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Fecondazione artificiale e Chiesa Cattolica 1)Descrizione e problematiche delle principali tecniche di fecondazione artificiale 2)Fecondazione artificiale e Magistero Cattolico |
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Descrizione e problematiche delle principali tecniche di fecondazione artificiale Le tecniche di Riproduzione
Assistita più diffuse sono le seguenti: IUI L'inseminazione intrauterina viene generalmente eseguita per il trattamento dei casi di infertilità inspiegata in cui la follicologenesi non è seriamente compromessa, nei casi in cui una o ambedue le tube sono pervie, nei casi di ostacoli nel canale cervicale e nei casi in cui i parametri seminali appaiono normali o nei casi di problemi andrologici lievi. Può dare dal 10% al 15% di gravidanze per tentativo. L'inseminazione intrauterina comporta una moderata stimolazione farmacologica della crescita follicolare multipla. Si effettuano controlli ecografici e dosaggi ormonali per eseguire l'andamento dell'ovulazione durante il trattamento. Infatti, in coincidenza dell'ovulazione, il partner maschile produrrà un campione di liquido seminale, i cui spermatozoi, dopo opportuno trattamento, vengono trasferiti nella cavità uterina tramite un piccolo catetere di plastica. Può essere "omologa", se si utilizza il seme del marito o del partner, oppure "eterologa" se si utilizza il seme di un donatore esterno alla coppia. GIFT Ideata nel 1984 da Riccardo Asch nel Texas, è una
tecnica di fecondazione artificiale che comporta l'inserimento nelle tube di
Falloppio di ovociti, che vengono aspirati con la tecnica laparoscopica o
ecografica, insieme agli spermatozoi opportunamente trattati.Questa tecnica
presuppone che le tube siano pervie e funzionali e trova la principale
indicazione nella sterilità sine causa.Un limite di tale metodica consiste
nel fatto che il risultato o la gravidanza si ottiene oppure no, nel senso
che non esiste la possibilità di capire eventuali patologie intermedie, ad
esempio l'insufficiente capacità di penetrazione dello spermatozoo nell'ovocita
etc.Infatti ci sono una serie di tecniche analoghe, come la ZIFT
(fecondazione in vitro e trasferimento nelle tube dello zigote) che
presentano alcune variabili volte a migliorare i risultati in termini di
gravidanze. Sulla liceità morale della Gift non c'è unanimità di opinione
tra i moralisti cattolici. Secondo alcuni la tecnica GIFT risulta accettabile
perché si configurerebbe come un aiuto all'atto coniugale e non
come sostituzione di esso (1). Con la tecnica Gift la fecondazione avviene nel corpo
materno, nella sua sede naturale; inoltre per la raccolta del seme si può ricorrere
ad un rapporto sessuale normale con un profilattico perforato realizzato in
un lattice particolare (Seminal Collection Device) non tossico per gli
spermatozoi che consente praticamente il deposito nella vagina di parte del
seme eiaculato, mantenendo inalterata la fisiologia del rapporto sessuale.
