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Gesù e la donna adultera Settimana di spiritualità - Lozio Casa della sapienza 10-16 agosto 2003 Padre Giuseppe Galliano |
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d al Vangelo secondo Giovanni Capitolo 8,1-11Gesù la mattina presto andò al tempio, e il popolo si affollò attorno a lui.Gesù si mise seduto e cominciò ad insegnare. I maestri della legge e i farisei portarono davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa mentre tradiva suo marito. Nella sua legge Mosè ci ha ordinato di uccidere queste donne infedeli a colpi di pietra. Tu che cosa ne dici?». Parlavano così per metterlo alla prova: volevano avere pretesti per accusarlo. Ma Gesù guardava in terra, e scriveva col dito nella polvere. Quelli però insistevano con le domande. Allora Gesù alzò la testa e disse: "Chi tra voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei." Poi si curvò di nuovo a scrivere in terra. Udite queste parole, quelli se n’andarono uno dopo l’altro, cominciando dai più anziani. Rimase soltanto Gesù, e la donna che era là in mezzo. Gesù si alzò e le disse: "Dove sono andati? Nessuno ti ha condannata?" La donna rispose: "Nessuno Signore. Gesù disse: Neppure io ti condanno. Va’, ma d’ora in poi non peccare più!" Parola del Signore. I Vangeli erano un insieme di lettere che le varie comunità si scambiavano fra loro.Nei primi secoli della Chiesa, questi frammenti furono ordinati per formare i quattro Vangeli canonici: quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Se leggendo un libro, ci accorgiamo che manca una pagina, che essa è stata strappata, significa evidentemente che quella pagina non doveva essere letta o che in essa c’era qualcosa di scabroso. Verso il IV secolo, quindi più di 300 anni dopo la stesura dei vangeli, fu deciso che questa pagina del Vangelo di Luca, doveva essere eliminata. Nei primi secoli della Chiesa, queste pagine strappate, venivano conservate. Questo avveniva anche per altre pagine della Bibbia, che non si voleva fossero lette, e che pertanto venivano cucite. Tutto questo avveniva fino a 40 anni fa. Adesso, dopo l’ultimo Concilio, sono cambiate tante cose. Questa è una pagina scandalosa: Gesù perdona una donna adultera, colta sul fatto di tradire il marito; la legge del tempo prevedeva l’uccisione per questo tipo di donne, non dell’uomo, ma della donna soltanto. Questa donna non dice niente, non si giustifica e Gesù non la condanna. Sant’Agostino sosteneva che se questa pagina del Vangelo non fosse stata censurata, eliminata, tutte le donne un po’ birichine, si sarebbero sentite giustificate nel loro operato. Per fedeltà alla Parola, questa pagina è stata poi reinserita e precisamente nel vangelo di Giovanni, perché in Giovanni 3, 17 Gesù dice che il Figlio dell’Uomo è venuto non per condannare, ma per salvare: "Io non condanno nessuno, io non giudico nessuno", è detto nel Vangelo di Giovanni e, pertanto, si è considerato che questo fosse il posto migliore dove inserirla. Dagli studi odierni sappiamo che questa pagina appartiene al vangelo di Luca perché ci sono due riferimenti molto importanti: il monte degli ulivi, citato solo da Luca e negli Atti degli Apostoli, e l’alba; nel nuovo Testamento, solo Luca ne parla. E’ un brano che racconta uno dei tanti trabocchetti che facevano a Gesù; qui ci sono gli scribi, ed i teologi, che erano il magistero infallibile della Chiesa del tempo. I farisei portano di fronte a Gesù una donna sorpresa in adulterio e poiché Gesù parlava sempre di perdono, di misericordia, se l’avesse condannata si sarebbe tradito. Le persone che seguivano Gesù erano affascinate da questo messaggio di misericordia; se Lui l’avesse condannata, tutta la sua predicazione sarebbe stata non credibile; se invece l’avesse assolta avrebbe trasgredito la legge, perché la legge di Mosé, quella dell’antico testamento, prevedeva che queste donne fossero uccise. Dalla condanna che vogliono emettere si deduce che l’avrebbero uccisa con la lapidazione. Questa consisteva nello scavare una buca nella quale s’introduceva la donna e poi, il testimone del fatto, colui che aveva visto, avrebbe dovuto scaraventare un grosso masso su di essa, tutti gli altri avrebbero poi tirato altre pietre. La legge prevedeva che la lapidazione fosse eseguita solo quando si era ancora fidanzati. Ci si fidanzava non quando sbocciava l’amore ma quando, dai 12 ai 14 anni, i genitori sceglievano il futuro marito. Ancora prima che nascessero i propri figli, i genitori facevano contratti di matrimonio. Se la ragazzina