"...ed essi furono pieni 

di Spirito Santo "

Catechesi di Padre Giuseppe Galliano MSC in occasione della S. Messa d'evangelizzazione con intercessione per i malati - NOVARA 12 GIUGNO 1998  

 

Questa sera celebriamo la messa votiva dello Spirito Santo, l'ultima messa di quest'anno sociale intitolata: "Ed essi furono pieni di Spirito Santo". Durante quest'anno il Signore ci ha parlato dei vari doni dello Spirito Santo e questa sera, in conclusione, ringraziamo il Signore per tutti gli insegnamenti ricevuti, in quello che il Santo Padre ha indicato come anno dedicato allo Spirito Santo. Al Signore va ogni ringraziamento, ogni lode ed ogni benedizione, perché ogni volta che possiamo celebrare l'eucarestia, ogni volta che possiamo riunirci come popolo santo di Dio per cantare insieme le Sue lodi, il Padre non ci rimanda mai a casa a mani vuote.

Questa sera ancora una volta noi stiamo qui non perché abbiamo pensato di partecipare ad una messa o abbiamo bisogno di qualcosa, ma perché è il Signore che ci ha convocato. Per vie misteriose Lui ha parlato al nostro cuore durante questo anno e ci ha invitato a partecipare, ci ha invitato ad essere il popolo che canta le sue lodi. Ringraziamolo, quindi, perché ci dà questa occasione. Naturalmente ringraziamo anche il nostro Vescovo, don Natale che ci ospita e tutte quelle persone che si adoperano per la celebrazione di queste messe: grazie!

Una parola sul cammino che sta facendo questo gruppo. Come diceva anche il Papa a San Pietro la notte di Pentecoste, c'è un po' di confusione tra tanti movimenti e tanti indirizzi. Tutti sono buoni, tutti sono guidati dal Signore e dallo Spirito. Il cammino che sta facendo questa comunità, questo gruppo che celebra le messe del 2° venerdì del mese è un cammino che si riallaccia alla fedeltà delle origini.

Un esempio. Ricordo quando io ero novizio (il novizio è il giovane che si prepara ad emettere i voti; si prepara attraverso la preghiera, lo studio, il silenzio) scelsi un direttore spirituale esterno alla mia congregazione d'appartenenza. Fra Tommaso dei Frati Francescani Rinnovati. Fra Tommaso dormiva e dorme, perché è ancora in vita (adesso ha 90 anni), su tavole di legno; la notte si alza all'una insieme ai confratelli, si dà la disciplina e fa un'ora d'adorazione. Cammina a piedi scalzi, ha soltanto una tunica, non porta denaro con sé. Non accetta denaro, vive solo di provvidenza. Fra Tommaso mi spiegava che con un gruppo di confratelli sono usciti dall'ordine francescano per vivere la regola così come l'aveva data San Francesco: "tutti andiamo in paradiso, tutti siano inseriti nella Chiesa, ma io sento questa vocazione. Insieme a questi fratelli intendo vivere con la regola originaria dei francescani così come l'ha data San Francesco". Sappiamo dalla storia della Chiesa, dalla storia della spiritualità che i francescani hanno fatto vari accomodamenti e istituito varie congregazioni: francescani, cappuccini, conventuali, ecc... Tutte hanno un unico padre che è Francesco, tutte fanno un cammino di povertà.

Così succede anche nel Rinnovamento. Il Rinnovamento ha diversi indirizzi. Quello che sta seguendo questo gruppo è di mantenersi così com'è nato nel 1967. Quanto vi dico è contenuto in un libro di Raniero Cantalamessa edito dal Rinnovamento nello Spirito quattro anni fa. Padre Raniero, nel capitolo " una parola per il Rinnovamento" afferma che l'opera di Dio, una volta che va nelle mani degli uomini può diventare opera umana. Dice inoltre: attento Rinnovamento! Mantieniti quello che sei! Sei un segno, sei una profezia! Non pensate tanto al futuro, ci basta il futuro della Chiesa come istituzione. Cercate di rimanere profezia nella Chiesa e continuate a prendere direttamente dalla Chiesa locale tutto ciò che occorre per vivere la vita nello Spirito, senza diaframmi e strutture intermedie. Cerchiamo dunque di essere quella nuvoletta pronta a scomparire dopo aver versato sulla Chiesa tutta la sua acqua. Il Rinnovamento Carismatico nasce non come un movimento insieme con gli altri, ma nasce per morire, nasce per essere nella Chiesa profezia e poi dopo aver fatto questo, morire.

