MADRID - La manifestazione di Madrid contro il
matrimonio gay è stata un grande successo, ma il governo di Zapatero
proseguirà sulla sua strada. Il progetto di legge sarà dibattuto nel
plenum del senato domani o il giorno dopo e il testo verrà ratificato il
30 giugno dal Congresso dei deputati dove il partito socialista e i suoi
alleati dispongono di una comoda maggioranza. Nel corso dell’estate
saranno celebrate le prime nozze fra persone dello stesso sesso e il capo
del governo diventerà una icona della comunità gay internazionale. Già
José Luis Rodriguez Zapatero è stato eletto a San Paolo «personalità
dell’anno» dall’«Associazione brasiliana della fierezza gay, lesbica
e transessuale» come ringraziamento e la sua fotografia campeggerà nella
copertina di una rivista gay spagnola che uscirà in luglio. Sotto la foto
la scritta «L’uomo che mantiene la sua parola».
LA PROTESTA - I dirigenti del Foro della Famiglia, che ha organizzato la
manifestazione di Madrid, hanno chiesto di bloccare la legge e un
colloquio con il capo del governo. Anche se Zapatero acconsentirà a
riceverli non vi sarà spazio per cambiamenti radicali.
Poche ore prima della marcia la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la
Vega ha detto che il governo porta rispetto ai manifestanti ma «è chiaro
che essi manifestano per esigere che un diritto si neghi ad altri». Ha
insistito che la modifica del Codice Civile che permetterà le nozze fra
persone dello stesso sesso «non obbliga nessuno a fare niente che non
voglia». Il governo socialista sa che la Chiesa mantiene una notevole
influenza sulla società civile spagnola ma è consapevole che le riforme
sociali sono appoggiate dalla maggioranza dell’opinione pubblica.
IL SONDAGGIO - Nell’ultimo sondaggio a livello nazionale due terzi degli
intervistati hanno risposto di essere favorevoli al matrimonio gay. Per
questa ragione la vice di Zapatero ha ricordato alla gerarchia
ecclesiastica che «il governo deve prendere decisioni in nome della
maggioranza dei cittadini e la maggioranza dei cittadini ha espresso la
loro opinione favorevole al matrimonio indipendentemente
dall’orientamento sessuale di ciascuno». In altre parole, la
partecipazione alla manifestazione può essere stata massiccia, però è
maggiore il numero di persone rappresentate dai partiti che approvano la
legge in parlamento o che hanno votato socialista alle ultime elezioni.
I SOCIALISTI - Una manifestazione come quella di sabato, pensano i
socialisti, li aiuta a rafforzare la loro identità come «partito del
laicismo, del femminismo, del progressismo». Inoltre la presenza di parte
della gerarchia cattolica e del partito popolare, fianco a fianco nella
marcia, ha trasmesso una immagine di fronte «popolar-cattolico»
conservatore. E’ un’immagine che piace al governo perché inchioda il
partito popolare sulla destra e lontano dal centro, ma scomoda una parte
dello stesso partito e della gerarchia ecclesiastica. E’ la ragione per
cui dirigenti popolari, con il leader Mariano Rajoy in testa, non hanno
partecipato, e nemmeno sono scesi in piazza circa tre quarti degli alti
prelati. Chi non ha partecipato ha pensato che andare fosse
controproducente da un punto di vista «politico».
IL PIANO - Non è d’accordo con questa analisi un personaggio come il
vescovo di Segorbe-Castellon Juan Antonio Reig che è la massima autorità
della Conferenza episcopale in materia di famiglia e vita. E’ sceso in
piazza circondato dai fedeli della sua diocesi che con ogni mezzo avevano
raggiunto Madrid. E’ una delle voci più forti ed eloquenti nella
condanna delle riforme laiche intraprese dai socialisti. A suo giudizio la
legge sulle nozze gay è «la punta dell’iceberg» di «un piano
sinistro» di demolizione della Chiesa cattolica messo in atto dal governo
Zapatero.