In
tal modo non si contraddicono i dettami del magistero Cattolico contrario
alla masturbazione per la raccolta dello sperma e, rispetto al
problema che la fecondazione possa realizzarsi in vitro e non nella sede
naturale, c'è la "famosa bolla d'aria" che impedisce appunto
l'incontro dei gameti all'esterno del corpo. Altri moralisti, al contrario,
ritengono che tale tecnica sia illecita in quanto sostitutiva del rapporto
coniugale.(Per approfondire vedi Chiesa
Cattolica e GIFT ) Come nella FIVET il primo
momento di questa procedura consiste nella induzione farmacologica
dell'ovulazione multipla; quindi si arriva al momento dell'aspirazione degli
ovociti per via laparoscopica in anestesia generale o, come avviene di
recente, per via ecografica. Una volta individuati gli ovociti maturi, si
aspirano in un catetere sottilissimo gli ovociti scelti e gli spermatozoi
per essere successivamente reinseiriti nelle tube per via laparoscopica.Anche
per questa tecnica i risultati in termini di gravidanze che si ottengono
variano a seconda dell'indicazione alla GIFT: sembrerebbe
che i successi maggiori si ottengano nelle forme di sterilità sine causa
con percentuali del 25-30%. C'è anche da dire che questa tecnica è spesso
associata alla fertilizzazione in vitro che consente lo studio di eventuali
difetti, patologie nella fertilizzazione.Come per i risultati FIVET
riportiamo a titolo esemplificativo alcuni dati del registro Nazionale degli
Stati Uniti di 71 cliniche nel 1987 (Tab. 7).Su un totale di 1.968 recuperi
GIFT si sono ottenute complessivamente 492 gravidanze cliniche (25%); la
percentuale di aborti spontanei associati alla GIFT è stata del 24% (116
aborti) con 7 aborti terapeutici di cui 2 a causa di anomalie cromosomiche e
congenite. Si è avuto un totale di 362 parti con 489 bambini includendo 82
gemelli, 21 parti trigemini e oltre.La percentuale di parti pretermine
associata alla procedura GIFT è stata del 10%. FIVET E' una metodica molto diffusa
che consente il trattamento di diverse disfunzioni sia di tipo maschile che
femminile. Si utilizza nei casi in cui le tube sono chiuse o non funzionano,
nei casi di infertilità inspiegata, nei casi di sterilità maschile di media
entità o nei casi in cui le inseminazioni intrauterine hanno fallito. La
FIVET comporta numerose fasi, ognuna della quali è fondamentale per la buona
riuscita della tecnica: La prima fase consiste nella stimolazione della funzione ovarica, in modo da ottenere una crescita follicolare multipla che consente la formazione in un singolo ciclo di un certo numero di embrioni, aumentando quindi le probabilità complessive di gravidanza. Vengono somministrati dall'esterno ormoni di natura analoga all' FSH ed LH a diversi dosaggi per ottenere la crescita follicolare multipla. Durante la fase di stimolazione ovarica, la crescita follicolare viene attentamente controllata tramite esami ecografici e dosaggi nel sangue dell'estradiolo (ormone prodotto dai follicoli in fase di crescita). Il monitoraggio della crescita follicolare ha lo scopo di determinare il momento più opportuno per il prelievo degli ovociti ed evitare una eccessiva stimolazione (sindrome da iperstimolazione). Nel momento in cui un numero sufficiente di follicoli raggiunge una crescita adeguata, viene indotta la fase finale di maturazione follicolare tramite la somministrazione dall'esterno dell' HCG (ormone gonadotropina umana). Dopo circa 36 ore dalla somministrazione dell' HCG, si effettua il prelievo degli ovociti dai follicoli ovarici. Si effettua, sotto controllo ecografico ed in anestesia locale, tramite un ago fatto penetrare attraverso la parete vaginale destra e sinistra. Contemporaneamente, il liquido seminale viene adeguatamente preparato ed utilizzato per inseminare gli ovociti prelevati. Gli ovociti e gli spermatozoi vengono messi a contatto, in laboratorio, per circa 16-18 ore. Dopo questo periodo si accerta l'avvenuta fecondazione in vitro. Gli ovociti che sono stati fecondati vengono mantenuti in coltura ("coltura degli embrioni") per altre 24-48 ore durante le quali cominciano le primissime fasi di sviluppo dando origine a embrioni, ciascuno formato da 2-8 cellule. Questa fase ha lo scopo di individuare gli embrioni con la più elevata capacità di sviluppo. A 48-72 ore dal prelievo degli ovociti, gli embrioni scelti tra quelli di migliori qualità vengono trasferiti