Embriologia: verità scomode 

William L. Saunders, Jr. 

Articolo pubblicato su First Things 148 (Dicembre 2004): 13-17, con il titolo "Embryology: Inconvenient Facts." 

  


Ogni essere umano ha inizio come singola cellula zigote, si evolve nello stadio embrionale, poi nello stadio fetale, nasce e si sviluppa nell'infanzia, nella fanciullezza e nell'età adulta fino alla morte. Ogni essere umano è geneticamente lo stesso essere umano in ogni suo stadio, malgrado la sua apparenza possa cambiare.

Gli embriologi sono concordi su questo punto. Prendiamo in considerazione le seguenti dichiarazioni tratte da comuni libri di testo: "Lo sviluppo umano inizia con la fecondazione.....Questa cellula totipotente, altamente specializzata, ha segnato l'inizio di ciascuno di noi come individuo unico" (Keith L. Moore and T. V. N. Persaud);  "Quasi tutti gli animali superiori iniziano la loro vita da una singola cellula, l'ovulo fecondato (zigote).....Il momento della fecondazione rappresenta il punto di inizio della storia della vita dell'individuo" (Bruce M. Carlson);  Sebbene la vita sia un processo continuo, la fecondazione è un punto di riferimento critico perché, in circostanze ordinarie, da lì si forma un nuovo organismo umano geneticamente distinto.....L'embrione ora esiste come unità genetica" (Ronan O'Rahilly and Faiola Muller).

Normalmente l'embrione ha origine grazie al concepimento sessuale, in cui l'ovulo femminile è fecondato da uno spermatozoo maschile. Nella riproduzione sessuale il nuovo individuo prende metà dei suoi cromosomi dal nucleo dello spermatozoo e l'altra metà del nucleo dell'ovulo. Il nuovo organismo in tal modo prodotto  è geneticamente distinto da tutti gli altri esseri umani e intraprende il suo distinto sviluppo.

In aggiunta a questo normale processo, noi abbiamo sviluppato laboratori tecnici con i quali manipolare la procreazione di nuovi organismi umani.Una di queste tecniche prevede l'incontro dello spermatozoo e dell'ovulo in una provetta piuttosto che nel corpo della donna. Si tratta della Fivet. C'è poi un'altra tecnica asessuale in cui non viene usato alcuno spermatozoo. Un ovulo viene privato del suo nucleo e al suo posto viene inserito il nucleo di un altro tipo di cellula - una cellula dell'organismo. L'ovulo viene poi stimolato con una scarica elettrica per dare vita ad uno zigote umano. Questa è la clonazione, un processo in cui la cellula dell'organismo che ha donato il nucleo fornisce i cromosomi del nuovo organismo umano.

Sia che il nuovo organismo venga prodotto per fecondazione  che per clonazione, ogni nuovo organismo umano è un'unità distinta. I gemelli sono copie genetiche l'uno dell'altro, ma nessuno negherebbe che ciascuno è un individuo umano distinto. Allo stesso modo, un clone sarebbe una copia genetica di un altro essere umano, ma nessuno potrebbe negare che si tratta di un individuo separato.

Dal suo primo momento, dotato del suo set completo di cromosomi, ogni nuovo zigote dirige il suo sviluppo. Esso prosegue, a meno che non intervenga la morte, attraverso ogni stadio dello sviluppo umano fino a quando raggiunge lo stadio adulto. Crescerà, si svilupperà e cambierà la sua apparenza, ma non subirà mai un cambiamento della sua natura. Non crescerà mai fino a diventare una mucca o un pesce. E' un essere umano dal primo momento della sua esistenza. Come ha sottolineato Paul Ramsey, "Lo sviluppo consequenziale dell'embrione può essere descritto come un divenire ciò che è già dal momento del concepimento."

Questi sono i fatti che possiamo riconoscere o negare. Purtroppo, la negazione di fatti scomodi è diventata piuttosto comune negli ultimi decenni. Consideriamo, ad esempio, un editoriale pubblicato sul numero di settembre del 1970 della rivista California Medicine, che era allora la rivista della California Medical Association.  L'editoriale invitava i membri dell'associazione a giocare un nuovo gioco chiamato "ginnastica semantica". La prima regola del gioco era "aggirare il fatto scientifico, che tutti conoscono, che la vita umana comincia con il concepimento e continua fino alla morte." L'obbiettivo era sostituire "la tradizionale etica occidentale che rispetta il valore intrinseco e l'eguale dignità di ogni vita umana indipendentemente dal suo stato o condizione" con "una nuova etica per la medicina e la società" al fine di "separare l'idea dell'aborto dall'idea dell'omicidio".

