L'eutanasia in Europa

 

  

L'eutanasia in Europa

Le legislazioni che in Europa riconoscono il diritto al suicidio medicalmente assistito o all’eutanasia sono due: l’Olanda e il Belgio. Singolare è la situazione della Svizzera: in questo paese l’eutanasia è illegale. Tuttavia non è considerato un reato aiutare un suicida a togliersi la vita. L’unica discriminante è che chi assiste non lo faccia per trarne un vantaggio. Questa formulazione nella norma comporta che si è puniti se si aiuta il suicida perché retribuiti in qualche modo o perché dalla morte di questi ricaverebbe un vantaggio (magari un’eredità o altro). La legge vale indipendentemente dalla motivazione dell’aspirante suicida: possono anche essere motivi d’onore o di altra natura morale o pratica. Certamente, però, deve essere manifesta l’intenzione di uccidersi e si deve trattare di persona in grado di intendere e volere. Ovviamente, come per tutte le morti non naturali, ci sono indagini giudiziarie ma, chiarito che le condizioni esposte sono presenti, non vi sono conseguenze.

Olanda

Il 1° aprile 2001 è entrata in vigore in Olanda la legge su eutanasia e suicidio assistito. La legge, già approvata dal parlamento olandese il 28 novembre 2000, ufficializza l’impunità di fatto di cui hanno finora goduto i medici che ponevano fine alla vita dei pazienti gravi o morenti con la somministrazione di dosi letali di farmaci o interrompendo cure ordinarie necessarie alla vita. Il 30 agosto 2004 un’allarmante notizia è stata diffusa dalla maggior parte dei quotidiani e dei telegiornali italiani: l’intesa fra la magistratura olandese e la clinica universitaria di Groningen, che autorizza un protocollo di sperimentazione volto ad estendere ai bambini sotto i dodici anni, e anche ai neonati, la pratica dell’eutanasia già regolata dalla legge dell’aprile 2001.

Potranno ottenere la "dolce morte" tutti i minorenni che sono afflitti da una malattia ritenuta incurabile che comporta sofferenze ritenute insopportabili. Siccome costoro non possono esprimere una loro scelta libera e consapevole, l'eutanasia verrà praticata su richiesta dei loro genitori.

Eduard Verhagen, responsabile della sezione pediatrica
della clinica, ha precisato che si è considerato il caso di quei bambini che, pur essendo malati incurabili, per la legge olandese non hanno capacità psicologica né giuridica di richiedere l'eutanasia, né possono ottenerla dal consenso espresso dai loro genitori. In questo modo, invece, i genitori potranno far morire quei figli ai quali i medici non danno speranza di vita sana, "perché noi consideriamo che, in questi casi, la morte sia meglio della vita" ("La Stampa", 31 agosto 2004). Il dottor Verhagen ammette che, nel suo paese, l’eutanasia infantile è già un dato di fatto: “Ogni anno la dolce morte ‘libera dai dolori’ circa ottocento bambini olandesi. Di questi, continua Verhagen, ‘almeno una ventina hanno un'esistenza che è talmente terribile, insopportabile, disperata da far preferire la morte’” (Andrea Tarquini, Olanda, sì all’eutanasia sui bambini, “La Repubblica”, 31 agosto 2004). Trascurando per un attimo le possibilità di controllo del dolore e di vero accompagnamento alla morte di quei venti dall’esistenza tale “da far preferire la morte”, viene da chiedersi: perché dunque vengono uccisi gli altri 780 bambini? Chi davvero “preferisce” la loro morte? Secondo uno studio del 1997 pubblicato sulla rivista medica inglese The Lancet, circa l'8% delle morti infantili in Olanda sono dovute a iniezione letale. I bambini candidati alla morte sono spesso disabili che si ritiene non possano avere una  "vita vivibile". La pratica è divenuta così comune che il 45% dei neonatologi e il 31% dei pediatri che hanno risposto all'indagine di The Lancet hanno ucciso dei bambini.

