Corso di preparazione al matrimonio

Padre Raimondo Bardelli

 

Capitolo VI - Il bambino nasce da un atto responsabile di amore

 

La procreazione responsabile segna un momento forte ed intenso del ministero profetico dell'amore coniugale. Essa infatti coinvolge tutto l'essere degli sposi in un atto d'amore che esprime il culmine della loro partecipazione all'amore creatore di Dio Questa compartecipazione all'atto creatore divino li rende profeti, portatori di una nuova parola di Dio al mondo, incarnante un aspetto particolare della divina fisionomia del Cristo. Ogni bambino infatti è incarnazione unica ed irripetibile di un raggio dello splendore, della bellezza e del calore dell'amore divino presente nel Cristo: Icona perfetta di Dio (cfr Gv 1,1ss; Col 1,15ss).

La volontà positiva di procreare conferisce pure maggior intensità all'aspetto unitivo dei matrimonio: gli sposi arrivano insieme a questa decisione coinvolgente tutta la loro esistenza, il rapporto fisico, svolto in questa ricchezza d'amore, conosce culmini di gioia indicibili. Esso non solo esprime ed incarna una più alta comunione degli sposi, ma immerge pure in una comunione più intima con Dio sorgente della vita e dell'amore! Il suo svolgimento trasmette agli sposi una sensazione di maggiore vicinanza a Dio: esperienza resa più intensa e coinvolgente dalla gioia della fusione dei corpi impegnati nella ricerca di una nuova creatura. Tutto questo si comprende meglio ricordando la finalità dei piacere nell'amplesso fisico. Esso rende sensibile l'esperienza della fusione dei cuori, ne accresce l'intensità, ed allo stesso tempo porta gli sposi ai margini dell'amore infinito di Dio! In questo apice di gioia-piacere gli sposi si uniscono al Creatore per procreare una nuova creatura.

Con ed in questo gesto gli sposi glorificano il Creatore e tendono alla perfezione in Cristo.(Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 50.) Essi si immergono cioè maggiormente in Cristo e nella sua sequela per diventare santi come Lui è Santo(Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 40, 41, 42.). La decisione della procreazione responsabile matura ed è frutto di un dialogo aperto ed egualitario tra gli sposi. Entrambi hanno infatti la stessa dignità e responsabilità in questo evento che unisce cielo e terra (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 22,25.). La luce ed il coraggio che sostiene questo dialogo, sprigiona dall'amore sponsale: "In particolare l'uomo deve vivere con la sposa una forma tutto speciale di amicizia personale"(Ivi, 29.) per correggere con essa la sua tendenza al dispotismo di capo ed evitare d'imporsi. 

La sposa a sua volta deve lasciarsi sostenere dal coraggio amico e suadente dei proprio sposo per superare le eventuali paure della maternità. Entrambi devono essere coscienti che nell'intesa comune tutto sarà più facile, perché Dio sarà con loro. Gli sposi cristiani infatti possiedano in loro stessi la presenza viva ed operante dello Spirito Santo, che con il calore dolce e suadente del suo amore li sostiene nella scelta di generare una nuova vita. Nella realizzazione di questa decisione Egli li illumina, li fortifica, chiarendo loro le ragioni personali, sociali ed ecclesiali per la ricerca di un bambino.

La decisione di procreare infatti è un atto complesso che richiede da parte degli sposi coraggio, riflessione, docilità all'azione illuminante dello Spirito Santo e profondo senso di responsabilità verso se stessi, il nascituro, la società e la Chiesa. Ogni bambino infatti è un evento che coinvolge l'amore degli sposi, Dio, la società e la Chiesa. Il centro, il cuore però di tutta l'attività procreativa è il bambino, nella sua individuale ed irrepetibile personalità aperta ed esigente della sua piena realizzazione umana e divina. Esso infatti è una persona avente diritto al suo sviluppo, a diventare pienamente se stesso, attraverso la realizzazione di tutte le sue doti individuali. Per raggiungere tale meta, necessita dell'aiuto - materiale, affettivo, educativo, spirituale concentrato ed armonico di tutte le realtà educative soprannominate, in particolare della famiglia, a cui spetta il compito primario ed insostituibile della sua realizzazione.(Ivi, 38,40.) La procreazione infatti coinvolge prima di tutto gli sposi, che sorretti dal loro amore si aprono ad un atto che abbraccia l'evoluzione completa dell'essere ed agire del bambino, fino alla sua piena maturità. La decisione responsabile di procreare contiene infatti in se stessa il concepimento, la gravidanza, la nascita, l'educazione del bambino fino alla sua piena maturità.

