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La coscienza Lettera
ai giovani di Padre Andrea Gasparino |
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Carissimi, sembra
che abbiamo ucciso la coscienza! Ma la coscienza nessuno la può uccidere. E'
come la luce. Chi riesce a imprigionare la luce? Certo, l'uomo può tirar giù
le sue serrande e chiudersi nel suo buio, ma il sole continuerà a brillare
per tutti quelli che lo vorranno godere. La
coscienza non si uccide perché è luce divina, luce che viene da Dio. Lo
sciocco può chiudere gli occhi e dire: il sole non c'è più. Lo sciocco può
calpestare la sua coscienza, può imbavagliarla perché non parli, ma la
coscienza continuerà a parlare anche se fa comodo non sentirla. La massa delle
scimmie Ecco
come Kierkegaard ha bollato la folla dei cristiani che tentano di spegnere la
coscienza rifugiandosi nello slogan «fanno tutti così»: «E' una massa
di scimmie, fa impressione che siano qualcosa, all'apparenza lo sono, ma
questa massa conta zero, sono esistenze sprecate, perdute ... ». Si,
c'è una massa enorme di gente che corre dietro ai propri istinti e soffoca
tranquillamente la coscienza. E' un tema di acuta attualità, ha detto
Giovanni Paolo II. E ha spiegato: «Nei sussulti a cui è soggetta la
cultura del nostro tempo viene troppo spesso aggredito, messo a prova,
sconvolto, ottenebrato questo santuario interiore, cioè l'io più intimo
dell'uomo: la sua coscienza» (RP 26). E
come pastore supremo della Chiesa ha confidato: «Non tralascio nessuna
occasione per far luce su questa altissima componente della grandezza e della
dignità dell'uomo che è la coscienza» (ivi). Ho
visto gente che va in Chiesa a braccetto col peccato mortale, ha il coraggio
persino di ricevere l'Eucaristia. Ho visto giovani uscire dalla Chiesa ed
entrare tranquilli in una sala dove si proietta un film pornografico.Conosco
gente che vive col piede in due scarpe e tenta di mettere insieme satana e
Spirito Santo, disonestà ed Eucaristia, immoralità e preghiera.E'
un
assurdo! La causa è che per certa gente la coscienza non parla più: l'uomo
che ha imparato a far tacere la coscienza è capace di qualunque delitto. Un profeta
laicista André
Glucksmann è un pensatore moderno, laicista, che coi suoi libri sta
flagellando tutta la Francia. (Silence,
on tue) In
una intervista ha rilasciato questa dichiarazione: Il
vero problema etico oggi è il nostro ostinarci a chiudere gli occhi di fronte
al male. Dobbiamo toglierci dalle giustificazioni. Tutti tendiamo al
benessere, tutti siamo convinti che ogni cosa va bene, e che comunque si va
verso il meglio, che ogni problema ha una soluzione; l'importante è mantenere
il mondo ottimista, negare l'esistenza del male.
E' una
funzione che oggi viene svolta stupendamente dalla televisione e dai media.
Oggi l'ideologia non si svolge più per discorsi, ma per immagini. Immagini
quasi sempre di gente felice che sorride, che fa ginnastica e sport, di gente
che sa di vivere nel migliore dei modi possibili». Che
cosa fare? Ha
risposto cosi: «Resistere! rompere il consenso del benessere e
dell'ottimismo! Il
Papa, nella «Reconciliatio et Paenitentia» ha detto: «Primo frutto della
coscienza è chiamare il bene e il male col loro nome!». Insomma,
bisogna formare le coscienze! Urge aprire gli occhi e farli aprire. A tutti!
Giovani e adulti, vecchi e bambini. L'umanità sta dirottando verso l'abisso. Ha
detto il Papa: «L'uomo contemporaneo vive sotto la minaccia di una eclissi
della coscienza, di una deformazione, di un intorpidimento, di una anestesia
delle coscienze» (cf RP 18). Cristo
aveva dato un avvertimento su cui si è riflettuto troppo poco: «Bada che
la luce che è in te non si spenga! Quanto sarebbe grande la tua tenebra!»
