"Richiamate alla memoria quei giorni..."

di P. Raniero Cantalamessa  

tratto da supplemento NOTIZIARIO ICCRS (2000)

 

Vorrei svolgere alcune riflessioni sullo stato attuale del Rinnovamento carismatico e segnalare due inconvenienti che potrebbero nuocere all'azione dello Spirito.Il Rinnovamento carismatico è per tutta la Chiesa. Il primo pericolo, o inconveniente, è questo. Vi sono paesi dove la Chiesa è fortemente polarizzata. Da un a parte vi sono quelli che vengono variamente definiti liberali, progressisti, o innovatori; dall'altra i tradizionalisti o conservatori. Tutto si giudica con questo metro. Un po' come da noi in Italia tutto, fino a qualche tempo fa, si giudicava in base ai due schieramenti: comunisti o democristiani. La parola "liberali" (liberals), nel mondo anglosassone, specie negli Stati Uniti, ha un senso un pò diverso che da noi, più teologico che politico. Designa quelli più aperti alla novità. Vi sono tra essi quelli che sono su posizioni francamente inaccettabili ed estreme. Ma vi è anche gente che si riconosce semplicemente nel Concilio Vaticano II che vorrebbe vedere attuato con più decisione e coraggio, in fatto di pluralismo, di dialogo con la cultura, di decentramento.

Dalla sponda opposta, per reazione a quelli che sono considerati degli eccessi e delle aperture troppo innovatrici, si è creata una corrente fortemente attaccata alla teologia e alla prassi del passato. Anche qui si va da alcuni estremisti ben noti, a persone perfettamente equilibrate, piene di zelo e di amore per Cristo e per la Chiesa. Dentro giusti limiti questa tensione non è solo legittima, ma anche necessaria, non potendo nessuno, da solo, impersonare in eguale misura l'istanza della fedeltà e quella del progresso.

Qual è il pericolo che ci riguarda? Che il Rinnovamento carismatico, nato per rinnovare tutta la Chiesa, finisca per essere identificato puramente e semplicemente con un segmento di essa, quello che ho nominato per secondo. Leggendo alcuni organi di formazione religiosa di varie nazioni mi sono accorto che la percezione che in alcuni di essi si ha dei nuovi movimenti ecclesiali, compreso il Rinnovamento, è che sono forze conservatrici o addirittura reazionarie.

Questo è un grave danno. Il Rinnovamento carismatico è un dono per tutta la Chiesa, non per una parte di essa, e tale dovrebbe rimanere. Anzi, all'inizio, come ogni movimento "profetico", esso è stato visto come un segno grandioso si novità e di apertura, di spinta in avanti su vari fronti, compreso quello dell'ecumenismo. E' in questa veste che esso è stato accolto dalla gerarchia della Chiesa cattolica e non ha bisogno di cambiare fisionomia per farsi accettare. Il cardinale Suenens che ne è stato, per anni, il principale sponsor e referente ecclesiastico, fu, durante il concilio e dopo, uno dei rappresentanti più autorevoli dell'istanza di "aggiornamento" della Chiesa.

Adesso, con immensa tristezza, io vedo che il Rinnovamento carismatico ha finito per essere confinato solo in una parte della Chiesa e guardato dagli altri come qualcosa di estraneo, da cui ci si sente pienamente giustificati a rimanere fuori. Il Rinnovamento carismatico cattolico è nato, ripeto, per rinnovare tutta la Chiesa, non una parte soltanto di essa. Quando dico "tutta la Chiesa", intendo, naturalmente, quella che si colloca nell'alveo fondamentale dell'ortodossia e del magistero; che è pronta, all'occorrenza ­ da un versante come dall'altro ­ a sottomettersi e a obbedire all'autorità competente (il vescovo o il papa, a seconda dei casi), ma non prima di aver fatte presenti le istanze profetiche che porta in cuore, secondo la sana dialettica che ha fatto sempre la forza e la capacità di rinnovarsi della Chiesa cattolica.

Dovremmo guardare in faccia questa situazione e fare il possibile perché essa non si generalizzi e anzi venga corretta dove è in atto. Qui non si tratta di prendere una posizione o l'altra, ma di essere fedeli allo Spirito che non ha paura delle differenze ed è sempre capace di fare, diceva Ireneo, "di voci diverse una mirabile sinfonia", come fece il giorno di Pentecoste.

