ROMA, domenica, 30 maggio 2004 (ZENIT.org).-
Di seguito pubblichiamo per la rubrica di Bioetica la risposta della
dottoressa Claudia Navarini, docente della Facoltà di Bioetica
dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, alla domanda di un lettore.
Stimata in Cristo, Prof.ssa Navarini:
Leggendo la sua rubrica di bioetica sulla pillola del giorno dopo, tra
l'altro molto ben scritta e argomentata, mi è venuta in mente l'idea di
suggerirle di seguire il dibattito in corso in Cile al riguardo. La
forza dell'argomento contro la posizione della Chiesa si basa su due
studi molto recenti (2003-2004) del Prof. Croxatto, condotti su animali
(topi e scimmie) che sembrano negare che il Levonorgestrel abbia un
effetto anti-implantatorio. In Cile, dove l'aborto è illegale, è un
argomento molto importante, molte volte tralasciato in paesi come
l'Italia dove questo non è un problema. Loro puntano proprio su questa
mancata evidenza sull'effetto abortivo della pillola. - Cristián
Borgoño, L.C. -
* * *
Caro padre,
la ringrazio per la sua preziosa osservazione, che offre l’opportunità
di approfondire ulteriormente la questione della contraccezione
d’emergenza, proprio in un momento in cui il dibattito sul punto sta
assumendo toni concitati in numerosi paesi del mondo occidentale.
Uno degli assunti dei fautori della “pillola del giorno dopo”,
infatti, è proprio il suo valore contraccettivo e non abortivo. Quasi
ogni pubblicazione scientifica sull’argomento si apre infatti con
affermazioni come la seguente: “un metodo contraccettivo d’emergenza
è un farmaco o un dispositivo usato dopo un rapporto non protetto al
fine di prevenire una gravidanza indesiderata. È dunque un metodo che
viene usato dopo il coito ma prima che la gravidanza abbia luogo (occurs),
e perciò non è un abortivo” (Gemzell-Danielsson K. Et al., Mechanisms
of action of mifepristone when used for emergency contraception, “Contraception”,
67/2003, p. 471).
Questo stesso articolo parla più avanti degli effetti di tale
“contraccezione postcoitale” sulla funzione tubarica e sullo
sviluppo dell’endomentrio, essenziali per la salute delle prime fasi
di vita dell’embrione. Arriva a sostenere “che il mifepritstone non
ha effetti diretti sullo sviluppo dell’embrione e che gli effetti
[abortivi] osservati in vivo sono probabilmente secondari ai cambiamenti
nella struttura delle tube e dell’utero” (ibid., p. 475).
Infatti, pare che il mifepristone come “contraccettivo
d’emergenza”, somministrato ad embrioni in vitro – come cavie da
esperimento?! – non abbia alterato la percentuale di fecondazioni
riuscite, mentre gli esperimenti in vivo sulle scimmie attestano
una consistente perdita di embrioni. Ciò implica l’affermazione
assurda per cui il farmaco non ucciderebbe l’embrione, ma ne
causerebbe secondariamente la morte. Guarda caso, questo effetto
secondario è quello direttamente cercato nella contraccezione
d’emergenza, che vuole scongiurare ad ogni costo la nascita di una
nuova vita.
Un primo fraintendimento che il mondo scientifico sta scandalosamente
tollerando, e che la biologia ha invece risolto da tempo, è dunque
l’identificazione dell’inizio della gravidanza con un momento
successivo alla fecondazione, solitamente con l’impianto. Di contro ad
una furiosa “guerra dei dati”, in cui le opposte fazioni di
scienziati, a favore o contro la contraccezione d’emergenza, si
misurano sui più piccoli dettagli numerici relativi a quantitativi di
sostanze, a dimensioni dei follicoli, a tempi di trattamento, si assiste
ad un uso grossolano del linguaggio. In letteratura si parla ad esempio
di tecniche da applicarsi “prima che la gravidanza sia diventata definitiva”
o di “insediamento e mantenimento della gravidanza (pregnancy
establishment and maintenace)” o di una misteriosa quanto
improbabile “gravidanza clinica”.
