"Detto questo uscì con i suoi discepoli"

Commento a Giovanni 18, 1-7 di P. Giuseppe Galliano in occasione della Messa di intercessione per i malati - Novara febbraio 2000

 

Prima di preparare questa omelia il Signore mi ha dato un passo dal Salmo 119, versetto 144 che recita: "fammi capire e io vivrò". Noi dobbiamo vivere la nostra vita e capire chi è questo Dio, e via via che noi comprendiamo la bellezza e l’amore di Dio ci innamoriamo di Lui. E’ solo a questo punto che noi iniziamo veramente a vivere, appunto "fammi capire e io vivrò".

Ancora, terminata la composizione di questa omelia, una sorella mi ha telefonato per comunicarmi un passo che recita: "è lo Spirito che dà vita, la carne non giova a nulla, le parole che io vi ho detto sono spirito e vita". La nostra vita inizia a partire dalla Parola del Signore; la parola va letta, studiata, interpretata con l’unzione dello Spirito. La Parola, se rimane semplicemente erudizione, scende come l’acqua sul marmo, scivola via senza effetto, mentre invece se è unta dallo Spirito – Spirito di vita – opera cambiamenti.

La comprensione della Parola di Dio deve essere dinamica, deve spingerci ad innescare un cambiamento, una conversione, un cammino. Commenteremo ora il vangelo di Giovanni in modo più approfondito e riguarderà solo 7 versetti: Giovanni 18, 1 – 7 "Detto questo Gesù uscì con i suoi discepoli".

Tutta la Passione di Gesù è agganciata a queste parole "detto questo". Durante la lavanda dei piedi, Gesù aveva dimostrato che la vera dignità dell’uomo non consiste nel dominio sugli altri uomini, ma nel mettersi al servizio dei fratelli. Questo concetto rappresenta un punto fermo della predicazione del Signore.

Gesù aveva poi concluso la lunga preghiera al Padre con queste parole: "e io ho fatto conoscere loro il Tuo Nome e lo farò conoscere perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro". L’evangelista allaccia queste parole all’inizio della Passione perché la cattura, l’arresto, la flagellazione e la morte di Gesù sono una manifestazione per far conoscere il vero volto del Padre.

Nel leggere la Passione del Signore non dobbiamo fermarci al sentimento che può far commuovere dinanzi a quanto il Signore ha sofferto per noi ma, al contrario, deve portarci a conoscere quanto il Signore ci ha amato e quanto questo amore non si è fermato dinanzi a niente.

Tutta la Passione è tesa a farci conoscere il Nome e il volto del Padre che è un volto d’Amore. 

"Detto questo uscì con i suoi discepoli e andò al di là del torrente Cedron". Perché viene citato il torrente Cedron? Perché nei pressi di questo torrente si era consumato un altro tradimento; ecco che allora che la citazione di questo luogo ci vuole indicare che si sta verificando un altro tradimento.

Il fatto storico cui si fa riferimento è questo: il figlio del re Davide, Assalonne, si arma per muovere guerra contro il padre. Davide, con tutto il resto della famiglia e dei suoi fedeli, è costretto a fuggire da Israele. Nella fuga attraversa il torrente Cedron ed entra nel monte degli ulivi. Davide viene quindi tradito da suo figlio Assalonne che riesce ad impadronirsi del potere. In seguito l’esercito di Davide si scontra con l’esercito di Assalonne; Assalonne viene sconfitto e ucciso. Al ritorno dei guerrieri, Davide chiede notizie del figlio Assalonne e il messaggero gli riferisce queste parole: "diventino i nemici tuoi come è diventato Assalonne", intendendo dire appunto che Assalonne era stato ucciso.

Davide, il re, invece di rallegrarsi per la morte del suo nemico e traditore, si lascia andare ad un grido disperato di dolore : "Assalonne, Assalonne, figlio mio, figlio mio Assalonne, fossi morto io invece di te, Assalonne figlio mio, figlio mio Assalonne" (2Sam 19,1).