Tutte queste fasi devono svolgersi nel calore costante di un amore tenero e forte, capace di conferire sicurezza, gioia e forza di vivere al bambino. La decisione alla procreazione esige anche, da parte degli sposi, un'attenzione alla loro salute fisica, in particolare della madre (capacità di portare avanti la gravidanza, di partorire ... ), alla loro capacità educativa ed infine alle loro possibilità economiche.

Gli sposi non devono mai escludere da questa riflessione-decisione la presenza di Dio e della sua provvidenza. Devono essere coscienti che Dio stesso è coinvolto in prima persona nella procreazione, per cui non si devono mai sentire soli, ma continuamente assistiti dal suo amore, che saprà supplire alle loro eventuali carenze. La procreazione responsabile esige quindi prudenza, ma anche tanta fiducia ed abbandono in Dio, nel suo amore premuroso che pensa a tutte le creature, in modo particolare all'uomo creato a sua immagine (Mt 6, 25ss).

Un bambino è un evento così grande che può intimorire gli sposi,  ma la certezza di essere con e in Dio, conferirà loro il coraggio necessario! Gli sposi, infatti, procreando partecipano in modo speciale all'amore di Dio ed al suo potere creativo. Dio infatti, mediante la loro libera e responsabile cooperazione comunica il dono della vita trasmettendo, nella generazione, l'immagine divina da uomo a uomo (Ivi,.28.)

La procreazione implica che gli sposi siano disposti a cooperare con l'amore creatore e salvatore di Dio, che attraverso loro dilata ed arricchisce la sua famiglia(Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 50.). Gli sposi con la procreazione costituiscono la Chiesa Domestica (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 11 ), parte integrante e costitutiva della Chiesa universale. Essi non devono mai dimenticare: la Chiesa di Cristo è presente totalmente in ogni sua parte. Si può quindi in un certo senso parlare della Chiesa di Cristo presente nella loro chiesa domestica, piccola cellula del Cristo totale, cioè del suo Corpo mistico.

Dio rispetta la libertà dei coniugi, anche se la sollecita a collaborare generosamente al suo piano creatore e redentore. Il termine generoso non va inteso unicamente in senso numerico di figli, ma in modo particolare sottolinea la singolare partecipazione al mistero della vita e dell'amore di Dio(Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 29.), concretizzato nel bambino/i, per aiutarlo/i a crescere e a svilupparsi in tutta la sua/loro individuale ed irripetibile identità.

Nessuna autorità umana può limitare la libertà dei coniugi nel decidere il numero dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza da essa esercitata sulla coppia attraverso la contraccezione, la sterilizzazione, l'aborto procurato, è da condannarsi come indebita ingerenza nella vita intima della coppia( Ivi, 30), solo gli sposi guidati ed illuminati dalla logica del loro amore e sostenuti dalla loro coscienza possono determinare la loro procreazione responsabile. La coscienza degli sposi dovrà essere guidata ed illuminata da una generosità equilibrata e non dall'egoismo sorgente sovente di una problematica in gran parte apparente e spaventato dal sacrificio.

Le realtà più meravigliose della vita esigono quasi sempre il superamento dell'egoismo, quindi uno sforzo particolare ... il sacrificio!

Gli sposi nella loro decisione procreativa responsabile non possono ignorare la dimensione sociale, cioè le giuste esigenze della società a cui appartengono. Sovente un numero troppo elevato di figli può diventare un peso sociale troppo oneroso qualora vi fosse un incremento demografico troppo alto.

Solo gli sposi però, secondo la loro coscienza, devono determinare la loro procreazione responsabile, cioé il numero dei bambini. Nessuno, neppure gli sposi, può mutilare totalmente la fecondità matrimoniale. Se tale mutilazione fosse una scelta di vita da parte della coppia, prima del matrimonio, la loro unione sarebbe nulla: non nascerebbe l'amore sponsale! Per i Cristiani non esisterebbe il sacramento del matrimonio, anche se celebrato in chiesa! La loro unione non si sarebbe mai realizzata. 

"Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio creatore è come suoi interpreti. Perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità e con docile riverenza verso Dio; con riflessione e impegno comune si formeranno un retto giudizio, tenendo conto sia dei proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno, valutando le condizioni di vita del proprio tempo e del proprio stato di vita, tanto nel loro aspetto materiale, che spirituale; e, infine, salvaguardando la scala dei valori del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che si deve conformare alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo. Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale, lo salvaguarda e lo sospinge verso la sua perfezione veramente umana". (Concilio Vaticano Il, Gaudium et Spes, 50.)

