Per noi l'embrione è già un uomo

Dichiarazione suppletiva di alcuni membri del Comitato Nazionale di Bioetica (1997)

 

I firmatari di questa dichiarazione - riconoscendo lo sforzo che è stato fatto per accogliere e conciliare le diverse istanze etiche oggi esistenti nel dibattito sull'identità e sullo statuto dell'embrione umano - ritengono opportuno esporre in modo più ampio le ragioni delle proprie convinzioni sul punto più cruciale del dibattito, relativo alla natura di individuo umano dell'embrione fin dal concepimento, con le conseguenze bioetiche che tale posizione comporta.

Pur non intendendo mettere in discussione il concetto biologico di totipotenzialità che caratterizza le cellule dell'embrione nelle primissime fasi della sua esistenza, non si ritiene che tale dato biologico possa in alcun modo contrastare il fatto che lo zigote possiede una propria identità individuale fin dal concepimento.

 È all'atto della fecondazione che avviene il mutamento sostanziale e si costituisce un nuovo essere umano con un patrimonio genetico individuale ed irripetibile, che gli consente di essere soggetto attivo della propria costruzione e intrinsecamente autonomo nella sua crescita continua, graduale, e coordinata.

Il fatto che lo zigote contenga l'informazione genetica necessaria, e sufficiente, a determinare - durante il periodo di totipotenzialità delle cellule - lo sviluppo non solo di uno ma, eventualmente, anche di più individui gemelli, va interpretato sulla falsariga del processo moltiplicativo, che è anche riproduttivo, dei batteri, o comunque di qualunque essere unicellulare, o alla stregua del modello di riproduzione agamica per gemmazione (come accade ad esempio nell'idra).

 Ciò implica, in caso di gemellarità, che a ciascuno dei gemelli debba essere riconosciuta una piena individualità fin dal loro costituirsi: il primo di essi acquisendo la sua definitiva identità nel momento stesso della fecondazione e l'altro, o gli altri, nel momento, invece, della scissione gemellare.

La perdita della cosiddetta totipotenzialità nel corso delle primissime fasi dello sviluppo non fornisce allo zigote una qualità della quale fino a quel momento sarebbe privo - cioè la qualità di autentico individuo - ma gli sottrae soltanto una possibilità ulteriore: quella di "riprodursi".

Analogamente, la fusione di due embrioni (ibridazione) nella fase di cosiddetta totipotenza - da cui potrebbe derivare un solo embrione ovvero un solo individuo - può essere interpretata come la "morte" di una delle due individualità che vengono a fondersi e che terminerebbe così il suo brevissimo ciclo vitale, senza che questo ne alteri l'individualità, già sussistente, dell'altro embrione.

Sulla base di queste considerazioni scientifiche incontrovertibili, i firmatari di questa dichiarazione ritengono che sia irrilevante attendere che si determini la perdita della totipotenzialità delle cellule dell'embrione - o anche la comparsa della cosiddetta "stria primitiva" - e dell'eventualità che si determinino i rari fenomeni della gemellarità o di ibridazione, per poter proclamare il determinarsi della sua individualità umana. E ritengono di conseguenza infondate tutte quelle opzioni bioetiche che, partendo da altra opinione, considerano lecito ridurre la tutela dell'embrione - definito tra l'altro "embrione precoce" o "pre-embrione" o "pro-embrione" - nelle prime fasi del suo sviluppo.

E richiamano anche il fatto che la teoria del pre-embrione, proposta all'interno del Warnock Committee, è stata ritenuta da molti un espediente inteso a favorire la possibilità di sperimentare sull'embrione.

Si osserva anche che il termine del quattordicesimo giorno è comunque scientificamente erroneo in quanto è ormai noto che i gemelli dicoriali ricevono il loro destino ad uno sviluppo separato intorno al quarto giorno; i monocoriali diamniotici, tra il quinto e sesto giorno; i monocoriali monoamniotici, intorno al settimo giorno; e che non vi è alcun rapporto tra possibilità di gemellazione e formazione della stria primitiva al quattordicesimo giorno. Per cui i sostenitori della teoria dell'embrione "precoce" - che non è peraltro riferita in alcun testo moderno di biologia, ma figura soltanto nella letteratura dedicata alla procreazione assistita - dovrebbero limitare il concetto di embrione precoce ad un momento molto antecedente rispetto al quattordicesimo giorno, e cioè al quarto o settimo giorno.

