Vorrei condividere
alcune riflessioni su come vedo l'attuale stato di unità e riconciliazione fra
cristiani e il contributo che il movimento pentecostale e carismatico possono
apportarvi.
Liberarci dal retaggio delle
antiche dispute
Il nostro primo compito è di
liberarci dal retaggio delle antiche dispute. Una delle cose che gravano sul
dialogo ecumenico è la persistenza di certe contrapposizioni che oggigiorno
hanno perso la loro importanza originale ma continuano a sopravvivere come
stereotipi e clichés.
Prendiamo l'esempio della
"controversia sulla fede e le opere". Nel momento in cui sollevi
questo argomento sia i cattolici che i protestanti si mettono sulle difensive,
sentono il bisogno di riaffermare le posizioni che le loro rispettive chiese
hanno preso in passato, come se l'argomento fosse ancora oggi all'ordine del
giorno. La "Dichiarazione Congiunta sulla Dottrina della Giustificazione" da parte
della Chiesa Cattolica e della Federazione Mondiale delle Chiese Luterane indica
quanto siamo più vicini su questo punto nella vita reale e di preghiera che non
nelle apparenze. Non ci salviamo per le opere buone, ma nemmeno possiamo
salvarci senza di esse.
Superare queste tensioni non
significa rinunciare alla propria identità. In certe occasioni, io stesso, come
cattolico, mi sono appellato ai miei fratelli e sorelle protestanti per
mantenere vivo nella Chiesa il tema della giustificazione per fede, perché
tutti noi abbiamo bisogno di ricevere questo continuo stimolo.
Sviluppare un ecumenismo di
fede
Tuttavia, il maggior contributo
che secondo me il Movimento Pentecostale, Evangelico e Carismatico può apportare
alla causa dell'unità è di sviluppare un ecumenismo di fede. Sono possibili
due diversi ecumenismi: l'ecumenismo della fede da una parte e un ecumenismo
dell'incredulità dall'altra. L'ecumenismo della fede comprende tutti coloro che
credono che Gesù è il Figlio di Dio e che Dio è Padre, Figlio e Spirito
Santo; l'ecumenismo dell'incredulità comprende coloro che si accontentano solo
di interpretare queste cose, che sono più interessati a come queste sono
nell'ermeneutica piuttosto che nella fede. In questo secondo caso è possibile
che tutti credano le stesse cose perché nessuno crede più in niente.
Noi contribuiamo a un
ecumenismo di fede quando proclamiamo insieme che Gesù è Signore. Alcuni oggi
credono che sia possibile, e persino necessario, abbandonare il tema
dell'unicità di Cristo allo scopo di portare avanti il dialogo fra le varie
religioni. Ma proclamare Gesù come Signore è esattamente proclamare la sua
unicità. S. Paolo scrive, "E in realtà, anche se vi sono cosiddetti
dèi sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti dèi e molti
signori, per noi c'è solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo
per Lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le
cose e noi esistiamo per lui." (1 Cor 8,5-6)
L'apostolo scriveva queste
parole nel periodo in cui la fede cristiana faceva la sua comparsa in un mondo dominato da culti e religioni potenti. Il coraggio che
occorre nel mondo odierno per credere che Gesù è l'unico Signore non è nulla
in confronto al coraggio che occorreva al tempo di S. Paolo. Ma la "potenza
dello Spirito" è data solo a quelli che proclamano la signoria di Gesù
nello stretto senso del termine.
Ad ogni modo, questa è stata
la mia esperienza. Come teologo, è stato solo dopo aver deciso di rischiare
tutto - letteralmente tutto, persino a livello intellettuale - su Gesù Cristo
unico Signore, che ho cominciato a conoscere cosa fosse la "potenza dello
Spirito". Era qualcosa che ho realmente toccato con le mie mani così da
poterne parlare. E credo che sia così per tutti. Avere questa "forte"
fede in Gesù Cristo non compromette il dialogo con le altre religioni; lo
favorisce, lo rende un vero dialogo religioso in cui la fede è la cosa più
importante e Dio non è subordinato a interessi puramente umani, non importa
quanto nobili possano essere.
