ROMA, mercoledì 28 aprile 2004 (ZENIT.org).-
Cosa prova un feto? Quali diritti ha? Cosa ci dice la scienza a proposito? La
fecondazione artificiale è davvero innocua? Il dottor Carlo Bellieni,
neonatologo senese, risponde a queste domande, sulla base di una profonda e
accurata documentazione scientifica, nel libro “L’alba dell’io: dolore,
memoria, desiderio, sogno del feto” (SEF Editore).
Il Dottor Bellieni che da anni è impegnato nella ricerca sul dolore del feto e
del neonato, lavorando al dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del
Policlinico Universitario "Le Scotte" di Siena, ha rilasciato una
intervista a ZENIT.
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Il feto sente dolore?
Dottor Bellieni: Certamente sì. Non solo sente dolore, ma la sua percezione
sembra essere più profonda di un bambino più grande. Lo sappiamo perché
mancano nella vita fetale molte delle ‘strategie’ che invece si impegnano
dopo la nascita per non sentire il dolore. Di contro, già dalla metà della
gestazione gli stimoli dolorosi hanno aperte tutte le vie per essere percepiti.
Dunque il feto è già un piccolo paziente?
Dottor Bellieni: Infatti. I neonatologi moderni hanno il privilegio di curare
proprio i feti. Li teniamo tra le mani: hanno il peso talvolta di una mela:
alcuni sono poco più grandi di una mano. Sono nati prematuramente e per mesi
dovranno stare all'interno di incubatrici sofisticate, curati e sorvegliati 24
ore al giorno con apparecchi di alta tecnologia.
E nessuno di coloro che li cura si sogna di mettere in dubbio che siano nostri
pazienti, che siano delle persone. Talora sono così piccoli che i nostri sforzi
sono inutili. Muoiono. E noi possiamo solo, assieme ai genitori, battezzarli.
E tutti dimostrano una vitalità inaspettata, data l'età e le dimensioni. Oggi
sappiamo che il feto dentro l’utero materno sente odori e sapori. Sente i
suoni. Li ricorda dopo la nascita.
Addirittura sappiamo che il feto dalle 30 settimane di gestazione è in grado di
sognare. Tutte queste caratteristiche ce ne fanno apprezzare le dimensioni
umane. Questo paziente negli ultimi anni è stato oggetto di ricerche per
garantirne la salute sin dall’utero materno.
Può farci qualche esempio di cosa intende quando dice che il feto è una
persona?
Dottor Bellieni: Appena nato, il bambino mostra in maniera scientificamente
dimostrata di riconoscere la voce della sua mamma e di distinguerla dalla voce
di un’estranea. Dove ha imparato quella voce, se non nella pancia materna?
Esistono anche delle prove dirette. Per esempio registriamo come variano i
movimenti e la frequenza cardiaca del feto se gli trasmettiamo dei suoni
improvvisi attraverso la parete uterina. E vediamo che prima sobbalza, poi si
abitua, proprio come facciamo noi quando sentiamo una cosa che ci interessa.
In realtà l’evidenza scientifica è immensa. Non si capisce come qualcuno
possa pensare che ‘si diventi’ persona ad un certo punto, magari
all’uscire dall’utero. In realtà alla nascita dal punto di vista fisico
cambia davvero poco: entra l’aria nei polmoni, si interrompe l’arrivo di
sangue dalla placenta, cambia il tipo di circolazione del sangue nel cuore, e
poco più.
Come dico spesso, solo la fede cieca in arti magiche o in qualche strana divinità
può far pensare che esista un salto di qualità ‘umana’ ad un certo punto,
non certo la scienza.
Dunque l'affermazione che la vita umana inizia alla nascita è meno
scientifica di quella che sostiene essere legata al momento del concepimento?
Dottor Bellieni: Senza dubbio! Da quando si uniscono i patrimoni genetici
dell’ovulo e dello spermatozoo, inizia un processo che è unico e irripetibile
proprio perché nessuno al mondo ha un DNA uguale a quello di quella cellulina
fecondata.
