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"Gesù il Nazareno, il re dei Giudei" Commento
a Giovanni 19, 1-22 di Padre Giuseppe Galliano in occasione della S.
Messa di intercessione per i malati - Novara Maggio 2000
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Proseguiamo
la nostra riflessione sulla passione del Signore ripercorrendo i momenti
dolorosi della flagellazione. La flagellazione era una tortura terribile
perché venivano utilizzate delle fruste particolari dotate alle
estremità di uncini che scarnificavano il corpo sottoposto a questa
tortura. In molti casi i condannati non resistevano a tale sofferenza e
morivano sotto i colpi di queste fruste. Si pensa che la morte di Gesù
sia sopravvenuta in breve tempo, solo tre ore dopo la
crocifissione,anche a causa della sofferenza della flagellazione. Dopo
la flagellazione Gesù viene schernito dai soldati agenti del potere.
Loro pensano che Gesù voglia farsi re, voglia quindi usurpare il potere
di Roma e per beffarlo intrecciano la corona di spine, gliela mettono
sul capo e gli danno il mantello di porpora. Poi lo schiaffeggiano e lo
ridicolizzano. Gesù lascia fare, non reagisce. La
lettura del testo che descrive la flagellazione ci comunica certamente
la compassione per la sofferenza che ha patito, per noi, Gesù tuttavia,
l'intento dell'evangelista non è tanto quello di commuovere il
lettore o di ricordare i dolori fisici di Gesù - che pure sono stati
tremendi ma è quello di ridicolizzare il potere. Gesù
vuole farsi re, è vero, ma non un re secondo la logica umana .E' il
concetto che ha voluto esprimere con il gesto della lavanda dei piedi in
cui si è dichiarato Signore, "Io sono il Signore",
dimostrando però che la sua signoria si manifesta in maniera diversa
dal comune modo di intendere del mondo, cioè facendosi servizio per gli
altri. Gesù vuole essere re ma non alla maniera umana secondo la quale
infatti generalmente i re esercitano un dominio e una prevaricazione
sugli altri uomini. Gesù
si lascia deridere perché vuole ridicolizzare il potere e la regalità
umana. Dopo questa farsa, Pilato si rende conto di avere davanti a sè
un pover uomo che gli è stato consegnato con l'inganno e vorrebbe
liberalo. Lo porta fuori e lo presenta alla folla pronunciando una frase
rimasta famosa nella storia: ecce
homo,"ecco
l'uomo". L'interpretazione è da intendersi in questo senso:
ecco come il potere umano riduce l'uomo, ma anche ecco l'uomo vero
spogliato da ogni regalità, l'uomo vero spogliato da ogni presunzione e
da ogni ruolo umano, ecco l'uomo che continua ad amare nonostante tutto. Niente
ha fermato Gesù, ecco l'uomo vero, l'uomo vero che continua ad amare
sempre e comunque: torturato, flagellato, schernito, senza più una
dignità diremmo noi! Anche noi dobbiamo spogliarci dei nostri piccoli
poteri che esercitiamo sugli altri, all'interno del gruppo di preghiera,
nella famiglia, nella parrocchia, etc. Gesù ci vuole proprio spogli:
"ecco l'uomo"; privato di ogni ruolo e di ogni potere umano,
"ecco l'uomo" che continua ad amare. Ma
i sommi sacerdoti, i giudei, visto l'uomo, gridano ancora più forte: "crocifiggilo,
crocifiggilo". I sommi sacerdoti esercitano il potere in
tutte le sue dimensioni civili, politiche e religiose. Questo è il
vero diavolo! Questo potere, questo male, appena vede l'uomo indifeso
ma che continua ad amare, ne ha paura.Un uomo che rinuncia all'odio
e continua ad amare al di là di ogni sopruso, di ogni sopraffazione, di
ogni dolore, di ogni tradimento, di ogni fallimento, fa paura.