Continua padre Raniero: il fondatore è Gesù; la regola il Vangelo interpretato dallo Spirito Santo, la congregazione la Chiesa. Non preoccuparti del domani. Non voler fare cose che restano. Non voler mettere in piedi organismi riconosciuti che si perpetuano con successori. Questo dice Padre Raniero Cantalamessa (La sobria ebbrezza dello Spirito, pp. 85-88): questo è il cammino che si propone di fare questo gruppo che celebra l'eucarestia il 2° venerdì del mese.

E' significativo che il giorno di Pentecoste a San Pietro ci fossero tutti i fondatori dei vari movimenti, ma per il Rinnovamento non c'era nessuno. O meglio, c'era qualcuno, ma non c'era un fondatore perché appunto non c'è un fondatore. Sappiano che nel week-end di Duquesne sette studenti invocarono lo Spirito e da lì cominciò il Rinnovamento Carismatico.

A Roma tuttavia c'era qualcuno che ha fatto il saluto al Papa in nome del Rinnovamento Carismatico: Charles Whitehead, presidente dell'ICCRS International Catholic Charismatic Renewal Services, del quale esiste un bollettino e vi abbiamo fotocopiato l'ultimo editoriale dove lui parla di come dovrebbe essere il Rinnovamento nel mondo. Io vi consiglio di leggere quest'articolo per vedere l'indicazione che questo gruppo intende seguire.

A proposito dell'incontro di Pentecoste in San Pietro, il Papa ha fatto un discorso bellissimo e profetico: "oggi, a tutti voi riuniti qui in San Pietro, a tutti i cristiani voglio gridare: apritevi con docilità ai doni dello Spirito, accogliete con gratitudine e obbedienza i carismi che lo Spirito non cessa di elargire, non dimenticate che ogni carisma è dato per il bene comune, cioè a beneficio di tutta la Chiesa! Per loro natura i carismi sono comunicativi e fanno nascere quell'unità spirituale fra le persone".

Il Papa ha detto inoltre: come custodire e garantire l'autenticità dei carismi? Affidiamoci alla Chiesa. Ai pastori, come dice la prima lettera ai Tessalonicesi (5,12. 19-21) e come dice il Concilio (LG. 12), appartiene il giudizio sulla loro genuinità e sul loro esercizio nella Chiesa. A loro spetta non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto per ritenere ciò che è buono. E' alla Chiesa che noi dobbiamo portare i nostri carismi, è alla Chiesa che noi dobbiamo chiedere l'autenticità di questi carismi ed è nella Chiesa che si fa il cammino. Nella Chiesa si fa il cammino anche con i "cani da gregge". Il pastore è uno, Gesù, il Padre; i sacerdoti sono soltanto dei "cani da gregge", mi piace quest'espressione! Sapete che in un gregge c'è un unico pastore e poi tanti cani che coordinano le pecore. Affidiamoci anche a questi "cani da gregge". 

Ho letto un articolo su un giornale che esprimeva chiaramente la speranza che in tutti i gruppi ci sia sempre un sacerdote. E voglio dire anche una parola sui sacerdoti. Il sacerdote è colui che fa il cammino insieme al gruppo, che ne condivide le gioie, le speranze, le ansie e i dolori. Il sacerdote che viene una volta tanto non riesce a sentire quello che è il gruppo, quello che vive il gruppo. Il sacerdote deve camminare con il gruppo, deve pregare con il gruppo, deve vivere con il gruppo, deve piangere con il gruppo. Il sacerdote non è un fedele diverso, è un fedele che è anche un "cane da gregge", un cane che grida quando il gregge va da un'altra parte, in una direzione diversa da quella indicata dal Pastore.