I firmatari di questo documento ritengono, inoltre, che il concetto di "individualità" debba essere utilizzato in modo proprio. L'individualità non implica l'indivisibilità e la non riproducibilità, quanto piuttosto l'esistere come un tutt'uno, diviso dagli altri, (individuum = indivisum in se = divisum a quodlibet alio). 

L'embrione è, quindi, individuo fin dalla fecondazione e la sua intrinseca unità è esprimibile con l'unum - rappresentato dalla sua natura cellulare, dalla coordinazione delle reazioni precoci, dalle proprietà della totipotenzialità - e l'aliquid, determinato da un messaggio genetico rigorosamente individuale, distinto da qualsiasi altro, compreso quello di eventuali gemelli.

Un'ulteriore considerazione merita di essere formulata. Il fatto che la lettura del fenomeno della gemellarità come generazione agamica, e del fenomeno dell'ibridazione sia comunque da ritenere scientificamente fondato (e su ciò concordano anche coloro che non la condividono), deve comunque imporre l'obbligo di assumere un atteggiamento etico di carattere rigorosamente tuzioristico nei confronti dell'embrione fin dal momento della fecondazione.

Appare del resto evidente che la possibilità, sia pure poco frequente, che un embrione ne produca altri per divisione gemellare, ad esso quasi uguali geneticamente - in realtà distinti per alcune parti del genoma - rende ancora più inaccettabile il loro uso o la soppressione entro le prime due settimane dalla fecondazione perché potenziale produttrice di maggior danno, implicando la possibile soppressione anche della gemellarità, cioè dello sviluppo di più individui umani, ciascuno con la propria irripetibile individualità.

Premesso, a questo punto, che:

1. non si può separare il concetto di individualità umana da quello di persona;

2. l'individualità dell'embrione umano coincide nella realtà obiettiva (ontologica) con la persona umana;

3. ogni persona umana, nella sua irripetibile singolarità non esiste se non attraverso i proprio corpo;

4. la vita fisica acquista, pertanto, un valore fondamentale per lo sviluppo personale e per la costruzione degli altri valori;

5. ogni uomo, in quanto tale, possiede una dignità che gli conferisce un valore superiore e lo rende meritevole di rispetto;

6. il comportamento da assumere nei confronti della persona umana può dirsi morale solo e nella misura in cui è conforme alla sua natura e alla sua identità, nel senso di rispettarle e di non contraddirle mai;

i firmatari di questa dichiarazione esplicativa ritengono che l'embrione umano debba essere considerato e trattato sempre in base al valore etico di persona umana e che il semplice dubbio di poter sopprimere o danneggiare la persona umana - anche in un embrione nelle prime fasi di sviluppo - impone di astenersi dal farlo.

Questo criterio tuzioristico è tanto piu meritevole di essere tassativamente adottato, in quanto fondato in primis non su opzioni assiologiche, ma su constatazioni scientifiche, basate su dati sperimentali e obiettivi non suscettibili di interpretazioni alternative.

I firmatari di questa dichiarazione concordano quindi nel ritenere scientificamente e eticamente inammissibile la distinzione tra "embrioni precoci" (prima del quattordicesimo giorno) e "embrioni" (dopo il quattordicesimo giorno): ai primi deve essere riservata esattamente la stessa tutela che va riservata ai secondi.

Di conseguenza, ad integrazione delle considerazioni bioetiche formulate nel documento del Comitato Nazionale per la bioetica essi ribadiscono che è da ritenere:

1. illecita la soppressione, compresa la riduzione embrionaria, e ogni forma di manipolazione di embrioni anche prima del quattordicesimo giorno di sviluppo;

2. illecita ogni sperimentazione non terapeutica su embrioni fin dal momento della loro formazione, cioè anche sui cosiddetti "embrioni precoci";

3. illecita la soppressione e ogni forma di manipolazione di embrioni congelati che vanno ritenuti vivi quantunque non impiantabili.

prof.ssa Livia Barberio Corsetti - prof. Adriano Bompiani - prof. Giovanni Chieffi - prof. Giuseppe Dalla Torre - prof. Pierpaolo Donati - prof. Angelo Fiori - prof. Aldo Isidori - prof. Antonino Leocata - prof. Corrado Manni - prof. Lucio Pinkus - prof. Paolo Preziosi - prof. Carlo Romanini - prof.ssa Giovanna Rossi - prof. Elio Sgreccia - prof. Bruno Silvestrini


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