogli credere che è in corso una gravidanza - aumenta il livello di estrogeni e, quindi, il rischio di tumore al seno. 

Gli aborti spontanei non aumentano il rischio di tumore al seno perché normalmente avvengono quando il livello di estrogeni è patologicamente basso.

Provate a dire alla gente che esiste un collegamento fra l'aborto e il tumore al seno e non vi crederà. Questo è dovuto al fatto che lo stile di vita moderno e la cultura popolare hanno lasciato analfabeti gli americani riguardo al seno. Dall'abbandono dell'allattamento al seno degli anni 50 e 60 per arrivare all'epoca della rivoluzione sessuale e della contraccezione, il sesso ha invaso la cultura e avere uno o due figli è diventata la norma. In una tale cultura la correlazione aborto/tumore al seno appare irragionevole - poiché si è pressoché perduto il collegamento  tra la femminilità delle donne e la loro capacità procreativa. 

Ragionevoli dubbi

La cultura può essere analfabeta riguardo al seno, ma i medici non lo sono. Allora perché ci sono così tanti medici scettici sulla correlazione aborto/tumore al seno?

Per cominciare, molti dubitano che i dati statistici, sebbene evidenti, giustifichino le conclusioni."Alcuni miei colleghi definiscono l'epidemiologia una pseudo-scienza.", osserva Brind. Lanfranchi spiega perché:"L'epidemiologia mostra delle associazioni. Se tu facessi uno studio sul cancro al polmone troveresti che le persone con cancro al polmone hanno più fiammiferi nelle loro tasche di quelle che non hanno il tumore. Ci sono emanazioni rilasciate dai fiammiferi? O è qualcos'altro?  Devi dimostrare una base biologica." Ad ogni modo, o gli oncologi non leggono le riviste di epidemiologia che mostrano tale correlazione, o, se le leggono, le intendono cum grano salis. 

Altri dicono che la ricerca non tiene adeguatamente conto della "tendenziosità della memoria". Questo è l'argomento secondo il quale gli studi che mostrano un collegamento fra aborto e tumore al seno utilizzano informazioni sulla storia abortiva delle donne fornite dalle stesse donne. Ma le donne spesso sono reticenti sulla loro storia abortiva, ciò significa che molte donne sane che hanno abortito non sono conteggiate. Al contrario le donne con tumore al seno sono le più propense a riferire gli aborti perché desiderano trovare i motivi della loro malattia. 

Se la "tendenziosità della memoria" fosse un argomento sufficiente, allora potremmo rigettare numerosi argomenti che riguardano la salute, dice il  Coalition on Abortion/Breast Cancer (visita il suo sito web www.abortionbreastcancer.com ): il collegamento fra cancro della cervice e il numero di partners sessuali, il collegamento fra il cancro al fegato e l'alcolismo e il collegamento fra l'AIDS e il numero di partners omosessuali.

Chi contesta il collegamento aborto/cancro al seno oppone studi a studi. "Attualmente possiamo dire che ci sono 28 studi su 37, " dice Karen Malec della Coalition, " ma questi scienziati hanno usato lo studio Melbye e lo studio Sanderson per negare tale collegamento. Hanno usato 2 studi per negarne 28."

Lo studio Melbye è l'imponente "studio danese" che fu pubblicato dal New England Journal of Medicine nel 1997 che avrebbe dovuto mettere a tacere il collegamento aborto/tumore al seno tenendo fuori dallo studio la "tendenziosità della memoria".

Per comprendere l'importanza di questo studio, guardiamo alla seguente citazione tratta dal sito web del National Abortion and Reproductive Rights Action League: "Gruppi di pressione anti-scelta stanno ostacolando la ricerca medica e distorcendo le scoperte scientifiche per spaventare le donne facendo loro credere che l'aborto causi il tumore al seno". L'enfasi nella parte successiva è tratta dall'originale:"L'indagine più ampia e completa di questo potenziale collegamento ha esaminato i dati dei registri pubblici su aborto e cancro al seno riguardanti 1.500.000 donne nate in Danimarca fra il 1935 e il 1978. Questo studio, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha concluso che "gli aborti procurati non hanno effetto sul rischio di tumore al seno."

Sembra che non ci sia nulla da aggiungere - a meno che tu non sia un ricercatore che ha letto lo studio. Tanto per cominciare, lo studio ha trovato una correlazione fra tumore al seno e gli aborti del secondo-terzo trimestre. Brind inoltre fa notare che lo studio dei dati sul tumore al seno inizia nel 1968, ma quello dei dati sull'aborto inizia nel 1973 - anche se l'aborto in Danimarca è legale dagli anni 30. Le donne con tumore al seno che hanno abortito prima del 1973 non sono state conteggiate come donne che hanno abortito. In realtà, dice Brind, ci sono 60.000 donne che hanno abortito, ma che nello studio risultano come donne che non hanno mai abortito - donne più anziane che avrebbero avuto più probabilità di sviluppare il tumore al seno.