nell'utero della donna (processo determinato "transfer") attraverso l'inserimento dal canale cervicale di un catetere sottile contenente gli embrioni. Il transfer risulta in genere rapido ed indolore. Il successo della FIVET dipende sia dalla qualità degli embrioni trasferiti in vitro ma anche dalla capacità dell'utero di accoglierli. La percentuale di successo dichiarata dai centri di riproduzione assistita è del 25% per ciclo di trattamento Gli embrioni di I° grado sono i migliori, poi vi sono quelli di II - III e IV grado. Ciascun pre-embrione però può impiantarsi indipendentemente dagli altri. Trascorsi 14 giorni dal transfer, l'esito del trattamento viene inizialmente evidenziato tramite il dosaggio della BHCG (ormone della gravidanza). ICSI Garantisce una maggiore percentuale di successi nei casi di infertilità maschile di grave entità. Consiste nell'iniezione di un singolo spermatozoo all'interno dell'ovocita. A parte la specifica modalità di inseminazione, tutte le altri fasi sono identiche a quelle della FIVET. Dopo circa 36 ore dalla inseminazione, si formano gli embrioni, che come nella FIVET, si trasferiranno nella cavità uterina attraverso il transfer precedentemente descritto. Anche la percentuale di successo è paragonabile a quella della Fivet. PESA - TESA Sono utilizzate nei casi in cui nel liquido seminale non sono presenti spermatozoi (azoospermia). Questo non significa che gli spermatozoi non siano prodotti. Infatti, in determinati casi essi possono essere rinvenuti, anche se in numero molto ridotto, nel testicolo o nell'epididimo. Tramite un ago inserito attraverso la cute ed in anestesia locale, è possibile aspirare gli spermatozoi attraverso i testicoli. Gli spermatozoi così prelevati potranno essere iniettati negli ovociti tramite la tecnica di ICSI. Come valutare le percentuali di successo dichiarate dai centri di riproduzione assistita? Prima di parlare dei rischi connessi alla procreazione assistita è necessario, oltre che doveroso, porre attenzione al significato che si attribuisce alla parola "successo" quando si parla di FIVET e di tecniche di riproduzione assistita in genere.. Che cosa è un successo? E' una risposta positiva al test di gravidanza o un bambino che nasce? Nel linguaggio professionale della FIV "successo non è un bambino, ma una gravidanza" . La percentuale di successi "veri", cioè di gravidanze seguite dalla nascita di un bambino vivo e, si spera, sano ("take home babies" degli anglosassoni), costituisce un serio problema perché spesso tale percentuale è inferiore a quanto viene comunicato. I dati diffusi dagli organi di informazione (percentuali che oscillano tra il 15 e il 30 per cento) sono "ottimistici", ma forse sarebbe più giusto definirli fuorvianti e "alterati". Le percentuali di successo riportate appaiono calcolate con criteri diversi, ora come rapporto tra il numero di gravidanze sul numero dei trasferimenti, ora come rapporto tra il numero di gravidanze e il numero dei cicli. Le percentuali di gravidanze riportate non sono calcolate sul numero di donne che si sono sottoposte al trattamento, sul numero di donne stimolate farmacologicamente a super ovulazioni o ancora sul numero di donne sottoposte al prelievo degli ovociti: le donne che non superano alcune fasi della procedura FIV, che non arrivano in pratica al momento del trasferimento embrionario, scompaiono come fantasmi dalle statistiche delle cliniche. Successo è anche una gravidanza chimica (crescita transitoria dei livelli ormonali dopo l'ET), pur non essendo di nessun valore per la coppia sterile che desidera un bambino reale; successo sono anche le gravidanze ectopiche, che inevitabilmente terminano con la morte del feto e comportano il rischio che la madre perda i suoi organi riproduttivi; successo sono anche gli aborti spontanei. Infatti è evidente che si ottengano percentuali molto alte nel caso di successo definito come gravidanza biochimica in relazione al numero dei cicli di trasferimento, circa il 35-55%; se invece si considerano come percentuale di successo le gravidanze cliniche o quelle che portano alla nascita di un bambino vivo, i risultati diventano assai modesti. I centri FIVET in Australia e Nuova Zelanda riportano percentuali del 15,5 per le gravidanze cliniche e dell'11,1% per quelle con bambini nati vivi su 100 cicli di trasferimento; negli Stati Uniti si ha il 18,1% di