Chi cercate?

Commento a Giovanni 18, 8 - 27

Padre Giuseppe Galliano

 

Continuiamo la nostra riflessione sul capitolo 18 di Giovanni meditando l'episodio dell'arresto di Gesù. Riprendiamo il discorso dalla domanda che Gesù ha posto alle guardie venute per arrestarlo: 600 guardie romane più altre 200 del tempio di Gerusalemme. La domanda di Gesù   è:" CHI CERCATE?".

Nell'omelia precedente avevamo concluso con la stessa domanda rivolta a noi stessi: "Chi cerchiamo ? Qual è il Gesù che cerchiamo, qual è il Messia che cerchiamo ? È il Gesù delle immaginette, è quello che ci è stato insegnato dai catechisti, magari tanti anni fa? La risposta che ci siamo dati è che noi cerchiamo il VIVENTE , cerchiamo un Dio vivo che si comunica incessantemente. Alla domanda di Gesù, i soldati rispondono con la frase: "Cerchiamo Gesù il nazareno" e Gesù replica: "Vi ho detto che IO SONO, se dunque cercate me lasciate che questi se ne vadano".

Non c'è nessuna annotazione nel vangelo che indichi che dopo l'affermazione di Gesù - IO SONO - le guardie siano crollate per terra. Si evidenzia allora che non si tratta di un fatto fisico, ma di un fatto simbolico che sta a significare che tutto, nel senso di ogni cosa, crolla dinanzi alla signoria di Gesù.

Gesù replica: "Se dunque cercate me lasciate che questi se ne vadano". Gesù in questo modo vuole mettere in salvo i suoi amici. Ma l'azione di "andarsene " indica il movimento contrario a quello di "seguire "; Gesù li aveva scelti come apostoli, adesso dà loro la possibilità di andarsene perché non sono ancora pronti a dare la loro vita.

Dare la vita per Gesù deve infatti essere un atto libero perché è un atto d'amore. Non deve essere quindi costretto dalle circostanze, né tantomeno dalla violenza, ma deve essere un atto libero.

Il significato delle azioni di Pietro

Il versetto continua: "Perché si adempisse la parola che egli aveva detto: non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato". Gesù salva la vita dei suoi non soltanto in questa circostanza ma, con la sua morte Gesù darà la vita ad ognuno di noi. Gesù avrebbe potuto fuggire, come ha sempre fatto per poter portare a termine la sua missione. Questa volta però non scappa e si consegna volontariamente.

Gesù risponde ai soldati "...Sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano". A questo punto accade però qualcosa di tragico: Simon Pietro aveva con sé una spada e non esita ad estrarla. Da dove veniva Pietro? Aveva appena fatto la prima comunione. Veniva dal cenacolo dove aveva partecipato all'ultima cena in cui Gesù aveva detto "vi lascio un comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amato". Nonostante ciò Pietro aveva portato nel fodero una spada: " ...con i tempi che corrono non si può mai sapere, una spada fa sempre comodo". Forse questo è stato il pensiero di Pietro che fino a quel momento non aveva ancora capito chi fosse Gesù, quell'uomo che aveva accompagnato per tre anni. Pietro è disposto all'aggressione o alla difesa violenta. Non ha compreso che il messaggio di Gesù è quello di consegnarsi e donarsi per poter comunicare vita.

Pietro peraltro aveva già fatto delle resistenze durante l'ultima cena perché non ha superato la tentazione di fare di Gesù un re. Pietro considera Gesù un vero leader, il suo ideale di leader. Non accetta dunque una figura di Gesù come amico, perché un leader deve essere al disopra di tutto, così come non accetta un Gesù come servo, e per questo tenta di fare diventare un rito la lavanda dei piedi." Lavami tutto" dirà a Gesù. Per Pietro Gesù è un leader che ha bisogno di obbedienza completa e va difeso sempre e comunque. Non ha compreso il messaggio e il dono di Gesù anche se Gesù stesso gli aveva detto:" tu darai la vita per me", ma gli aveva anche detto: "non canterà il gallo due volte prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte".

Pietro, noncurante di quanto Gesù gli aveva detto, vuole comunque difenderlo. Non ha capito il suo messaggio di non violenza e vuole impedire la morte di Gesù che rappresenta la massima manifestazione dell'amore del Padre.

