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"Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte" Commento
a Giovanni 19, 22-42 di Padre Giuseppe Galliano in occasione della Santa
Messa di evangelizzazione con intercessione per i sofferenti - Novara
giugno 2000
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Questa sera concludiamo la nostra riflessione sull'episodio della passione e morte di Gesù. Gesù è già stato inchiodato alla croce. I condannati alla crocifissione erano appesi nudi e i vestiti venivano spartiti tra i soldati che operavano la crocifissione. Anche Gesù viene spogliato e messo sulla croce; aveva un mantello e una tunica. Il mantello viene diviso dai soldati in quattro parti, una per ogni soldato, mentre la tunica viene tirata a sorte. Noi sappiamo che quello di Giovanni è un Vangelo ricco di simbolismi; esaminiamo allora il significato di questi indumenti. Il
mantello, nell'Antico Testamento, indica due cose: il Regno di Dio e lo
Spirito. Quattro
sono i quattro punti cardinali. L'evangelista intende dire allora
che il regno di Dio, da Israele passa ai pagani - i soldati infatti sono
pagani -, e si estende fino ai confini della terra, ai quattro punti
cardinali. Il regno di Dio, dato all'inizio ad Israele, adesso viene
dato a tutto il mondo. Il mantello è anche simbolo dello Spirito.
Ricordiamo il profeta Elia che quando muore consegna il mantello ad
Eliseo, che indossando, il mantello di Elia ne riceve la stessa forza,
lo stesso Spirito profetico, lo Spirito di Gesù. Dunque, lo Spirito di
Dio che inizialmente era stato dato ad Israele, ai profeti, adesso si
estende a tutto il mondo. Attenzione, ciascuno di noi deve indossare
questo mantello, il mantello profetico di Elia, il mantello di Gesù. Qual
è il mantello di Gesù? È il suo Spirito, cioè la sua capacità di
mettersi a servizio dell'uomo e vivere la propria vita non soltanto per
se stesso - questo è infatti l'unico vero grande peccato - ma fare come
Gesù cioè vivere anche per gli altri. Se noi non indossiamo il
mantello di Gesù siamo nudi come Adamo ed Eva dopo il peccato.
Ricordiamo l'episodio in cui i discepoli stanno pescando e vedono Gesù
sulla riva: Giovanni non appena vede il Signore grida "è il
Signore". Allora Pietro si getta dalla barca per
raggiungerlo e l'evangelista dice "era nudo".
Non è che Pietro andava a pescare nudo, gli indumenti li aveva, ma era
nudo nel senso che non portava il mantello, non portava più l'amore del
Signore. Gesù disse "da questo riconosceranno se siete miei
discepoli, dall'amore che avrete l'uno per l'altro". Noi
non dobbiamo sentirci cristiani solo perché facciamo parte di un gruppo
di preghiera o di un gruppo parrocchiale ma saremo cristiani soltanto se
indosseremo il mantello del Signore, il mantello dell'amore sino ai
quattro confini della terra. Gesù aveva anche una tunica e l'evangelista ne fa una descrizione degna di un sarto: era tessuta tutta d'un pezzo dall'alto. Per questo motivo i soldati decidono di non dividerla ma di tirarla a sorte. Che cosa significa? Lo
Spirito, il regno che deve essere diffuso fino agli estremi confini
della terra, non può essere diviso. La tunica era la parte più
intima della persona. Facendo l'applicazione del messaggio evangelico
alla nostra esperienza, la tunica indica la nostra intimità, il nostro
amore con il Signore e ogni amore non può essere diviso. Il popolo di
Israele è stato definito adultero proprio perché amava anche altre
divinità oltre a Dio. Che l'amore non possa essere diviso, però, vale per tutti: per la chiesa, per le famiglie e per coloro che vivono l'amore; dividere l'amore significa ucciderlo. I soldati tirano a sorte la tunica. Ai piedi della croce si trovano Maria, Maria Maddalena e il discepolo prediletto. Gesù dalla croce non chiama "sua madre" ma la madre per indicare espressamente che Maria è la madre di tutti noi . Gesù
dice al discepolo prediletto: "donna ecco tuo figlio, figlio
ecco tua madre. Da quel giorno la prese in casa sua". Ai piedi della croce c'è anche Maria Maddalena che viene citata soltanto all'inizio e poi la ritroviamo alla fine, nel giardino della risurrezione. Maria rappresenta l'antica alleanza, Maddalena rappresenta la nuova alleanza, la donna della resurrezione. Gesù sulla croce compie questa consegna di ciascuno di noi alla madre, e poi dice "ho sete". Ricordiamo l'altro episodio del Vangelo di Giovanni in cui Gesù dice "ho sete"? lo dice ad una donna, la samaritana e le dice "dammi da bere", ma in realtà è Lui a dare acqua viva a questa donna. Coloro che erano giustiziati con il supplizio della croce, i crocefissi, erano arsi dalla sete a causa della perdita del sangue. Con riferimento a Gesù le interpretazioni sono diverse: Gesù ha sete di anime, ha sete di amore Dobbiamo
fare attenzione a questa richiesta di Gesù perché Gesù chiede per
dare. Quando infatti Dio ci chiede qualcosa è per dare a noi qualcosa.