(Lc 11,35). Paolo,
salutando per l'ultima volta i suoi cristiani, aveva detto: «Entreranno
fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge! Perfino di mezzo a voi
sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro
a sé. Vigilate!» (At 20,29-31). Che
cos'è la coscienza? La
Chiesa non ha mai cessato di parlare di questa componente profonda dell'uomo:
è la grandezza più spiccata della persona umana. Ecco
come la descrive la Chiesa: - il santuario interiore dell'uomo; -
il suo "io"più intimo; -
l'altissima componente della grandezza e dignità della persona; -
un misterioso senso morale che ci porta a discernere ciò che è bene e ciò
che è male; -
un occhio interiore; -
una capacità visiva dello Spirito in grado di guidare i nostri passi sulla
via del bene; -
un luogo santo dove Dio rivela all'uomo il suo vero bene (RP 26); -
il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la
cui voce risuona nell'intimo (GS 16); -
la capacità di comandare il bene e di proibire il male inserita dal Creatore
nell'uomo; -
la principale proprietà del soggetto personale (Dom. et Viv. 43). Come
ne parla la psicologia? Non c'è psicologo che non tratti di questo fenomeno misterioso che è la coscienza. Freud ha descritto l'uomo come un iceberg in cui la parte sommersa (l'inconscio) è ben più grande e importante della parte che emerge (il conscio; tra i due c'è una zona crepuscolare(il subconscio). Un
medico francese, Marion Capour, che consacrò la vita tra i «pezzi da galera»,
barboni, alcolizzati, è colpito da questa riflessione dopo le affermazioni di
Freud: «Sì,
esistono pulsioni violente e latenti, ma esiste una terza forza, la coscienza
morale, cioè il senso inestirpabile dal cuore dell'uomo del giusto e
dell'ingiusto, uno spazio di libertà, una trascendenza! Il Creatore ha
impresso per sempre la sua immagine, il suo sigillo in ogni uomo, in ogni
donna nati in questo mondo...La
coscienza ... può diventare coriacea, non sempre è in buona salute, può
deragliare, pervertirsi, scambiare la luce per le tenebre e viceversa, può
ipertrofizzarsi, rattrappirsi, girare a folle, ma non per questo attesta di
meno la sua presenza nei poveri psicopatici. Ma mai, mai viene meno, perché
è immortale. Grazie
al lungo contatto coi miei clienti sapevo che gli alcolizzati non erano
scimmie superiori, dotate solo di un corpo e di una psiche evoluta, ma che
c'era in loro qualcos'altro che li staccava bruscamente dalla specie animale.
Sfortunatamente pochi se ne rendevano conto. Un giorno o l'altro un
comportamento imprevedibile veniva a confermarlo». Viktor Frankl, un grande educatore della coscienza Uno
dei personaggi più grandi della psicologia moderna è certamente Viktor
Frankl. Anche lui conferma la stessa cosa. Anche negli psicopatici più gravi
lui ha constatato il palpito della coscienza. Questo
grande psicologo, che a detta di molti ha visto più lontano di Freud,
quest'uomo forgiato nei lager nazisti e nei campi di sterminio, ha scritto: «Solo
una coscienza sveglia ed affinata rende l'uomo capace di prendere posizione e
di immunizzare contro il conformismo (fare quello che fanno tutti) e contro il
totalitarismo (fare quello che vogliono gli altri)». E'
questa la vera educazione dell'uomo: «L'educazione è valida nella misura
in cui è educazione alla responsabilità». E'
un cammino faticoso la formazione della coscienza. Egli sostiene: «L'uomo
possiede gli istinti, ma gli istinti non posseggono l'uomo. Il comportamento
della persona dipende dal fatto di possedere o no una stabilità interiore...
