Vorrei
svolgere alcune riflessioni sullo stato attuale del Rinnovamento carismatico e
segnalare due inconvenienti che potrebbero nuocere all'azione dello Spirito.Il
Rinnovamento carismatico è per tutta la Chiesa. Il primo pericolo, o
inconveniente, è questo. Vi sono paesi dove la Chiesa è fortemente
polarizzata. Da un a parte vi sono quelli che vengono variamente definiti
liberali, progressisti, o innovatori; dall'altra i tradizionalisti o
conservatori. Tutto si giudica con questo metro. Un po' come da noi in Italia
tutto, fino a qualche tempo fa, si giudicava in base ai due schieramenti:
comunisti o democristiani. La parola "liberali" (liberals),
nel mondo anglosassone, specie negli Stati Uniti, ha un senso un pò diverso che
da noi, più teologico che politico. Designa quelli più aperti alla novità.
Vi sono tra essi quelli che sono su posizioni francamente inaccettabili ed
estreme. Ma vi è anche gente che si riconosce semplicemente nel Concilio
Vaticano II che vorrebbe vedere attuato con più decisione e coraggio, in fatto
di pluralismo, di dialogo con la cultura, di decentramento.
Dalla
sponda opposta, per reazione a quelli che sono considerati degli eccessi e delle
aperture troppo innovatrici, si è creata una corrente fortemente attaccata
alla teologia e alla prassi del passato. Anche
qui si va da alcuni estremisti ben noti, a persone perfettamente equilibrate,
piene di zelo e di amore per
Cristo e per la Chiesa. Dentro giusti limiti questa tensione non è solo
legittima, ma anche necessaria,
non potendo nessuno, da solo, impersonare in eguale misura l'istanza della
fedeltà e quella del
progresso.
Qual è il
pericolo che ci riguarda? Che il Rinnovamento carismatico, nato per rinnovare
tutta la
Chiesa, finisca per essere identificato puramente e semplicemente con un
segmento di essa, quello che
ho nominato per secondo. Leggendo alcuni organi di formazione religiosa di
varie nazioni mi sono
accorto che la percezione che in alcuni di essi si ha dei nuovi movimenti
ecclesiali, compreso il
Rinnovamento, è che sono forze conservatrici o addirittura reazionarie.
Questo è
un grave danno. Il Rinnovamento carismatico è un dono per tutta la Chiesa, non
per una parte
di essa, e tale dovrebbe rimanere. Anzi, all'inizio, come ogni movimento
"profetico", esso è stato visto
come un segno grandioso si novità e di apertura, di spinta in avanti su vari
fronti, compreso quello
dell'ecumenismo. E' in questa veste che esso è stato accolto dalla gerarchia
della Chiesa cattolica e
non ha bisogno di cambiare fisionomia per farsi accettare. Il cardinale Suenens
che ne è stato, per anni,
il principale sponsor e referente ecclesiastico, fu, durante il concilio e
dopo, uno dei rappresentanti più
autorevoli dell'istanza di "aggiornamento" della Chiesa.
Adesso,
con immensa tristezza, io vedo che il Rinnovamento carismatico ha finito per
essere confinato
solo in una parte della Chiesa e guardato dagli altri come qualcosa di
estraneo, da cui ci si sente
pienamente giustificati a rimanere fuori. Il Rinnovamento carismatico cattolico
è nato, ripeto, per
rinnovare tutta la Chiesa, non una parte soltanto di essa. Quando dico
"tutta la Chiesa", intendo,
naturalmente, quella che si colloca nell'alveo fondamentale dell'ortodossia e
del magistero; che è
pronta, all'occorrenza da un versante come dall'altro a sottomettersi e a
obbedire all'autorità
competente (il vescovo o il papa, a seconda dei casi), ma non prima di aver
fatte presenti le istanze
profetiche che porta in cuore, secondo la sana dialettica che ha fatto sempre
la forza e la capacità di
rinnovarsi della Chiesa cattolica.
Dovremmo
guardare in faccia questa situazione e fare il possibile perché essa non si
generalizzi e anzi
venga corretta dove è in atto. Qui non si tratta di prendere una posizione o
l'altra, ma di essere fedeli
allo Spirito che non ha paura delle differenze ed è sempre capace di fare,
diceva Ireneo, "di voci
diverse una mirabile sinfonia", come fece il giorno di Pentecoste.
Il
Rinnovamento carismatico è per l'essenziale della Chiesa
.