E poi, continua il Papa, Gesù ha detto: Io sono venuto per portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso. Mentre la Chiesa si prepara per entrare nel terzo millennio, accogliamo l'invito del Signore perché questo fuoco divampi nel nostro cuore ed in quello dei fratelli. Oggi, da questo cenacolo di Piazza San Pietro si innalza una grande preghiera: vieni Spirito Santo, vieni Spirito e rinnova la faccia della terra, vieni con i tuoi sette doni .... , vieni Spirito di vita, di carità, di comunione, di amore. ... Vieni Spirito Santo a rendere fecondi i carismi che hai elargito. Ma è bellissimo! Questo è un discorso da imparare a memoria, una preghiera da fare nostra perché è la preghiera del Papa.

A proposito di carismi, che cosa sono questi carismi? Facciamo un accenno soltanto perché per capirli sono necessarie catechesi su catechesi, ma soprattutto esperienza di vita e di preghiera. Dice San Paolo nella lettera ai Corinzi 12,1: "Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza". Dobbiamo conoscere questi doni dello Spirito. La parola carisma deriva dal greco chàris che significa grazia. Il carisma è un dono gratuito che ti da il Signore. La radice chàris, in greco, si ricollega al verbo corrispondente charìzomai, al quale si ricollega chàris=grazia e chàra=gioia. Per questo chi esercita i carismi non può che esercitarli nella gioia perché dono di grazia da vivere nella gioia.

Ecco a proposito di carisma nel catechismo della Chiesa Cattolica: "straordinari o semplici e umili, i carismi sono grazie dello Spirito Santo che hanno direttamente o indirettamente un'utilità ecclesiale, ordinati come sono all'edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo" (CCC 799) (edificazione Cristifideles laici n°24). Non si tratta dunque di doni su cui scherzare, non si tratta di optionals, la Chiesa si basa sui sacramenti e sui carismi.

San Paolo ci dice che i carismi sono "una manifestazione particolare dello Spirito (1Cor. 12,7) per l'utilità comune". In particolare il carisma è personale, nel senso che ognuno, ogni persona può ricevere un carisma diverso. Mentre i sacramenti sono sette, i carismi sono infiniti. San Paolo, nella 1° lettera ai Corinzi, individua nove carismi di base, e sono quei nove carismi di base che dovrebbero essere presenti in ogni comunità; poi i carismi sono infiniti a seconda delle esigenze della comunità e della persona.

Il carisma non è qualcosa che possiamo gestire da soli o che possiamo usare a nostro uso e consumo, ma viene dato per l'utilità comune, per l'edificazione della Chiesa, della comunità. Il carisma non dobbiamo tenerlo all'interno del gruppo. Noi dobbiamo pregare insieme il Signore e poi ognuno deve andare nella propria comunità a portare il proprio carisma. Non possiamo chiuderci all'interno di un gruppo o di un'associazione; il carisma va vissuto nella propria comunità, nella propria parrocchia. Così saremo carismatici! Così porteremo bene alla Chiesa, non stando all'interno di un gruppo.  

Sorge spontanea una domanda: i carismi sono dati soltanto ai carismatici o sono dati a tutti? La scrittura ci dice che a ciascuno viene data questa grazia particolare che è il carisma. Il carisma non ci fa più santi; non è perché abbiamo un carisma di guarigione, di liberazione, noi siamo più santi degli altri; assolutamente no! Il carisma è un dono che abilita al servizio e non dà alcuna patente di santità, anche se la presuppone. L'utilità del carisma non va riferita al soggetto portatore ma a coloro che ne beneficiano, all'intera comunità.