Il Rinnovamento carismatico è per l'essenziale della Chiesa .

 Secondo pericolo: il devozionalismo. Rifacciamoci anche qui alle origini. Il Rinnovamento carismatico è nato con una forte spinta a ritornare all'essenziale della vita cristiana: lo Spirito Santo, la signoria di Cristo, la parola di Dio, i sacramenti, i carismi, la preghiera, l'evangelizzazione. In questo risiedeva il segreto della sua forza dirompente. Il fatto di non avere né dei fondatori, né una "spiritualità" particolare, ma di accentuare quello che è comune e "normale" per ogni battezzato, metteva bene in luce questa caratteristica.

Questa è l'esperienza che io ho fatto, che molti di voi, sono sicuro, hanno fatto. La Bibbia diventava parola viva, scritta per te, parola ispirata da Dio e che spirava Dio. Ricordo una definizione del Rinnovamento carismatico data da qualcuno in quei primi tempi che mi è sempre sembrata la più vera: "Restituire il potere a Dio". Quello che ci ha convinti era trovarci manifestamente davanti alla potenza di Dio che agiva. L'agire di Dio nella storia! E' il miracolo che riempie di stupore e fa trasalire ogni volta di gioia i profeti biblici: "Esultate, cieli, poiché il Signore ha agito; giubilate profondità della terra" (Isaia 44,23).

"Back to the basic", come dicono i nostri fratelli di lingua inglese che amano molto queste assonanze di parole. Ritorniamo a offrire alla Chiesa questo gusto per l'essenziale. L'attività basilare dello Spirito è "l'opera santificatrice" (2 Ts 2,3; 1 Pt 1,2), mediante la quale trasforma l'uomo dandogli un cuore nuovo, di figlio, non più di schiavo. Poi viene l'azione carismatica, mediante la quale distribuisce doni diversi per l'utilità comune. Questo fece a Pentecoste: trasformò gli apostoli in uomini nuovi, poi li fece parlare in lingue, profetare, dando loro tutti i doni necessari alla missione.

Anche nel Rinnovamento carismatico dobbiamo rispettare questa gerarchia; al primo posto ci deve essere la santificazione personale e solo al secondo posto la preoccupazione dei carismi. Lo Spirito Santo non desidera rinnovare soltanto il vestito della Sposa, ma prima di tutto il suo cuore. Perché sento il bisogno di ricordare tutto questo? Io credo che sono rivolte anche a noi le parole della Lettera agli Ebrei: "Richiamate alla memoria quei primi giorni quando foste illuminati... Non abbandonate la vostra franchezza" (Eb 10,32.35). Il Rinnovamento carismatico, come più in generale l'intero cattolicesimo, rischia di inselvatichirsi e infeltrirsi di nuovo, dopo che il Concilio aveva fatto una grande opera di ripulitura e di snellimento. In tante cose, per esempio nelle devozione alla Madonna, aveva cercato di riportare la pratica cattolica a una sobrietà che era andata persa lungo i secoli, specie nell'epoca della Controriforma.

A poco a poco abbiamo visto questo gruppo del Concilio andare smarrito. Si è tornati a insistere eccessivamente su ciò che è opzionale. Il Rinnovamento carismatico ha finito per essere perso anch'esso in questa spirale, tanto che in alcuni ambienti viene immediatamente associato a devozioni, apparizioni, persone e messaggi particolari. Alcune di queste cose sono del tutto legittime e un segno di ricchezza della Chiesa cattolica, ma vanno mantenute nel loro giusto ambito, senza essere imposte agli altri, al punto di misurare su di esse la maggiore o minore "cattolicità" della persona.

Il risultato è che il Rinnovamento carismatico di nuovo viene identificato con queste pratiche: come coloro che organizzano pellegrinaggi a Medjugorje e che promuovono preghiere di liberazione. Non si tratta di prendere posizione contro nessuna di queste cose (ho il massimo rispetto per quello che sento che avviene in questo e in altri luoghi); si tratta di sapere se il Rinnovamento carismatico deve caratterizzarsi per questo o per qualcos'altro. Tra l'altro, in questo genere di cose la tendenza è sempre quella di precedere il giudizio della Chiesa, anziché attenderlo.