Il padre piange per questo figlio che, in fondo lo ha tradito nell’intento di usurpargli il potere, e grida "fossi morto io invece di te". Il padre avrebbe voluto morire al posto del figlio. L’episodio che sta vivendo Gesù è simile a quello di Davide, si tratta di un altro tradimento: il figlio prediletto del Padre, l’umanità, sta per tradire un’altra volta il Padre dei cieli nella figura di Gesù. In questo caso però la preghiera "fossi morto io invece di te" viene esaudita: il Padre, nel suo figlio Gesù, si consegna nelle mani degli uomini, quindi anche nelle nostre, e noi gli diamo la pena di morte.

Muore Gesù perché il Padre vuole comunicare sempre la vita, anche quando viene tradito e ucciso. Il Padre comunica la vita e dà la vita di Gesù, dona il suo spirito. L’ultimo respiro di Gesù sappiamo che è il primo respiro della chiesa e lo Spirito Santo che invochiamo non è altro che la vita stessa di Gesù.

Gesù va al di là del torrente Cedron dove c’era un giardino. È la prima volta che nel racconto della passione compare il termine "giardino", termine che ricorda il giardino per eccellenza: il paradiso, il luogo della creazione. Tutta la scena della morte e resurrezione di Gesù viene ambientata in un giardino. Il giardino non è il luogo della morte ma della vita, dove il chicco gettato a terra muore per produrre poi il frutto. Questo giardino si trova sia nel racconto della passione che in quello della resurrezione.

Il vangelo ci dice che nel luogo dove avevano crocefisso Gesù c’era un giardino; nel luogo di morte, nelle nostre morti, nelle nostre passioni, c’è sempre un giardino, un’isola dove ricomincia la vita.

Sappiamo che Maria di Magdala va a cercare il Signore morto e lo trova invece vivo, ma poiché era convinta che il Signore fosse morto, incontrandolo, lo scambia per il custode del giardino e gli dice: "se lo hai nascosto tu, dimmi dove lo hai messo e andrò a prenderlo".

Gesù, entrando in questo giardino che rappresenta la vita, intende inequivocabilmente collocarsi nella sfera della vita, della creazione che comunica vita. L’evangelista aggiunge: "anche Giuda, il traditore, conosceva questo posto"; anche Giuda conosceva il giardino, anche Giuda conosceva la Scrittura, anche Giuda conosceva il luogo della vita, ma non entra, rimane fuori perché ha fatto un’altra scelta, ha fatto una scelta di morte e non può entrare nel giardino della vita.

Questo è un chiaro messaggio anche per noi: non basta conoscere Gesù, ammesso che noi lo conosciamo veramente, non basta conoscere il giardino della vita, non basta conoscere queste realtà di vita, ma è necessario fare quelle scelte nella nostra vita – ecco che la Parola di Dio deve essere creativa – che ci introducano nel giardino della vita, altrimenti, come Giuda, conosciamo il luogo della vita ma non vi entriamo.

Giuda che conosceva quel posto, che cosa fa? "Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne , torce e armi". Ad una lettura superficiale, Giuda ha preso con sé dei soldati, delle torce e delle lampade, come ovvio, considerato che era già buio. Ma ad una lettura più approfondita vediamo che Giuda prende un distaccamento di soldati, costituito dalla coorte romana formata da 600 soldati addetti alla sorveglianza della città di Gerusalemme. Poi Giuda prende con sé anche le guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei poiché le guardie romane, in quanto pagane, non potevano accedere al tempio.

Il tempio era infatti custodito dalle guardie sacre che erano 200. Giuda quindi prende con sé 600 soldati romani più 200 guardie ebree, per un totale di 800 uomini per catturare un solo uomo che non ha mai fatto male a nessuno, anzi un uomo che non ha fatto altro che definirsi come un profeta della non violenza.

