E' tempo di una fede matura

 

 

Anche noi possiamo essere con Maria e come Maria costruttori del Regno se siamo sostenuti da una fede viva, adulta, matura; ma dobbiamo chiederci quando la fede è matura. E’ normale iniziare il cammino di fede con un progetto, con attese precise, ma è altrettanto normale lungo la vita accorgersi che il volto di Dio è diverso. E’ questa la vera crisi, forse è la tappa fondamentale che segna lo spartiacque tra fede iniziale e fede matura. 

La vera crisi non avviene quando si cerca il Signore, ma quando lo si trova e ci si accorge che è diverso. Il discepolo che rimane nonostante tutto, si mette in ascolto dei Dio che parla, del maestro che si rivela, si rende docile allo Spirito che lo prende per mano e lo guida alla verità tutta intera. E dall'ascolto passa alla preghiera, per comprendere, per accogliere, per custodire e non tradire la Parola, ma per viverla e annunciarla. 

I primi discepoli lasciarono tutto, il lavoro, la famiglia, le proprietà (questo distacco si ha quando la parola di Dio diventa l'unico interesse della nostra vita) perché fortemente convinti che seguire Gesù non costituiva una perdita, ma un guadagno, non una diminuzione, ma una pienezza. E’ Gesù stesso che ce lo dice: “In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratello e sorella, o madre o padre, o figli o campi a causa mia e a causa dei Vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto, e nel futuro la vita eterna” (Mc. 10, 29-30).

 Il cammino di fede tende alla missione, la prima parola di Gesù al discepolo è: "Seguimi", l'ultima: "Andate nel mondo intero". Il discepolo non deve parlare di sè, ma unicamente dell'amore di Dio, il suo orizzonte non è la piccola comunità, ma il mondo intero, non è solo, ma è sempre in compagnia del suo Signore. Deve ricordare che l'universalità evangelica non è solo quantitativa, ma qualitativa: Gesù stesso è disceso sulla terra per solidarizzare con l'ultimo degli uomini, e da quel punto basso ha raggiunto il mondo intero. Quindi quantità è qualità, estensione e intensità dell'evangelizzazione.

Non dimentichiamo che evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, è la sua identità più profonda. In questa missione Maria è presente e ci accompagna, sia lei la Stella dell'evangelizzazione sempre rinnovata che la Chiesa, docile al mandato dei suo Signore, deve promuovere e adempiere, soprattutto in questi tempi difficili, ma pieni di speranza.

 

LA FEDE E’ MATURA QUANDO RIESCE A PASSARE DAL DIO DEI MIRACOLI AL DIO CROCIFISSO.

Potenza e debolezza sono le due facce dei mistero di Gesù, i miracoli mostrano che in Lui agisce la potenza di Dio, la croce rivela che la potenza di Dio è l'amore e il dono di sè. La croce è il luogo in cui si può cogliere l'identità di Gesù, l'identità del discepolo, e il vero volto di Dio. Nello stesso tempo la croce mette in crisi il discepolo, che prima non comprende, poi abbandona, ma il vero discepolo riconosce il figlio di Dio in quella morte, non nei miracoli, e anche se Gesù ha compiuto i miracoli, non salva il mondo per mezzo di essi, né essi soli sono in grado di rivelare la sua identità.

 

LA FEDE MATURA E’ QUELLA CHE SA PASSARE DAL MERITO AL DONO.

Un'altra pagina del Vangelo narra l'episodio del giovane ricco che pur osservando con fedeltà i comandamenti, trova difficoltà ad abbandonare le sue ricchezze. Alla fine del discorso che Gesù fa sul distacco dalle ricchezze, i discepoli si chiedono: E chi mai potrà salvarsi? La risposta di Gesù: Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio". Quindi non è possibile salvarsi da soli, ma è possibile essere salvati, per grazia di Dio. 

Il discepolo è invitato a comprendere il motivo della grazia, deve distogliersi dalla fiducia in se stesso per confidare unicamente nell'amore di Dio. Capire la grazia è essenziale, se vogliamo essere discepoli della fede matura. Il discepolo è fragile, ma la fedeltà del maestro vince ogni debolezza. 

In Mc. 16, 14 Gesù rimprovera i discepoli per la loro incredulità e durezza di cuore. Poi disse loro : "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura". La sostanza teologica è tutta qui: il discepolo è un uomo che anche se chiamato, a volte viene meno, ma tuttavia non viene meno la fedeltà di Gesù nei suoi confronti, che nonostante la durezza del cuore rimane accanto a lui. La Madonna non confidò nei suoi meriti, ma nell'Onnipotenza, nella misericordia, e nella fedeltà di Dio. Conosce e proclama la sua nullità ed è per questo che è stupita dall'azione di Dio in lei “Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente”. Chi è umile è capace di stupore e gratitudine.

 

LA FEDE MATURA ESIGE GRATUITA’.

Per capire il valore della gratuità ci riferiamo alla parabola del figliol prodigo, Luca 15, e a quella degli operai mandati nella vigna, Matteo 20. Il centro della parabola del figliol prodigo non è il pentimento dei figlio che decide di tornare a casa, ma l'amore del padre che lo accoglie precedendolo. 

Il figlio incontra un amore tutto gratuito, egli non conosceva il padre, l'ha conosciuto trovando il suo perdono gratuito. Ecco la meraviglia, l'incontro con il vero volto di Dio. 

Analogo deve essere stato lo stupore degli operai, che mandati a lavorare nella vigna più tardi rispetto agli altri compagni, hanno ricevuto la stessa paga di chi lavorava da più tempo. Oltre le strettoie della giustizia umana, approdiamo agli spazi larghi della gratuità. Solo così si comprende qualcosa del Dio di Gesù Cristo, solo così si comprende il suo modo di operare nella storia. Senza questa apertura ci potrà essere una fede severa, un impegno puntiglioso, ricco di opere e di meriti, ma non una fede adulta, veramente cristiana, che dilata il cuore e allarga gli orizzonti, che ci fa riconoscere che Dio è più grande del nostro cuore, che sa effondersi nel canto dei salvati: "Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio Onnipotente, giuste e veraci le tue vie, o re delle genti! Tu solo sei Santo." (Ap. 15). 

Maria fu la creatura pienamente sintonizzata con il cuore del figlio, fu sempre nella stessa lunghezza d'onda del disegno del Padre, vibrò sempre all'unisono con lo Spirito d'amore di cui fu tempio vivo. Ella ancora oggi ci ripete: "Fate quello che vi dirà".

                                                                                                                        Rosa


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