tradiva il fidanzato, veniva lapidata, se la donna tradiva il marito dopo il matrimonio, sarebbe stata strangolata. Era considerato adulterio per le donne, secondo gli ebrei del tempo di Gesù, una qualsiasi relazione con un uomo, sia esso ebreo o romano; gli uomini invece commettevano adulterio solo nel caso in cui la donna fosse stata un’ebrea e sposata. Se l’uomo invece avesse tradito la moglie, con una donna celibe, oppure con una donna straniera, non ebrea, ad esempio una fenicia, od un’egiziana, oppure una schiava, ciò non era considerato adulterio. L’adulterio era frequente al tempo di Gesù, non solo oggi e lo era soprattutto perché a quel tempo il matrimonio era combinato e non era basato sull’amore. Se il marito aveva un qualsiasi sospetto di tradimento, portava la donna in Chiesa, presso la Sinagoga, dove sarebbe stata giudicata. Nella Bibbia in Numeri, 5,11-31 troviamo il seguente testo: Il Signore disse a Mosè di comunicare agli Israeliti queste prescrizioni: «Supponiamo che una donna sposata si sia comportata male e sia stata infedele a suo marito. Per aver avuto di nascosto rapporti con un altro uomo si è disonorata. Suo marito non ha nessuna prova, perché non ci sono stati testimoni dell'adulterio e nessuno l'ha colta sul fatto tuttavia il marito la sospetta d’infedeltà. Può anche capitare un altro caso: un uomo sospetta che sua moglie si sia disonorata, mentre non c'è stato nulla. In tutti e due i casi, l'uomo condurrà sua moglie dal sacerdote e porterà l'offerta dovuta in questa occasione, ossia due chili di farina d'orzo. Ma non verserà olio sulla farina né vi aggiungerà nemmeno l'incenso, perché si tratta di un'offerta fatta a causa di un sospetto, per una colpa che vuole denunziare. «Il sacerdote condurrà la donna alla presenza del Signore. Prenderà dell'acqua santa, in un'anfora di argilla; raccoglierà un po' di polvere dal pavimento dell'Abitazione e la getterà nell'acqua. Poi, alla presenza del Signore, il sacerdote toglierà il velo dal capo della donna e le metterà in mano le offerte di denunzia del peccato, portate dal marito a causa del sospetto che ha. Il sacerdote terrà in mano l'acqua amara che rende maledetti i colpevoli ed esigerà dalla donna di prestare giuramento, e le dirà: "Se non è vero che un altro uomo ha avuto rapporti con te, se non ti sei disonorata e non hai tradito tuo marito, quest'acqua amara non ti farà alcun male. Ma sarà diversamente se ti sei davvero disonorata, hai tradito tuo marito e hai avuto rapporti con un altro uomo" Il sacerdote farà prestare alla donna il giuramento con il quale si attira la maledizione e proseguirà con queste parole: "Il Signore ti castighi: ti renda sterile e faccia gonfiare il tuo ventre; i tuoi concittadini ti portino come esempio quando scagliano maledizioni! Quest'acqua di maledizione penetri dentro i tuoi intestini, faccia gonfiare il tuo ventre e ti renda sterile". La donna risponderà: "Amen: avvenga come hai detto!". Il sacerdote scriverà questa formula di maledizione su un foglio e lo immergerà nell'acqua amara per cancellarvi le parole. Prima di dar da bere alla donna l'acqua amara della maledizione, che penetrando in lei le lascerà la bocca amara, il sacerdote prenderà dalle sue mani l'offerta portata dal marito a causa del suo sospetto, la presenterà con il gesto rituale al Signore e la porterà verso l'altare. Prenderà un pugno di farina, e lo farà bruciare sull'altare come memoriale. Poi farà bere l'acqua alla donna. Quando essa avrà bevuto l'acqua, accadrà questo: se si è davvero disonorata e ha tradito suo marito, l'acqua amara della maledizione penetrerà nei suoi intestini, farà gonfiare il suo ventre, ed essa diventerà sterile; i suoi concittadini la porteranno come esempio quando pronunzieranno maledizioni. Ma se invece la donna è innocente e non ha nessuna colpa, non le capiterà niente, e potrà ancora avere figli. «Questa legge sulla gelosia riguarda la donna infedele, che si è disonorata tradendo suo marito e anche quella soltanto sospettata dal marito geloso. L'uomo farà comparire sua moglie alla presenza del Signore, e il sacerdote eseguirà tutte le prescrizioni di questo rito. Allora il marito non avrà nessuna colpa; la donna invece, se è colpevole, ne subirà le conseguenze». Nel testo di Giovanni, la donna è portata davanti a Gesù, dove gli scribi ed i teologi si rivolgono a Lui, come se fossero delle persone desiderose di apprendere e gli dicono:"Maestro, questa donna è stata colta sul fatto e, secondo la legge di Mosè, dobbiamo lapidare questa qua, tu che ne pensi? (non dicono