Allora perché sono stati necessari 800 soldati per catturare questo uomo? Viene evidenziato questo aspetto per dire che Gesù era un uomo pericoloso, Gesù era un uomo che faceva paura al potere politico, quello romano, e faceva paura al potere religioso, quello dei sommi sacerdoti. Infatti se Gesù avesse continuato a diffondere il suo messaggio e questo fosse stato accolto dal popolo, avrebbe causato lo sgretolamento del potere politico e religioso: il potere religioso era in pericolo perché tutta l’istituzione giudaica si fondava sul presupposto che Dio voleva essere servito, quindi tutto il culto doveva essere gestito dalle classi sacerdotali che di fatto erano le mediatrici tra Dio e gli uomini.

Gesù invece presenta un Dio che non vuole essere servito ma che viene a servire l’uomo, un Dio che dice di essere con l’uomo – sono con voi fino alla fine del mondo.

Ma anche il potere politico era minacciato poiché Gesù predicava che il potere è demoniaco. Gesù ha insegnato che bisogna avere autorità perché il potere si basa sul predominio di pochi su molti, come tutto il potere romano. Ecco che allora questo uomo pericoloso va catturato assolutamente e per questo motivo vengono impiegate misure di sicurezza imponenti, 800 militari, per assicurare la cattura certa.

Giuda si porta con sé lanterne, torce e armi. Ma come fa Giuda a portare con sé tutte queste cose? Lanterne, torce e armi. Giuda è l’uomo delle tenebre, Giuda è l’uomo della notte quindi ha bisogno degli strumenti della notte, ha bisogno di luci alternative che sono le lanterne e le torce.

Giuda è anche l’uomo del potere e come tale ha bisogno di armi. Giuda, uomo della notte lo descrive il vangelo. Poche ore prima Gesù e i discepoli avevano celebrato l’ultima cena dove Gesù aveva detto : "uno di voi mi tradirà". Questa affermazione scatena la reazione preoccupata degli apostoli che si domandano "chi sarà mai?".

Ma Gesù, per distogliere l’attenzione da Giuda, compie un’azione particolare: intinge un boccone nel piatto e lo porge a Giuda. Cosa significa questo gesto? Secondo la cultura e le usanze del tempo, il padrone di casa, che sedeva a capotavola – e Gesù era posto appunto a capotavola nell’ultima cena – dava un boccone all’ospite preferito, all’amico del cuore diremmo noi oggi. Quindi, questo gesto indica che l’amico del cuore di Gesù non è Giovanni, come la tradizione vuole farci credere, ma è in realtà Giuda proprio perché Gesù porge un boccone all’ospite preferito. In realtà questo gesto di Gesù sta ad indicare l’ultimo tentativo di Gesù di recuperare Giuda, ma Giuda non ha accolto questo ultimo ed estremo atto d’amore. Giuda prese il boccone e uscì, e il vangelo ci dice, "era notte". Questa non è una indicazione cronologica per indicare che era notte, certamente era notte poiché l’ultima cena si è svolta la sera, ma l’espressione "era notte" significa che nel cuore e nella vita di Giuda era notte e in questa notte egli ha bisogno di torce, di lanterne e di armi (strumenti del potere).

Quelli che cercano Gesù per arrestarlo arrivano fino al giardino, ma non vi entrano, non possono entrare nel giardino-paradiso, perché hanno fatto una scelta di morte. Essi quindi si fermano sulla soglia del giardino. Gesù va loro incontro e chiede: "CHI CERCATE"? Gli risposero: "Gesù il nazareno". Chiamare Gesù "il nazareno" non significa individuarne la provenienza geografica, ma l’appartenenza a un covo di banditi rivoluzionari che volevano sovvertire il governo di Roma attraverso un’azione armata. Questi uomini cercano Gesù il nazareno, cercano quindi un delinquente, un bandito che ha dato adesione alla violenza armata – Gesù, il nazareno.

