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Suicidio assistito in Gran Bretagna Dibattito alla Camera dei Pari del Regno: oltre 70 interventi I Lord al parlamento: Favorevoli 8 inglesi su 10. Silenzio della chiesa anglicana Corriere della Sera 11/10/2005
Alessio Altichieri |
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Il parlamento britannico dovrà presto discutere una legge che, pur vietando l’eutanasia, autorizzi il suicidio assistito. È questo l’esito di un dibattito alla Camera dei Lord, affollata come non si vedeva da tempo, che si è svolto ieri con l’intervento di oltre 70 Pari del Regno. Si sa, la Camera alta è un anacronismo, perché è formata da uomini e donne nominati dalla regina su proposta del primo ministro, e la sua funzione è ormai quasi consultiva: ma quale tema più le s’addice di quello squisitamente morale e intimo che riguarda il modo in cui un suddito può lasciare questa vita? Il confronto tra favorevoli e contrari, che in Gran Bretagna è acceso ma non avvelenato come in Italia da fazioni opposte, ha ridato ai Lord, per un giorno, il loro compito. Risultato: del suicidio assistito si dovrà parlare, perché lo chiedono i sudditi. In Gran Bretagna le cose si fanno per bene. Poiché già una proposta di legge era stata avanzata da Lord Joffe, veterano dei diritti civili, ma era stata sepolta dalla fine della legislatura, stavolta s’è deciso di fare un’indagine, prima di aprire la discussione. E così è stata creata una commissione che è andata a vedere che cos’è successo nei quattro Paesi - tre europei e uno Stato americano - in cui già si applica una forma d’interruzione volontaria della vita. In Gran Bretagna, al momento, la legge autorizza i medici a somministrare farmaci che hanno il cosiddetto «doppio effetto»: alleviano il dolore, ma come conseguenza avvicinano la fine. C’è qualcosa che il Regno Unito può imparare dall’esperienza altrui? La questione ha due aspetti: eutanasia significa dare la morte a una persona, così com’è permesso oggi in Belgio, in Olanda e in Svizzera. Il suicidio assistito consiste invece nel fornire aiuto a una persona, che si toglie la vita per propria volontà e con un proprio gesto, così com’è lecito in Svizzera, in Olanda e nello Stato americano dell’Oregon (contro il parere del presidente Bush, che ha investito la Corte Suprema, sotto il nuovo presidente John Roberts). Bene, è il rapporto stilato dalla commissione che ieri era oggetto del dibattito. E Lord Mackay, che l’ha steso, ha ricordato che nel Regno Unito «la legge non vieta il suicidio», ma «vieta di aiutare qualcuno a togliersi la vita», seppure con «una flessibilità incoraggiata dalla Corte europea dei Diritti umani». Dibattito fino a notte, con un’assenza di rilievo: mancava Rowan Williams, che come arcivescovo di Canterbury, massimo esponente della chiesa anglicana, siede alla Camera dei Lord. Ma Williams, che già aveva raccontato la dolorosa agonia della madre, pur negando l’eutanasia perché l’uomo non è «padrone della sua vita», ha preferito tacere. E mancava ovviamente, perché non è Lord, l’arcivescovo di Westminster, il cardinale cattolico Cormac Murphy O’Connor, secondo il quale l’eutanasia ci farebbe varcare «un Rubicone morale». La prospettiva che più inquieta è quella secondo cui un diritto potrebbe diventare un «dovere di morire» per vecchi e malati che sono di peso alle famiglie. Ma nulla di tutto ciò è accaduto finora in Olanda, dicono i liberal. E poi c’è la realtà che impelle: i medici sono a favore del suicidio assistito, così come 86 sudditi su cento pensano (sondaggio YouGov) che un malato terminale abbia il diritto di decidere quando vuole morire.
Perciò la parola più attesa era quella di Lord Joffe, 73 anni,
l’avvocato che difese Nelson Mandela, guidò grandi compagnie
d’assicurazioni ed enti benefici come Oxfam. «Ho preso nota di tutte le
obiezioni», ha detto: nella sua proposta di legge non ci sarà obbligo per
i medici, né per ospedali od ospizi, di assistere pazienti in punto di
morte. Ma la maggioranza del comitato che ha indagato con Lord Mackay, ha
detto Joffe, «è a favore di una legge che si limiti al suicidio assistito,
dove il paziente si prende la responsabilità finale». Con una stima degna
di uno scienziato della statistica, Joffe ha calcolato, estrapolando le
percentuali dell’Oregon, che una legge simile potrebbe condurre, in Gran
Bretagna, al suicidio assistito di 650 persone l’anno. |