Non è vero che nei lager l'uomo per la fame diventava un animale... C'erano
esseri umani che barcollavano attraverso le baracche, ma sempre ebbero qui una
buona parola, là un residuo di pane per uno dei loro compagni». Viktor
Frankl non è pessimista. Egli sostiene: «Il mondo è malato, ma è
guaribile» (proprio perché l'uomo possiede una coscienza). Un
giorno una schizofrenica grave gli confidò: «Quando voglio ho una libera
volontà, non ce l'ho quando non voglio». Come
parla la Sacra Scrittura? Ne
parla continuamente. Perché parla a ogni pagina sulla responsabilità
dell'uomo nel suo agire, sulle sue scelte di vita. La
prima pagina della Bibbia descrive già il primo conflitto di coscienza. E'
importantissimo il richiamo di Dio a Caino: «Il peccato è accovacciato
alla tua porta! Ma tu, dominalo!» (Gn 4,7). Tutta
la tradizione biblica è una educazione alla coscienza. Ecco alcuni testi
impressionanti: «Se
vuoi, osserverai i comandamenti: l'essere fedele dipenderà dal tuo buon
volere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua, là dove vuoi stenderai
la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà
dato ciò che a lui piacerà...Egli
non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso
di peccare» (Sir 15,15-17.20). Ecco
come parla la Scrittura sul dissenso tra uomo e coscienza: «Non
appoggiarti sulla tua intelligenza, in tutti i tuoi passi, pensa a lui ed egli
appianerà i tuoi sentieri.Non
credere di essere saggio, temi il Signore e sta' lontano dal male ...Non
disprezzare l'istruzione del Signore...Beato
l'uomo che ha trovato la sapienza... essa è più preziosa delle perle ...un
albero di vita per chi ad essa si attiene» (Prv 3,5-7.11.13.15.18). L'insegnamento
di Cristo Gesù
ha parlato, ha insegnato, ha proclamato in modo impressionante il primato
assoluto della coscienza e la formazione alla responsabilità personale: «Convertitevi
e credete al Vangelo!» (Mc 1,15). E'
il suo grande annuncio all'uomo di tutti i tempi, la chiamata solenne a un
ripensamento globale della vita, a una scelta radicale del bene, del sommo
bene, che è la sua persona. «Non son venuto a chiamare i giusti, ma i
peccatori» (Mt 2,17). La
scelta radicale del bene è proposta a tutti, nessun uomo è escluso, anzi chi
più è lontano dal bene, più è cercato da Cristo. Ma
Cristo insegna che la scelta del bene è a rischio, la voce della coscienza
non ha la stessa risonanza in tutti gli uomini. C'è un soffocamento responsabile
del bene in noi: "Il seme caduto tra le spine sono coloro che hanno
ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno
della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane
senza frutto" (Mc 4,18s), e la coscienza recettiva dell'uomo di buona
volontà ha dei gradi, secondo Cristo: «Coloro che ascoltano la parola
l'accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta,
chi del cento per uno» (Mc 4,20). Ma
è il cuore dell'uomo, la sua coscienza, la realtà determinante del bene e
del male: «E' dal cuore degli uomini che escono le intenzioni cattive.....e
contaminano
l'uomo» (Mc
7,21). La
debolezza dell'uomo è grande, insegna Cristo, la coscienza è sempre
minacciata: «Vigilate e pregate... lo spirito è pronto, ma la carne è
debole» (Mc
14,38). Il
camminare nella coscienza è, secondo Cristo, cercare in tutto l'occhio di Dio
non quello degli uomini: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere
davanti agli uomini per essere da loro ammirati» (Mt 6,1).E
in questa fedeltà alla coscienza sta per
l'uomo la vera libertà: «Se ri (Gv 8,3 Is). I comandamenti dell'«incoscienza» La
coscienza ha come struttura portante i dieci comandamenti, e per noi, la
Parola di Cristo. Anche l'anti-coscienza, meglio, per intenderci, anche
l'incoscienza possiede i suoi comandamenti. Bisogna conoscerli, sono molto in
voga nel paganesimo moderno. Ecco
alcuni dei suoi comandamenti, ferrei come dogmi, che regolano la vita di masse
intere di falsi cristiani: -
Fanno tutti così! E' la morale della grande massa pagana che intacca tutti i
risvolti della vita, e non giustifica nulla. -
Che male c'è? Quando l'incoscienza giunge al vertice trasborda in questo
slogan che cancella tutto, come un detersivo potente. -
Chi me lo fa fare? Certo, se Dio non c'è, non hanno senso i dieci
comandamenti, ma è di lì che parte tutto nella morale dell'uomo - Chi mi vede?
Chi può saperlo? L'uomo può
camuffare tutto e camuffarsi in tutto, ma con Dio non può giocare a
rimpiattino, è come nascondersi dietro il proprio dito. -
A me piace così. Una prostituta diceva: «Lo so che la mia vita è una broda
sporca, ma a me piace questa broda!». Quando si ragiona così tutto è
finito, la coscienza non ha più nulla da dire. -
E'
umano agire così. E'
un altro comandamento sottile dell'anticoscienza. E'
umano ciò che è secondo Dio,
non ciò che è contrario a Dio. Chi rigetta Dio rigetta l'umano. Sono
tutti principi incantatori, specchi per le allodole, che a un certo momento
della vita possono travolgere l'uomo.
