SPIRITO DI SAPIENZA  

Padre Giuseppe Galliano MSC

S. Messa di evangelizzazione con intercessione per i malati - NOVARA 08 MAGGIO 1998  

 

Quest'anno, alla Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito, sono state date diverse testimonianze di fondatori e rappresentanti di vari movimenti: Chiara Lubich per i focolarini, un rappresentante di Don Giussani per Comunione e Liberazione, Ernesto Olivera per il Sermig di Torino e altri testimoni. Diverse sono le esperienze che ci hanno presentato, come pure differenti le loro vite, ma il denominatore comune di tutti questi testimoni è la parola di Dio.

Questi uomini e donne, leggendo la parola di Dio e cercando di metterla in pratica incarnandola hanno cambiato la loro vita e quel pezzetto di mondo in cui vivono. Ogni sapienza, ogni spirito di sapienza ci riporta alla parola di Dio che è la vera sapienza ed è l'unica capace di liberarci e di guarirci.

Oggi siamo sommersi da varie forme di spiritualità e da vari messaggi che a volte sono più allettanti ed attraenti di quello che propone la Chiesa Cattolica, ma le uniche acque capaci di guarire il nostro cuore, di liberarci dal peccato, sono le acque di Israele.

Ricordiamo l'episodio di Naaman il siro, lebbroso, che si reca da Eliseo per essere guarito( 2 Re 5,1-19): Eliseo lo invita ad immergersi nel fiume Giordano ma Naaman, nel vedere il Giordano, fiume così piccolo e poco maestoso al cospetto dei fiumi di Damasco molto più belli, rifiuta di immergersi in quelle acque. Se ne stava andando, ma un servo lo convince a farlo; Naaman si immerge e viene risanato dalla lebbra. Le uniche acque capaci di liberarci sono le scritture di Israele. La vera spiritualità, la vera sapienza è la Sacra Scrittura capace di liberare il nostro cuore e capace di guarirci. Bisogna quindi ritornare a questa Sacra Scrittura. A Rimini ricordavano la parola di San Girolamo: essere ignoranti della Sacra Scrittura significa essere ignoranti di Cristo. Quindi bisogna ritornare al Vangelo e spiegarlo, bisogna ritornare al Vangelo ed annunziarlo come faceva Sant'Ambrogio, grande vescovo di Milano.

Il nostro Vescovo il giovedì santo ha ricordato ancora una volta ai preti che devono spiegare il Vangelo, conducendo in questo modo le persone che sono state loro affidate sulla via dello Spirito, a vivere la vita dello Spirito.

Sono tante le ricchezze che noi abbiamo. Il Vangelo di oggi ci parla della contraddizione tra la sapienza e la ricchezza del mondo e povertà e sapienza del Vangelo. Il Vangelo ci parla di un giovane che, sentendo parlare di Gesù, corre e si inginocchia ai Suoi piedi. Corre e si inginocchia: questo giovane è dominato da un'angoscia.Nel Vangelo di Marco, prima di questo episodio, ci sono altre due persone che corrono e si inginocchiano ai piedi di Gesù e anche queste sono dominate da un'angoscia: il primo è il lebbroso, dominato dalla sua malattia e dal suo peccato, poiché la lebbra era l'immagine del peccato; questo uomo corre e si inginocchia ai piedi di Gesù ( Mc. 1,40).

L'altra persona che corre è l'indemoniato di Gerasa, dominato dalla sua violenza e dal maligno; anche quest'uomo corre e si inginocchia ai piedi di Gesù (Mc.5,6). Questo giovane corre e si inginocchia ai piedi di Gesù e Gli dice: Maestro, cosa devo fare per avere la vita eterna? in questa circostanza vediamo che Gesù ha una risposta quasi brusca per quest'uomo perché Gesù non è venuto tanto ad indicarci la strada per raggiungere la vita eterna, ma per impiantare qui, su questa terra, il Regno di Dio: "venga il Tuo Regno", che alla lettera si deve leggere "si estenda il Tuo Regno". Gesù non ci parla dell'eternità ma ci parla di quaggiù, Gesù ci parla di come noi, comunità dei credenti, dobbiamo estendere il Regno di Dio.

Difatti cosa risponde? Ma perché mi domandi, hai i comandamenti! Per entrare nella vita eterna bastano i comandamenti. La risposta di Gesù è molto importante perché i comandamenti erano diventati 613 precetti e ciò creava confusione. Gesù facilita il compito parlando di 5 comandamenti e aggiungendo un precetto.

E' importante la risposta di Gesù perché Gesù mette in secondo piano i primi tre comandamenti, che sono esclusivi di Israele, ed apre le porte del paradiso a tutta l'umanità. Evidenzia il buon comportamento con il prossimo. Quali sono i comandamenti di cui parla Gesù? Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, onora il padre e la madre.

Cinque comandamenti che permettono l'ingresso nella vita eterna. In più Gesù aggiunge "non frodare" che è un precetto e lo eleva a comandamento. Nel Vangelo parallelo di Matteo, Gesù aggiunge "ama il prossimo tuo come te stesso" che è anche questo un precetto che Gesù eleva a comandamento.