Noi invece abbiamo paura di quello che Dio ci può chiedere. Ma noi cosa
possiamo dare a Gesù se tutto è suo? Abbiamo paura di lasciarci andare con Dio perché temiamo che ci possa chiedere chissà quali sacrifici.Ma che cosa deve chiedere Dio a dei poveri uomini come noi? Quando Dio chiede qualcosa a noi è perché Lui vuole dare qualcosa a noi. Ho sete, dice Gesù. Che cosa fanno i soldati? Che cosa riesce a fare l'odio contro questo uomo che non ha commesso alcun male?. Quante volte noi diciamo "ma che cosa ho fatto di male che la gente mi tratta male? Ma che cosa ha fatto di male Gesù? Cosa fanno i soldati? C'era dell'aceto,che non è altro che un vino corrotto, cioè un vino andato a male. L'aceto era posto in un vaso. Il vaso ci ricorda le giare che contenevano l'acqua alle nozze di Caana dove gli invitati non hanno più vino. Anche qui, sotto la croce, non hanno più vino, ma hanno soltanto aceto, cioè un amore adulterato, un amore andato a male. Dio ha amato Israele ma questo amore è diventato aceto. Loro hanno soltanto dell'aceto e danno dell'aceto. Questo valga di insegnamento anche a noi: non cerchiamo di "spremere latte da una pietra", quando le persone non hanno amore è inutile che chiediamo amore, dobbiamo essere noi a dare amore. Diceva Giovanni della croce: prendi un cuore dove non c'è amore, metti amore e troverai amore. I
soldati imbevono una spugna di aceto e la mettono su di un ramo di
issopo. Gesù beve tutto questo aceto, questo amore adulterato per dare
in cambio dell'amore nuovo. C'è però un particolare da considerare:
non si può mettere una spugna imbevuta sopra un rametto di issopo perché
il rametto è molto debole. La notte della pasqua ebraica, quando l'angelo della morte passò per l'Egitto uccidendo tutti i primogeniti, Dio disse a Mosè "quando sgozzerete l'agnello e mangerete le sue carni, nel sangue dell'agnello intingerete un rametto di issopo e spruzzerete l'architrave e gli stipiti delle porte. L'angelo della morte vedrà il sangue dell'agnello e passerà oltre". Cosa
sta dicendo Giovanni? Il Crocifisso, il nuovo Agnello di Dio, spruzzando
il suo sangue ci libera dall'angelo della morte. "Sangue
di Gesù purificaci, Sangue di Gesù liberaci, Sangue di Gesù
guariscici", non sono preghiere inventate ma hanno un
fondamento nella Sacra Scrittura. Il sangue di Gesù ci libera
dall'angelo della morte e da ogni morte. Anche noi spruzziamo gli
stipiti delle porte della nostra vita con questo sangue. È lui che ci
libera, che ci salva, è lui il vero Agnello di Dio. "Dopo aver bevuto l'aceto, Gesù reclinò il capo e soffiò lo Spirito". Anche in questo versetto dobbiamo fare attenzione: il Vangelo non dice che Gesù muore. Nessun Vangelo dice che Gesù muore. Il capo reclinato è la posizione di chi si addormenta. La morte per i primi cristiani non era la fine di tutto e Gesù qui vuole proprio dire che non è la fine di tutto, ma la sua morte è un addormentarsi per vivere la vita. La morte non è altro che un dormire per poter vivere nel giorno eterno senza fine, difatti non si dice che Gesù morì ma che Gesù spirò, cioè alitò lo Spirito, alitò questo suo amore nell'universo intero. Spirato, Gesù rimane appeso sulla croce. Ma
l'indomani era festa e gli ebrei non potevano permettere che i corpi dei
giustiziati rimanessero appesi sulla croce. La legge dice così. Hanno
ammazzato una persona innocente, essendone perfettamente consapevoli,
hanno trasgredito la legge nel precetto che dice "non
uccidere" e adesso vogliono osservare questa legge che prescrive
che non devono rimanere appesi i corpi dei giustiziati. I farisei allora
chiedono a Pilato il permesso di togliere il corpo di Gesù. Pilato
manda i soldati a spezzare le gambe. L'uomo che veniva crocifisso, per
