Democrazia
totalitaria: la Francia stabilisce il crimine di
opinione anticonformista
(Corrispondenza
romana) Nello scorso febbraio è entrata in vigore in Francia una
legge, votata il 7 dicembre 2004, che punisce come reato ogni
manifestazione pubblica, sia verbale che scritta, di opinioni ritenute
lesive dei diritti e dell'onore delle minoranze etniche, religiose e
sessuali. Si tratta di una normativa che recepisce le direttive emanate
tempo fa dal Parlamento Europeo per imporre ai governi nazionali la
repressione di ogni "diversità", comprese quelle sessuali.
Questa legge è stata elaborata e promossa dalle associazioni in difesa
dell'immigrazione e dell'omosessualismo, come la LICRA e SOS Racisme.
Bernard Stasi, presidente della Commissione sulla Laicità e dirigente
della LICRA, aveva già steso nel 1984 un rapporto per la Presidenza della
Repubblica Francese nel quale chiedeva di promuovere ogni forma di "meticciato":
culturale, razziale e sessuale.
La nuova legge ha istituito una ennesima authority, nominata Haute Autorité
de Lutte contre les Discriminations et pour l'Egalité, entrata in
funzione appunto lo scorso febbraio con un budget di ben 11 milioni di
euro. Essa ha il compito di indagare su ogni discriminazione basata su:
razza, origine etnica, religione, convinzione culturale, handicap, età,
sesso e "orientamento sessuale"; stranamente manca la classe,
l'unica discriminazione tollerata da questa impostazione libertaria.
L'Autorità citata può indagare e denunciare discriminazioni o ingiurie,
automaticamente classificate come "incitazioni all'odio",
punendone i responsabili con 45.000 euro di ammenda e 1 anno di prigione.
Può farsi aiutare dalle associazioni antirazziste e pro-omosessualiste,
ad esempio recependone le indagini e le denunce.
La legge è stata voluta dal Presidente Jacques Chirac e dal Governo, per
l'occasione favorito dalla Sinistra e particolarmente dai
"verdi". Dominique Perben, ministro della Giustizia, ha
dichiarato all'Assemblée Nationale (Parlamento) che la nuova Autorità ha
lo scopo di difendere "la dignità della persona umana in ciò che ha
di più sacro", comprese la tendenza omosessuale. Il dirigente
socialista Patrick Bloche ha auspicato che questa iniziativa costituisca
un riconoscimento e una difesa ufficiali della "comunità
omosessuale", alla quale egli appartiene.
A nulla è valso l'ammonimento dei giuristi, secondo i quali era inutile
aggiungere nuove armi contro il razzismo in quanto esso è già duramente
punito dalla legge. A nulla è valsa la critica dei sindacati dei
giornalisti, che avevano denunciato l'attentato alla libertà di stampa. A
nulla è valso l'ammonimento della stessa Commission Nationale des Droits
de l'Homme, che il 18 novembre 2004 aveva bocciato la legge in quanto essa
"lede la libertà di opinione" e la certezza del diritto e
favorisce quelle "tendenze comunitariste" che polverizzano il
sistema giuridico nazionale. A nulla è valsa l'opposizione
dell'episcopato, che vede nella legge un'arma per impedire l'insegnamento
della morale cristiana e la critica dell'immoralità dilagante.
Questa legge ha sollevato numerose critiche ed opposizioni, soprattutto da
parte di ambienti conservatori e cattolici. Essi hanno accusato il
"delirio repressivo giacobino" che, imponendo il "fanatismo
della tolleranza", prepara una nuova forma di persecuzione
dell'opposizione politica, culturale e religiosa. La rivista cattolica
"Lectures Françaises" (febbraio 2005, p. 4) ha accusato la
legge d'istituire "la censura su pressoché tutte le forme del
combattimento delle idee". Jean Madiran l'ha denunciata come
"una abominevole frattura di civiltà" ("Présent", 15
dicembre 2004). François d'Orcival teme che la nuova Autorità "sarà
incaricata di fare la polizia delle opinioni e di denunciare ai giudici le
proposte che non gli piaceranno", incitando alla delazione motivata
da rivalità di vario genere (cfr. "Valeurs Actuelles", n. 3551)
(CR 894/03 del 16/04/05)