Crocifiggilo perché la sua presenza ci è di intralcio, la sua presenza
ci fa soffrire. Così dissero anche di Geremia e il vero fine del male,
in tutte le sue dimensioni, è proprio quello di distruggere l'uomo,
capolavoro di Dio, e di impedire l'amore. Il vero fine del male è
quello di chiudere il nostro cuore all'amore. Loro
gridano perché non hanno argomenti; chi grida non ha più argomenti di
dialogo. Pilato allora vedendoli dice: "Prendetelo voi e
crocifiggetelo voi!". La risposta del potere religioso si
fonda sulla legge che decreta la condanna a morte di Gesù perché si è
proclamato figlio di Dio. Ma questa stessa legge porta in sé l'inganno:
in essa infatti c'è un comandamento che dice "non uccidere":
è la prima legge data da Dio all'uomo per il pieno rispetto della vita
umana sempre e comunque. Anche nei confronti di Caino, che ha ucciso il
fratello, Dio dice: nessuno tocchi Caino perché la vita umana è sacra
sempre. Eppure
i sommi sacerdoti decretano che in base alla legge chi si proclama
figlio di Dio deve essere messo a morte. Hanno falsificato la legge, una
legge che viene data da Dio all'uomo perché possa comunicare vita. Non
solo falsificano la legge, ma si esimono da ogni responsabilità
attribuendo a Dio la prescrizione di condanna a morte: "Noi
facciamo questo per obbedire a Dio!". Ecco il grande inganno
della legge; la legge è buona ma non ci si può fermare ad essa; la
legge è buona ma l'uomo deve venire prima della legge. Nel
vangelo leggiamo infatti che Gesù afferma che "non è stato
fatto l'uomo per il sabato ma il sabato per l'uomo", cioè
la legge è stata fatta per l'uomo, ma quando la legge diventa fine a se
stessa, comunica morte. Dobbiamo fare il passaggio dall'asfissia della
legge alla libertà dell'amore. Il passo di Galati 4,4, afferma proprio
questo concetto, cioè che Gesù è nato sotto la legge per liberare
coloro che sono schiavi della legge donando a tutti gli uomini uno
spirito che grida "Abba" Padre. Si tratta quindi di un cammino
da fare oltre la legge. I dirigenti che non conoscono l'amore di Dio e hanno assolutizzato la legge continuano nel loro proposito di uccidere. A questo punto Pilato comincia ad avere paura. A lui non interessa commettere un'ingiustizia, infatti ne ha già commesse molte durante il suo ministero in Palestina. Pilato comincia ad avere paura perché pensa che Gesù possa essere realmente il figlio di Dio. Dobbiamo sapere infatti che secondo le credenze della religione romana, gli dei potevano unirsi alle donne e da queste unioni nascevano uomini semi-dei. La nascita della città di Roma è raccontata proprio da una di queste leggende: il dio della guerra, Marte, si unisce con la vestale Rea Silvia e da questa unione nascono Romolo e Remo che erano invincibili proprio perché figli del dio della guerra Marte. Pilato comincia allora a pensare che se veramente Gesù fosse figlio di Dio, e si rendesse responsabile della sua condanna, incorrerebbe presto o tardi nella terribile vendetta del dio padre di questo Gesù, (secondo la mentalità romana dell'epoca). Pilato ha paura di questo castigo e quindi vorrebbe liberare Gesù. Per questo motivo domanda a Gesù "da dove vieni?" Gesù però non risponde, vede che Pilato ha paura e se rispondesse che viene dal Padre, potrebbe condizionare pesantemente il libero giudizio di Pilato a suo favore. Gesù
vuole invece rispettare la libertà dell'uomo e quindi vuole che anche
Pilato decida liberamente senza esercitare pressioni spirituali. Questo
atteggiamento di rispetto di Gesù verso Pilato, dovrebbe farci
riflettere sul nostro comportamento verso gli altri: forse a volte
abbiamo fatto pressione sugli altri magari con frasi del tipo
