Dio prende su di se le nostre sofferenze
 Jean-Luc Moens

 

Ogni uomo, qualunque esso sia, incontra la sofferenza. E' la compagna della nostra vita e al medesimo tempo ci appare contro natura. E' questo ciò che proclama la fede cristiana quando afferma che Dio non ha voluto la sofferenza dell'uomo. Questa è la conseguenza del peccato originale. Non è una punizione di Dio.

La sofferenza è e resta un mistero. Essa è intrinsecamente cattiva ed è non solo legittimo, ma necessario fare di tutto per evitarla. La sofferenza è uno dei segni attraverso il quale si manifesta il nostro bisogno di essere salvati. Inviando il suo unico Figlio tra noi, Dio non ha voluto spiegare la sofferenza. Ha fatto molto di più. Egli ha preso su di se la nostra sofferenza. Ha sofferto con noi e per noi è arrivato a morire sulla croce.

Questa passione del Messia fu annunciata nell'Antico Testamento: "Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori, che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti." (Is 53, 1-5).

Contemplando il Cristo crocifisso noi scopriamo di quale amore siamo stati amati. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici..." (Gv 15,13). Non è stata la sofferenza di Gesù sulla croce che ci ha salvato, ma il suo amore. Come disse a S. Caterina da Siena: " Non sono stati i chiodi a tenermi sulla croce, ma l'amore!".

Dalla nascita del cristianesimo, la croce è stata oggetto di scandalo. Come comprendere che la salvezza possa essere ottenuta grazie a un tale supplizio? S. Paolo ne è cosciente quando scrive: "Il linguaggio della croce è follia per coloro che si perdono ma per quelli che si salvano, è potenza di Dio. (...) Mentre i giudei domandano dei segni e i greci cercano la  sapienza , noi proclamiamo  Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e follia per i pagani, ma per coloro che sono chiamati  , sia giudei che greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio".(cf. 1 Co 1, 18-25)

Questo capovolge completamente la prospettiva: solo l'amore può trasfigurare la sofferenza. Senza amore non ha alcun senso. E' rivoltante. Nell'amore, vissuta in unione con Cristo, può trovare un senso: "Completo nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo" diceva S. Paolo ai Colossesi (1,24). La croce di Cristo ci apre un cammino nuovo: trasfigurare la nostra sofferenza vivendola e offrendola per amore. Allora, e solamente allora, si può comprendere perché certi mistici hanno potuto proclamare di trovare la loro gioia nelle sofferenze. Non erano le sofferenze a donare loro questa gioia, ma l'amore.

Nella prospettiva cristiana, non si può mai separare la passione dalla risurrezione. Bisognava che il Cristo morisse perché risuscitasse. Egli è vittorioso. Con Lui la sofferenza e la morte sono state vinte. Definitivamente.

"Il est vivant"


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