«Gente testarda e pagana, nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete
resistenza allo Spirito Santo» (At 7,5 1) gridava Stefano ai suoi
persecutori mentre lo trascinavano al supplizio. Come reagirono? Reagirono così:
«Proruppero in grida altissime turandosi gli orecchi» (At 7,57). I
delitti contro la coscienza sono tutti così: turar gli orecchi, chiudere gli
occhi, non lasciar passare la luce.E'
ovvio che la coscienza può essere distolta dalla verità. Dice il Papa: «Se
la coscienza è retta, allora serve per risolvere secondo verità i problemi
morali» (Dom et Viv., 43), e fa questa precisazione: «La coscienza
non è una fonte autonoma ed esclusiva per decidere ciò che è buono e ciò
che è cattivo» (ivi). Non
è la nostra testa il metro del bene e del male, tanto più non è la mentalità
del mondo la misura del bene e del male.Il
Papa parla di una norma oggettiva che solo Dio può dare e descrive l'agire
della coscienza come "un principio di obbedienza con i comandi e i
divieti che sono alla base del comportamento umano" (ivi), e spiega: «La
coscienza è strettamente legata alla libertà dell'uomo, sta alla base della
dignità dell'uomo e, nello stesso tempo, del suo rapporto con Dio» (RP
18). E
Dio la norma della coscienza, non la mia testa, non i miei gusti, non la mia
convenienza, non quello che piace a me, non quello che piace agli altri. Finché
non si afferra questo principio non siamo al nocciolo del problema. «Primo
frutto della coscienza - abbiamo sentito - è chiamare per nome il bene e il
male». Ma il bene e il male non lo determina l'uomo, lo determina soltanto
Dio. La parola-chiave C'è
una parola-chiave che fa capire esattamente il problema. E'
la parola appartenenza. Apparteniamo
a Dio, non a noi stessi, dipendiamo da lui in tutto. E
questa la ragione di fondo per cui è lui solo che determina il bene e il
male, è lui solo che traccia il confine della vita e della morte.E'
in riferimento a lui solo che l'uomo può capire ciò che deve fare e ciò che
non può fare: «Riconoscete che il Signore è Dio, egli ci ha fatti, e noi
siamo suoi» (Sal 99).
Sant'Agostino
ripeteva: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto
finché non riposa in te!». Appartenenza
non significa schiavitù. Quando il padre dice: «Mio figlio» non intende
dire: «Mio schiavo», intende piuttosto: «Mio amore, mia gioia, mia vita».E
per un figlio, essere «figlio» significa si dipendenza, ma dipendenza di
amore, unità di amore, legame di amore. Dipendenza che è gioia, libertà,
vita! In
questa libertà affonda le radici la coscienza. Tre doveri verso la coscienza
Primo:
consultare in ogni cosa la coscienza. Secondo:
seguire in ogni cosa la retta coscienza. Terzo:
educare senza tregua la coscienza, affinarla, farla crescere. L'uomo
razionale cammina in ogni cosa nella via della coscienza: «Lampada ai miei
passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal
118). Ma
la lampada ha i suoi oscuramenti, le sue crisi, i suoi momenti difficili.
Basta un po' di viltà e il vetro si appanna. Perché la lampada faccia sempre
luce ci vuole onestà, amore di verità,
sincerità.
Non
c'è problema che non possa essere illuminato dalla Parola di Dio. Certo
non parla di eutanasia la Parola di Dio, né di ingegneria genetica, ma
proclama il grande principio della sacralità di ogni più piccola creatura
umana: «Tutto quello che avete fatto al più piccolo l'avete fatto a me»
(Mt 25,40). Per
chi vuole la luce, c'è luce sufficiente, c'è luce per ogni problema
fondamentale della vita. Occorre solo onestà: «Per trovare Dio, prima
bisogna volerlo cercare» ha ammonito il Papa a un raduno di scienziati. Per
questo: «Il silenzio è la prima igiene della coscienza» dice Fredy
Kunz nel libro l'Asina di Balaam.