"fallo per Gesù", ma si tratta di un ricatto spirituale. Infatti il comportamento di una persona libera è dettato dalla convinzione ed adesione interiore allo spirito e all'amore che prova per Dio e per gli uomini ma non potrà agire per compiacere a qualcuno, neanche a Gesù perché Gesù non è una legge esterna ma una legge interna. Gesù comprende la paura di Pilato e non risponde. Pilato lo aggredisce dicendo "ma come, non rispondi a me che ho il potere di liberarti o di metterti in croce" e Gesù replica "ma che potere hai se non ti fosse stato dato dall'alto". Dio rispetta la libertà di Pilato. Noi siamo liberi di fare il bene, e in questo Dio ci è complice, oppure di fare il male. Dio rispetta sempre la sua "sposa" perché non vuole una sposa senza volontà ma ci lascia liberi sempre, come Gesù. ha lasciato libero Giuda di tradirlo, il Padre lascia liberi tutti di compiere il bene e il male. Appunto per questo saremo giudicati, appunto per questo siamo responsabili delle nostre azioni perché Dio non fa violenza. La pressione di Dio è il suo amore, la sua presenza ma niente altro perché ciascuno di noi è libero e Dio rispetta la nostra libertà. "Ma chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande" continua Gesù. Questo è il peccato, l'unico vero peccato, che si trova nel vangelo di Giovanni: il peccato di non riconoscere che Gesù è il Signore, non riconoscere che Gesù è vivo e presente nella sua chiesa e in essa continua ad operare insieme a noi e attraverso noi. Questo è il primo peccato da cui dipendono tutti gli altri peccati. Ancora Pilato, sentendo parlare Gesù, cercava di liberalo, ma i giudei cambiano linea d'accusa e dall'accusa religiosa passano all'accusa politica: "se liberi quest'uomo non sei amico di Cesare". I
giudei conoscono Pilato e sanno che è un "arrivista". Pilato
si è sposato con Claudia Proca, la figliastra di Tiberio, per fare
carriera. Era diventato procuratore della Palestina, e aspirava a
tornare a Roma. Chi era amico di Cesare aveva libero accesso
all'imperatore e costituiva un gruppo di amici fidati che potevano
accedere sempre all'imperatore. Un errore politico, come poteva essere
quello di liberare Gesù, avrebbe potuto compromettere l'appartenenza di
Pilato alla cerchia di amici di Cesare, gli amici dell'imperatore. Per
questo motivo Pilato ha ancora più paura. Proviamo a chiederci noi di chi siamo amici? Se siamo amici del cesare di questo mondo è probabile che avremo libero accesso al cuore degli altri ma se siamo amici di Dio abbiamo libero accesso al cuore di Gesù. Ecco allora l'importanza per noi di fare parte di una determinata cerchia di amicizie. "Se
liberi quest'uomo non sei amico di Cesare". Ancora una
volta Pilato si impaurisce. L'evangelista precisa che in quel momento
era mezzogiorno, l'ora per gli ebrei in cui Abramo stava per immolare
Isacco. A mezzogiorno gli ebrei stavano cominciando a preparare gli
agnelli da immolare in occasione della pasqua ebraica. Era mezzogiorno e
sta per essere immolato l'unico Agnello di Dio, il Signore Gesù. Ricordiamo, nell'episodio della samaritana, che Gesù si rivela alla donna come Messia per i samaritani, a mezzogiorno Gesù si rivela Messia per tutta l'umanità. Gesù allora viene consegnato. Ormai Pilato si rende conto che non può più liberare Gesù. "Non
abbiamo altro re al di fuori di Cesare", gridano per
rinnegare il loro re che è il Signore e Pilato consegna Gesù. Pilato
consegna loro Gesù perché fosse crocefisso. Presero Gesù e Gesù si
caricò la croce. Nel vangelo di Giovanni non troviamo il personaggio
del cireneo, mentre negli altri vangeli troviamo il Cireneo che aiuta
Gesù a portare la croce, nel vangelo di Giovanni non c'è nessuno che
aiuta Gesù perché Gesù è "contento" si potrebbe dire, di
manifestare tutto il suo amore. Gesù si avvia verso il Golgota. Nel
vangelo di Giovanni vediamo anche che non ci sono i due ladroni a lato
di Gesù. Gesù viene crocefisso nel mezzo e a destra e a sinistra ci
sono due uomini. I crocefissi con Gesù sono ladroni, malfattori,
cattivi, nel vangelo di Giovanni sono anonimi. Gesù viene crocefisso in
mezzo a due. È il destino di tutti coloro che seguono Gesù. All'inizio
del vangelo ci sono due apostoli, uno anonimo e l'altro è Andrea, che
hanno chiesto a Gesù "dove abiti" e cominciano a seguire Gesù,
lo seguono e poi vengono crocefissi ambedue ma sono anonimi. Questo
significa che chi segue il Signore, lo segue nelle gioie, nelle