Pietro si oppone al disegno di Dio. Vede la morte come un fallimento e quando Gesù verrà consegnato alla morte, se ne andrà, lo tradirà.

E noi, quando tiriamo fuori la nostra spada che è la nostra lingua per difendere Gesù, siamo sicuri di essere nel giusto, siamo sicuri che Gesù voglia questo? Oppure il Signore ci dice "riponi la tua spada nel fodero, non ho bisogno di essere difeso da te". Pietro dal canto suo tira fuori la spada e cosa fa? Tra gli 800 soldati che ha di fronte ne sceglie uno, il servo del sommo sacerdote e con una mira infallibile gli taglia il lobo dell'orecchio destro. Questo gesto ha un significato molto importante; tra l'altro nel Vangelo viene anche citato il nome dell'uomo ferito da Pietro: il suo nome è Malco che significa "re". Il servo del sommo sacerdote non è una persona adibita a funzioni di poco conto, quella notte è il rappresentante legale del sommo sacerdote (per fare un riferimento a noi comprensibile, è come se fosse il Vicario del Vescovo).

Questo servo rappresenta il sommo sacerdote che in quel tempo stabiliva anche la legge civile. Pietro quindi aggredisce il servo perché vuole colpire il sommo sacerdote. Ma perché taglia proprio il lobo destro? Il riferimento è alla cerimonia di nomina dei sommi sacerdoti: quando si consacrava un sommo sacerdote lo si faceva seguendo una liturgia, indicata nel libro del Levitico al capitolo 8 versetto 23: si squartava un ariete e con il sangue si bagnava il lobo dell'orecchio destro del sommo sacerdote. Se il candidato aveva qualche imperfezione, non poteva essere ordinato sacerdote.

Pietro quindi, tagliando il lobo dell'orecchio di questo uomo, sta compiendo una grande azione simbolica: sta tentando di abolire il sommo sacerdote.

Infatti il sommo sacerdote in carica al tempo di Gesù era un uomo corrotto ed era sul libro paga dei romani. Gesù non condivide l'atto di Pietro perché non è venuto a sostituire qualcuno, ma ad abolire tutta la religione giudaica. Il sommo sacerdote era il mediatore tra Dio e gli uomini. Con Gesù la storia della mediazione fra Dio e gli uomini viene eliminata, non c'è più bisogno di nessun mediatore .

Ci dirà San Paolo, nella prima lettera a Timoteo, versetti 2­ 5: "Uno solo è Dio e uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini; l'uomo Cristo Gesù che ha dato se stesso in riscatto per tutti".

Nella lettera agli Ebrei 4, 14, si legge: "Abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli: Gesù, figlio di Dio". Quindi è finita l'epoca di questi mediatori, di queste persone che nel nome di Dio mediano un Dio che è nella loro mente. Adesso si parla di un  Dio con noi; "io son o con voi fino alla fine del mondo" dirà Gesù . Non c'è più bisogno del sommo sacerdote. L'azione violenta di Pietro che taglia l'orecchio riflette la sua mentalità, il suo desiderio. Gesù si confronterà con il sommo sacerdote ma non lo farà con la forza. La spada di Pietro è un parallelo con la spada dei soldati venuti a catturare Gesù. Pietro è un partigiano della violenza tanto quanto lo sono i soldati. L'uno e gli altri rappresentano l'odio e la morte. Gesù vincerà mostrando la gloria del Padre ma lo farà in maniera diversa, non con la violenza.  