Particolarmente insidiosa è la posizione del prof. Horacio Croxatto,
dell’Università Cattolica del Cile, e della sua scuola, che sostiene
l’assenza di tutti gli effetti post-fecondazione (post-fertilization
effects) nella contraccezione d’emergenza con solo lenovorgestrel
(LNG). Il farmaco, a suo avviso, esplicherebbe unicamente una funzione
inibitoria o ritardante dell’ovulazione, senza compromettere in alcun
modo un’eventuale gravidanza già in atto. Tale asserto non verrebbe
però da studi attendibili sull’uomo, ma sui topi (Müller A.L.,
Llados C., Croxatto H.B., Postcoital treatment with lenovorgestrel
does not disrupt postfertilization events in the rat, “Contraception”,
67/2003, pp. 415-419) e, più di recente, sulle scimmie (Ortiz M.E.,
Ortiz R.E., Fuentes M.A., Parraguez V.H., and Croxatto H.B., Post-coital
administrazion of levonorgestrel does not interfere with
post-fertilization events in the new-world monkey Cebus apella,
“Human Reproduction”, 19/2004, pp. 1352-1256).
La mancanza di esperimenti sull’uomo, affermano gli autori, deriva dal
fatto che “per ragioni etiche e logistiche, non è stato possibile
isolare gruppi di donne che assumessero la contraccezione d’emergenza
dopo la fecondazione per verificare i suoi effetti sull’insediamento
della gravidanza” (p. 1352). Già da questa affermazione emerge un
vistoso punto debole, che attiene appunto all’ambiguità terminologica
e concettuale: la fecondazione e l’insediamento della gravidanza sono
considerati momenti distinti. È lecito chiedersi allora quale sia per
gli autori il momento dell’insediamento della gravidanza su cui si
intende fare la verifica.
L’esperimento compiuto su 12 scimmie femmine, divise in due gruppi, ha
rivelato che il gruppo trattato con LNG in fase periovulatoria ha
ottenuto lo stesso numero di gravidanze del gruppo non trattato. Dunque,
il farmaco non potrebbe influire sul concepimento ma solo sullo sviluppo
dell’ovulo, se questo non ha ancora raggiunto la piena maturazione.
Tuttavia, per quanto interessanti possano essere le osservazioni sugli
animali, è quantomeno imprudente basare su ciò la valutazione di un
farmaco che gran parte della letteratura scientifica ritiene
potenzialmente abortivo. Lo studio non conferma l’ipotesi del
meccanismo abortivo del LNG, ma non ne dimostra nemmeno l’innocuità
per la vita umana.
D’altra parte, lo studio medesimo si chiude con la rilevazione della
difficoltà di equiparare i sistemi riproduttivi dell’uomo e della
scimmia: “il LNG somministrato in fase post-coitale non previene la
gravidanza in questo primate, manifestamente perché C[ebus] apella
ha un differente schema di accoppiamento rispetto agli esseri umani”.
Mentre la natura animale si fonda su meccanismi di sopravvivenza
radicati nell’istinto, e su questa base provvede affinché la
riproduzione sia assicurata (altissimo tasso di fertilità,
accoppiamenti concentrati nella fase più fertile del ciclo, meccanismi
di selezione dei partner e così via), l’essere umano deve procreare
responsabilmente e volontariamente attraverso la relazione d’amore e
di intima comunione con il coniuge. In un certo senso, si può dire che
dove l’uomo si mostra più debole fisicamente, rivela anche la sua
forza più grande, che è la vita spirituale. Si può pensare, quindi,
che esistano per l’uomo dinamiche del tutto specifiche anche nei
delicati equilibri che governano il rapporto sessuale e le prime fasi
dello sviluppo embrionale, tali da vanificare gran parte dei risultati
ottenuti con gli animali.
