Poligamia sotto accusa in Francia

  

18 novembre 2005

In questi giorni segnati dalle violenze urbane, diversi intellettuali e responsabili politici francesi hanno sollevato il velo su una realtà scomoda, quella della poligamia,  che in Francia è ufficialmente bandita dal 1993, ma che di fatto è ampiamente tollerata. 

Il dibattito si è scatenato quando Gérard Larcher, ministro delegato all'occupazione, ha dichiarato al quotidiano britannico Financial Times che la poligamia è "una delle cause" delle violenze urbane. Bernard Accoyer presidente del gruppo parlamentare UMP ha rincarato la dose affermando: "la poligamia è la negazione dei diritti della persona, dei diritti della donna. E', inoltre, l'incapacità di apportare l'educazione necessaria in una società organizzata."

Secondo le stime di Isabelle Faye, del Gruppo per l'abolizione delle mutilazioni sessuali (Gams), in Francia ci sarebbero circa 30mila stranieri poligami e il fenomeno coinvolgerebbe un totale di circa 300mila persone. Dal 1993 le famiglie poligame non possono più coabitare, pena il ritiro del permesso di soggiorno.  Molte di queste famiglie hanno continuato a vivere la poligamia clandestinamente, altre hanno scelto un "divorzio" di facciata che ha costretto molte seconde e terze mogli ad allontanarsi dal marito per andare a coabitare insieme ai numerosi figli negli alloggi delle periferie più degradate. Si stima che la "decoabitazione", sotto forma di alloggi, sussidi e aiuti speciali alle madri in difficoltà, costi alla collettività francese una cifra tra i 150 e i 300 milioni di euro all'anno. Si spiega così, forse, la mancanza di volontà politica nell' imporre la separazione delle famiglie poligame. Di fatto il Ministero dell'Interno in questi anni non ha mai ritirato alcun permesso di soggiorno.

Secondo un' inchiesta del Ministero della Famiglia precedente i fatti di violenza avvenuti in quest'ultimo mese, i figli delle famiglie poligame, allevati nella promiscuità e talvolta nella rivalità tra le mogli, hanno il più alto tasso di delinquenza minorile. I figli degli immigrati sub-sahariani, in particolare, accumulano i criteri che favoriscono l'entrata nella delinquenza: sono figli di famiglie povere, hanno facilmente problemi scolastici e vivono principalmente nella strada perché i loro alloggi sono sovrappopolati. Le donne africane hanno conservato le abitudini del paese di origine e sono spesso madri di cinque o sei figli. Nelle famiglie poligame si contano in media 10 o 12 persone.  

« Per mancanza di spazio negli appartamenti, ci sono delle vere e proprie bande di adolescenti che gironzolano fino a tardi nelle strade e commettono atti di delinquenza », conferma Isabelle Gillette-Faye, la presidente del Groupement pour l’abolition des mutilations sexuelles (Gams). «Con la scusa che in Africa è il villaggio tutto intero che alleva i figli, i genitori non li sorvegliano», commenta un poliziotto della brigata dei minori della Saint-Denis. 

Lasciati a sé stessi, senza soldi, alcuni cominciano «dai 12 ai 13 anni» a rubare, approfittando di essere in banda per impressionare la loro vittime.  "Le madri vivono delle situazioni difficili, spesso sono state costrette al matrimonio, ed è dentro casa che questi ragazzi, come gli altri, apprendono la violenza", aggiunge la dottoressa Emmanuelle Piet, medico del dipartimento di Seine-Saint Denis.

 

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