gravidanze cliniche e il 13,1% di quelle con bambini nati vivi (The Lancet, october, 28, 1989). Un'appropriata percentuale di successo dovrebbe essere calcolata come rapporto tra il numero di bambini nati vivi e il numero dei cicli di stimolazione FIV. Usando questa procedura in Australia e in Nuova Zelanda la percentuale di successo globale è del 10%. Ma anche questa percentuale contiene delle limitazioni perché ad esempio non sappiamo quante coppie avrebbero incominciato una gravidanza senza sottoporsi al trattamento FIV; alcuni studi hanno dimostrato come spesso delle coppie (5%) che attendono di essere inserite in un programma FIV concepiscono naturalmente (Nota numero 2, Nota numero 3). Quali sono i rischi della procreazione assistita? I rischi per la paziente sono riconducibili alla Sindrome da Iperstimolazione Ovarica che può appunto verificarsi nella fase di stimolazione ovarica. Può essere presente in forma lieve, con percentuali che variano dall'8 al 20%, presentando sintomi come: disfunzione addominale, nausea ed ingrossamento delle ovaie. Generalmente questa forma si risolve spontaneamente. Quando l'iperstimolazione ovarica si presenta nella forma più grave (interessando circa lo 0,6% delle pazienti) i sintomi sono: dolori addominali, ascite, concentrazione di elettroliti nel sangue ed ipercoagulabilità ematica. In questo caso è necessario il ricovero ospedaliero ed un attento monitoraggio di vari parametri. I rischi operatori sono legati al prelievo degli ovociti per via transvaginale e comportano: infezioni pelviche (0,8%) e sanguinamento addominale (0,07%). Le gravidanze ottenute con le tecniche di riproduzione artificiale sono considerate a rischio rispetto alle gravidanze spontanee sia perché le donne in genere hanno un'età ostetrica avanzata e le gravidanze insorgono spesso dopo anni di sterilità, sia perché la presenza di nascite multiple, di gravidanze ectopiche (extrauterine), di aborti è ricorrente. Per migliorare la percentuale di successo della FIVET si trasferiscano tre o più embrioni che comportano l'aumento del rischio di gravidanze multiple: circa il 24% delle gravidanze con bambini vivi negli Stati Uniti sono multiple; in Australia e Nuova Zelanda il 23,5% delle gravidanze di almeno 20 settimane di gestazione sono multiple. I dati sulle gravidanze multiple sono limitati, ma uno studio condotto in Inghilterra e nel Galles tra il 1975 e il 1983 riporta un 21% (210 per 1.000) di mortalità perinatale e un 22% (220 per 1.000) di mortalità infantile legate a nascite multiple. Accanto a questi dati così sconfortanti per i neonati, bisogna sottolineare i rischi che le gravidanze multiple comportano per la madre (emorragie post parto, iperemesi etc.) e le conseguenze sociali, finanziarie, emotive successive alla nascita di più bambini, conseguenze che possono avere degli esiti devastanti soprattutto se si considera che spesso uno o più bambini possono risultare anche gravemente handicappati. E' pertanto indispensabile che le donne conoscano che la tecnica FIVET non solo può determinare nascite multiple, ma anche i rischi legati a una tale evenienza. Una soluzione per ridurre i rischi di nascite multiple esiste, ma è molto controversa perché pone problemi di natura legale ed etica: la riduzione selettiva dei feti che, come sostiene Howie, è "un esempio di come la tecnica progredisca superando la pubblica opinione". Inoltre c'è da sottolineare il fatto che i bambini nati dopo una FIVET (17% dei bambini singoli e il 65,4% di bambini plurimi) hanno un basso peso alla nascita (2.500 g) e necessitano quindi di cure intensive; la mortalità perinatale è del 44,2 su un totale di 1.000 nascite, quattro volte superiore rispetto alla popolazione normale, mentre la percentuale di mortalità neonatale è del 12,6 su 1.000 nascite, il doppio di quella della popolazione normale (The Lancet, ottobre 1989). In genere questi neonati muoiono nel primo mese di vita: è difficile riuscire a immaginare e quantificare la sofferenza e le ripercussioni psicologiche che un fatto di questo tipo può determinare. Ma che destino avrà questo "tipo" di bambini che nascono? Purtroppo non esistono dati a lungo termine rispetto alla morbilità e mortalità, ma sappiamo come in genere i bambini con basso peso alla nascita siano più frequentemente esposti a disturbi neurologici e sensoriali.Altri sono ancora i rischi che corrono