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Settimana di spiritualità - Lozio Casa della sapienza 10-16 agosto 2003 Padre Giuseppe Galliano |
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Dal Vangelo secondo Matteo Capitolo 5, 1-12, 19 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando v’insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così, infatti, hanno perseguitato i profeti prima di voi. Chi dunque trasgredirà uno solo di queste beatitudini, anche minime, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece le osserverà e le insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Questa è la Parola del Signore Il cristiano, il figlio dell’uomo è libero e vive perseguendo l’impulso dello spirito ma, non allo stato brado; Gesù ci ha lasciato delle indicazioni, delle vie che dobbiamo percorrere per arrivare alla pienezza della nostra umanità e divinità. All’interno della comunità chi vuole essere il più grande deve farsi servo, è il servizio che qualifica il nostro vivere. Ciò che distingue il cristiano non è vivere i dieci comandamenti e considerarsi a posto ma, vivere le beatitudini. I dieci comandamenti appartengono alla religione ebraica e Gesù è andato oltre a questa religione entrando nel cristianesimo. La maggior parte dei cristiani crede di essere a posto perché ha rispettato ad esempio il comandamento di non rubare, ignorando completamente la beatitudine di Gesù che dice di condividere quello che abbiamo. Non dobbiamo sentirci a posto perché non abbiamo rubato, ma solo quando abbiamo condiviso quello che possediamo, questo ci ha detto Gesù. In questo Vangelo, Matteo presenta Gesù come il nuovo Mosè. Matteo scrive ad una comunità di giudei convertiti al cristianesimo e vuole dimostrare loro che Gesù è superiore a Mosè. Questo lo possiamo riconoscere in diversi momenti: nel brano della strage degli innocenti, che troviamo solo in Matteo, quando Mosè fu salvato dalla strage dei primogeniti d’Egitto e Gesù fu salvato dall’uccisione dei bambini avvenuta a Betlemme; o quando Mosè rimane quaranta giorni e quaranta notti sul Sinai e poi consegna la legge ad Israele, mentre Gesù sta quaranta giorni e quaranta notti nel deserto e dà la nuova legge: quella delle beatitudini. C’é una differenza abissale tra il Dio del Vecchio Testamento ed il Dio del Nuovo, quel Dio che ci presenta Gesù. Dieci piaghe per liberare il popolo ebreo; Gesù fa un nuovo esodo, ma non fa dieci piaghe, ma compie dieci miracoli; sono miracoli che leggiamo nel Vangelo di Matteo, dove Gesù stende la mano e guarisce. Dopo che Mosè ebbe dato i dieci comandamenti, gli ebrei come formula d’accettazione, cantarono "shemà Israel", preghiera che recitano ancora oggi. La formula d’accettazione per i cristiani è il Padre Nostro. Quando nella messa, nei vespri, nel rosario recitiamo questa preghiera noi accettiamo le beatitudini. Il Padre Nostro lo troviamo solo nel Vangelo di Matteo, perché più che una preghiera, essa è un programma di vita, è una forma d’accettazione delle beatitudini. Le beatitudini sono otto, allo stesso modo come l’ottavo giorno è quello della Resurrezione. Se vogliamo vedere Gesù risorto dobbiamo vivere le beatitudini. Quando Gesù risorge non appare a Gerusalemme, ma dice di andare su di un monte, che è quello delle beatitudini. Nel testo originale in Greco le parole che compongono le beatitudini sono appena settantadue, come lo erano i popoli della terra al tempo di Gesù. Da questo capiamo che le beatitudini sono valide per tutti i popoli della terra. La prima beatitudine, che è la più antipatica, è il fondamento della nostra vita cristiana. 