Secondo
pericolo: il devozionalismo. Rifacciamoci anche qui alle origini. Il
Rinnovamento
carismatico è nato con una forte spinta a ritornare all'essenziale della vita
cristiana: lo Spirito Santo, la
signoria di Cristo, la parola di Dio, i sacramenti, i carismi, la preghiera,
l'evangelizzazione. In questo
risiedeva il segreto della sua forza dirompente. Il fatto di non avere né dei
fondatori, né una
"spiritualità" particolare, ma di accentuare quello che è comune e
"normale" per ogni battezzato,
metteva bene in luce questa caratteristica.
Questa è
l'esperienza che io ho fatto, che molti di voi, sono sicuro, hanno fatto. La
Bibbia diventava
parola viva, scritta per te, parola ispirata da Dio e che spirava Dio. Ricordo
una definizione del
Rinnovamento carismatico data da qualcuno in quei primi tempi che mi è sempre
sembrata la più vera:
"Restituire il potere a Dio". Quello che ci ha convinti era trovarci
manifestamente davanti alla potenza
di Dio che agiva. L'agire di Dio nella storia! E' il miracolo che riempie di
stupore e fa trasalire ogni
volta di gioia i profeti biblici: "Esultate, cieli, poiché il Signore ha
agito; giubilate profondità della
terra" (Isaia 44,23).
"Back
to the basic", come dicono i nostri fratelli di lingua inglese che amano
molto queste assonanze
di parole. Ritorniamo a offrire alla Chiesa questo gusto per l'essenziale.
L'attività basilare dello
Spirito è "l'opera santificatrice" (2 Ts 2,3; 1 Pt 1,2), mediante la
quale trasforma l'uomo dandogli un
cuore nuovo, di figlio, non più di schiavo. Poi viene l'azione carismatica,
mediante la quale
distribuisce doni diversi per l'utilità comune. Questo fece a Pentecoste:
trasformò gli apostoli in
uomini nuovi, poi li fece parlare in lingue, profetare, dando loro tutti i doni
necessari alla missione.
Anche nel
Rinnovamento carismatico dobbiamo rispettare questa gerarchia; al primo posto ci
deve
essere la santificazione personale e solo al secondo posto la preoccupazione
dei carismi. Lo Spirito
Santo non desidera rinnovare soltanto il vestito della Sposa, ma prima di tutto
il suo cuore.
Perché sento il bisogno di ricordare tutto questo? Io credo che sono rivolte
anche a noi le parole della
Lettera agli Ebrei: "Richiamate alla memoria quei primi giorni quando
foste illuminati... Non
abbandonate la vostra franchezza" (Eb 10,32.35). Il Rinnovamento
carismatico, come più in generale
l'intero cattolicesimo, rischia di inselvatichirsi e infeltrirsi di nuovo, dopo
che il Concilio aveva fatto
una grande opera di ripulitura e di snellimento. In tante cose, per esempio
nelle devozione alla
Madonna, aveva cercato di riportare la pratica cattolica a una sobrietà che
era andata persa lungo i
secoli, specie nell'epoca della Controriforma.
A poco a
poco abbiamo visto questo gruppo del Concilio andare smarrito. Si è tornati a
insistere
eccessivamente su ciò che è opzionale. Il Rinnovamento carismatico ha finito
per essere perso
anch'esso in questa spirale, tanto che in alcuni ambienti viene immediatamente
associato a devozioni,
apparizioni, persone e messaggi particolari. Alcune di queste cose sono del
tutto legittime e un segno
di ricchezza della Chiesa cattolica, ma vanno mantenute nel loro giusto ambito,
senza essere imposte
agli altri, al punto di misurare su di esse la maggiore o minore
"cattolicità" della persona.
Il
risultato è che il Rinnovamento carismatico di nuovo viene identificato con
queste pratiche: come
coloro che organizzano pellegrinaggi a Medjugorje e che promuovono preghiere di
liberazione. Non si
tratta di prendere posizione contro nessuna di queste cose (ho il massimo
rispetto per quello che sento
che avviene in questo e in altri luoghi); si tratta di sapere se il
Rinnovamento carismatico deve
caratterizzarsi per questo o per qualcos'altro. Tra l'altro, in questo genere
di cose la tendenza è sempre
quella di precedere il giudizio della Chiesa, anziché attenderlo.