La società, per quanto ad essa compete, deve elargire agli sposi una conoscenza adeguata, perché possano gestire responsabilmente la procreazione, evitando però di indicare mezzi e strade non rispettose della salute della donna e della vita del bambino o della capacità generativa dell'uomo o della donna (sterilizzazione ecc.). La chiesa stessa deve aiutare gli sposi perché non si abbandonino alla logica perversa dell'egoismo, che considera il bambino come un disturbo indebito alla crescita del benessere, alla libertà, al divertimento, al piacere della vita.

Tra le condizioni necessarie per l'esercizio della procreazione responsabile "rientra anche la conoscenza della corporeità e dei suoi ritmi di fertilità. In tal senso bisogna far di tutto perché una simile conoscenza sia resa accessibile a tutti i coniugi, e prima ancora alle persone giovani  mediante un'informazione ed una educazione chiare, tempestive e serie, ad opera di coppie, di medici e di esperti. La conoscenza poi deve sfociare nell'educazione all'autocontrollo: di qui l'assoluta necessità alla virtù della castità e della permanente educazione ad essa. Secondo la visione cristiana, la castità non significa affatto né rifiuto, né disistima della sessualità umana: significa piuttosto energia spirituale, che sa difendere l'amore dai pericoli dell'egoismo e dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione". (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 33.)

E' fondamentale per gli sposi la coscienza di essere vivificati da un amore nuovo, che realizza la loro esistenza in quanto aperto alla vita. Solo così gli sposi sono veramente posseduti dall'amore matrimoniale. Non ne sono possessori!

Chi si sente possessore dell'amore alla vita, la gestisce come un bene proprio, dipendente unicamente dal suo volere. Chi invece si sente posseduto dall'amore alla vita, ne interpreta le esigenze, soprattutto capisce di essere servo di essa, non padrone. Solo cosi nessun genitore potrà mai diventare un "padre-padrone". Si sentirà invece come un ministro responsabile, o meglio corresponsabile col bambino dei doni in esso racchiusi, che necessitano di svilupparsi e realizzarsi.

Ecco perché i genitori,'sono invitati a realizzare una coeducazione del bambino, cioè ad attuare un cammino educativo, che li pone in ascolto dei doni presenti in esso , ed allo stesso tempo li impegna, insieme a lui, a portarli a compimento. Ministri, non padroni! Gli sposi possono realizzare praticamente la procreazione responsabile imparando ad amministrare la loro corporeità, secondo l'armonia posta in essa da Dio creatore. Tale armonia si manifesta ed esplicita attraverso i contenuti fondamentali dell'amore matrimoniale, espressi dal rapporto fisico, cioè l'aspetto unitivo e procreativo.

Come è stato sottolineato nel capitolo precedente, il dono del seme della vita da parte dell'uomo e la sua accoglienza amorosa da parte della donna, esprime l'apertura e l'amore alla vita degli sposi. Il rapporto sessuale ecologico, infatti nella sua struttura fisiologica, incarna la volontà, il desiderio, l'apertura e l'amore alla vita degli Sposi .  E' quest'amore alla procreazione contenuto in ogni atto sessuale, che accoglie come dono il bambino anche se concepito senza previsione o decisione esplicita. E' la dinamica di questo amore che assicura ad ogni bambino di essere stato voluto con amore.

Dio ha posto però nel corpo della donna il dono della procreazione responsabile. Nel suo ciclo mestruale essa è feconda unicamente per due giorni. Dio ha affidato alla donna, al suo amore materno, la capacità di amministrare con prudenza e generosità l'apertura alla vita. Essa infatti è la culla della vita. Il bambino infatti cresce e si sviluppa nel suo seno, per arrivare alla capacità fisica di vivere da solo, cioè essere una nuova creatura strutturata nella pienezza dell'immagine divina anche nella corporeità. Gli sposi hanno quindi una complementarità meravigliosa nella realizzazione della loro perenne apertura alla vita ed allo stesso tempo possono procrearla responsabilmente. Ciò comporta da parte degli sposi un impegno a conoscere, stimare ed applicare i metodi naturali di regolazione delle nascite, che permetterà loro un atteggiamento responsabile e maturo di fronte alla procreazione (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 35)

La scelta dei ritmi naturali comporta rispetto ed amore verso la donna, dialogo con essa per vivere responsabilmente la procreazione e il dominio sugli istinti, per porli al servizio dell'amore. Così gli sposi diventano veramente ministri  ( Il sacramento del matrimonio conferisce all'azione del generare ed educare la prole la dignità di essere un vero e proprio ministero della Chiesa al servizio della edificazione dei suoi membri Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 38. Ministero paragonabile, secondo S. Tommaso, al ministero sacerdotale. Questo genera ed educa alla vita dello Spirito. Quello degli sposi genera alla vita umana e la educa al culto divino.S. Tommaso, Summa Contra Gentiles, IV-58. ) della volontà creativa di Dio, in quanto amorosamente e responsabilmente amministrano i doni della natura dell'amore divino incarnati in essi e nel loro amore. Vivendo la procreazione responsabile gli sposi esercitano un ministero sacro. Il ministro è fedele quando amministra con saggezza e secondo la volontà del donante i doni posti nelle sue mani (cfr 1 Cor 4,1-2).

