ROMA, domenica, 23 maggio 2004 (ZENIT.org).-
Di seguito pubblichiamo per la rubrica di Bioetica l’intervento della
dottoressa Claudia Navarini, docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum, sui reali effetti della cosiddetta “pillola del
giorno dopo”.
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“Se una donna è già incinta, la pillola del giorno dopo non ha alcun
effetto”. Questa sorprendente affermazione è comparsa il 6 maggio 2004 su
numerosi organi di informazione di rilievo internazionale – fra cui i siti
della CNN
e della CBCNews
– e proviene dall’agenzia di stampa Associated Press, che riporta in
tono polemico gli ultimi sviluppi in tema di “contraccezione d’emergenza”:
la FDA (Food and Drug Administration) si è opposta alla vendita della
“pillola del giorno dopo” senza prescrizione medica, affermando che i rischi
connessi all’uso del farmaco sono tali che è imprudente affidarli
all’automedicazione, in considerazione della vasta percentuale di utenza
minorile (sotto i 16 anni).
I sostenitori dell’accesso libero accusano la FDA di essersi piegata alle
pressioni politiche, a scapito delle donne, per le quali la contraccezione
d’emergenza rappresenterebbe una “seconda possibilità” a seguito di
rapporti “non protetti”, di rapporti con contraccezione fallita (ad esempio
per rottura di condom) o di violenza sessuale. Inoltre, dicono, sarebbe un
“formidabile” aiuto nella prevenzione dell’aborto.
Nella migliore delle ipotesi, simili rilievi sono ingenui. Il funzionamento
della pillola del giorno dopo, detta anche “contraccezione d’emergenza”, o
“contraccezione postcoitale” era conosciuto già negli anni Sessanta: già
allora, infatti, si sapeva che una massiccia assunzione di contraccettivi orali
(estrogeni e/o progestinici sintetici) provocava un aborto precoce.
La moderna “pillola del giorno dopo” ha mutato le dosi, i livelli di
tollerabilità, i tempi del farmaco, ma non il principio di funzionamento: si
tratta di ormoni – dapprincipio estro-progestinici, più di recente solo
progestinici, come il famoso levonorgestrel che anche in Italia è prodotto con
il nome commerciale di Norlevo – che hanno due compiti essenziali: arrestare
l’ovulazione (effetto contraccettivo) e impedire l’impianto dell’embrione
(effetto abortivo). Perché ciò avvenga è necessario che la donna assuma due
pillole di principio attivo in forte concentrazione entro 72 ore dal rapporto
“incriminato”.
Ma che cosa accade esattamente prendendo le due pillole? Lo spiega uno studio
molto esauriente pubblicato sulla rivista “Annali di farmacoterapia”, dopo
un accurato esame della letteratura scientifica più accreditata
sull’argomento fra il 1996 e il 2001 (cfr. C Kahlenborn et al., Postfertilization
Effect of Hormonal Emergency Contraception, ”The Annals of
Pharmacotherapy”, 3/2002, pp. 465-470,): il rischio di rendere l’endometrio
inadatto all’impianto è moderatamente alto in tutte le fasi del ciclo,
preovulatoria, ovulatoria e postovulatoria.
Se dunque il rapporto “non sicuro” ha già dato origine ad un concepimento
– ciò che di fatto temono coloro che ricorrono alla contraccezione
d’emergenza – la pillola provoca un aborto precocissimo e impercettibile
ostacolando l’annidamento dell’embrione nella parete dell’utero. Né vale
rivangare formule superate come quella del “pre-embrione” per insinuare il
sospetto che la piccola vittima non sia ancora un uomo.
Gli autori dell’articolo citato affermano chiaramente: “sappiamo che alcuni
medici, genetisti ed eticisti hanno arbitrariamente posto l’inizio della vita
umana dopo l’impianto, escludendo così la possibilità dell’aborto
preimplantatorio. Tuttavia, conosciamo la definizione tradizionale di
gravidanza: ‘il processo gestazionale costituito dalla crescita e dallo
sviluppo all’interno del corpo della donna di un nuovo individuo, dal
concepimento alla nascita, attraverso le fasi embrionali e fetali’, mentre il
concepimento si definisce come ‘l’inizio della gravidanza, solitamente
identificato con l’istante in cui uno spermatozoo penetra in un ovulo per
formare uno zigote viabile” (cfr. C Kahlenborn et al., Postfertilization…cit.,
pp. 465-466).
È dunque necessario intervenire correggendo, prima di tutto, l’informazione
sulla “pillola del giorno dopo”, dando migliori garanzie a donne e ragazze
alle quali il farmaco viene superficialmente suggerito come soluzione comoda e
indolore: occorre cioè fornire la possibilità di un vero consenso informato,
illustrando tutte le conseguenze dell’assunzione e offrendo contestualmente
un’adeguata counsulenza etica. Occorre ad esempio spiegare come mai, dopo aver
ridotto i dosaggi dei contraccettivi ormonali a causa degli importanti effetti
collaterali, si consiglia ora un preparato che contiene ormoni sintetici in ben
superiore quantità.
Inoltre, occorre mettere in guardia rispetto alla possibilità di accedere alla
pillola del giorno dopo senza prescrizione medica alcuna, come avverrà anche in
Canada in base all’annuncio del Ministro della Salute Pierre Pettigrew il 18
maggio scorso (cfr. http://www.hc-sc.gc.ca/english/media/releases/2004/2004_27.htm).
Facilitare l’accesso, infatti, rappresenta doppiamente un danno: per le donne,
che si avviano prevedibilmente verso un uso “regolare” della contraccezione
d’emergenza, con i rischi fisici e psichici ad essa associati e scarsamente
indagati; per gli eventuali concepiti, poiché tale “agevolazione” non si
tradurrà in un minor numero di aborti, come si vorrebbe far credere, ma – con
ogni evidenza – nell’esatto contrario, cioè in un maggior numero di
microaborti, grazie ai kit completi da portare a casa e usare in tutta libertà.
L’embriologia ha chiarito da tempo che l’inizio della vita umana non può
che coincidere con il momento della fecondazione. E tuttavia l’intento
abortivo della pillola del giorno dopo viene costantemente negato con la
menzogna (“se una donna è già incinta, la pillola del giorno dopo non ha
alcun effetto” ), con la disinformazione (“la gravidanza – cioè la vita
del concepito – comincia con l’impianto”) mascherato dal linguaggio
propagandistico, che si adopera ingegnosamente per costruire i più
tranquillizzanti eufemismi. E così, come abbiamo l’interruzione di
gravidanza al posto dell’aborto e il prodotto del concepimento
invece del bambino non nato, abbiamo anche la contraccezione d’emergenza,
certamente meno inquietante del farmaco abortigeno precoce.
Un rassicurante slogan della Planned Parenthood durante la campagna promozionale
sulla contraccezione di emergenza era “Hai 72 ore di tempo per cancellare la
scorsa notte”. Settantadue ore per cancellare il bambino che, forse, da quella
notte, ha iniziato a vivere.