Negli anni successivi, la disumanizzazione del concepito fu portata un passo avanti con l'introduzione del concetto di "pre-embrione". Il termine faceva riferimento all'embrione prima del suo impianto nell'utero. Sicuramente l'embrione a questo stadio è "pre-impianto", e sicuramente l'impianto è un evento molto significativo. Se l'embrione non si impianta, morirà; se si impianta, riceverà nutrimento e un ambiente adatto in cui vivere, crescere e svilupparsi. (Ogni essere umano in qualunque stadio di vita necessita di nutrimento e di un ambiente adatto.) Ma la questione critica è: l'impianto provoca un cambiamento nella natura della cosa che si impianta? Dai dati fondamentali dell'embriologia è evidente che non è così. Nell'edizione del 2001 del suo principale libro di testo sull'embriologia,  Ronan O'Rahilly scrive: "Il termine pre-embrione qui non è usato (perché)....può  trasmettere l'idea errata che un nuovo organismo umano si formi solo dopo un considerevole lasso di tempo a partire dalla fecondazione. (Il termine) fu introdotto nel 1986 per motivi politici."

Per quali motivi politici fu inventato il termine "pre-embrione"? Il professore di biologia di Princeton, Lee Silver, un famoso difensore di tutte le nuove biotecnologie, fornisce la risposta nel suo Remaking Eden (1997):

Vi svelerò un segreto. Il termine pre-embrione è stato abbracciato dai fautori della fertilizzazione in vitro non per motivi scientifici, ma politici. Il nuovo termine viene usato per creare l'illusione che ci sia qualcosa di profondamente differente tra un embrione di 6 giorni ed uno di 16 giorni. Il termine è utile nel dibattito politico - dove si prendono le decisioni sull'eventuale sperimentazione sugli embrioni - così come nell'ambulatorio di un medico dove può essere usato per dissipare le preoccupazioni morali dei pazienti che  si preparano alla fecondazione artificiale.

Come ha sottolineato Gilbert Meilaender, il "pre-embrione" è semplicemente l'embrione non impiantato. In altre parole, è già un embrione, e tutti gli embrioni sono, all'inizio, non impiantati. Successivamente un embrione si impianta a meno che qualcosa o qualcuno non interferisca o l'embrione sia difettoso. La sua vita è continua dal primo momento (sia che inizi per fecondazione che per clonazione) fino alla morte. Il termine pre- embrione è stato inventato e spesso usato, se non esclusivamente, per ingannare: per  nascondere dati scientifici sull'inizio e sull'unità della vita umana; per supportare una nuova tecnologia riproduttiva; e per ottenere fondi per la sperimentazione sugli embrioni umani. Ha condotto ad una confusa giurisprudenza che tratta l'embrione, in certi contesti, come una proprietà invece che come un essere umano.

Sebbene il termine "pre-embrione" sia stato rifiutato dalla scienza, il motivo della sua creazione - cioé disumanizzare l'embrione per giustificarne la distruzione - sopravvive. Fa  parte del dibattito sulla clonazione umana e sulla ricerca su cellule staminali embrionali.

Nel dibattito sulla clonazione, il tentativo di negare ciò "che tutti sanno veramente" trovando un linguaggio più conciliante è stato così contorto che sarebbe anche comico se non ci fossero in gioco delle vite. All'inizio i sostenitori della clonazione hanno cercato di negare che la clonazione creasse un embrione umano. Poiché, hanno argomentato,  la nuova entità non risulta da riproduzione sessuale, non può essere un embrione. Per i motivi che ho indicato (il prodotto della clonazione è un organismo umano vivente, geneticamente completo, unificato, sin dal primo momento del suo sviluppo) pochi si sono fatti raggirare da questo stratagemma. Perfino importanti difensori della ricerca su cellule embrionali come John Gearhart della Johns Hopkins University, hanno riconosciuto che la "cosa" creata con la clonazione è un embrione.

Alcuni hanno asserito che la dislocazione della "cosa" in una provetta (cioé al di fuori dell'utero materno) significa che non è un embrione. Essi asseriscono che poiché non si impianterà mai in un utero, non sarà mai un essere umano. Sulla pagina delle FAQ del sito della Federation of American Societies for Experimental Biology  troviamo che "le cellule che risultano dal trapianto nucleare vengono coltivate in provetta alla presenza di speciali nutrienti solo per pochi giorni, quando esse formano un grappolo di circa 120 cellule che possono essere usate per il prelievo di cellule staminali. Quindi, poiché le cellule non sono mai trasferite in utero, non possono svilupparsi da sé stesse in un essere umano."

Si dà per scontato qualcosa che non lo è affatto: se le cellule "non sono mai trasferite in utero", è proprio perché i tecnici del laboratorio scelgono di non trasferirle. E' disonesto da parte di coloro che privano l'embrione della possibilità di nascere sostenere che le loro azioni cambino la natura e lo status di quest'ultimo. E' come sostenere che i prigionieri nei campi di concentramento nazisti non erano esseri umani perché i nazisti intendevano ucciderli nel corso di esperimenti letali. L'argomento è una variazione sul tema della "potenzialità" - poiché il "grappolo di cellule" non ha la potenzialità di nascere, non è un essere umano. Ma il fatto è che ogni essere umano, compreso ogni embrione, è dotato di potenziale intrinseco in virtù della sua natura umana. Questo potenziale può non realizzarsi mai o può essere impedito in casi particolari. Ma questo potenziale - vivere, crescere e svilupparsi, fa parte di ciò che significa essere un essere umano vivente.