I carismi sono dati per l'utilità comune, per l'edificazione della comunità. C'è tuttavia un carisma che viene dato per l'edificazione personale: è il carisma delle lingue, la glossolalia. Vi invito a rileggere i capitoli 12 e 14 della 1° lettera ai Corinzi, dove San Paolo parla espressamente della teologia dei carismi. San Paolo dice: vorrei vedervi tutti parlare con il dono delle lingue. (1° Cor 14,5) Il dono delle lingue, glossolalia, è il dono di lodare Dio sotto l'azione dello Spirito Santo (1° Corinzi 14, 2). San Paolo continua nella lettera ai Romani 8, 26, dicendo "lo spirito intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili". La glossolalia è quindi un dono di preghiera che serve all'edificazione personale.

Nella 1° lettera ai Corinzi 14, 4 dice: "chi parla con il dono delle lingue edifica se stesso. Chi parla con il dono delle lingue non parla agli uomini ma parla a Dio". Il dono delle lingue, non presenta alcun carattere estatico, mistico o ipnotico. Chi prega in lingue, inizia e termina come e quando vuole. E' una preghiera che noi facciamo liberamente, la iniziamo e terminiamo liberamente, esattamente come iniziamo e terminiamo la preghiera del rosario o la preghiera di lode. Così, il canto in lingue lo iniziamo e lo terminiamo quando vogliamo . E' una preghiera libera e dove c'è la libertà c'è lo Spirito e viceversa.

Sant'Agostino, nel commento al Salmo 32, ha lasciato un bel passo sul canto in lingue che dice: non andare alla ricerca di parole, Dio ti dona questo modo di cantare; non puoi esprime in parole i sentimenti che piacciono a Dio. Lodalo dunque con il canto di giubilo, la glossolalia. Quando canti così, lo lodi infinitamente. Cosa è il canto di giubilo? E un canto che esprime ciò che le parole non riescono a dire; è il cuore a cantare.

Quando gli agricoltori si affaticano nel raccolto della vigna, si mettono a cantare per esprimere la loro gioia. Ma quando questa è troppo grande e le parole non riescono ad esprimerla si abbandonano ad una gioia e ad una frenesia incontenibili. Cosa è questo giubilo, questo canto di esultanza? È la melodia che trasmette i sentimenti di gioia del cuore intraducibili a parole; e a chi appartiene questo giubilo? Certamente a Dio che non si esprime con linguaggio umano.

San Paolo ci dice ancora: "dunque fratelli miei, quanto a parlare con il dono delle lingue, non impeditelo, ma tutto avvenga decorosamente e con ordine".(1 Cor 14,39-40) Lui dice "grazie a Dio io parlo con il dono delle lingue molto più di tutti voi".(1 Cor 14,18) .Sulla rivista del rinnovamento carismatico francese "Il est vivant" c'è un articolo che parla del carisma delle lingue dal titolo "Signification spirituelle de la glossolalie". Il canto in lingue, è un canto di guarigione personale che viene dal profondo del cuore, dal profondo dell'uomo spirituale che vive dentro di noi. L'uomo spesso è ferito e deluso dalla vita, allora questo canto, che viene dal profondo del cuore, è un canto di autoguarigione, è un canto che guarisce e che lenisce le nostre ferite.

Il canto di glossolalia è anche un canto d'intercessione e di liberazione; quante volte quando mi viene presentato il foglio con tutte le intercessioni, quelle ricopiate dai fogliettini depositati nel cesto durante le messe, non potendo pregare per ognuno di questi, prendo il foglio delle intercessioni, mi metto in cappella davanti al Signore alzo le braccia e canto: Signore Tu sai ciò di cui hanno bisogno, Tu sai chi ha bisogno di Spirito di consolazione, di Spirito di guarigione, di grazie. Io non lo so ma lo Spirito che prega dentro di me lo sa. Alzo le braccia e faccio l'intercessione con questo canto in lingue e così invito a fare anche voi.

