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Droga: l'Afghanistan è un pericolo per l'Occidente … e l'Olanda? |
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(Corrispondenza romana) L'inserto del quotidiano "il manifesto", ("Fuoriluogo", 24 settembre 2004), ha pubblicato un reportage sulla droga dal titolo: Il consumo, una variabile indipendente dalle norme. Lo studio pretende di affermare l'irrilevanza del rapporto esistente tra le politiche permissive e l'aumento del consumo delle sostanze stupefacenti. A sostegno di questa tesi, l'inserto porta come esempio la politica olandese di depenalizzazione de facto del consumo della droga, attuata a partire dal 1976, e che definisce un "successo". La realtà, invece, è ben diversa. L'Olanda, proprio grazie alle sue politiche liberali, è diventata la prima nazione al mondo per la produzione clandestina e il traffico di droghe sintetiche (anfetamine ed ecstasy), nonché la porta di ingresso privilegiata in Europa per l'eroina e la cocaina, provenienti da ogni dove. L'esperimento dei coffee-shops, (locali autorizzati alla vendita al dettaglio di hashish e marijuana), è sostanzialmente fallito, come ha riconosciuto, a vent'anni dalla sua introduzione, un documento congiunto dei Ministeri della Sanità, della Giustizia, nel quale, tra l'altro, si afferma che i "coffee-shops non sono altro che coperture" delle organizzazioni criminali ("Avvenire", 24 ottobre 1996). Se un tempo il continente europeo era un luogo privilegiato per il solo consumo, mentre oggi lo è anche riguardo la produzione, lo si deve all'influenza esercitata dalla multiforme "lobby pro-droga", come la definisce, senza ipocrisie, Antonio Maria Costa, direttore dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga. A differenza della cocaina e dell'eroina, infatti, la cui produzione è limitata da fattori geografici e climatici, le droghe sintetiche si possono produrre ovunque, e i narcotrafficanti non potevano trovare miglior habitat politico-sociale dell'antiproibizionista Olanda: i dati forniti dalle Nazioni Unite parlano chiaro. Il primo studio completo sulle "nuove droghe" ha evidenziato come tutti i Paesi civili sono colpiti in maniera irresistibile da questa "aggressione chimica", e che circa l'80% della droga di origine sintetica sequestrata dalle polizie di 52 diverse nazioni, è risultata essere prodotta proprio nei Paesi Bassi ("Ecstasy and Amphetamines - Global Survey 2003", United Nations, New York, 2003, pp. 31-32). Il giro di affari delle droghe sintetiche è stimato in ben 65 miliardi di dollari l'anno, e gli enormi proventi che giungono da tutto il mondo in terra olandese per questo "export" venefico, rappresentano ormai una quota di ricavi non indifferente del bilancio nazionale, specie nell'attuale periodo di recessione. Inoltre, in una ipotetica graduatoria della pericolosità sociale dei vari tipi di droga, quelle di origine sintetiche "si stanno rivelando il nemico pubblico numero uno (…) trascurato dall'opinione pubblica come un quasi accettabile aspetto della cultura del divertimento - quando invece - provocano dipendenza e psicosi", accelerando i normali processi di invecchiamento e producendo sintomi di tipo Alzheimer anche nei giovanissimi (conferenza stampa di Antonio Maria Costa, 23 settembre 2003, Palazzo Chigi, Roma). Se può sembrare una forzatura etichettare l'Afghanistan, come un "narco-stato", sarebbe esagerato definire l'Olanda una "narco-democrazia". Nondimeno, le conseguenze delle politiche libertarie olandesi, diffondendo la schizofrenia tra le nuove generazioni, minano il futuro del mondo: "chi assisterà, e coprirà i costi sociali di una generazione di consumatori incapacitati nella scuola e sul lavoro a causa delle pasticche?" si chiede Costa. La domanda di fondo è però un'altra: quanto manca perché la comunità internazionale metta a punto una strategia, accanto all'impegno nei confronti dei "violenti" Colombia e Afghanistan, anche verso la "non-violenta" Olanda? (CR 874/03 del 16/10/04)
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