Per entrare in paradiso basta fare queste cose. Gesù risponde al giovane che ha a disposizione i comandamenti; è sufficiente osservarli per entrare nella vita eterna. Però questo giovane uomo è ancora dominato dall'angoscia e dall'ansia. Egli risponde che queste cose le ha osservate fin da piccolo, "fin da quando ero giovane io ho osservato questi comandamenti" (Mc. 10,20). Allora Gesù fissatolo, lo amò, lo guardò con amore e gli disse: ti manca tutto. Nel Vangelo si legge letteralmente "ti manca una cosa" vendi le tue ricchezze, dalle ai poveri così avrai in Dio la tua sicurezza, avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi.

Gesù gli sta facendo una proposta: il giovane vuole la vita eterna, ma la vita eterna è soltanto una aspetto della vita di Dio; Gesù non ci dà mai quello che noi chiediamo, ma ci dà molto di più. Il Signore dice in sostanza al giovane: tu vuoi soltanto la vita eterna ma, perché aspettare la morte per entrare nella vita eterna. Io ti posso dare il Regno di Dio che comincia già quaggiù; qui comincia il Regno di Dio. Gesù è venuto a parlarci di questa terra e di come questa terra deve diventare il Regno di Dio. Qui, su questa terra Io ti do il Regno di Dio. Gesù dice al giovane ti manca tutto, anche se leggiamo "ti manca una cosa", come se avesse fatto tutto e mancasse solo la ciliegina sulla torta. Bisogna fare attenzione ed imparare a leggere la Bibbia secondo la logica dell'ebraismo; dobbiamo cioè leggere come parlava Gesù, come parlava Gesù per comprendere secondo la cultura del tempo.

In ebraico, quando si toglie l'unità ad una decina o alle centinaia, rimane solo lo zero, cioè si  rimane con niente; ad esempio se si toglie l'uno del 100 cioè "uno e zero zero", rimane solo zero e zero, cioè nella mentalità ebraica rimangono solo gli zeri, cioè nulla. Gesù alla lettera risponde al giovane "ti manca tutto". 

Anche alla donna che ha dieci dracme, dieci monete, se le si toglie uno rimane con zero cioè con niente. Ecco perché quando ne perde una va alla ricerca di quella perduta. Il pastore che ha cento pecore, se gliene si toglie una, se gli si toglie l'unità del numero cento, rimane con zero cioè con niente. Questo è il senso della parola ebraica.

Dobbiamo calarci nella mentalità del tempo. Ti manca tutto per vivere il Regno di Dio già su questa terra; va vendi tutto quello che hai e poi seguimi. Attenzione anche a questo verbo seguimi, contrapposto al verbo accompagnare. Nella Sua vita terrena gli apostoli accompagnano Gesù. Pietro comincia a seguire Gesù nell'ultima pagina del Vangelo di Giovanni quando Gesù gli dice: "ma che ti importa, seguimi!" Solo allora usa il verbo "seguire" (Gv. 21,22).

Questo è un pericolo per tutti noi che crediamo di seguire Gesù ma tante volte lo "accompagniamo". Seguire è diventare come Gesù, seguire è metterci dietro di Lui.Ma questo uomo giovane sappiamo che se andò via triste perché aveva molti beni. Era un seguace di mammona, riponeva le sue sicurezze in mammona cioè nel denaro.

Parliamoci chiaro! Questo Vangelo parla della sicurezza nel denaro. Gesù per entrare nel Regno di Dio già su questa terra non vuole nella sua comunità gente ricca, anche se Pietro era contento di veder arrivare questo giovane ricco. Gesù non vuole ricchi nella sua comunità; il ricco è colui che ha, Gesù nella sua comunità vuole signori, e signore è colui che dona, colui che dà e quando un uomo dona, necessariamente diventa povero.

Il ricco nel Vangelo è sempre visto in maniera negativa. Giovane ricco significa non ancora giunto alla maturità. Il ricco non arriva alla maturità. Qual è l'altro ricco del Vangelo? E' il "tappetto", è Zaccheo descritto come piccolo non perché fosse fisicamente basso, ma perché non era all'altezza di Gesù. Il ricco non cresce perché mantiene questa sicurezza materiale e non cresce, rimane un "tappetto" dal punto di vista spirituale. Così il giovane ricco rimane giovane, cioè non cresce.

Chi ha pratica di oratorio sa come sono i giovani di 14 o 15 anni: parlano di grandi amori, si giurano amore per tutta la vita e poi dopo due giorni tutto è finito; o ancora sentiamo tante volte le giovani che si dichiarano amiche del cuore di un'amicizia che deve durare per tutta la vita, ma al primo sgarbo tutto finisce.