le donne: innanzitutto il rischio di aborto è molto alto. Le percentuali di aborto oscillano tra il 20-30% contro il 10-15% della popolazione normale (25,2% delle gestazioni FIV-ET sotto le 20 settimane in Australia e Nuova Zelanda). Sappiamo come il momento più delicato che porta ad una perdita di successo (33%) sia quello del trasferimento e attecchimento dell'embrione in utero, un 33% di speranze che vengono deluse. Inoltre esistono le complicazioni legate agli alti e ripetuti dosaggi di farmaci per l'induzione dell'ovulazione come la sindrome da iperstimolazione ovarica che determina irregolarità mestruali prolungate, menopausa precoce, formazione di cisti, anomalie nella coagulazione (ictus, infarto del miocardio, trombosi etc.) e cancro delle ovaie (Nota numero 5).Ancora, le gravidanze ectopiche, condizione pericolosa che spesso si conclude con la morte del feto, sono più numerose nelle gravidanze FIV-ET che non in natura (5%). Pensiamo inoltre ai rischi legati all'anestesia generale quando il prelievo degli ovociti avviene per via laparoscopica; anche la tecnica ecografica oggi in uso, pur non comportando l'ospedalizzazione e i rischi legati all'anestesia generale, può comportare rischi di emorragie, danni ai vasi sanguigni, infezioni (le donne sottoposte a FIVET sono considerate ad alto rischio di infezione, epatite, AIDS etc.). Inoltre la percentuale di parti cesarei, che sono associati ad un incremento dei rischi di morbilità e mortalità della donna, è molto alta: il 41,6% dei nati singoli e il 62,7% dei multipli in Australia e Nuova Zelanda.In questa situazione già di per sé non incoraggiante non è stato considerato un altro tipo di rischio, quelli di carattere psicologico e sociale che spesso non sono sufficientemente valutati dal momento che l'attenzione è focalizzata principalmente sugli aspetti biologici del problema o su questioni sollevate dalle commissioni etiche che si occupano principalmente di stabilire dei criteri di selezione per i candidati al trattamento FIVET.Infatti il processo attraverso il quale si selezionano le donne che entreranno a far parte di programmi FIVET non valuta la donna, la coppia solo da un punto di vista medico, ma chiama in causa problemi anche di tipo etico (la coppia è sposata, stabile, eterosessuale, omosessuale etc.), di carattere economico (la coppia è in grado di pagare il/i trattamenti?) che costituiscono da un punto di vista psicologico una situazione carica di tensione, stressante.Inoltre la mancanza di una piena, accurata, diffusa informazione rispetto alla procedura, ai rischi, alle possibilità reali di successo, di delusione nei diversi tentativi aggravano ulteriormente una situazione già densa di timori e ansie.Una percentuale di successo pari al 10% significa che nel 90% delle volte le procedure finiscono in un fallimento: il bambino tanto desiderato non nascerà. Eppure tutto questo non sembra scoraggiare la maggior parte delle donne da successivi e ripetuti tentativi: ogni fallimento sembra infondere maggiore forza e speranza alla donna pronta, subito dopo un fallimento, a riprovare come se poi, una volta incominciato il cammino, fosse difficile smettere di tentare ancora. Le richieste di queste donne "disperate" costituiscono una grossa difficoltà per i medici che sono già di per se stessi motivati al successo e quindi devono essere molto cauti nel non "sfruttare" tale vulnerabilità e disperazione, nel non "dirigere" lo stress verso la falsa speranza che un altro tentativo potrà avere maggiore possibilità di successo.
Fecondazione artificiale e Magistero cattolico Il procreare umano ha una sua peculiare struttura? Esiste un diritto alla procreazione? Il desiderio di avere un figlio sopravanza il diritto esclusivo degli sposi a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro? È lecito scindere il momento unitivo dal momento procreativo? Le risposte a queste domande possono essere molteplici a seconda della visione antropologica di partenza e in particolare del valore che viene attribuito o meno all'embrione. Le concezioni antropologiche che accentuano l'individualismo e identificano il principio di autonomia del soggetto come uno dei valori fondamentali della gerarchia morale, tendono a riconoscere all'essere umano il diritto di procreare per se stesso: per autorealizzazione, per autoaffermazione o per la perpetuazione genetica della