Allo stesso modo, le donne che hanno abortito negli anni finali dello studio avrebbero potuto sviluppare il tumore al seno dopo la conclusione dello studio. Ma quelle donne sarebbero state conteggiate come donne che hanno avuto un aborto, ma non un tumore al seno. Un quarto delle donne dello studio Melbye erano di età inferiore ai 25 anni, dice Brind, e queste donne sono state paragonate con donne di mezza età.

Sacrificate per la scienza

Come potrebbero gli scienziati approvare uno studio così imperfetto?

Lanfranchi risponde raccontando la storia di Ignaz Semmelweiss (1818-1865), il fisico ungherese che notò che le partorienti affidate alle cure dei medici dell'ospedale di Vienna avevano tassi di mortalità più elevati rispetto a quelle affidate alle cure delle ostetriche. Quelli erano i giorni antecedenti la teoria dei germi e Semmelweiss formulò un'ipotesi: i medici che andavano dall'obitorio alla maternità senza lavarsi le mani, si portavano dietro qualche odore particolare che invadeva le loro pazienti. Per provare la sua teoria domandò ai  medici di lavarsi le mani. Funzionò. I tassi di mortalità precipitarono. In risposta i medici scacciarono Semmelweiss dalla medicina - egli morì in manicomio. Lister provò che aveva ragione.

Sappiamo già che gli oncologi del giorno d'oggi non sono immuni alla sindrome di Semmelweiss. Molti di loro si sono risentiti all'indicazione che la mastectomia radicale non era sempre necessaria in caso di tumore al seno.

Un'ulteriore inescusabile motivo di ignoranza del collegamento aborto/tumore al seno è l'ideologia politica. Mentre i cattolici hanno fede, speranza e carità i sostenitori dell'aborto hanno l'aborto "sicuro,legale e raro". In quanto al "raro" sappiamo che l'aborto non lo è mai stato; gli attivisti si attaccano disperatamente al "legale"; ma per lo meno il "sicuro" doveva corrispondere alla realtà.

Questa ideologia politica ha irrigidito i fautori dell'aborto così da renderli insensibili all'evidenza del collegamento. L'ideologia pro-aborto è presente nei principali siti web di sensibilizzazione sul cancro  dove un linguaggio prudente nasconde il collegamento aborto/cancro al seno. Alcuni siti usano "clintonismi" (usando il termine aborto nel senso più ampio per includere anche gli aborti spontanei e i parti di bambini nati morti). Alcuni si appigliano ad aspetti di studi scientifici che gli stessi ricercatori hanno abbandonato. Molti non fanno che parlare della "tendenziosità della memoria" senza mostrare a quali studi si riferisce tale critica. Tutti attingono regolarmente indicazioni dall'eterno pozzo di Melbye.

Un altro motivo per cui molti medici non sono consapevoli del collegamento è la natura della malattia stessa, dice Brind. "Le donne non si fanno avanti lamentandosene perché o sono troppo malate, troppo traumatizzate oppure non sopravvivono abbastanza a lungo." Anche se lo facessero non troverebbero dottori ricettivi. Il motivo è semplice: il denaro. "Vuoi sentirtelo dire da un avvocato perché non hai detto alle pazienti del rischio aborto per così tanto tempo?" chiede Lanfranchi.

Ci sono stati diverse azioni legali recentemente sul collegamento aborto/tumore al seno. Nessun ricorrente ha vinto finora contro il business aborto. In un caso del 1999 una clinica per aborti  del North Dakota fu citata per falsa pubblicità. Nel 2000 tre donne californiane  hanno citato la Planned Parenthood per aver definito "sicuro" l'aborto sul suo sito web e sui suoi opuscoli. Questi casi sono ancora in appello.

Come può essere meglio conosciuta la verità sul collegamento aborto/tumore al seno malgrado tutto?

Alla fine la verità vincerà

Il fatto è che la verità sta già venendo alla luce.

Due recenti azioni legali in Australia si sono concluse in compromesso, il che significa che mentre nessun giudice ha guardato all'argomento e deciso che l'evidenza del collegamento era chiara, nervosi fautori dell'aborto stanno guardando all'evidenza del collegamento e iniziano a pagare donne che recriminano di non essere state informate. Quel che più conta, a differenza dei casi americani, in cui i ricorrenti erano gli attivisti , uno dei casi australiani ha coinvolto una donna sottoposta ad aborto

Il collegamento sta venendo alla luce anche nella cultura popolare. Brita Stream ne è un esempio. Cristiana evangelica, Stream è stata ncoronata Miss Oregon  il 13 luglio e il collegamneto aborto/tumore al seno è la sua piattaforma.