Pietro: il "cocciuto" di Dio Dopo il taglio del lobo dell'orecchio Gesù disse a Pietro: riponi la spada nel fodero. In questa occasione Simone viene chiamato per la terza volta Pietro. Secondo recenti riflessioni degli esegeti, si nota che Simone viene chiamato Pietro quando si oppone al disegno di Dio; Pietro è il soprannome che gli viene dato dagli apostoli perché il "cocciuto", era Pietro il "testa dura". Difatti Pietro è l'unico che per tutto il vangelo si opporrà al disegno del Padre che si manifesta in Gesù. Nel vangelo di Giovanni vediamo che Pietro non segue Gesù ma lo accompagna . Gesù dopo la resurrezione gli dirà infatti seguimi . Gesù, quando viene arrestato si rivolge a Pietro proprio con questo nome per indicare che è il cocciuto, duro a comprendere e a seguire il Signore. Gesù dice a Pietro "...non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?". Cosa ci ricorda il calice? Nei vangeli di Matteo, Marco e Luca, Gesù, dinanzi al calice amaro che dovrà bere dirà: "Padre, se possibile allontana da me questo calice amaro". Nel vangelo di Giovanni Gesù non pronuncia questa frase ma dice: "Io non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?" in questo vangelo non c'è nessun cedimento da parte di Gesù mentre negli altri vangeli vediamo un Gesù triste, angosciato, depresso, piangente, vediamo un uomo che ha paura di fronte alla morte violenta che lo aspetta Nel vangelo di Giovanni è come se Gesù avesse ansia e fretta di manifestare l'amore del Padre che si manifesta proprio nella morte violenta della croce. Il Padre non aveva destinato il figlio alla morte né tantomeno lo aveva destinato ad una morte violenta, ma nel mondo vige la tenebra oppressiva, nemica dell'uomo. La morte era inevitabile e la morte di Gesù manifesta due cose: da una parte la malvagità del mondo che non accoglie l'amore di Dio. Arriva un uomo, mandato dal Padre che manifesta l'amore e il mondo lo toglie di mezzo; ma questa morte manifesta anche l'amore di Dio, manifesta qual è il loro Dio, un Dio che non cede, non risponde alla violenza con la violenza, non risponde all'odio con l'odio ma dinanzi ad una sopraffazione, alla violenza e all'ingiustizia, Gesù si consegna pur di non rispondere con la violenza.

Gesù mostra che il Padre è puro amore, senza odio né aggressività e non fa uso delle armi del potere . Se l'uomo, se ciascuno di noi vuole rendere Dio presente nel mondo deve rinunciare ad ogni violenza per manifestare la qualità del suo amore. Il dio di questo mondo mette tutto se stesso a servizio dell'odio. Gesù invece ci ha mostrato un Dio diverso, un Dio che si mette a servizio dell'uomo e non ricorre né al dominio né alla violenza: è un Dio che ti serve, e ti serve nella pace. L'amore e la misericordia di Gesù sono davvero pericolosi?

"Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei giudei afferrarono Gesù e lo legarono".

Attenzione: è importante questa mossa di legare Gesù, uomo assolutamente indifeso che ha dimostrato di essere contro la violenza e di non aver mai fatto male a nessuno. Durante la notte Gesù viene condotto in vari luoghi per essere sottoposto ai vari processi-farsa e ad ogni viaggio lo legavano sempre più stretto perché Gesù è considerato un uomo pericoloso come pericoloso è il suo messaggio. Se solo il suo messaggio venisse capito, praticato,esportato e diffuso nel mondo crollerebbero tante cose; ecco che allora bisogna legarlo. In tal modo viene rispettata anche la profezia di Isaia 3, 9 ­ 10: "Guai a loro per aver preso una decisione malvagia contro se stessi dicendo leghiamo il giusto perché ci è insopportabile ma mangeranno i frutti delle loro opere".

Gesù viene legato e portato da Anna, il sommo sacerdote; Anna è il diminutivo di Anania, uomo avido e arrogante, un uomo che voleva il potere e vi è rimasto per 10 anni. Caifa era suo genero, degno del suocero, poiché rimane attaccato al potere conferitogli per 19 anni, nonostante il governo romano tendesse a cambiare spesso i rappresentati del potere in Israele. Ciò significa che Anna e Caifa erano molto abili nel trattare con l'oppressore romano ed erano ben disposti a fare morire un uomo pur di evitare ogni problema alla nazione di Israele, quindi al loro potere. Anna e Caifa sono uomini arroganti, ancorati al potere, al denaro e con queste caratteristiche giudicano Gesù che, nonostante il processo-farsa, anche per loro ha avuto parole d'amore.

Chi è il discepolo anonimo?