discendenza familiare. In questo caso l'esplicazione del diritto non ha bisogno del momento unitivo coniugale: i vari partners della fecondazione sono solamente i momenti tecnicamente necessari, affinchè si possa godere dell'inalienabile diritto di avere il figlio. Questa concezione si accomuna ad una riduzione del valore tradizionale della famiglia rispetto al desiderio di maternità della donna che è prevalente. La richiesta di FIVET da parte di single, di donne in età non più fertili, si inquadra in questo scenario antropologico. Generalmente, in questo panorama etico, l'embrione è considerato come un essere umano potenziale, in tutto e per tutto dipendente dalla donna che lo possiede e che, quindi, può disporne in un atto di autodeterminazione. È la donna, quindi, nel caso di embrioni soprannumerari, a devolverli volontariamente alla ricerca. Il medico che abbraccia tale antropologia ha come compito primario quello di rispettare la scelta e l'autonomia della paziente: non importa che sia single e, sino a quando l'ipotesi di uno svantaggio per la vita di un nascituro di essere accolto da una coppia omosessuale non troverà una chiara dimostrazione nella pratica, è doveroso che il medico si comporti nel rispetto delle volontà espresse dalla paziente. La motivazione fondamentale per cui la Chiesa Cattolica giudica immorale la fecondazione artificiale è esposta dallo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 2378: " Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il “dono più grande del matrimonio” è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso “diritto al figlio”. In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello “di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, II, 8]." Per la morale cattolica i procedimenti di fecondazione artificiale trovano la radice della loro illiceità 1) nella pretesa di estromettere Dio dal fatto procreativo ritenendo che solo l’uomo sia il padrone della vita, l’arbitro assoluto in grado di scegliere se, come e quando volere o non volere la vita. 2) nel disprezzo della dignità umana propria dell'embrione e dei suoi diritti che possiamo così riassumere: 1) il diritto al rispetto 2) il diritto alla vita 3) il diritto all'educazione Il diritto al rispetto significa che nessun essere umano, in qualsiasi momento della sua esistenza, può essere ridotto ad oggetto, a strumento, a mezzo per raggiungere un fine anche se buono. Nessun essere umano può essere trattato come un prodotto per soddisfare il bisogno o il desiderio (in questo caso il desiderio di maternità/paternità) di altri esseri umani. Il diritto al rispetto significa che ad ogni uomo devono essere riconosciuti un valore e una dignità intrinseci, che non dipendono dalla sua capacità di realizzare un determinato scopo, ma che gli derivano dal fatto stesso di esistere.(1) Perché la fecondazione artificiale non rispetta queste condizioni? Emblematico è il caso della Fivet: con questa tecnica si producono intenzionalmente embrioni in sovrannumero all'unico scopo di aumentare la probabilità di ottenere una gravidanza. Ma una volta raggiunto lo scopo gli embrioni avanzati vengono distrutti oppure congelati in attesa che qualcuno decida del loro destino. Il singolo embrione non è quindi degno di venire alla luce per il semplice fatto che esiste, ma solo se e nella misura in cui serve a realizzare lo scopo per cui è stato appositamente prodotto: dare un figlio sano ad una coppia.(2) Questo non significa necessariamente che la coppia consideri il concepito in vitro un "prodotto" e non una persona.(3) Significa che l’attività mediante la quale "il terzo" (il tecnico) pone le condizioni del concepimento è un’attività indegna della persona umana che va per essere concepita in quanto trattasi di "produzione". Che l’attività procreativa sia una produzione risulta evidente da molti fattori. Si ha una materia manipolabile: le due cellule germinali. Si opera in ordine al raggiungimento di uno scopo. Il "prodotto" è a disposizione del produttore. L’intrinseca illiceità o ingiustizia [indegnità etica] consiste nel fatto che il rapporto che si istituisce fra tecnico e concepito non è un rapporto fra persona e persona, ma fra persona e prodotto (cosa). È una reificazione della persona. (4) Il diritto alla vita comporta non solo che nessun embrione può essere direttamente ucciso, ma che non può essere