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La "nuova evangelizzazione" non è "un'altra evangelizzazione" Jean Pliya Tratto da Dare come un figlio di Re - Ed. Rinnovamento nello Spirito santo |
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La nozione di evangelizzazione deve essere capita alla luce dei documenti del Concilio Vaticano II e della pratica della nuova evangelizzazione legata al Rinnovamento Carismatico che è all'opera nella Chiesa Cattolica dal 1967. Si tratta della missione essenziale che Gesù ha affidato ai suoi discepoli per proclamare, annunciare la Buona Novella fino alle estremità della terra affinché tutte le nazioni si trasformino in popoli che vivono secondo il Vangelo. "L’attività missionaria specifica, o missione ad gentes, ha come destinatari i popoli e i gruppi che ancora non credono in Cristo', coloro che sono lontani da Cristo, tra i quali la Chiesa non ha ancora messo radici" ... Pertanto, si caratterizza come opera di annunzio del Cristo e del suo Vangelo... questo è il compito primo della Chiesa che è inviata a tutti i popoli" (RM, 34). Certo la missio ad gentes non ha limiti; si estende a diversi domini che occorre distinguere: indubbiamente bisogna includervi "i mondi ed i fenomeni sociali nuovi; grandi città, giovani nazioni" (cfr. RM 37b). "I giovani non cristiani, le associazioni, le istituzioni, i gruppi e i centri che si occupano di loro, il mondo della comunicazione, gli emigranti, le aree culturali o areopaghi dove ci si impegna per la pace, lo sviluppo e la liberazione dei popoli; i diritti dell'uomo e dei popoli" (cfr- RM, 37b e c) ma non si deve trascurare la missione essenziale che riguarda i problemi della formazione, dell'aiuto reciproco e delle strutture sociali. Ciò che deve essere prioritario e dare il suo vero significato all'evangelizzazione è la predicazione kerigmatica "cioé la proclamazione diretta di Gesù Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione, dei suoi insegnamenti, della sua vita che continua oggi, non solo attraverso la comunità cristiana, ma soprattutto nell'eucarestia e negli altri sacramenti. Il kerigma è la proclamazione di Gesù Cristo sempre vivente, oggi in mezzo a noi. Il testimone, colui che annuncia il kerigma, deve essere uno che crede e che proclama ciò che crede. E che afferma di credere. E’ la proclamazione di Pietro il giorno della Pentecoste"(1). Fare questo è proclamare ugualmente l'amore di Dio Padre, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù, la promessa e l'invio dello Spirito Santo e la vita nella Chiesa a partire dalla conversione e dal battesimo: "Evangelizzare è offrire ai nostri fratelli, i mezzi per essere felici, fin da questo momento. Per questo, bisogna fare di tutto affinché essi liberamente scoprano la porta della felicità, l'unica porta, Gesù Cristo (2). Quando si incontra Gesù Cristo, unico fondamento, e lo si accoglie come Salvatore e Signore, sarà possibile far posto alle strutture per la formazione e iniziazione cristiana: dogma, morale, sociologia religiosa, catechismo, che vengono a coronare la santità, opera dello Spirito Santo che ci comunica la vita di Gesù. La "Nuova evangelizzazione", o "prima evangelizzazione" deve radicarsi nella proclamazione del kerigma. Non dovrà essere messa in secondo piano dalla catechizzazione o dal sociale. "Non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita e le promesse, il regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati" (cfr. EN, 22). "Nel mondo intorno a noi molte persone aspettano, senza rendersene conto, di fare l'esperienza dell'incontro con Gesù Cristo: di scoprire che sono amati, che sono salvati e che il male può essere vinto. Questo è il primo motivo per evangelizzare: l'immensa angoscia degli uomini e delle donne di oggi" (3). Dobbiamo proporre Gesù Cristo, a ogni uomo come la via, la verità, la vita senza cercare di convincerli per forza; senza essere intolleranti, per non violare la libertà, ma piuttosto perché si conosca la ricchezza del Cristo. "La Chiesa propone, non impone nulla: rispetta le persone e le culture, e si ferma davanti al sacrario della coscienza" (RM, 39). Quando si parla ai giovani di Gesù Cristo Salvatore, Signore presente nella loro vita, quando si dimostra che la Parola di Dio nella Bibbia è rivolta a loro, sono più interessati di quando si parla loro di problemi sociali, di drammi della vita degli uomini,senza mostrare che Gesù Cristo è la soluzione. La Buona Novella di Gesù "reca una liberazione agli uomini di oggi. Non annuncia loro soltanto una felicità futura, ma dà loro la chiave per lavorare al cambiamento della società e costruire una civiltà dell'amore" (cfr. Paolo VI, Messaggio di Natale 1975). Evangelizzare è dunque offrire ai nostri fratelli i mezzi per essere felici fin dall'annuncio. Tuttavia, anche nel servizio ai poveri la priorità deve essere data alla Parola di Dio. Gli apostoli avevano fatto una scelta chiara: "Non è giusto che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle mense" (At 6,2); bisogna preporre a quest'ufficio "uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza" (At 6,3). Uomini che anch'essi saranno prima di tutto degli evangelizzatori, testimoni di Gesù Cristo, e non solamente degli esperti che nutrono ed aiutano gli affamati, i poveri, i senzatetto, senza più proclamare la fede al Signore Gesù, né fare esplicito riferimento alla Parola di Dio. Le esigenze degli impegni sociali e della organizzazione delle strutture, non devono far dimenticare che è la Parola di Dio che cambia la vita delle persone. NOTE 1) R. Halter, Le disciple la prit chez lui (Il discepolo la prese a casa sua), Ed. O.E.I.L., Parigi 1992 2) J. L. Moens, Evangeliser c'est aimer (Evangelizzare è amare), Ed. de l'Emmanuel, 1992 3) J.L. Moens, op. cit
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