Il Signore in una delle ultime preghiere ce lo ha detto: canta, canta, questo è un canto d'intercessione ma è anche un canto di liberazione. Nel libro di Padre Matteo La Grua, "La preghiera di liberazione", è indicato proprio come questo canto è un canto di liberazione. Mentre Padre La Grua, esorcista nella città di Palermo, stava facendo un esorcismo su una persona, c'era un gruppo che lo aiutava in preghiera. Nel momento in cui la lotta era più forte, Padre La Grua fece dire al gruppo di pregare più intensamente. Il gruppo iniziò a pregare con il canto in lingue e quella persona posseduta cominciò a dire "cosa è questo canto che sento in lontananza, cosa è questo canto che ferisce il mio cuore?" e quella persona alla fine fu liberata. Il canto in lingue è quindi un grande canto di liberazione, al di là di tutte le preghiere di liberazione che noi possiamo fare, c'è questa preghiera che il Signore ci ha dato dal profondo del nostro cuore e dobbiamo usarla perché questo è il carisma dato a tutti per l'edificazione personale.

L'articolo della rivista francese continua dicendo che questo carisma ci spinge al dono di sé. Dopo aver cantato, dopo aver pregato, dopo aver fatto pregare e gemere il nostro Spirito, non possiamo non andare verso l'altro perché sappiamo che quando siamo pieni di Spirito Santo non possiamo fermarci. Come Maria, appena fu fecondata dallo Spirito Santo, subito in tutta fretta andò dalla cugina e si mise al suo servizio, quando lo Spirito viene in noi, quando siamo pieni dello Spirito, non possiamo che andare verso l'altro, non possiamo che metterci in tutta fretta al servizio del fratello. Il guaio è quando vogliamo servire ma siamo poveri di Spirito; allora questo servizio diventa una croce, una condanna, una nausea ed è forse meglio non farlo. Ripieni dello Spirito ecco che andiamo incontro all'altro.

Ieri sera, dopo la messa del Corpus Domini, in sacrestia cantavo in lingue sottovoce; il fratello che mi ha sentito mi ha detto "perché canti così se nessuno lo capisce? Io non ti capisco; forse è meglio se canti qualche canzone conosciuta". Io risposi "hai ragione, ti devo catechizzare sul dono delle lingue". Giustamente come diceva questo fratello, nessuno capisce e difatti, come affermava San Paolo, "chi parla con il dono delle lingue, preghi di poterle interpretare".(1 Cor 14,13) Questo canto, infatti, va anche interpretato e, specialmente quando siamo nell'assemblea, il Signore dà anche l'interpretazione.

San Paolo dice che è meglio che chi canta e prega in lingue dia anche l'interpretazione. Tuttavia a volte l'interpretazione viene da un'altra persona, soprattutto perché il Signore vuole farci sentire bisognosi gli uni degli altri. Allora ecco che dopo il canto in lingue molte, volte nella comunità c'è l'interpretazione che può essere una profezia orale, può essere una preghiera, una parola di conoscenza. Alcune persone nell'assemblea sentono attraverso immagini mentali, non visioni, o parole dentro il cuore, quello che il Signore sta comunicando all'assemblea, quella che è la risposta al canto di intercessione, al canto di liberazione, al canto che viene fatto attraverso le lingue.

Molte volte il profeta, e profeta è colui che parla a nome di un altro e quindi colui che parla in nome di Dio, non sa nemmeno qual è la frase ma sa il concetto e comincia a parlare. Come dice Padre Emiliano Tardiff, parola dopo parola lo Spirito suggerisce quello che deve essere comunicato all'assemblea.

La finale di Marco 16 dice: questi saranno i segni che accompagneranno coloro che credono: parleranno lingue nuove. Padre Faricy chiama il canto in lingue contemplazione rumorosa. E' importante aprire la bocca; chi è venuto a Rimini due anni fa si ricorda come Patty Mansfield ci invitava ad aprire la bocca e a ripetere "Abba", perché se teniamo la bocca aperta è più facile che il Signore ci dia questa preghiera, questo canto in lingue.