neppure esposto ad un grave pericolo di sopravvivenza. E' da considerare quindi grave violazione del diritto alla vita "produrre" più di un embrione in vitro, anche se essi vengono tutti trasferiti in utero. Tutti gli studi, infatti, dimostrano che il trasferimento in questione comporta la morte [aborto spontaneo] della maggior parte di essi. Per avere un’idea più precisa del fenomeno riportiamo i dati della FIV in Francia dal 1986 al 1990. Se teniamo conto che nei 76.000 cicli cui fa riferimento il lavoro sopra riportato sono stati ottenuti in media 3,5 embrioni e trasferiti in utero almeno 2,7 embrioni per ciclo (Bilan FIVNAT 1993, Copntracept Fertil Sex 1994; 22:278-281) ci si può rendere subito conto che dei 266.000 embrioni ottenuti, 205.200 dei quali sono stati trasferiti in utero, sono sopravvissuti solo 6.879 neonati, nati da 5371 parti. Se aggiungiamo ai 6879 neonati i 15.200 aborti infraclinici attesi possiamo valutare il vero costo in vittime umane della Fecondazione in Vitro, cioè 243.921 embrioni (93,82%). Come si vede gli embrioni soprannumerari, cioè quelli non trasferiti in utero sono 64.800, mentre quelli esposti a morte al solo scopo di consentire la sopravvivenza dei 6.879 sono stati 198.321! La percentuale di gravidanze evolute resta in tutti i casi strettamente dipendente dal numero di embrioni trasferiti (arrotondando le cifre, si ottiene il 10, 20 e 30%, a seconda che siano stati trasferiti 1,2 o 3 embrioni). Tale tasso non aumenta se si trasferiscono più di 3 embrioni, mentre aumenta il rischio di gravidanza plurigemellare (E.M.C. Ginecologia-Ostetricia, vol. 3,5001 – A – 10). Secondo altri autori (American Fertility Society, Fertility Sterility; 59, 5:956-61) la percentuale di gravidanze ottenute sale da valori del 13% per trasferimento di 3 embrioni (o meno), al 25% per 4 embrioni ed al 26% per 5 o 6 embrioni. Le probabili vittime della riduzione fetale potrebbero essere al massimo circa 1500. E’, quindi, evidente che la responsabile prima dell’ecatombe di embrioni è la fecondazione in vitro. Il terzo e fondamentale diritto è il diritto all’educazione. Con "diritto all’educazione" si intende la facoltà morale che il concepito possiede ad esigere tutto ciò che è necessario al suo sviluppo fisico, psichico e spirituale. Ciò comporta, ed è un punto fondamentale, che egli abbia origine in un "contesto" dai lineamenti precisi: diritto all'educazione significa, ad esempio, che ogni bambino ha diritto ad avere sia un padre che una madre che siano da lui conosciuti. Ora, come anche tutta la storia degli orientamenti giuridici ha dimostrato, solo una coppia etero-sessuale legittimamente sposata assicura il rispetto di quel diritto. E’ antropologicamente errata quella visione, che oggi cerca di imporsi, che nega significato ontologico alla differenziazione sessuale. Mascolinità-femminilità sono due modi di essere persona umana significativamente diversi. Pertanto che un bambino abbia una madre e un padre non è un fatto irrilevante in ordine alla sua educazione nell’umanità. E’ profondamente ingiusto far sì che un bambino abbia "due madri" o "due padri", senza, rispettivamente, un padre o una madre. Così come è profondamente ingiusto che un bambino abbia un solo genitore. "La società e lo Stato devono dare ai fanciulli il meglio" (Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959). Non dunque, ciò che capita. Non ciò che piace agli adulti. Ma il meglio. E il meglio è -lo si ripete ancora una volta -che ciascun bimbo che viene al mondo abbia un papà e una mamma, tali in ogni senso (legale, degli affetti, genetico) e legati tra loro nel modo più stabile possibile, cioè con il matrimonio. È vero, poi, che ci sono gli orfani. Ma non è giusto che la procreazione artificiale serva anche a creare orfani artificiali...Dentro questo contesto si capisce come sia ingiusto e pericoloso legittimare fecondazioni eterologhe. Ingiusto: di fatto ha due padri/madri; pericoloso: togliendo la discendenza biologica come fondamento della paternità/maternità si lascia finalmente allo Stato la facoltà di definire la relazione originaria di ogni persona umana.(5) Si comprende anche come sia ingiusto consentire ai conviventi la fecondazione artificiale. Per definizione le convivenze di fatto sono prive di qualsiasi stabilità. Esse pertanto non assicurano, per definizione, un permanente contenuto educativo.