Tuttavia la legalizzazione da sola non sembra una garanzia contro il fenomeno dell'eutanasia clandestina, se è vero che in Olanda la paura di diventare vittime dell’eutanasia selvaggia sembra diventata quasi un’ossessione. "La paura di essere uccisi a propria insaputa in caso di malattia grave ha spinto 60.000 persone ad aderire alla Dutch Patient Association, un’associazione protestante che raccoglie le richieste di informazioni delle persone che vogliono sapere se un ospedale sia ‘sicuro’ o meno. Distribuiscono anche dei ‘passaporti per la vita’, che i pazienti tengono addosso a testimonianza della loro volontà di non ricevere l’eutanasia senza il proprio consenso."  (Marie de Hennezel -"La dolce morte", Sonzogno Ed., 2002)

La prima conferma ufficiale della prevalenza dell'eutanasia non volontaria in Olanda si è avuta il 10 settembre 1991 quando, dopo lunga attesa, fu pubblicato il rapporto governativo Decisioni mediche sulla fine della vita (Medische Beslissingen Rond Het Levenseinde, Sdu Uitgeverij Plantijnstraat (1991), The Hague). Conosciuto comunemente come il rapporto Remmelink (dal nome del presidente del comitato che lo ha divulgato), lo studio documenta i criteri seguiti dai medici nel far fronte alle richieste di eutanasia.

I risultati del rapporto Remmelink indicavano che in un anno i medici olandesi avevano deliberatamente posto fine alla vita di migliaia di pazienti somministrando iniezioni letali oppure dosi letali di farmaci orali:

  • 2300 persone morirono in seguito a eutanasia praticata dal medico su loro richiesta.

  • 400 persone si suicidarono con farmaci forniti dai loro medici per questo scopo. 

  • 1000 persone, una media di 3 al giorno, morirono perché i medici avevano prescritto, fornito o somministrato un farmaco con il preciso scopo di causare la morte anche se il paziente non aveva fatto specifica richiesta di eutanasia . Di questi, il 14% era completamente capace  mentre il 72% non aveva mai dato indicazioni riguardo il termine della vita 

  • Inoltre, 8100 pazienti morirono in seguito a somministrazione da parte del medico di overdose di analgesici con il preciso intento di accelerare la loro morte . La decisione di somministrare intenzionalmente tale overdose non era stata discussa con il 61% dei pazienti, anche se il 27% dei pazienti morti in questo modo erano completamente capaci .

Come indicato dai numeri sopra citati, in un anno furono indotte dai medici olandesi 11.800 morti. Di enorme importanza per questa discussione è il fatto che più della metà di tali morti non fu richiesta dai pazienti deceduti. Questa è chiaramente eutanasia non volontaria. 

Appare quindi evidente che il principio di autodeterminazione assoluta della vita e della morte, che viene sempre sbandierato dai fautori dell'eutanasia per giustificarne la legalizzazione, è un ipocrita espediente che vale solo se facilita la soppressione del malato; ma se la ostacola, come nel caso dei bambini, allora esso viene smentito in favore della valutazione medica.

Le leggi olandesi violano sia la Convenzione Europea sui diritti umani, sia la risoluzione del Parlamento Europeo del 1999, che rigettano l'eutanasia attiva. Lo evidenzia un comunicato della Federazione Internazionale dei Centri e Istituti di Bioetica d'Ispirazione Personalista, pubblicato lo scorso 15 settembre, che ha lanciato quindi un appello: "Pensiamo che l'Europa, nei suoi organi istituzionali, sia legittimata a intervenire per impedire una tale interpretazione dello spirito e della lettera dei diritti dell'uomo sanciti nella Convenzione sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali (Patto di Roma, art. 2), dando così conforto al senso di civiltà che ha alimentato la progressiva unità del continente".

Belgio

Il 28 maggio 2002 in Belgio è stata approvata una legge sull’eutanasia volontaria. La legge, che è entrata in vigore il 23 settembre 2002, sancisce la non punibilità per i medici che praticano l’eutanasia su pazienti maggiorenni – o su minorenni, purché capaci d’intendere e di volere – che la richiedano in modo libero, consapevole e ripetuto, in presenza di una patologia "grave e incurabile", che rechi sofferenze considerate insopportabili e costanti.

Il testo di legge precisa che tali sofferenze possono essere sia fisiche che psichiche, dilatando così indefinitamente i limiti di applicabilità della normativa; esige inoltre che la richiesta dell’atto eutanasico sia messa per iscritto. In caso di incoscienza, hanno valore legale le direttive anticipate del paziente, che devono essere scritte, e che hanno validità quinquennale.

Il medico, per quanto tenuto a informare il paziente sulle terapie del dolore disponibili (cure palliative), viene di fatto a essere un mero esecutore della volontà del paziente: il suo intervento si risolve nell’attuazione – con mezzi non specificati dalla legge – dell’atto eutanasico e nella compilazione di un rapporto da sottoporre a una commissione esaminatrice, che è chiamata a valutarlo sulla base della sola correttezza procedurale. 

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