La corporeità della donna attraverso i ritmi naturali non viene sottoposta alla violenza della manipolazione dei mezzi anticoncezionali. Con il loro uso, infatti, gli sposi si comportano come arbitri del disegno divino e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona del proprio coniuge, alterandone il valore della donazione totale (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 32.) e, più o meno intensamente intaccano anche la salute fisica della donna. 

"La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi, sono conformi ai criteri oggettivi della moralità: tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell'ano coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione". (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2370.)

L'uso dei periodi infecondi e la contraccezione, in tutte le sue forme, raggiungono lo stesso scopo: la procreazione responsabile. I primi però rispettano pienamente l'armonia ecologica della natura: dono di Dio, da amministrare secondo il sapiente disegno di Dio. I secondi invece interferiscono da padroni nell'armonia della natura: agendo come Dio! Da padroni, non da amministratori.

Gli sposi, come è stato più volte sottolineato, devono essere amministratori fedeli dell'amore, non padroni. Ciò è una esigenza della legge eterna incarnata in tutto il loro essere. (Rm.2,14-15) La fedeltà all'armonia, legge eterna presente nella loro corporeità e nei loro cuori, favorisce in loro lo sviluppo di quei valori di tenerezza ed affettività, che costituiscono l'anima profonda della sessualità umana, anche nella sua dimensione fisica (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 32. ). Gli sposi, infatti, usufruendo solo dei periodi infecondi per la loro intimità fisica, sono obbligati, al di fuori di questi, a valorizzare le altre attestazioni o dimostrazioni affettive: baci, carezze ecc.- che rinsaldano la loro comunione, l'accrescono,. preparandoli a celebrare con maggior intensità d'amore la liturgia dell'atto sessuale. E' un cammino che favorisce negli sposi la comprensione e l'esercizio normale del sesso, evitando di abbassarlo a semplice gioco di sfogo-piacere che dissolverebbe l'unità personale di anima e corpo, colpendo la stessa creazione di Dio nell'intreccio più intimo tra natura e persona (Ivi, 32.)

L'atteggiamento arbitrario e di manipolazione della contraccezione spinge infatti gli sposi ad una attenzione e ad una valorizzazione troppo accentuata del rapporto sessuale che lo pone al di sopra degli altri valori affettivi della persona; per cui, più o meno intensamente, si verifica la scissione tra la persona sorgente dell'amore ed il corpo, mezzo espressivo dell'amore. Col passare del tempo s'instaura negli sposi un atteggiamento di predilezione della corporeità, a scapito dei valori del cuore. In altre parole più semplici, s'instaura nella vita matrimoniale un materialismo pratico, che esclude Dio dal gesto più alto dell'amore. La ragione ultima infatti di questa mentalità è l'assenza, nel cuore degli uomini, di Dio, il cui amore soltanto è più forte di tutte le possibili paure del mondo e le può vincere. (Ivi 30)

In conclusione la fecondità dell'amore coniugale si esplica in tutta la sua pienezza attraverso la procreazione responsabile, forma più immediata, propria ed insostituibile della fecondità matrimoniale e poi in ogni altro atto di vero amore verso l'uomo in quanto espressione del loro appassionato amore alla vita. Questa pienezza di fecondità, qualora venisse negata dalla natura, può essere sostituita da un'adozione, affidamento di quei figli che sono privati dei genitori o da essi abbandonati. Tale gesto è una generazione responsabile, perché comunica a questi bambini l'amore e la gioia di vivere: vera vita dell'uomo!

Inoltre gli sposi possono vivere la loro procreazione responsabile donando generosamente, di comune accordo, il loro amore e la loro vigile attenzione agli emarginati sociali. Oggi, ancor più preoccupante dell'abbandono dei bambini, è il fenomeno dell'emarginazione sociale e culturale, che duramente colpisce anziani, ammalati, tossicodipendenti ecc... Sono i veri poveri della gioia di vivere. La fecondità coniugale abbraccia anche queste situazioni di povertà di vera vita, sempre nel rispetto dell'impegno primario del matrimonio. (Ivi 41)


Continua con Cap.7 L'amore può sopprimere la vita?

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