NOTE: 1) L'inseminazione artificiale omologa all'interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale. L'insegnamento del Magistero a questo proposito è stato già esplicitato (51): esso non è soltanto espressione di circostanze storiche particolari, ma si fonda sulla dottrina della Chiesa in tema di connessione fra unione coniugale e procreazione, e sulla considerazione della natura personale dell'atto coniugale e della procreazione umana. "L'atto coniugale, nella sua struttura naturale, è un'azione personale, una cooperazione simultanea e immediata dei coniugi, la quale, per la stessa natura degli agenti e la proprietà dell'atto, è l'espressione del dono reciproco, che, secondo la parola della Scrittura, effettua l'unione "in una carne sola"" (52). Pertanto la coscienza morale "non proscrive necessariamente l'uso di taluni mezzi artificiali destinati unicamente sia a facilitare l'atto naturale, sia a procurare il raggiungimento del proprio fine all'atto naturale normalmente compiuto" (53). Se il mezzo tecnico facilita l'atto coniugale o l'aiuta a raggiungere i suoi obiettivi naturali, può essere moralmente accettato. Qualora, al contrario, l'intervento si sostituisca all'atto coniugale, esso è moralmente illecito. L' inseminazione artificiale sostitutiva dell'atto coniugale è proibita in ragione della dissociazione volontariamente operata tra i due significati dell'atto coniugale. La masturbazione, mediante la quale viene normalmente procurato lo sperma, è un altro segno di tale dissociazione; anche quando è posto in vista della procreazione, il gesto rimane privo del suo significato unitivo: "gli manca... la relazione sessuale richiesta dall'ordine morale, quella che realizza, "in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana"" (54). (Istr. Donum Vitae Parte II, Paragrafo 6) 2)"La persona, ogni persona, è unica è singolare nel suo valore; non può essere equiparata a niente e non può essere messa a confronto con niente. Essa ha veramente un valore assoluto, in questo senso. Questo valore unico, che noi abbiamo chiamato «dignità» della persona, non consiste nella sua capacita di rendere felice un'altra persona; non dipende dal fatto che altre persone gliela attribuiscono. Essa (dignità) è semplicemente il suo essere persona. Chi percepisce questa singolare dignità della persona non può non percepire una verità etica fondamentale. Esiste una sola relazione giusta alla persona, cioè adeguata alla sua dignità, una relazione che può essere espressa nel modo seguente: ogni persona deve essere voluta in se stessa e per se stessa. In ogni situazione, cioè, la persona deve essere trattata come un fine e mai esclusivamente come un mezzo, in vista del raggiungimento di un fine. E da questa verità deriva, come necessario corollario, che esistono atti che sono sempre e comunque (ut in omnibus, non ut in pluribus) illeciti, poiché per loro stessa natura non riconoscono adeguatamente l'essere - persona ." (Carlo Caffarra I PROBLEMI ETICI DELLA PROCREAZIONE UMANA Relazione tratta dagli atti del Primo Corso Internazionale di Bioetica «Bioetica un’opzione per l’uomo» Bologna, aprile 1988) 3) "...Agendo in tal modo il ricercatore si sostituisce a Dio e, anche se non ne ha la coscienza, si fa padrone del destino altrui, in quanto sceglie arbitrariamente chi far vivere e chi mandare a morte e sopprime esseri umani senza difesa..."( Donum Vitae Parte1 Paragrafo 5) 4) "Il figlio, cioè una persona umana, è
visto come ciò di cui si ha bisogno: come ciò che darà compimento
al proprio desiderio. E questa è la prima ragione per cui la persona
è vista come un prodotto, offerto perché un desiderio sia
soddisfatto. 5)
Dal catechismo della Chiesa Cattolica n°2377 "Praticate
in seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione
artificiali omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono
moralmente inaccettabili. Dissociano l'atto sessuale dall'atto
procreatore. L'atto che fonda l'esistenza del figli non è più un
atto con il quale due persone si donano l'una all'altra, bensì un
atto che “affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei
medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine
e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio
è in sé contraria alla dignità e alla uguaglianza che dev'essere
comune a genitori e figli” [Congregazione per la Dottrina della
Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2]. “La procreazione è privata dal
punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è
voluta come il frutto dell'atto coniugale, e cioè del gesto specifico
della unione degli sposi. . . ; soltanto il rispetto del legame che
esiste tra i significati dell'atto coniugale, e il rispetto dell'unità
dell'essere umano consente una procreazione conforme alla dignità
della persona” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr.
Donum vitae, intr. 2]. 6) 2376 Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l'intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell'utero) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono “il diritto esclusivo [ degli sposi] a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2]. Per approfondire: Dossier Legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita
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