questa donna, ma questa qua, in senso dispregiativo). E’interessante vedere che i farisei usano la legge per togliere la vita, che invece era stata donata da Dio per comunicare vita; anche Gesù sarà ucciso a causa della legge. Qualunque cosa Gesù avesse risposto in quella circostanza, si sarebbe trovato in difficoltà ed, infatti, egli decide di non risponde. Gesù, in ogni situazione ha sempre la parola giusta, una parola di vita! Gesù non risponde e comincia a scrivere per terra. Ci sono due interpretazioni circa il suo comportamento: La prima, quella per i teologici, si riferisce a Geremia, 17-13, e dice: "Signore quanti ti abbandonano resteranno confusi, quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere perché hanno abbandonato la fonte d’acqua viva, la legge che doveva essere fattore di vita, loro ne hanno fatto strumento di morte."In pratica Gesù sta scrivendo per terra i loro nomi ed i loro peccati. Questa interpretazione è la più riconosciuta. La seconda interpretazione fa invece riferimento a Genesi, 2-7: "Allora Dio, il Signore, prese dal suolo un po’ di terra e, con quella, plasmò l’uomo. Gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo diventò una creatura vivente." L’incontro con Gesù ricrea. Come Jvhè, il Padre, impastò la terra e fece l’uomo, così Gesù sta ricreando questa donna "birichina", infedele, malata; sta facendo di lei una donna nuova. Ogni volta l’incontro con Gesù ci ricrea, fa di noi delle persone nuove. Ogni volta che noi c’incontriamo con Lui, anche con il nostro peccato, vediamo che Egli non è lì per condannarci, ma per ricrearci, Gesù è comunicatore di vita. A questa donna che non ha vita, e la cerca in posti sbagliati, Gesù sta comunicando di nuovo vita. I farisei insistevano per avere una risposta, ed allora Gesù alzandosi, disse: chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Abbiamo detto che il primo a scagliare la pietra avrebbe dovuto essere il testimone, che sicuramente era presente in quella situazione. Nessuno però si muove, anzi cominciano ad andarsene, cominciando dai più anziani, i maggiori peccatori dal momento che, se il giusto pecca sette volte al giorno, più anni hai e più peccati avrai. Il termine "anziani" invece equivale a "presbiteri" che sono i sacerdoti. All’interno della comunità. il presbitero è l’anziano che ha il ministero di guidare la Comunità: il sacerdote è il prete, l’anziano. I primi ad andarsene sono i preti che, insieme ai teologici, agli scribi ed ai farisei costituiscono quel tribunale che poi condannerà Gesù. Essi pretendevano di giudicare gli altri nonostante che loro stessi si siano allontanati dal Dio di amore, sostituendolo con il Dio della legge. Ancora oggi possiamo leggere l’Antico Testamento guardando sia al Dio dell’Amore, sia al Dio della legge. Quando Gesù fu battezzato, durante la trasfigurazione, il Padre disse: "Questo è il figlio mio l’amato, ascoltatelo, soltanto Lui ascoltate"; quindi dobbiamo prender le cose dell’Antico Testamento che s’inquadrano nel messaggio di Gesù, quelle che invece non s’inquadrano nel suo messaggio, dobbiamo respingerle. Possiamo scegliere fra il Dio creatore ed il Dio legislatore; per il Dio creatore: … ogni cosa che ha creato vide che era buona, quando creò l’uomo …vide che era molto buono; il Dio legislatore invece mette divieti ad ogni cosa che ha creato. Il Dio creatore dice …come sei bella amica mia, come sei bella! Per il Dio legislatore è tutto peccaminoso. Non si capisce perché Dio abbia creato tutto il mondo e poi abbia vietato tutto; tutti questi divieti non sono stati dati da Dio. Il Dio creatore cerca persone che gli assomiglino nella pratica dell’amore, il Dio legislatore cerca sudditi che gli obbediscano attraverso la legge. Gesù ci ha detto che vuole che noi assomigliamo a lui nella pratica dell’amore, la somiglianza con il Padre sviluppa l’uomo, ci fa diventare signori. Nella prima lettura leggiamo "…è il Signore dei Signori", non è il signore degli schiavi. Noi dobbiamo diventare signori della nostra vita perché Gesù vuole essere il Signore dei signori, non degli schiavi, dei depressi, non di colui che non si assume la responsabilità della propria vita. La somiglianza con questo Padre ci fa diventare signori della nostra vita mentre invece la sudditanza provoca angoscia. Nelle nostre Comunità o Parrocchie, incontriamo persone sempre in angoscia per questo Dio, che forse non è il Dio di Gesù. Il Dio creatore cerca persone che vogliono diventare come lui: un Padre che ama sempre e in ogni caso. Il Dio legislatore ci presenta un Dio