Questa è l'immaturità dei giovani e tante volte la nostra fede è questa, come l'atteggiamento del giovane. Questo perché siamo ricchi e in tal modo non cresciamo nella fede. Noi gridiamo Gesù è il Signore, Gesù ti amiamo, ma basta che ci succeda qualche cosa e tutto finisce e siamo arrabbiati con Dio. Gesù tu sei l'amico vero che non tradisce mai, ma basta che una cosa vada storta e finisce la nostra amicizia con Gesù. Siamo adolescenti, siamo giovani ricchi. Noi siamo come il giovane ricco, preoccupato di entrare nel Regno dei Cieli, nel paradiso? Da questo punto di vista possiamo stare tranquilli, poiché per entrare in paradiso è sufficiente rispettare i comandamenti, ma se vogliamo far parte della comunità di Gesù già qui su questa terra dobbiamo farci poveri, poveri fisicamente e poveri spiritualmente.

Come si diventa poveri fisicamente? Donando, cominciando già a donare il superfluo. Poi nessuno può dirci cosa possiamo o dobbiamo donare, ognuno di noi deve donare secondo quanto lo Spirito suggerisce al cuore. Francesco d'Assisi, diede tutto. Si può diventare anche santi come Santa Elisabetta di Ungheria che mantenne tutte le sue proprietà; è lo Spirito Santo che deve suggerire. Però più diamo, più cresciamo, perché l'uomo cresce in relazione alla sua generosità. L'uomo cresce e matura donandosi. Dal punto di vista materiale, si diventa poveri donando i nostri beni. Dal punto di vista spirituale cresciamo condividendo i nostri beni spirituali. Ma quali sono questi beni spirituali?

Dare testimonianza: va e racconta quello che il Signore ha fatto per te, va e metti in comune i tuoi carismi, i tuoi talenti, i tuoi doni, tutto quello che il Signore ti ha dato, non tenerlo per te. Isaia ci dice: la tua piaga allora si rimarginerà, la tua ferita sarà guarita, per te sorgerà la luce come l'aurora ( Is. 58,8).

Perché tante volte non sorge la luce? Perché anche i nostri beni spirituali, le nostre testimonianze, i nostri carismi li teniamo per noi come il giovane ricco e ce ne andiamo via tristi. Preferiamo restare nella tristezza ma che nessuno sappia quello che abbiamo passato. Ricordiamoci anche che Gesù ha fatto l'esempio del terreno buono; la parola viene seminata e attecchisce ma la ricchezza e le preoccupazioni del mondo sono spine che soffocano la parola (Mt. 13,22).

Ecco l'invito: la vera sapienza è il riporre tutta la nostra ricchezza in Dio. Quando Gesù dice che è molto difficile che un ricco entri nel Regno di Dio, non significa che esso non possa andare in paradiso, ma già su questa terra far parte della comunità dei credenti. Noi tante volte possiamo dire di essere cristiani, possiamo dire di essere ferventi ma poi interiormente possiamo essere dissociati dal Signore.La vera sapienza è fare come Gesù, che da ricco che era si fece povero.

In fondo, se ci facciamo caso, noi abbiamo conosciuto il Signore in un momento di estrema povertà, povertà spirituale, quando eravamo proprio giù il Signore venne a ripescarci e abbiamo sentito la potenza della parola di Dio, abbiamo sentito che la nostra vita cambiava. Questo è un invito che faccio a me e a tutti noi proprio per ritornare alle fonti e alle origini del nostro incontro con il Signore, perché in fondo noi potremmo essere come i nostri padri che videro le grandi opere di Dio, passarono il Mar Rosso poi entrarono nel deserto e si accasarono nelle loro oasi.

Tante volte noi abbiamo corso il rischio di accasarci sotto un'oasi e di non camminare più: o stolti Galati chi mai vi ha ammaliati? Proprio voi agli occhi dei quali fu presentato dal vivo Gesù Cristo crocefisso? Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo spirito o per aver creduto alla predicazione? Siete così privi di intelligenza che dopo avere incominciato con lo spirito ora volete finire con la carne? Tante esperienze le avete fatte invano? Se almeno fosse invano! Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perché avete creduto alla predicazione?(Gal.3,1-5) Più chiaro di così non si può.

L'esortazione è di ritornare alle fonti del nostro incontro con il Cristo, alle fonti che è la stoltezza della predicazione della croce del Signore. Concludo con una preghiera di Madelène Delbrel che dice così: io penso che Tu forse Signore ne abbia abbastanza della gente che sempre parla di servirti con il piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato. Signore un giorno in cui avevi voglia di un po' di altro, hai inventato San Francesco e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra e danzare la vita con Te. Alleluia.

Di solito terminiamo con una preghiera per chiedere lo Spirito della sapienza e ne avevo in mente una poi questa mattina, svegliandomi il Signore mi ha dato un altro passo che è il Salmo 69, versetti 30 - 33 che dice: io invece sono povero ed afflitto la tua salvezza Dio mi renda forte, allora loderò nei canti il nome di Dio, esalterò e canterò la sua grandezza e al Signore piacerà più di ogni sacrificio di tori e di vigorosi vitelli. I poveri hanno visto e si rallegrano; voi che cercate Dio riprendete coraggio.

Allora qui non possiamo fare nessuna preghiera perché il Signore, come Salomone, più dei tori e dei vitelli, gradisce la lode e il nostro canto e allora per chiedere il dono della sapienza ci mettiamo in piedi e facciamo un canto di lode al Signore!

"Alleluia Cristo è vivo"!


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