Inoltre, il professor Croxatto ammette in un altro studio gli effetti
alterativi sulle tube e sull’endometrio – così da ostacolare la
“prosecuzione” della gravidanza – del mifepristone usato come
contraccettivo d’emergenza, cioè entro 120 ore dal rapporto. In quel
caso almeno, l’effetto abortivo, accanto a quello antiovulatorio,
appare chiaro, anche se l’autore definisce comunque il mifepristone un
“contraccettivo della fase luteale” (Croxatto H.B., Mifepristone
for luteal phase contraception, “Contraception”, 68/2003, pp.
483-488). Ma qui si pone un altro inquietante quesito: come mai, se i
meccanismi di funzionamento del mifepristone e del LNG sono così
diversi, tanto da essere nell’un caso abortivo e nell’altro
contraccettivo, il livello di “efficacia” nel prevenire la
gravidanza è lo stesso (cfr. ad es. Gemzell-Danielsson K. Et al., Mechanisms
of action…cit., p. 472)? Si dovrebbe infatti avere un numero più
alto di gravidanze nelle donne che hanno usato il LNG rispetto a quelle
che hanno usato il mifepristone o il metodo Yuzpe (che combina estrogeni
e progestinici) ma questo dato non trova alcuna conferma.
Proprio l’incertezza estrema che circonda anche nel mondo laico la
valutazione della contraccezione d’emergenza ha indotto molti medici e
farmacisti italiani a rivolgersi al Comitato Nazionale per la Bioetica
per avere un parere circa il diritto all’obiezione di coscienza. Il
Comitato ha approvato il 28 maggio 2004 all’unanimità un breve
documento su “Contraccezione d’urgenza e obiezione di coscienza”,
in cui si conferma che l’operatore sanitario può rifiutare il suo
contributo all’utilizzo e alla diffusione di tali metodi di intervento
esercitando l’obiezione di coscienza. Infatti, in base alla
letteratura esistente, “esiste la concreta possibilità di un'azione
post fertilizzativa, ricollegabile in particolare alla modificazione
della mucosa uterina o della motilità tubarica, ove la fecondazione si
realizzi”. È dunque importante che i cittadini siano informati di
questi possibili effetti per compiere scelte veramente libere, e che
medici e farmacisti possano in coscienza rifiutare la prescrizione o la
vendita dei preparati “contraccettivi” postcoitali.
Infine, è innegabile che chi fa ricorso alla contraccezione
d’emergenza esprime un rifiuto della vita che spinge verso una sempre
maggiore accettazione culturale dell’aborto. La contraccezione,
infatti, non previene né combatte l’aborto, ma ne rappresenta la più
logica premessa. La “pillola del giorno dopo”, in questo senso,
rappresenta proprio la dimostrazione di quanto facilmente dalla
contraccezione si possa scivolare nella pratica dell’aborto.
Come osserva Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Evangelium
Vitae, “la stretta connessione che, a livello di mentalità,
intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto
emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a
punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini
che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in
realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del
nuovo essere umano” (
n. 13).
In definitiva, chi si adopera per escludere e negare scientificamente
l’effetto abortivo della contraccezione d’emergenza lo fa dalla
posizione eticamente debole secondo cui “non c’è evidenza
diretta del fatto che il trattamento postcoitale con LNG impedisca
la gravidanza interferendo con gli avvenimenti successivi alla
fecondazione” (Ortiz M.E. et al. Post-coital administrazion…cit.,
p. 1352). E tuttavia, per darne una valutazione prudenzialmente meno
negativa, è fondamentale che vi sia l’evidenza del contrario. Fino ad
allora, è doveroso tenere conto della possibilità logica e scientifica
che il LNG abbia un effetto abortivo. D’altra parte, se il principio
di precauzione vale per le rane e per le zucchine, non dovrà valere a
maggior ragione per la più indifesa delle vite umane?