Noi
abbiamo già tutto il necessario per farci santi e diffondere il vangelo. Anche
per quanto riguarda la
devozione alla Madonna, se prendessimo sul serio e approfondissimo quello che
ci dice la Scrittura e
la tradizione liturgica e dogmatica della Chiesa (per esempio con il titolo di
"Madre di Dio")
potremmo onorarla quando desideriamo, senza sentire tanta necessità di correre
dietro l'ultimo suo
supposto messaggio o apparizione. In questo modo renderemmo la nostra devozione
alla Vergine più
accettabile ad altri cristiani e si affretterebbero il giorno in cui, da
oggetto di divisione, ella si potrà
trasformare in fattore di unità tra i cristiani (la concordia tra tutti i suoi
figli non è la cosa che una
madre desidera di più?).
Io credo
che Maria è proprio il modello della vita pentecostale, la "prima
carismatica della Chiesa",
fonte di ispirazione costante nella vita dello Spirito, ma dovremmo rispettare
quel suo modo di essere
silenzioso, discreto, sempre con il dito puntato verso suo figlio per spingerci
verso di lui. Senza mai
fare di essa una bandiera contro qualcuno.
E' compito
di noi sacerdoti e delle guide spirituali aiutare i fratelli ad aprirsi ai
grandi misteri della
fede e non chiudersi in un devozionalismo di corto respiro, con il quale non si
rievangelizza il mondo.
E' tanto più facile concentrarsi sul particolare che sull'essenziale; le cose
particolari richiedono meno
coraggio, meno fede, sono più alla nostra portata... Concentrarsi
sull'essenziale non significa togliere
ai fedeli ogni spazio di libertà, ogni preferenza, appiattire tutto. C'è
spazio per coltivare anche una
propria devozione particolare, ma questo deve rimanere nell'ambito personale,
non si deve confondere
ciò che è richiesto a tutti con ciò che è lasciato alla scelta di ognuno.
Già imporre una di queste
pratiche al proprio gruppo di preghiera è un abuso. "Come, un gruppo di
preghiera cattolico che non
recita il rosario?" Certo che il Rosario è raccomandabile e a volte lo si
può anche dire insieme nel
gruppo, magari in attesa dell'incontro vero e proprio. Ma c'era bisogno che
nascesse il Rinnovamento
carismatico solo per recitare insieme il Rosario?
"Coraggio e al lavoro..."
Vorrei
terminare con un pensiero incoraggiante. La percezione che si ha in alcuni
luoghi circa il
Rinnovamento carismatico è di stasi o di calo, di perdita di entusiasmo e di
adesioni. E' vero ed è
normale in movimenti di questo genere. Essi non sono fatti per diventare
istituzioni, ma per
trasmettere un impulso, "una corrente di grazia", come diceva il
compianto cardinale Suenens, e poi,
se necessario, scomparire, come la scarica elettrica che si disperde nella
"massa". Una cosa però
continua ad essere la stessa ora come nei primi tempi del Rinnovamento
carismatico, ed è la potenza
dello Spirito Santo. "Non si è accorciato il braccio del Signore!".
Lo vediamo produrre ora, in coloro
che ne vengono a contatto per la prima volta, esattamente gli stessi effetti
che un tempo. Ogni volta
che gli permettiamo di agire, ci creiamo occasioni per la sua venuta, che con
fede piena di attesa
(expectant faith) riuniamo gente nel cenacolo, egli scende, ora in
maniera visibile e drammatica, ora in
modo più nascosto e progressivo. Ho avuto modo di costatarlo anche di recente.
Ogni volta è un
mondo nuovo che si dischiude davanti alla persona.
Segni
visibili di questo passaggio dello Spirito sono in genere la rinascita del
coraggio, della speranza
e della gioia. Il Rinnovamento carismatico è stato visto anche dall'opinione
pubblica come un
movimento di persone gioiose, che alzano o battono le mani, che sorridono con
il volto trasfigurato e
quasi estatico. Non era una percezione errata. La gioia infatti è uno dei
segni o dei frutti dello Spirito.
Cerchiamo di coltivare questi segni: il coraggio, la speranza, la gioia e di
evitare i pericoli che ho
cercato di segnalare (chiedo perdono, se a tratti in tono alquanto perentorio).
Che lo
Spirito Santo ci aiuti a portare con noi intatta, nel nuovo millennio, la fiamma
della Pentecoste
in modo che essa possa ancora trasformare la vita di tanti uomini e donne del
nostro tempo e portarli aCristo.