consolazioni, nella vita vera, ma inevitabilmente passerà l'ora della
nostra croce. Abbiamo imparato che non è tanto la sofferenza fisica
quanto la "maledizione" del mondo e l'accanimento del mondo,
del male contro di noi. Ma il passaggio obbligato è quello per arrivare
alla resurrezione. Gesù è sempre nel mezzo; così come quando è risorto si mette nel mezzo del cenacolo, anche li è nel mezzo perché Lui sta sempre in mezzo a noi e deve essere sempre il punto focale della nostra esistenza. In conclusione vediamo la scritta che viene posta sopra la croce. Pilato scrive: Gesù Cristo il nazareno il re dei giudei. Lo scrive in ebraico, in latino e in greco e lo fa apporre sulla croce. Perché viene scritto in tre lingue, qual è il riferimento che vuole fare l'evangelista? Il riferimento che vuole fare l'evangelista è proprio il tempio. Il tempio di Gerusalemme era lo spazio sacro più grande del mondo. La spianata del tempio era due volte l'estensione dei fori romani a Roma, lunghissimi. Tutti potevano accedere al tempio. Nella spianata del tempio potevano entrare i pagani e poi c'erano degli steccati con dei cartelli scritti in ebraico, in greco e in latino. L'ebraico era la lingua del popolo di Israele; il latino, la lingua del popolo oppressore, era la lingua più importante del tempo perché era la lingua di Roma che dominava il mondo conosciuto; la lingua greca era la lingua commerciale, un po' come è per noi la lingua inglese oggi. Gli stranieri che arrivavano a Gerusalemme potevano leggere il cartello che diceva: "attento! Non oltrepassare questo recinto perché se lo oltrepassi sei responsabile della tua vita perché puoi essere ucciso". Praticamente
il tempio era diviso così: nel primo steccato potevano entrare i
pagani; nel secondo recinto potevano entrare le donne e i bambini; nel
terzo gli uomini "normali"; nel quarto i farisei, i sacerdoti
e i sadducei; nell'ultimo recinto poteva entrare solo il sommo sacerdote
che vi entrava una volta all'anno. Quindi per avvicinarsi a Dio c'erano
vari steccati. Con il crocifisso cadono tutti gli steccati perché per
avvicinarsi a Dio non ci sono ormai più recinti che distinguano i
"buoni" e i "cattivi", gli stranieri e il popolo
eletto, quelli che fanno parte di un gruppo o di un altro. Con il
crocefisso tutti possono avere libero accesso al Signore. Ecco qual è
il grande messaggio del crocefisso: tutti possiamo avvicinarci a questo
amore, a questa presenza, ma prima di avvicinarci al Signore, di
avvicinarci l'un l'altro, dobbiamo abbattere le mura, le recinzioni, le
cortine che abbiamo dentro di noi. Pilato
dice: ciò che ho scritto ho scritto. In questi passi
spesso si ripete la parola "scritto". Sta scritto. È l'ultimo
messaggio di questa iscrizione. Gesù è la nuova scrittura. Attenzione
a noi che consultiamo e spieghiamo la Bibbia: per leggere la Sacra
Scrittura abbiamo bisogno della "password" per accedere al
segreto, al mistero della Sacra Scrittura e questa è l'amore. Di per sé
non abbiamo più bisogno, per assurdo, dobbiamo conoscere a fondo la
Scrittura ma c'è il rischio di riempirci di scienza e niente altro. Per
accedere alla Sacra Scrittura, non c'è più per assurdo bisogno
della scrittura perché la nuova scrittura è Gesù Cristo crocefisso
morto e risorto per noi. E questo lo capiscono tutti, mentre leggendo la
scrittura possiamo dire di non comprendere, tutti comprendiamo l'amore,
tutti comprendiamo l'amore di questo Dio che si è dato per noi, tutti
comprendiamo l'amore quando lo manifestiamo agli altri, al di là di
ogni parola, questo amore che non si ferma dinanzi a niente. Ed è
questo il messaggio principale quando vediamo il crocefisso. Perché
il crocefisso fa così paura al male? Proprio perché lì si vede un Dio
accessibile a tutti e la chiave di lettura per tutti per la nostra vita
e per vivere la nostra vita. Chiediamo al Signore di darci questo amore. Amen. Sullo stesso argomento: Si son divise tra loro le mie vesti Detto questo uscì con i suoi discepoli
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