Gesù risponde: sono io, così come lo riporta letteralmente il vangelo, ma è da intendersi correttamente IO SONO. L’espressione del tutto particolare IO SONO, fa riferimento all’Antico Testamento, e precisamente all’episodio in cui Mosè, dovendosi presentare al faraone, chiede al Signore con quale nome dovesse chiamare il proprio Dio davanti alla corte egiziana: il Signore dice a Mosè: "tu andrai davanti al faraone e gli dirai: IO SONO mi ha mandato a te". Il "nome" di Dio IO SONO indica il Dio della creazione, il Dio che è sempre a favore dell’uomo, il Dio che esiste da sempre.

Mentre noi abbiamo vita partecipata dai nostri genitori, dai nostri nonni e così indietro nel nostro albero genealogico, Dio esiste da sempre e quindi si autodefinisce con l’espressione IO SONO. Quando Gesù dice alle guardie IO SONO intende affermare IO SONO DIO. Per le guardie romane che erano estranee alla religione ebraica, la risposta di Gesù che si autodefinisce Dio, non poteva fare nessun effetto; ma per le guardie farisee l’affermazione di Gesù di essere Dio – IO SONO – sottolinea ancora una volta la caparbietà bestemmiatrice di Gesù che fino all’ultimo si vuole proclamare Dio.

A questo punto succede una cosa strana: non appena Gesù pronuncia quel IO SONO, 600 soldati romani, ignoranti e disinteressati alla Sacra Scrittura, insieme alle 200 guardie ebree, cadono a terra. In realtà non sappiamo se realmente tutti sono caduti a terra, alcuni potrebbero essere caduti in riposo nello spirito, tuttavia queste sono solo elucubrazioni spirituali che possiamo fare, la realtà è che quando Gesù dice IO SONO e quindi manifesta la sua signoria, tutti coloro che sono in potere delle tenebre, vengono spazzati via, cadono, cedono, secondo quanto dice il Salmo 27: quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi avversari e nemici a inciampare e cadere.

L’evangelista applica a Gesù il Salmo 27 intendendo esprimere il concetto che Dio sta dalla parte di Gesù e non dalla parte dei sommi sacerdoti, rappresentanti legali di Dio che mandano a catturarlo.

Vi è qui un’altra citazione: vi era là con loro anche Giuda il traditore. Questa è la terza volta che si dice che Giuda era presente e sappiamo che il numero 3, nella Sacra Scrittura, indica perfezione. Questo significa che il tradimento di Giuda non è un tradimento occasionale, una caduta, ma è un tradimento consapevole frutto di una scelta deliberata. Giuda quindi sa perfettamente quello che sta facendo, sa di tradire il suo Signore.

Quando gli 800 soldati sono a terra sarebbe il momento favorevole a Gesù per scappare, come hanno fatto gli apostoli. Invece Gesù insiste, si mette davanti a loro e chiede: CHI CERCATE? Gesù aveva posto questa stessa domanda all’inizio del suo ministero ad Andrea, il primo discepolo (Gv 1, 35 - 39): Andrea vede Gesù e comincia a seguirlo; Gesù vedendo che Andrea e l’altro discepolo lo seguivano, domanda loro CHI CERCATE? Essi risposero: Rabbì, dove abiti? Gesù disse allora "venite e vedrete" e trovano il Signore della vita.

Gesù anche verso i soldati sta tentando di compiere l’ultimo tentativo. Concludiamo con le parole di Gesù "CHI CERCATE?", per domandarci anche noi chi cerchiamo. Noi cerchiamo Gesù il nazareno, quel delinquente che è stato ammazzato per noi? La domanda CHI CERCATE è importante perché tutti cerchiamo Gesù, ma quale Gesù cerchiamo? Gesù è il Gesù della Scrittura, il Gesù che dà vita. Ma se è un Gesù che comunica morte, se è un Gesù che comunica tristezza, allora dobbiamo diffidare, è sicuramente una contraffazione. Gesù è quello che si stabilisce nel giardino della creazione e comunica vita, comunica resurrezione. Cerchiamo allora Gesù il vivente, il Dio che si chiama IO SONO.

Amen.

 


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