Tanto meno i suoi genitori. Dunque è assurdo dire che il feto è proprietà
della madre (o del padre). Qualche giorno fa parlavo a delle ragazze delle
superiori e dicevo loro: "Se oggi tornate a casa e il vostro babbo vi dice
di fare qualcosa perché siete 'sue', perché siete 'un suo diritto', voi cosa
pensate? Che il vostro babbo non si senta bene. Ecco oggi vi stanno insegnando
questo: che il figlio è un diritto dei genitori, una ‘scelta’ dei
genitori”.
Non è così?
Dottor Bellieni: Ci mancherebbe altro! Proprio studiando il bambino prematuro,
il feto, ci si rende conto che la dignità umana non la si acquista con la
maggior età, o con la nascita o con il peso, altrimenti sarebbero umani solo
quelli belli, ricchi, potenti.
Ci hanno provato nella storia. Il rispetto verso questi piccoli bambini così
fragili è immediato e ci insegna che il loro valore (il nostro valore) non
dipende da cose contingenti: dipende solo dall’esserci, e far parte di quel
livello della natura che si chiama umanità.
E’ facile, per poter agire su qualcuno, togliergli lo status di persona; ma
non dobbiamo permetterlo.
Ma con la fecondazione artificiale molte famiglie sembrano trovare la serenità
di un figlio...
Dottor Bellieni: Possiamo augurare a questi genitori tutte le soddisfazioni
possibili. Comunque non dobbiamo dimenticare che la fecondazione in vitro mette
in discussione la sopravvivenza di tanti embrioni.
E non dobbiamo dimenticare che i rischi non sono poi così pochi. La
fecondazione in vitro può determinare problemi per la mamma: è uscito nel 2001
un bel libro di una giornalista Francese di "France 2" intitolato
"Un bambino ma non ad ogni costo", dove racconta le sue vicissitudini
in questo campo.
Inoltre, è appena uscito un altro libro dello psichiatra francese Benoist Bayle
"L'embrione sul lettino. Psicopatologia della riproduzione umana",
dove spiega i rischi psichiatrici di queste pratiche.
Ma basta leggere la letteratura scientifica. E’ sorprendente come venga
bellamente ignorata. La fecondazione in vitro è a rischio di dare
plurigemellarità e prematurità. E questi sono rischi per la salute del bambino
che nasce. Altri lavori, poi, pubblicati nel 2002 mostrano come questi rischi
esistano anche se viene impiantato un singolo embrione.
Che dire in conclusione?
Dottor Bellieni: Che esistono dei paradossi. Tanto che all’estero le cose
vanno diversamente. In Francia esiste una specie di "Garante per
l’Infanzia" eletto dal parlamento: madame Claire Brisset, una famosa
giornalista.
Costei, proprio nell’interesse dei bambini così concepiti ha chiesto la
moratoria per la tecnica di fecondazione detta ICSI, quella in cui viene
introdotto nell’ovulo tutto lo spermatozoo con un minuscolo ago.
Ci può dire a quali paradossi si riferisce?
Dottor Bellieni: In primo luogo, il fatto che tutti ricordiamo le proibizioni di
mangiare carne bovina per paura di encefalite spongiforme. E quanti sono stati i
casi di persone colpite? Tuttavia le autorità sanitarie hanno giustamente
adottato dei criteri di precauzione.
Per quanto riguarda queste pratiche fecondative, noi sappiamo quali sono i
rischi sulla salute di chi viene concepito e della donna. E’ giusto correrli?
E’ giusto farli correre ai propri figli? O è più giusto un atteggiamento di
prudenza?
Inoltre vorrei davvero che si dicesse basta con un atteggiamento
antiscientifico, che considera la vita prenatale una vita di serie B. E il
paradosso è che invece viene accusata la Chiesa di ritardare il progresso.
Semmai la Chiesa ha una atteggiamento di tutela della salute.
Vorrei ricordare che la fecondazione in vitro fu inventata da un prete:
l’abate Lazzaro Spallanzani, 300 anni fa. Univa il seme con l’ovulo di rana
“in vitro” e otteneva i girini. Usava lo sperma di cane per fecondare
artificialmente la cagnolina. Fu un precursore. Fu uno scienziato. Sapeva cosa
si può fare all’animale e cosa invece si può fare all’uomo.