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Il Ministero dell'animazione pastorale Maria Nives Zaccaria |
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Natura
e finalità del Ministero Come
spiega p. Mario Panciera nel cap. V del volume Servi dello Spirito, relativo
all'Autorità nel RnS (p. 99), l'uso della parola "pastoralità"
comporta degli equivoci che vanno continuamente chiariti. Essi
riguardano i motivi di questo uso ed il significato che intendiamo attribuire
a tale parola. La
qualifica di pastori, infatti, spetta, nella Chiesa, a coloro che Gesù Cristo
ha costituito come tali: gli Apostoli e i loro successori, cioè i vescovi e i
presbiteri. Ad essa corrisponde un ufficio (o ministero) ben preciso: quello
appunto di essere pastori della Chiesa, sul modello di Gesù, il "pastore
e guardiano delle nostre anime" (1 Pt 2,25). "Aiutati
dai presbiteri, loro cooperatori, e dai diaconi, i vescovi hanno l'ufficio di
insegnare autenticamente la fede, di celebrare il culto divino, soprattutto
l'Eucaristia, e di guidare la loro Chiesa da veri pastori. t inerente al loro
ufficio anche la sollecitudine per tutte le Chiese, con il Papa e sotto di
lui" (CCC n. 939). La
vera pastoralità, dunque, nella Chiesa è sacramentale e gerarchica. Essa
viene trasmessa attraverso il sacramento dell'ordine, che viene conferito in
pienezza con la consacrazione episcopale: Accanto
al ministero ordinato, esistono però anche altri ministeri (istituiti o di
fatto) che operano per l'edificazione del corpo ecclesiale o per il bene
spirituale dei singoli in comunione con i Pastori. Con
questo termine allora intendiamo indicare "un modo di agire globale che,
a sua volta, si scompone in una molteplicità di interventi" (idem, p.
100). In
che cosa consiste questo ministero? L'esperienza
di Dio fatta dal popolo è sempre accompagnata dalla presenza di un pastore: -
Mosè; Gesù: il Buon Pastore (Gv 10, 1 ss). E'
un servizio di natura essenzialmente carismatica, che promana dal sacerdozio
comune. Compiti
dell' Animatore Pastorale Gli
animatori sono chiamati, per analogia con Gesù Buon Pastore, pastori ed
esercitano una funzione pastorale il cui compito essenziale consiste nel
portare il gruppo a diventare: Corpo di Cristo animato e guidato dallo Spirito
per un servizio all'uomo. Essi
devono cioè suscitare, risvegliare, promuovere atteggiamenti di apertura
verso il Signore scoperto e incontrato nella potenza dello Spirito e quindi
verso gli altri fratelli e ogni altro uomo. Essi
operano a tre livelli: di gruppo, regionale, nazionale. Inoltre collaborano
fra loro secondo il principio di sussidiarietà. Questo significa che: tutto
ciò che riguarda il gruppo è sotto la responsabilità del Gruppo Pastorale
di Servizio (GPS) e non deve essere demandato, salvo casi eccezionali, ad
organismi superiori; Difficoltà
che si incontrano in questo servizio: Le
difficoltà sono molte e diverse e derivano generalmente: dalla condizione
psicologica e spirituale delle persone; dall'ambiente socio-culturale da cui
esse provengono; dalle situazioni che stanno vivendo. Tali
condizioni non possono essere ignorate, ma occorre prestarvi attenzione perché
Dio stesso ha sottomesso l'uomo a queste leggi. Qualità
umane e spirituali dell'animatore: indico
le più importanti: capacità
di costruire rapporti personali
con i fratelli: conoscerli e aiutarli a superare l'anonimato; capacità
di accogliere,
senza giudizio né emarginazione; capacità
di dialogo; capacità
di comunicazione;
capacità
di introdurre i
fratelli al rapporto con Dio, ciascuno secondo il proprio ritmo; capacità
di costruire un clima di amore
che permette l'incontro con Dio, presente e vivo in mezzo a chi si riunisce
nel suo nome; capacità
di ascolto per
comprendere i bisogni, le difficoltà del cammino. Questa conoscenza è
indispensabile per condurre le persone all'adesione di fede che coinvolga il
cuore e l'intelligenza. Il
carisma dell'animazione pastorale San
Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, parla del dono del governo (cfr. 1 Cor
12,28). Nei
nostri gruppi esso indica coloro che hanno il compito di guidare il gruppo:
sacerdoti - religiosi - laici. Il
carisma di governo
è in rapporto con altri carismi. Linguaggio
di sapienza: capacità
di suggerire le vie concrete per attuare il Vangelo di Dio con un discorso
pratico, fatto di istruzioni, di esortazioni e non tanto di spiegazioni
dogmatiche dei misteri di Dio. Linguaggio
di scienza:
capacità di esporre le verità fondamentali della fede in modo appropriato.
Questo modo si distingue dal discorso più completo che viene fatto dal didàscalos
(cfr. il ministero dell'insegnamento). Un esempio lo troviamo in Eb 6, 1. Carisma
della fede: si
distingue dalla virtù teologale della fede, che appartiene ad ogni credente. -
Può trovarsi in alcuni e mancare in altri. -
Consiste in una profonda convinzione per la quale si crede fermamente, senza
ombra di dubbio, che Dio è capace di operare qualunque cosa. Confronta Lc
17,54 -
E' una particolare condizione di fede che edifica il credente e l'assemblea. t
una fede che si fa certezza testimoniante. Profezia:
è il dono di chi esorta, edifica, conforta, sostiene la comunità portandovi
la luce della volontà di Dio che guida, edifica, corregge consola, spiana gli
ostacoli, incoraggia. Confronta 1 Cor 14,1 Discernimento
degli spiriti:
Si tratta di una capacità donata da Dio di distinguere la vera manifestazione
dello Spirito dalla falsa. t un'illuminazione che permette di capire se un
fenomeno che avviene nella comunità è mosso dallo Spirito di Dio o da altre
forze o anche da forze demoniache. Questo
carisma è indispensabile per i responsabili della comunità, in quanto sono
obbligati a distinguere fra i veri e i falsi credenti, fra veri e falsi
profeti. Conoscenze
che l'animatore deve possedere Accanto
alle conoscenze dottrinali fondamentali e a quelle relative al RnS, sono
necessarie quelle conoscenze di base che permettono di servire i fratelli: -
rispettando la loro personalità e i loro bisogni; - considerando le
situazioni concrete e il loro ambiente di vita. Ciò
che occorre soprattutto sapere riguarda il cammino di crescita umana e
spirituale: esso non è progressivo e lineare: - vi sono periodi di crescita,
di crisi, di assestamento; vi sono periodi in cui la persona tende a
ripiegarsi su se stessa (periodi "soggettivi") e altri in cui la
persona è disposta ad aprirsi (periodi "oggettivi"). In
quanto "intermediario" o "ponte" fra Dio e i fratelli,
l'animatore deve tenere conto di questa realtà per le conseguenze che essa
comporta nell'animazione. Errori
da evitare: di dottrina e di prassi Gli
errori dottrinali sono: Gli
errori di prassi sono: Come
superare gli errori La
strada è "semplice": occorre sviluppare una corretta coscienza
ecclesiale e pastorale. Quello
che faccio fa crescere il gruppo come Chiesa? Oltre
a questo, occorre sviluppare la disponibilità e l'abitudine ad interrogarsi
nel Signore sull'esperienza che si fa nel gruppo, per distinguere ciò che è
male da ciò che è bene, per combattere il primo e far crescere il secondo.
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