Gli apostoli erano scappati tutti e quando inizia il processo a Gesù soltanto due erano rimasti appresso al Signore: uno si chiama Simon Pietro e l'altro è il discepolo. La tradizione ci dice che questo discepolo è Giovanni, ma in tutto il vangelo rimane anonimo e sappiamo che quando incontriamo nel vangelo un personaggio anonimo in realtà si tratta della chiamata rivolta ad ognuno di noi; ognuno di noi si deve identificare con il discepolo anonimo. Vediamo ancora questo discepolo anonimo che nell'ultima cena reclina il capo nel seno di Gesù. Essere nel seno di qualcuno non significa fare le coccole, ma significa essere in piena intimità. Questo discepolo è l'ombra di Gesù, è in sintonia completa con Gesù e sarà presente alla passione, sarà presente ai piedi della croce e alla resurrezione di Gesù mentre Pietro, cocciuto, testa dura, ancora guarderà e non comprenderà nulla.

Questo discepolo che è in intimità con Gesù e Pietro vanno appresso a Gesù, ma solo Gesù e il discepolo anonimo entrano nell'atrio della casa del sommo sacerdote; il discepolo anonimo può accedere liberamente alla casa perché era conosciuto dal sommo sacerdote, conosciuto nel senso che aveva il distintivo del discepolo di Gesù. Questo discepolo è oltretutto sprezzante del pericolo perché entra dapprima con Gesù poi, accorgendosi che Pietro non è entrato esce a cercarlo. Pietro non è potuto entrare perché non aveva il distintivo di Gesù, non era riconosciuto come discepolo di Gesù. Il distintivo, cioè quello che rende riconoscibile il discepolo come seguace di Gesù, è il suo aspetto interiore. Pietro, l'unico armato, l'unico violento, l'unico che non vuole dare la vita con Gesù e come Gesù, non è conosciuto e non può entrare, rimane fuori, dice il Vangelo: "vicino alla porta", non passa la porta. Chi andrà a Roma per il giubileo sappia che per varcare la porta santa deve essere come il discepolo anonimo capace di dare la vita altrimenti si fermi, come Pietro, nell'atrio.

Per entrare attraverso la porta (Io sono la porta delle pecore) bisogna avere il distintivo.. Il discepolo anonimo è entrato e uscito perché come Gesù, vuole dare la vita. Pietro rimane fuori nell'atrio, mentre questo discepolo che è libero perché non gli importa di morire esce e va da Pietro che come capo della comunità deve entrare ad assistere al processo che si sta svolgendo contro il Signore. Allora Pietro si convince e si muove verso la porta dove c'è una giovane portinaia che gli chiede: forse sei anche tu discepolo di quest'uomo? La domanda colloca Pietro davanti all'opzione: o si dichiara discepolo di Gesù ed entra disposto a seguirlo oppure lo rinnega rompendo apertamente con Lui. Tutta la sua arroganza è sparita, si spaventa di fronte ad una ragazza. Teme la conseguenza di professarsi simpatizzante del prigioniero. Gesù aveva detto a Pietro (Giovanni 8, 31): per essere veramente miei discepoli non basta ascoltare le belle prediche che faccio, ma dovete attenervi al mio messaggio, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.

Pietro non accetta il messaggio di Gesù che parla del dono di sé e rimane prigioniero del suo falso ideale e risponde alla portinaia NON SONO. Nell'altro vangelo risponderà di non avere compreso la domanda. Qui dice invece NON SONO. Mentre Gesù dinanzi alle guardie, dinanzi al potere e alla morte, aveva detto IO SONO e tutti erano crollati a terra, Pietro dice NON SONO e gli crolla il mondo addosso.

Noi, dinanzi alla violenza, dinanzi al dono che possiamo fare di noi stessi, cosa rispondiamo? IO SONO? Ogni volta che noi accettiamo l'amore, ogni volta che accettiamo la guarigione faremo come quel cieco nato che dopo essere stato guarito si trasforma e nessuno più lo riconosce e gli domandano ma tu chi sei? E il cieco guarito risponde IO SONO, e può rispondere così perché ha accettato l'amore di Dio. Anche noi abbiamo accettato l'amore di Dio, SIAMO o NON SIAMO?

Pietro dicendo NON SONO rimane fuori dalla porta. Varcare la porta della speranza, la porta del Giubileo non è soltanto fare un passo fisicamente, ma significa entrare in un'altra dimensione. Pietro non è entrato, è rimasto fuori al freddo, è rimasto fuori con le guardie, è rimasto fuori nella notte. Non ha accettato Gesù, sente freddo, ha paura perché NON E'.

Amen.  

 


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