Una tentazione ricorrente è quella di dire "sto fingendo", oppure quella di dire "imito Padre Giuseppe, imito Elsa", però c'è una regola di teologia fondamentale che dice che la moralità soggettiva di una persona dipende dalle proprie intenzioni. Quindi anche se noi fingiamo o imitiamo un'altra persona che canta, l'importante per Dio è l'intenzione di lodare il Signore anche con le lingue.

San Paolo, Efesini 6,18, dice: pregate in ogni tempo per mezzo dello Spirito e quale preghiera è più efficace se non quella che ci dona lo Spirito. Adesso ci mettiamo in piedi e invochiamo lo Spirito e dopo aver invocato lo Spirito apriamo la bocca e facciamo una grande preghiera di intercessione per tutte le nostre necessità, una grande preghiera di liberazione per tutte le nostre oppressioni, una grande preghiera e che il Signore dia a tutti questo carisma perché tutti siano abilitati a pregare e a ringraziare il Signore con le lingue.

Figli miei, a molte persone di questo popolo, a molte persone di questa assemblea Io ho dato un carisma di guarigione interiore, ho dato un carisma di consolazione. Quando le persone vengono a te, quando le persone si aprono, quando le persone manifestano i loro dolore, non li mandare da altri, ma parla tu perché in quel momento Io ti darò lingua cui nessuno può resistere, Io ti do la mia lingua, la mia consolazione e sarò Io a parlare attraverso di Te, non temere, non pensare a quello che potrai dire; non mandarli ad altri perché Io a te li mando, è a te che ho dato un carisma di guarigione interiore, è a te che ho dato un carisma di consolazione. Usalo per il bene della mia Chiesa, per il bene dei miei figli.

Parlo a te uomo, dico a te figlio mio, fratello mio, Io ho dato a te un carisma di guarigione fisica e la guarigione non dipende dalla tua santità; la guarigione non dipende dalla tua buona condotta ma dipende dalla Mia benevolenza, dalla Mia Misericordia. Tu sei soltanto uno strumento, Io ti chiedo di essere docile e le persone che si manifesteranno a te, sono Io che le ho mandate. Dico a te uomo, figlio mio, fratello mio, esercita questo carisma che Io ho messo nelle tue mani. E dico a te donna, dico a te figlia mia, Io ho dato a te un carisma di scienza e un carisma di insegnamento perché tu possa istruire i miei figli, perché tu possa istruire l'assemblea. Io ho messo le mie parole nel tuo cuore, tirale fuori e parla all'assemblea perché tu hai un carisma di scienza, tu comprendi quello che altri non comprendono. Tu leggi la scrittura e Io te la faccio capire per poterla riversare nei fratelli. Io ti ho dato un carisma di scienza insieme ad un carisma di insegnamento perché tu possa istruire il mio popolo. Parla, grida figlia mia. Erompi in canti di giubilo figlia di Sion perché il Tuo Salvatore è qui in mezzo a te, il Santo potente di Israele, è qui per donarti la salvezza; erompi in canti di giubilo e di gioia al Tuo Signore.

Il Signore dice ad alcune persone che soffrono di depressione e di malinconia, Io ti dico canta perché nel canto tutte le tue negatività verranno fuori dal tuo cuore, dalla tua persona e li prenderò tutte nel Mio Cuore. Io ti invito a cantare. Il vostro canto è unito al canto degli angeli che Io ho mandato questa sera in mezzo a voi. Non li sentite con le orecchie ma con i vostri cuori potete sentirli. Sentite come cantano unite anche le vostre voci al loro coro di giubilo, di adorazione, di lode a Colui che E', unite le vostre voci alla comunione dei Santi.

A diverse persone che sentono il rimorso del peccato, il Signore dice : figlio, figlia, Io sono stato mandato dal Padre per togliere il tuo peccato, per togliere la tua ansia e per darti un'energia nuova, l'energia dello Spirito per vivere la vita vera perché "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv.10,10). Fammi entrare nel tuo cuore. "Pietro stava dicendo ancora queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso e i fedeli che erano venuti con Pietro si meravigliarono che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio"( Atti 10,44-45).


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