Se
non c'è desiderio reale di verità è difficile che l'uomo sappia far tacere
tutte le voci che in lui discordano da Dio. Prima
occorre mettere silenzio nei nostri egoismi, poi mettere silenzio nei nostri
interessi. Quando le voci del dissenso egoistico sono in perfetto silenzio
allora la coscienza può parlare, allora la Parola di Dio può far luce. Ma urge educare la coscienza
Ecco
due mezzi importanti. l.
La coscienza si affina soprattutto a contatto con la Persona di Cristo.Chi ha
il coraggio, in ogni suo problema, di guardare Cristo negli occhi, forma in
modo profondo la coscienza. Chi si abitua a un confronto quotidiano con la
mentalità di Cristo, coi gusti di Cristo, con le scelte di Cristo, con le
proposte di Cristo, non può mancare. Il
coraggio della verità è tutto lì,
nel confrontarsi con lo
sguardo di Cristo. La formazione profonda della coscienza non si gioca sui
dieci comandamenti
o su un moralismo cieco! La formazione vera della coscienza si gioca
soprattutto con l'incontro con la Persona di Cristo. Il perno della formazione
della coscienza è Cristo: Io sono la via, cioè il cammino della coscienza, la
verità, cioè
lo specchio della coscienza, la vita, cioè
la forza della coscienza. Scoprire
Cristo è
consegnargli la vita, ecco
come si affina la coscienza. 2. La
coscienza si educa attraverso una igiene vigorosa.Acqua
e sapone, buona volontà e purificazione! Siamo facili a sorvolare sulle
nostre mancanze. Ma chi vuole educare la coscienza orientandola a Cristo deve
abituarsi a guardarsi dentro, a pesare il bene e il male con molto realismo.
Il bene non facciamo fatica a guardarlo, ma dal male che c'è in noi voltiamo
volentieri la faccia. E'
una tattica sbagliata! Quando il male spunta in noi occorre una terapia
efficace. - Fermarsi! Se non ci fermiamo è difficile che riflettiamo. Ogni mancanza
(egoismi, insincerità, piccole cattiverie, ecc. ecc.) è un semaforo rosso
che si accende. Al semaforo rosso la persona ragionevole si ferma, anche se ha
tanta fretta. - Pentirsi! Reagire al male
col pronto pentimento. Chiedere perdono con sincerità, umiliarsi davanti a
Dio, non semplicemente indispettirci per la nostra debolezza. Indispettirsi
non è ancora pentirsi. - Riparare! Se a ogni mancanza mi educo a scegliere una riparazione adeguata, il male non mette radici in me; passa, mi ferisce, ma la ferita cicatrizza. Una lezione di
Budda Raccontano
che un giorno Budda disse ai suoi discepoli: «Le strade si fanno aspre sotto
l'Himalaia, le pietre sono aguzze e feriscono i nostri piedi: come si potrà
rendere più facile il cammino dell'uomo?». Uno
dei discepoli rispose: «Si potrebbe stendere sui sentieri tante pelli di
daino così i nostri piedi non sarebbero feriti». Budda
sorrise, poi scrollò il capo dicendo: «Invece di coprire i sentieri, non
sarebbe meglio difendere i piedi di ciascun uomo con la pelle di daino? Così i
sassi non pungerebbero più». Avete
capito la battuta. Budda intendeva dire: i problemi dell'uomo non sono fuori
dell'uomo, sono tutti dentro l'uomo. E' sempre da lui che cominciano i problemi. Per
concludere la nostra riflessione sulla coscienza: quando un giovane riesce a
educare la sua coscienza, tutte le cose
cambiano, tutti i problemi
ricevono un profondo risvolto perché in lui è sbocciato il senso di
responsabilità di fronte a se stesso, di fronte agli uomini, di fronte a Dio. Una lezione di
Cristo Gesù
ha detto: «Dov'è il tuo tesoro, lì sarà il tuo cuore» (Mt 6,21). Se
il nostro tesoro è Dio, il nostro cuore, la nostra coscienza, saranno radicati
in lui, e la luce di Dio illuminerà ogni nostra azione. L'uomo non sarà più
solo nel cammino della vita, nella sua luce vedremo la luce. Riflettete
con me sul problema della coscienza. Vi farà un gran bene, come l'ha fatto a
me. La
Madre del Signore vi benedica! |