Noi abbiamo già tutto il necessario per farci santi e diffondere il vangelo. Anche per quanto riguarda la devozione alla Madonna, se prendessimo sul serio e approfondissimo quello che ci dice la Scrittura e la tradizione liturgica e dogmatica della Chiesa (per esempio con il titolo di "Madre di Dio") potremmo onorarla quando desideriamo, senza sentire tanta necessità di correre dietro l'ultimo suo supposto messaggio o apparizione. In questo modo renderemmo la nostra devozione alla Vergine più accettabile ad altri cristiani e si affretterebbero il giorno in cui, da oggetto di divisione, ella si potrà trasformare in fattore di unità tra i cristiani (la concordia tra tutti i suoi figli non è la cosa che una madre desidera di più?).

Io credo che Maria è proprio il modello della vita pentecostale, la "prima carismatica della Chiesa", fonte di ispirazione costante nella vita dello Spirito, ma dovremmo rispettare quel suo modo di essere silenzioso, discreto, sempre con il dito puntato verso suo figlio per spingerci verso di lui. Senza mai fare di essa una bandiera contro qualcuno.

E' compito di noi sacerdoti e delle guide spirituali aiutare i fratelli ad aprirsi ai grandi misteri della fede e non chiudersi in un devozionalismo di corto respiro, con il quale non si rievangelizza il mondo. E' tanto più facile concentrarsi sul particolare che sull'essenziale; le cose particolari richiedono meno coraggio, meno fede, sono più alla nostra portata... Concentrarsi sull'essenziale non significa togliere ai fedeli ogni spazio di libertà, ogni preferenza, appiattire tutto. C'è spazio per coltivare anche una propria devozione particolare, ma questo deve rimanere nell'ambito personale, non si deve confondere ciò che è richiesto a tutti con ciò che è lasciato alla scelta di ognuno. Già imporre una di queste pratiche al proprio gruppo di preghiera è un abuso. "Come, un gruppo di preghiera cattolico che non recita il rosario?" Certo che il Rosario è raccomandabile e a volte lo si può anche dire insieme nel gruppo, magari in attesa dell'incontro vero e proprio. Ma c'era bisogno che nascesse il Rinnovamento carismatico solo per recitare insieme il Rosario?   "Coraggio e al lavoro..."

Vorrei terminare con un pensiero incoraggiante. La percezione che si ha in alcuni luoghi circa il Rinnovamento carismatico è di stasi o di calo, di perdita di entusiasmo e di adesioni. E' vero ed è normale in movimenti di questo genere. Essi non sono fatti per diventare istituzioni, ma per trasmettere un impulso, "una corrente di grazia", come diceva il compianto cardinale Suenens, e poi, se necessario, scomparire, come la scarica elettrica che si disperde nella "massa". Una cosa però continua ad essere la stessa ora come nei primi tempi del Rinnovamento carismatico, ed è la potenza dello Spirito Santo. "Non si è accorciato il braccio del Signore!". Lo vediamo produrre ora, in coloro che ne vengono a contatto per la prima volta, esattamente gli stessi effetti che un tempo. Ogni volta che gli permettiamo di agire, ci creiamo occasioni per la sua venuta, che con fede piena di attesa (expectant faith) riuniamo gente nel cenacolo, egli scende, ora in maniera visibile e drammatica, ora in modo più nascosto e progressivo. Ho avuto modo di costatarlo anche di recente. Ogni volta è un mondo nuovo che si dischiude davanti alla persona.

Segni visibili di questo passaggio dello Spirito sono in genere la rinascita del coraggio, della speranza e della gioia. Il Rinnovamento carismatico è stato visto anche dall'opinione pubblica come un movimento di persone gioiose, che alzano o battono le mani, che sorridono con il volto trasfigurato e quasi estatico. Non era una percezione errata. La gioia infatti è uno dei segni o dei frutti dello Spirito. Cerchiamo di coltivare questi segni: il coraggio, la speranza, la gioia e di evitare i pericoli che ho cercato di segnalare (chiedo perdono, se a tratti in tono alquanto perentorio).

Che lo Spirito Santo ci aiuti a portare con noi intatta, nel nuovo millennio, la fiamma della Pentecoste in modo che essa possa ancora trasformare la vita di tanti uomini e donne del nostro tempo e portarli a Cristo.


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