che è un re potente, alla maniera umana, che premia e castiga. Se ti comporti bene io ti premio, io ti amo, se ti comporti male io ti castigo, io non ti amo. Questo non è amore, dal momento che l’amore è gratuità. Il Padre ci ama sempre e comunque: …fa sorgere il sole sugli ingrati e sui malvagi. Matteo dice: sui buoni e sui cattivi, Luca è ancora più esclusivo. Dio ama tutti. Questo è il nostro Dio! Questo è l’amore! Gesù vede questi uomini, che hanno scelto il Dio legislatore, andarsene e lui rimane solo con la donna dicendole: "Dove sono andati? Nessuno ti ha condannata?". La donna rispose: "Nessuno Signore. A questo punto del Vangelo, troviamo la risposta "scandalosa" di Gesù: Neppure io ti condanno. Nell’Antico Testamento era scritto che era volontà di Dio che questa donna fosse lapidata, quindi è questa la risposta scandalosa di Gesù. Gesù non la manda via, ma la invita ad andare a raccontare la misericordia di Dio. Chi ha sperimentato la misericordia di Dio, chi si è sentito amato da Lui in un momento particolare della propria vita, poi racconterà perché ciò fa parte della propria esperienza personale. Gesù invita la donna ad andarsene ed a raccontare quello che Dio ha fatto per lei. "Va, ma d’ora in poi non peccare più!" Il peccato è una direzione sbagliata di vita e Gesù la invita a non peccare più. Questo brano evangelico potrebbe non riguardare la mia persona, in quanto prete; invece l’adulterio interessa anche me, che sono celibe, allo stesso modo come interessa le persone vedove, quelle regolarmente sposate, praticamente tutti noi. Gesù ci ha detto che l’adulterio è già nelle intenzioni: se voi guardate una donna con il desiderio di possederla avete già commesso adulterio nel vostro cuore. Abbiamo visto che nel Vangelo, Gesù parla poco di sesso; l’adulterio non indica soltanto il tradimento coniugale, ci si fermerebbe ad un’indicazione morale che Gesù sistematicamente evita nell’annuncio della buona novella. L’adulterio, nel pensiero di Gesù, è dare adesione, mettere la propria fiducia in altre cose, in altre divinità. L’adulterio per tanti può significare essere attaccati al denaro, alla rispettabilità, al potere. Dire che Gesù è il Signore, significa che lui deve essere messo al primo posto nella nostra vita e che in lui dobbiamo mettere tutta la nostra fiducia. Tante volte diciamo di amare il Signore ma poi, mettiamo la nostra fiducia in cose diverse da lui. Tutto questo non ci fa crescere, l’unico che ci fa crescere è Gesù e il suo messaggio. Tutte le volte che noi svicoliamo in altre fonti, che possono darci un piacere momentaneo ma non ci fanno crescere, restiamo dei nani. Riflettiamo in che cosa mettiamo la nostra fiducia, la nostra sicurezza. Questo messaggio è a volte in antitesi con la parola penitenziale della Chiesa. La confessione è il sacramento che ha subito più mutamenti nella storia. In questo brano la donna non si confessa. Mentre la donna del brano di Luca 7 va da Gesù piangendo e gli lava i piedi, questa donna non chiede perdono, non si pente e Gesù la perdona ugualmente. Questo è in contraddizione con la prassi penitenziale della Chiesa dove noi dobbiamo accusarci, dove ci deve essere una perfetta contrizione, ecc. La confessione rimane sempre valida, è un modo per crescere. Il perdono dei peccati noi lo abbiamo anche nella Messa. All’inizio il prete dice: "Dio Onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni tutti i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna". All’inizio, abbiamo un primo perdono dei peccati veniali, poi, nell’Eucaristia, Gesù dice: questo è il mio sangue versato per il perdono dei peccati di tutta l’umanità. Nel sangue di Gesù vengono bruciati tutti i nostri peccati veniali; poi, continuando nella celebrazione, sentiamo queste altre parole: "ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo". In Giovanni 1,7 troviamo: Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato. La comunione non è una ricompensa a chi si è comportato bene ma è per i peccatori, perché abbiano la forza di uscire dal peccato. Gesù non è venuto per i giusti ma, per i peccatori; Gesù non si sedeva a mensa con i bravi, ma con i peccatori. Nell’Eucaristia c’è un primo perdono dei peccati, la confessione; la riconciliazione resta come un cammino e confronto con qualcuno per vedere se sappiamo camminare. Abbiamo bisogno di parlare di noi stessi, dobbiamo poterci confrontare con qualcuno. La confessione è un sacramento valido che ha bisogno di un cammino. Noi dobbiamo prendere i sacramenti seriamente perché Gesù è serio con noi. Amen |