1. Beati i poveri di Spirito perché di essi è il regno dei cieli. La traduzione letterale è: sono felici coloro che mossi dallo Spirito Santo condividono i loro beni con gli altri, perché di essi è il regno dei cieli, cioè danno occasione al Padre di prendersi cura di loro. I poveri non sono felici del loro stato; noi cerchiamo continuamente di stare meglio, di avere di più; anche all’interno del cattolicesimo c’è sempre un cammino verso uno star meglio. Il significato non è semplicemente quello di "beati i poveri" ma, beati i poveri in Spirito. La parola"in Spirito", il più delle volte, è inteso come: io sono ricco ma sono distaccato dalle mie ricchezze, vivo la povertà nello Spirito, ma poi ho palazzi, ville, e conti in banca. Sono felici coloro che scelgono di condividere, mossi dallo Spirito Santo, quello che hanno; solo lo Spirito Santo potrà convincerci a condividere le nostre ricchezze con altri. E’ solo lo Spirito Santo che c’illumina, ci convince a condividere quello che abbiamo con altri, solo mossi da Lui. Questo è il messaggio di felicità che ci dà il Signore. Siamo dunque felici quando, mossi dallo Spirito Santo, condividiamo quello che abbiamo con gli altri. Dobbiamo prestare attenzione qui, "perché di essi è il Regno dei Cieli". Nel Vangelo quello che vale per Gesù è la generosità. Non tutti siamo capaci di pregare, di fare pratiche ascetiche, d’essere buoni, ma tutti possiamo essere capaci di condividere quel poco che abbiamo. Per Gesù, nei Vangeli, l’uomo vale, non per quanto egli preghi (seppure sia importante), o vada a Messa, o se "predichi e razzoli male", ma per la sua generosità. Tutti possiamo essere generosi. Gesù ci dice: Se il tuo occhio è ammalato, tutta la tua persona è ammalata, se il tuo occhio è nelle tenebre, tutta la tua persona è nelle tenebre. Se il nostro occhio è avaro, tutta la nostra persona è avara, così pure se il nostro occhio è malato, tutto il nostro corpo sarà ammalato. Sono felici quelli che condividono le proprie ricchezze con gli altri mossi dallo Spirito santo, perché di essi è il Regno dei Cieli. Nell’Ebraismo il Re si prendeva cura della felicità del suo suddito. Dio è il re di quanti si occupano della felicità degli altri. La prima felicità è un bicchiere di latte, di vino ed un pasto caldo. Dio si occupa della felicità e dello stare bene di colui che si occupa della felicità degli altri. Per quanti si occuperanno della felicità degli altri, Dio si occuperà della loro felicità; quindi se vogliamo essere felici, dobbiamo fare felici gli altri, condividere la nostra ricchezza con gli altri e Dio ci farà condividere le cose che Dio ci regalerà. Gesù ci ricompensa sempre aggiungendo qualcosa in più, perché è generoso. 2. Beati gli afflitti perché saranno consolati Non significa cercare di consolare quelle persone che sono afflitte dalla vita, ma significa che sono felici coloro che affrontano le sofferenze per toglierle agli altri, essi riceveranno Spirito Santo. Il Consolatore è lo Spirito Santo. Quando cominciamo a lavorare per il bene degli altri andiamo incontro a delle sofferenze; quando vogliamo togliere le sofferenze agli altri ciò implica una sofferenza nostra. Come nel racconto del buon Samaritano che era in viaggio e si trovò davanti quell’uomo mezzo morto; sospese il suo viaggio, si caricò quell’uomo sulle spalle, e gli pagò la locanda. Quando facciamo del bene noi paghiamo di persona. Quelle persone che affronteranno sofferenze per far felici gli altri, riceveranno Spirito Santo. Possiamo invocare lo Spirito Santo a gran voce ma, se noi non ci prendiamo a cuore la felicità degli altri e, lavorare per gli altri non è mai indolore, allora non riceveremo Spirito Santo. 3. Beati i miti perché erediteranno la terra. Un uomo senza terra è un uomo senza dignità, dice il Talmud ebraico. Ecco perché gli ebrei sono così attaccati alla loro terra. Ancor oggi continuano ad ammazzarsi per un centimetro di terra, infatti per loro la terra è origine della dignità all’uomo. In questa beatitudine s’intendono coloro che sono mansueti, non violenti, che scelgono di non rispondere con violenza alla violenza che viene loro fatta, coloro che scelgono di dare risposte d’amore a chi toglie loro la dignità. Sei felice solo se rispondi sempre con amore. A Gesù sulla croce, hanno tolto la dignità; Egli è stato una grande vergogna per la sua famiglia, per i suoi discepoli. Gesù non si è difeso. Anche noi dobbiamo perdere la dignità, meglio perderla che rispondere con violenza. Sono felici coloro che sono miti, mansueti, emarginati per amore di Gesù e dei fratelli perché riceveranno una dignità da Dio. Dobbiamo rispondere sempre con amore. 4. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, saranno saziati Sono felici quelli che hanno a cuore il bene altrui e fanno della giustizia una condizione di vita. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto vi sarà dato in sovrappiù, ci dice il Signore. Quello di cui dobbiamo preoccuparci è di cercare prima di tutto il Regno di Dio ela Sua giustizia; quindi la giustizia di Dio è questa condivisione, condividere quello che abbiamo e quello che siamo. Condividere quindi i nostri talenti, doni; non fermiamoci solo alla condivisione economica. Tra l’altro, come potete vedere scritto sul foglio appeso alla porta, vi è riportato come e quanto la nostra comunità riceve e passa subito agli altri. Potete vedere il resoconto dello scorso anno: sono stati dati quarantacinque milioni di vecchie lire in elemosina, per fronteggiare emergenze che il Pastorale conosce. 5. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia Misericordia non indica un sentimento ma, un’attività che rende riconoscibile una persona, non un gesto sporadico di misericordia. Tutti nella vita, almeno una volta, abbiamo fatto un gesto di misericordia, siamo stati capaci di essere buoni, bravi. Beati i misericordiosi non significa trovare un momento in cui siamo buoni e facciamo un gesto di misericordia, ma quando ABITUALMENTE facciamo del bene, abitualmente aiutiamo gli altri, solo allora troveremo misericordia. Se tu aiuti gli altri, sei misericordioso con gli altri, al momento in cui tu avrai bisogno, Dio ti farà trovare persone che aiuteranno te. Quando fai del bene ad una persona, sovente succede che quella persona non ti ricompensa. Fa parte dell’uomo rispondere in maniera negativa al bene fatto. L’aiuto di cui abbiamo bisogno ci verrà da altre parti o da altre persone. L’importante è che quando tu avrai bisogno ci sarà sempre qualcuno mandato da Dio a venirti incontro, sempre. L’aiuto ti verrà da quelli che Dio ti manderà. Dobbiamo imparare a vivere nello spirito. Beati i misericordiosi! Sono felici coloro che abitualmente aiutano gli altri, perché abitualmente saranno aiutati dagli altri. Questa è la beatitudine sulla misericordia. 6. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio La purezza non s’identifica con la purezza sessuale. Gesù parla poco di sesso, parla molto di amore, sono felici i puri di cuore ci si riferisce a coloro che sono trasparenti, limpidi, sinceri. Puro di cuore può essere tradotto con questa parola, una persona che quello che ha nel cuore ce l’ha nella testa e sulle labbra, non ha doppiezza, non ha maschera. La Maddalena è stata la prima a vedere Dio. "Ho fatto esperienza del Signore risorto". Quanti vivono sinceramente, nella limpidezza mentale, di cuore e di labbra fanno esperienza del Signore risorto. Se vogliamo anche noi vedere Gesù dobbiamo entrare in questa sincerità. Se siamo sinceri però, gli altri non ci accolgono. Nella sincerità noi dobbiamo esporre i nostri limiti, i nostri difetti, quello che siamo realmente e non quello che gli altri vorrebbero fossimo; ed allora da lì non vedrai più quelli che tu credi amici, ma vedrai Dio. 7. Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio Sono felici gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. Dobbiamo distinguere tra pacifico ed operatore di pace. Il pacifico è la persona accomodante. E’ sbagliato essere accomodanti, essere pacifici per il nostro bene, così facendo noi ci disinteressiamo. Beati gli operatori di pace, significa i costruttori di pace. Il costruttore di pace è una persona che, per la felicità e per la pace degli altri, crea e causa situazioni di dissenso anche a rischio di perdere la propria pace. Occupandoci della felicità degli altri perdiamo la nostra pace ma, perdendo la pace del mondo, acquistiamo la felicità di Dio. Sono felici coloro che sono disposti a perdere la pace perché lavorano per gli altri, perché saranno chiamati figli di Dio. Un esempio lo è stato il Cardinale Romero che, per la felicità del suo popolo salvadoregno, perde non solo la pace ma la vita. Gli dissero che se non la smetteva di predicare a favore dei popoli l’avrebbero ucciso e lui ha continuato e lo hanno ucciso. Chi è disposto a perdere la propria vita sarà chiamato figlio di Dio. Gesù ha perso la sua pace terrena, proprio per farci entrare in questa mentalità. Dio è colui che lavora per la felicità dell’uomo; ci ha creati per farci condividere la sua pienezza di vita e felicità; quindi quanti si adoperano per la felicità degli altri, saranno figli di Dio. 8. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli Se noi mettiamo in pratica le beatitudini, nessuno ci batterà le mani, anzi saremo perseguitati, sputacchiati, calunniati. Forse è per questo che le beatitudini non hanno molto successo nella vita di noi cristiani. Sono felici i perseguitati a causa della fedeltà a questo programma, perché Dio si prende cura di loro.Il mondo ti potrà insultare, perseguitare ma, Dio si prenderà cura di te. Noi capiamo se siamo nel giusto o nell’errore, quando siamo felici; quando gli altri ci perseguitano e noi ci sentiamo a posto, ci sentiamo felici, ciò significa che siamo sulla strada giusta perché Dio si sta prendendo cura di noi e ci dà la felicità; quando invece ci sentiamo calunniati e perseguitati e stiamo male, ci sentiamo abbandonati da Dio, allora capiamo che siamo sulla strada sbagliata e cerchiamo di raddrizzarci. Questa beatitudine si collega alla prima, infatti, in entrambe troviamo: "… perché di essi è il regno dei cieli". In Timoteo II, 3-12 troviamo: "Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo saranno perseguitati". Questo è il motivo per cui, a volte, scegliamo le modalità di essere dell’Antico Testamento, infatti, se hanno perseguitato il maestro, immaginiamoci i discepoli. La persecuzione è necessaria, è importante. Gesù ne parla nella parabola del seme. Il seminatore della parola vera, quando semina, parte del messaggio cade nella strada, parte nel terreno sassoso, parte dove ci sono le spine e spuntando la piantina si secca. Gesù spiegando a Pietro questa parabola, paragonerà il sole alla persecuzione. La pianta ha bisogno di sole ed acqua, noi per crescere nello Spirito abbiamo bisogno di sole, che equivale a persecuzione ed acqua, che equivale a Spirito Santo. Quando va tutto bene significa che non abbiamo ancora cominciato a fare il bene. Nella persecuzione Dio si prende cura di te. "…Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti(comandamenti), anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece le osserverà e le insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli." Gesù non fa alcuna distinzione sociale nel paradiso; minimo, in ebraismo, vuol dire esclusione, grande vuol dire ingresso. I "precetti", i "comandamenti" di questo brano sono le Beatitudini. Se tu osservi le beatitudini ed insegni agli altri ad osservarle, entrerai nel regno di Dio; se tu non osservi le Beatitudini ed insegni agli altri a non osservarle con il tuo comportamento, perché molti prendono esempio da noi, potrai dire tutte le preghiere, potrai fare tutte le adorazioni, potrai partecipare a tutte le Messe che vorrai ma, non entrerai nel regno dei cieli. Questo è quanto ha detto Gesù. Lo vediamo alla fine del Vangelo di Matteo quando noi ci escludiamo: ero affamato, ero ammalato, ero assetato, ero forestiero, ero nudo, ero carcerato, è lì che si gioca la nostra vita eterna, che comincia qui. Questo è il PROGRAMMA per tutti. Mentre all’interno della comunità c’è il servizio, all’esterno c’è il vivere le Beatitudini. Questa è la strada per essere felici ed entrare nel Regno di DioAmen. |