I difensori della clonazione hanno posto anche una distinzione tra "clonazione riproduttiva" e "clonazione terapeutica". La clonazione riproduttiva prevede che lo zigote clonato sia trasferito in un utero e che dia luogo all'eventuale nascita di un essere umano. (Questo è uno scenario che in molti temono). La clonazione terapeutica, ci viene assicurato, non avrebbe niente a che fare con la riproduzione: lo zigote clonato è semplicemente tenuto in laboratorio, un innocuo grumo di cellule da destinare all'uso scientifico. Ma questa distinzione è infondata. Una volta che uno zigote umano vivente è stato creato, si è verificata la "riproduzione" di un membro della specie umana, indipendentemente dall'obbiettivo (nascita o sperimentazione) per cui è stato creato. Quindi, tutta la clonazione umana è clonazione riproduttiva. 

Non è neanche possibile definire propriamente "terapeutica" la clonazione di un essere umano per lo sfruttamento delle "sue" parti utili sbarazzandosi dei resti. Affinché una procedura sia "terapeutica", deve essere tale per il soggetto della procedura. (Il prelievo del mio sangue per rifornire una banca del sangue può portare a risultati terapeutici per qualcuno, ma non è una procedura terapeutica per me.) L'etica medica ha sempre insistito affinché ci sia la massima protezione per il soggetto quando il soggetto stesso non è beneficiato dalla procedura medica. Tuttavia la "clonazione terapeutica" uccide sempre (per ottenere le cellule staminali) il soggetto (l'embrione). Il fatto che la distinzione tra procedure terapeutiche e non terapeutiche sia così ben stabilita, con la massima protezione accordata ai soggetti degli esperimenti non terapeutici, rende la decisione dei promotori della clonazione di usare l' aggettivo "terapeutica" ancora più problematica.

Dopo che i sondaggi hanno rivelato che agli americani non piaceva alcun tipo di clonazione, qualunque fosse il suo aggettivo, i difensori della clonazione hanno giocato d'azzardo - semplicemente hanno deciso di rinominare la procedura. Invece di clonazione ora bisognerebbe dire "somatic cell nuclear transfer" (trasferimento nucleare di cellula somatica) o  "nuclear transplantation to produce stem cells" (trapianto nucleare per produrre cellule staminali). Ma entrambe le frasi sono semplicemente la definizione della clonazione. La clonazione è una procedura di laboratorio in cui il nucleo di una cellula somatica è trasferito o trapiantato in un ovulo da cui è stato rimosso il nucleo originale. Il tentativo di usare 5 lunghe parole invece di 1 e pretendere che le 5 parole denotino qualcosa di differente è una trovata linguistica, non è scienza. Ma c'è di peggio: con la frase "trapianto nucleare per produrre cellule staminali", i sostenitori della clonazione cercano di oscurare un fatto cruciale e cioè che la procedura non produce cellule staminali, bensì un embrione che sarà successivamente ucciso cosicché possano essere prelevate le sue cellule staminali. Qualunque sia lo scopo della creazione di un embrione, sia l'eventuale nascita che la sua distruzione, è un embrione umano e quindi un essere umano che viene prodotto e ucciso.

Le cellule staminali umane hanno effettivamente dato prova di possedere grandi potenzialità nell'invenzione di nuove terapie mediche, sebbene sia significativo che le uniche terapie sviluppate sinora hanno riguardato cellule staminali acquisite in modo non distruttivo da fonti non embrionali, compresi donatori adulti. Le terapie che prevedono l'uso di cellule staminali adulte sono già numerose, mentre le terapie derivate da cellule staminali embrionali sono ancora solo a livello teorico (vedi ad esempio Maureen L. Condic's "Stems Cells and False Hopes," FT August/September 2002). Wesley J. Smith ha definito la copertura mediatica dei progressi nelle terapie rigenerative con cellule staminali adulte "avara", e rileva che il tema preferito in molti mass media è che l'embrione è la chiave per il futuro.

Tuttavia il pubblico si sta rendendo conto che le cellule staminali possono essere ottenute, in modo non distruttivo, dagli adulti. E ci stiamo anche rendendo conto che il prelievo di cellule staminali da embrioni non è realizzabile senza causare la fine della loro esistenza come organismi - cioè, senza ucciderli. La mia speranza è che noi arriviamo a capire chiaramente che questa è una questione scientifica, non di opinioni, e che gli embrioni che andiamo a sfruttare e a scartare sono, come noi, esseri umani.


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L'autore

William L. Saunders è decano e direttore del Center for Human Life and Bioethics in Washington D.C. Il materiale in questo saggio è adattato da un capitolo di Human Dignity in the Biotech Century (InterVarsity).

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