poter respirare doveva alzarsi sulle gambe; spezzare le gambe
significava fare morire un uomo soffocato subito. Infatti, dopo che
erano state spezzate le gambe, i giustiziati non potevano più
sollevarsi e morivano asfissiati. Gesù invece è già morto quando arrivano i soldati perché era stato flagellato: la flagellazione poteva addirittura scarnificare i corpi tanto che talvolta i condannati morivano sotto i colpi della frusta. Gesù è morto e ai suoi danni si perpetra un altro oltraggio: il soldato prende la lancia e gli dà un colpo. Ma Gesù ad ogni gesto di odio risponde con un gesto di amore. È così che dobbiamo fare anche noi. Ecce homo, ecco l'uomo vero, Lui si che era l'uomo vero perché l'uomo vero risponde con amore ad ogni provocazione. All'odio risponde con l'amore, alla morte risponde con la vita: gli viene aperto il costato. Anche
questo è un segno: un colpo di lancia a sfregio di un uomo ormai morto
è inutile, il soldato avrebbe potuto anche lasciarlo stare. Ma a
seguito del colpo ricevuto si apre il costato di Gesù ed esce sangue ed
acqua. Gesù non è morto, abbiamo detto che sta dormendo (cimitero
significa "dormitorio"). Ricordiamo Adamo che sta dormendo:
Dio gli apre il costato ed esce Eva, "carne della mia carne, ossa
delle mie ossa". Gesù
sta dormendo sulla croce, gli viene aperto il costato e viene fuori
l'uomo nuovo, l'uomo capace di vivere la resurrezione, capace di vivere
l'amore. Tutti noi siamo nati nella carne dal costato di Adamo e nello
Spirito dal costato di Gesù. Ecco la necessità di questa effusione
di sangue ed acqua. Gesù viene deposto dalla croce da due discepoli
occulti: Giuseppe d'Arimatea e Niccodemo, il vecchio del sinedrio che
aveva cercato di difendere Gesù. Loro due vanno a chiedere il corpo di
Gesù e con sé portano 100 libbre di profumi, che corrispondono a 30
chili. Questo profumo è una mistura di mirra ed aloe. Questo è strano
perché gli ebrei non avevano l'usanza di profumare i corpi dei defunti.
Il corpo del morto veniva lavato, unto con olio e poi avvolto nel
lenzuolo, la sindone. I due discepoli invece vanno a prendere il corpo di Gesù con l'intenzione di profumarlo e portano con loro dei profumi rarissimi: l'aloe e la mirra. L'aloe era il profumo dello sposo . La prima notte di nozze gli ebrei, mettevano nel letto nuziale le lenzuola profumate con aloe perché l'aloe era il profumo dell'amore, il profumo delle notti di nozze. Questo è un messaggio: i discepoli vanno a preparare il letto allo sposo. Gesù è lo sposo. Portano
anche la mirra: la mirra era il profumo speciale che metteva il re.
Gesù è il Re. Questo uomo, questo cadavere, non è un uomo qualunque,
ma è lo sposo (noi siamo la sposa) ed è il Re. Avvolgono lo sposo nel
lenzuolo nuziale profumato con aloe e mirra e lo depongono nel giardino.
Abbiamo visto all'inizio che Gesù viene arrestato in un giardino e
adesso viene seppellito in questo giardino. Caso strano, questo giardino
si trova dentro il luogo dove fu crocifisso (finale del Vangelo di
Giovanni capitolo 19). Che significa? Significa
che in ogni luogo della nostra morte, dove noi sperimentiamo la
disperazione più nera, dove le notti sono senza stelle, dove sembra
tutto perduto, quando sembra tutto finito, quando sembra tutto morto, se
guardiamo bene lì dentro c'è un giardino, c'è la vita. In ogni nostra
situazione negativa, in ogni nostra situazione di morte c'è un giardino
dove noi possiamo risorgere a vita nuova. Dobbiamo cercarlo questo
giardino, come ha fatto Maddalena. Maddalena va al giardino, lo cerca,
grida, piange, si dispera, lo trova e diventa la donna nuova, la donna
di resurrezione.
Sullo stesso argomento: Gesù il nazareno il re dei Giudei Detto questo uscì con i suoi discepoli
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