Europei senza fede: uno su quattro è ateo

 

  

«Il calo della pratica religiosa viene oggi nettamente dimostrato», dice il commentatore religioso del quotidiano parigino Le Monde analizzando i risultati di un sondaggio sulla fede in Europa, che è stato realizzato per conto del quotidiano statunitense The Wall Street Journal. 

La fede vacilla soprattutto nei Paesi dell'Europa occidentale, in cui il 25 per cento delle persone fa aperta professione d'ateismo. Il «quadro religioso» dell'Europa prenatalizia del 2004 vede dunque l'esistenza di una sorta di nuovo «muro» tra est e ovest: nei Paesi ex comunisti, in cui regnava un tempo l'ateismo ufficiale e in cui la pratica religiosa era scoraggiata in tutti i modi, oggi gli atei dichiarati sono molto meno numerosi che nei Paesi europei in cui la libertà religiosa non corre da molto tempo alcuna minaccia. Se all'ovest una persona su quattro si considera «atea». All'est solo il 12 per cento degli abitanti rifiutano qualsiasi fede religiosa.

Fa eccezione un Paese dell'est, che ha il record europeo dell'ateismo: la Repubblica ceca, in cui - stando al sondaggio - il 49 per cento della popolazione si dice ateo. Nella graduatoria dell'ateismo vengono poi i Paesi Bassi (41 per cento), la Germania e la Danimarca, (37 per cento), il Belgio (36 per cento) e la Svezia (30 per cento). Per contro il Paese europeo in cui i credenti sono più numerosi - in rapporto alla popolazione totale - è la Romania (96 per cento), seguita dalla Grecia (92 per cento). Dopo questi due Paesi ortodossi, vengono - sempre nella graduatoria della fede - gli Stati in cui più forte è la presenza cattolica: la Polonia (90 per cento) e l'Italia (86 per cento). Particolarmente sensibile è il fenomeno di flessione della pratica religiosa nelle aree protestanti dell'Europa centrosettentrionale.

Il sondaggio è stato compiuto tra 21 mila persone di 21 Paesi ma uno solo ha dovuto essere lasciato da parte: la Francia, in cui le leggi vigenti proibiscono i sondaggi suscettibili d'incoraggiare il comunitarismo e la divisione della popolazione nazionale su base etnico-religosa.

Il super-sondaggio riguarda invece la Turchia, la cui popolazione si dice al 95% credente e seguace della religione islamica. Ovviamente in ciascuno degli  Stati europei coinvolti in questa indagine demoscopica il numero di coloro che si considerano realmente «praticanti» di una religione è sensibilmente inferiore a quello dei semplici «credenti». Ad esempio in Turchia il 72 per cento della popolazione pensa di tradurre in pratica col proprio comportamento i principi della religione musulmana: sono tanti, ma sono pur sempre molto meno dei «credenti» dichiarati. Addirittura, clamoroso è l'abisso tra «credenti» e «praticanti» nei Paesi dell'Europa occidentale, in cui complessivamente - su quattro abitanti - uno (come si è detto) si dice ateo, due sono credenti senza essere praticanti e uno solo è credente-praticante. Il Paese cristiano europeo in cui la fede è più attiva e partecipata è stando sempre al recentissimo sondaggio - la Polonia, dove il 61 per cento degli abitanti si reca alla Messa domenicale.

I due Paesi d'Europa in cui la pratica religiosa è oggi meno diffusa sono nella parte centrosettentrionale del continente: la Svezia e la Danimarca. Una notizia sorprendente riguarda la Spagna, in cui la pratica religiosa è oggi una tra le più basse del Vecchio continente benché la Chiesa cattolica sia tradizionalmente radicata in seno alla sua popolazione.

Il Giornale - AlbertoToscano


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