Non è la tradizionale reginetta di bellezza. Il concorso Miss Oregon è stata la sua prima sfilata ed è entrata parlando del collegamento aborto/tumore al seno. Danneggerà le sue probabilità di diventare Miss America questo settembre?  "Non mi interessa " mi ha detto sorridendo. "Ho vinto perché Dio voleva che la gente udisse il mio appello. Avevo un dovere. Era come se fossi Ester. Se muoio, muoio. Se le persone mi attaccano per questo, peggio per loro, perché questo è il compito che Dio mi ha affidato."

Il pubblico televisivo viene a sapere del collegamento a San Diego, in uno spot che mostra un'allenatrice di pallavolo che parla alla sua squadra, mentre la sua voce fuori campo descrive il suo aborto e la sua esperienza di tumore al seno. In un dibattito pubblico in diretta televisiva in Ohio, Lanfranchi e Brind discutono con un attivista pro aborto.

Il messaggio è arrivato persino a Washington. Per anni il sito web del National Cancer Institute (NCI) ha contenuto una pagina sull'aborto e il tumore al seno negando il collegamento. Un gruppo di delegati americani guidati da Chris Smith (R-N.J.) ha modificato questo, dice il portavoce del National Institute of Health (NIH) Michael Miller. La pagina è stata rimossa il 19 giugno perché i membri del congresso hanno messo in dubbio la sua esattezza.

Sviluppi futuri

Cosa riserva il futuro per la discussione sull'aborto e il cancro al seno?

Miller mi ha detto che il National Cancer Institute sta attualmente finanziando uno studio " che esamina in modo specifico l'associazione fra aborto procurato e il rischio di tumore al seno", e tre altri studi sponsorizzati dal NCI "stanno esaminando una varietà di possibili fattori di rischio per il cancro al seno, incluso l'aborto procurato."

Queste notizie non allietano gli attivisti veterani come come Malec. "il mio timore è che questi scienziati praticheranno quella che il Dr. Brind ha definito come la "scienza basata sui risultati. Il mio timore è che perdano tempo su studi che li faranno apparire bene."

Serrin Foster, presidente del Feminists for Life, spera di no. La sua reazione al collegamento aborto/tumore al seno è appropriata: "Questo mi fa veramente arrabbiare" dice. "Ho amiche che hanno abortito al tempo in cui tutti dicevano che era solo il prodotto del concepimento, un paio di cellule sulla punta di un ago. Ora si stanno domandando cosa significa questo per loro? La NCI e la NIH gli devono una buona risposta."

Informare il pubblico sull'aborto e il tumore al seno può ridurre gli aborti. Come fa notare Lanfranchi, le donne che scelgono di abortire spesso cercano scuse per non farlo - e i genitori che scelgono l'aborto per le loro figlie potrebberlo non sceglierlo se conoscessero i pericoli.

Gail vorrebbe averlo saputo prima -  e spera che altre lo scoprano prima che per loro sia troppo tardi . "Anche se la donna non vuole continuare la gravidanza per amore del nascituro, potrebbe volerla continuare nel prendere in considerazione le conseguenze della mastectomia negli anni a venire.".

Al tempo stesso, Foster mette in guardia contro il considerare il collegamento aborto/cancro al seno come un'altra freccia all'arco degli argomenti pro-life.  "Questa non è una tattica, si tratta di vita e morte per queste donne. Siamo o no impegnati a salvare queste donne o ci importa solo del bambino?"

"Le donne non dovrebbero essere messe a rischio semplicemente perché non è politicamente corretto dire qualcosa di male sull'aborto. Che tu sia favorevole o no all'aborto, devi tenere fuori la politica." 

A suo merito, il Dr. Stuart Donnan, quando era redattore capo del British Medical Association’s Journal of Epidemiology and Community Health, fece proprio questo. In un articolo del 1996 sull'evidenza del collegamento aborto/tumore al seno scriveva:"Risulterà sicuramente condivisibile che la discussione aperta sui rischi sia vitale e debba includere le persone coinvolte, in questo caso le donne. Credo che se si adotta una prospettiva, come io faccio, che spesso è definita pro-scelta, si debba al tempo stesso avere una visione che potrebbe essere definita pro-informazione, senza eccessive censure paternalistiche (o interpretazioni) dei dati."

Tom Hopes è direttore esecutivo del National Catholic Register.

Copyright Crisis Magazine © 2001 Washington DC, USA

Traduzione dall'inglese a cura della redazione di Acquaviva 2000


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