Evitare il fondamentalismo
Il nostro contributo ad un
ecumenismo di fede sarà tuttavia seriamente danneggiato se non evitiamo il
fondamentalismo. Una distinzione è qui necessaria. Ci sono due tipi di
fondamentalismo, uno buono e uno cattivo. Il "fondamentalismo" è
buono se con questo termine si intende il ritorno alle basi della fede. C'è
anche un fondamentalismo cattivo che sarebbe più appropriato chiamare
"letteralismo", cioé, prendere le Scritture alla lettera senza la
minima considerazione del loro contesto, del loro genere letterario, senza alcun
solido strumento ermeneutico. Secondo me, quando la gente fa questo ignora lo
Spirito preferendo fare affidamento sulla lettera. Ma anche in quel caso,
"la lettera uccide" (2 Cor 3,6). Uccide la potenza del messaggio. Le
persone istruite non possono non rigettare un messaggio che, con la
pretesa di difendere la fede, con evidenza va contro la ragione e persino contro
il buon senso. La fede ben presto diventa irrilevante, se non a livello
individuale, almeno a livello sociale. E' vero che Dio volge la sapienza del
mondo in stoltezza, ma non quel genere di stoltezza!
Spiritualità ecumenica
Da qualche tempo mi sono sentito personalmente chiamato a
sviluppare una spiritualità ecumenica che integri e sostenga la pratica e la
teologia ecumenica. Vedo la spiritualità ecumenica come un approccio alla
Parola di Dio che non è unicamente o principalmente orientata alla
evangelizzazione degli altri, ma piuttosto alla propria crescita in santità.
Una professione di fede non radicata nella vita reale ha poche possibilità di
convincere qualcuno. Paolo VI disse giustamente una volta, "La gente oggi
ha più bisogno di testimoni che di maestri".
Una spiritualità ecumenica sarebbe
caratterizzata dalla sua capacità di saldare l'odierno impulso carismatico con
il vasto patrimonio cristiano del passato; a rivisitare la nostra Tradizione,
non solo la mia propria tradizione ecclesiale, ma anche la tradizione delle
altre chiese, alla luce di ciò che lo Spirito ha compiuto nel nostro tempo.
Recentemente ho scritto un libro intitolato "Il canto dello Spirito"
strutturato come un canto allo Spirito "cantato a tre voci", quella
cattolica, ortodossa e protestante.
Il balsamo dello Spirito Santo
Vorrei concludere con alcune osservazioni
"terapeutiche" visto che stiamo parlando di sanare le ferite del corpo
di Cristo. L'esperienza della nuova Pentecoste e dei carismi è una grazia di
guarigione per l'intero corpo di Cristo di cui dobbiamo assumerci la
responsabilità. Lo Spirito Santo è il grande "rimedio" che guarirà
il Corpo di Cristo dalle sue ferite. C'è uno spiritual che mi piace molto.
Recita così: "C'è un balsamo a Gilead per guarire le anime ferite".
Gilead, o Galaad, è menzionato nell' Antico Testamento come un luogo rinomato
per i suoi profumi e unguenti (Ger 8,22). Nel proseguo del canto diventa chiaro
che il vero balsamo - di cui il balsamo di Gilead è solo un simbolo - è
lo Spirito Santo. In pratica questo balsamo "opera" attraverso il
perdono reciproco e dobbiamo riconoscenza al Papa Giovanni Paolo II che ci ha
dato coraggiosi esempi di richiesta di perdono fra Chiese Cristiane.
Ho detto che lo Spirito Santo è il grande
"rimedio" per le ferite della Chiesa. Anche la nostra esperienza dei
carismi può contribuire a creare una nuova unità fra cristiani di diverse
denominazioni. Ascoltando l'apostolo che menziona tutti quei meravigliosi
carismi e doni - profezia, insegnamento, miracoli....(1 Cor 12-14) - uno può
sentirsi frustrato pensando di non possedere nessuno di questi doni. Ma ascolta,
come ha detto S. Agostino, "Se ami l'unità, se ami la Chiesa, quello che
possiedi non è una piccola cosa, perché qualsiasi dono che chiunque altro
possiede nel Corpo appartiene anche a te! Metti via tutta l'invidia e tutto ciò
che è mio sarà tuo; e se io metto via tutta l'invidia, tutto ciò che è tuo
sarà anche mio" (Agostino, commento a Giovanni, 32,8)
L'amore per il Corpo di Cristo moltiplica i carismi e i doni e rende il dono del
singolo individuo il dono di tutti noi; fa del talento della singola Chiesa il
talento di tutte le Chiese. S. Francesco di Assisi disse una volta,
"Benedetto è il servo che gioisce delle buone opere che Dio compie
attraverso gli altri come se Dio le avesse fatte attraverso di Lui." Vorrei
aggiungere: benedetto è il cristiano che oggi è capace di gioire del bene che
Dio compie attraverso i fedeli di altre Chiese come se Dio lo stesse facendo
attraverso la sua Chiesa.