Formare una coscienza cattolica

Mark S. Latkovic

Homiletic & Pastoral Review Agosto-Settembre 2000

 

1. Il nostro bisogno della verità morale: il ruolo della coscienza, del libero arbitrio e del carattere

Sebbene siamo appena agli inizi di un nuovo millennio, penso si possa dire con sicurezza che mentre "la coscienza cristiana" dovrà affrontare sfide mai affrontate prima, cioé le "cose nuove", la coscienza in se stessa rimarrà immutata. Tuttavia, allo scopo di formare efficacemente la coscienza dei nostri figli, noi, come genitori cattolici, avremo bisogno di prendere in considerazione queste "cose nuove". Così come la coscienza, i principi morali che useremo per contribuire a formare le coscienze dei nostri figli su queste "cose nuove" rimarranno gli stessi.

Alla nascita i bambini entrano  nel mondo come persone che ancora non sono  le creature che Dio vuole che siano. Ovviamente essi non hanno ancora raggiunto quel livello di sviluppo o di maturità che, per natura, sono capaci di raggiungere. Di conseguenza necessitano di quelle cose come l'amore, il nutrimento, la sicurezza e l'educazione. Questi bisogni dei nostri figli corrispondono ai veri beni dell'esistenza umana - beni di cui hanno bisogno per diventare  persone "complete". Come genitori siamo chiamati da  Dio a rispondere - cooperando con altri - a questi bisogni dei nostri figli, cioé a aiutarli a conseguire quei beni che Dio desidera per loro. La ricerca di questi beni - verità, conoscenza,bellezza,giustizia,santità e così via -è proprio il senso della vita morale.

A questo riguardo una delle nostre responsabilità più grandi come genitori - ed è il tema centrale della mia riflessione - è il sacro dovere che abbiamo di aiutare i nostri figli nella loro ricerca del bene della verità morale 1. Parte di questo compito consiste nell'insegnare ai nostri figli che i loro "fini" devono essere come ha detto Papa Giovanni Paolo II "genuinamente buoni, poiché perseguire fini cattivi è contrario alla natura razionale della persona"2. Il Papa continua indicando che "lo scopo dell'educazione....è semplicemente questo: una questione di ricerca dei veri fini, cioè, dei veri beni quali fini delle nostre azioni". 3

Quindi il compito di aiutare i nostri figli a formare le loro coscienze comprende l'aiutarli a vedere cosa sono in realtà i beni della natura umana, cioé,quei beni che li perfezionano come esseri umani. Conoscere quali sono questi beni è il primo passo nella formazione della coscienza. Perché? Perché è solo partecipando a questi beni che i nostri figli sono capaci di diventare creature complete. Ma noi dobbiamo parteciparvi saggiamente, sotto la guida dei principi morali cristiani.

Questo processo che porta a diventare creature complete implica che noi siamo capaci di determinare il tipo di creatura che vogliamo essere - o buona o cattiva. Siamo in altre parole capaci di fare libere scelte circa il tipo di carattere che diamo a noi stessi. Tuttavia come sostiene Germain Grisez, la "nostra capacità di fare libere scelte sarebbe inutile...se non potessimo sapere quali scelte sono quelle buone. Ma noi possiamo; i giudizi con i quali distinguiamo le scelte buone da quelle cattive sono definiti "coscienza"4. Poiché essi sono pre-requisiti essenziali del bene e del male morali, Gisez chiama coscienza (e libera scelta) i fondamentali "principi esistenziali" di moralità.5 Per mezzo della sua coscienza, come ha insegnato il Concilio Vaticano II, "l'uomo vede e riconosce le richieste della legge divina."6

Poiché c'è un legame così importante fra libero arbitrio, coscienza e carattere, è importante che i genitori aiutino i loro figli quando sviluppano ed esercitano la facoltà del libero arbitrio. Poiché è solo attraverso l'esercizio costante nel tempo di buone scelte  che si ottiene la bontà morale. Come ha dichiarato William E. May:" la bontà morale è in nostro potere, con l'aiuto della grazia di Dio; e la bontà morale è una parte essenziale della realizzazione integrale della persona, per essere completamente la creatura che Dio vuole che siamo."7

2. Gli stadi dell'educazione morale: formare la coscienza morale di nostri figli

Allora, come si arriva ad usare responsabilmente la nostra libertà? Come si acquisiscono o si sviluppano le virtù morali? Cosa significa formare la propria coscienza? Servais Pinckaers, O.P. sostiene che ci sono tre stadi fondamentali dell'"educazione alla libertà", come lui la chiama, paragonabili ai tre stadi della vita umana. L'infanzia corrisponde allo "stadio della disciplina", l'adolescenza allo "stadio del progresso", e l'età adulta allo "stadio della maturità o perfezione della libertà"8

Nel primo stadio dell'educazione morale il bambino deve essere formato ad accettare la "disciplina della vita, basata su regole che sono le leggi morali".9 La disciplina implica la comunicazione di conoscenza e la formazione della mente e della volontà, entro una crescente armonia fra bambino e genitori. Tuttavia, come sottolinea Pinckaers, la vera disciplina sarà tutto fuorchè autoritaria. La vera disciplina, egli scrive, "fa appello alle disposizioni naturali, ad un spontaneo senso della verità e della bontà e alla coscienza del bambino o del discepolo."10

Lo sviluppo morale durante il primo stadio è una questione delicata, come sa ogni genitore di bambini piccoli. Il bambino in questo stadio spesso si ribella, o almeno fa resistenza, contro qualsiasi restrizione della sua libertà. Questo è il motivo per cui il primo stadio è di così vitale importanza nell'opera di sviluppo della coscienza del bambino. Educare i nostri figli ad essere creature morali significa guidarli a vedere che la disciplina, la legge e le regole non sono fatte per distruggere la loro libertà o per mettere dei lacci al suo esercizio. "Il loro scopo è piuttosto quello di sviluppare la sua abilità a compiere azioni veramente buone rimuovendo gli eccessi pericolosi che possono proliferare nella persona umana come la gramigna nel campo di grano e di evitargli errori nocivi che potrebbero farlo deviare e pregiudicare la sua libertà interiore".11 

Durante questo primo stadio, i dieci comandamenti sono particolarmente importanti come espressione della legge morale. Come Papa Giovanni Paolo II ha mostrato nella sua enciclica del 1993 Veritatis Splendor, questi comandamenti sono il fondamento e l'inizio dell'autentica libertà. Senza di essi, non siamo nè capaci di rispettare il bene del nostro prossimo nè il nostro stesso bene. Gesù stesso parla del nostro Ultimo Bene quando racconta la parabola del giovane ricco :"Se vuoi guadagnare la vita eterna osserva i comandamenti" (Mt 19,17). Giovanni Paolo II fa notare che "Gesù mette in stretta relazione la vita eterna con l'obbedienza ai comandamenti: i comandamenti di Dio mostrano all'uomo il sentiero della vita e ve lo conducono".12

Naturalmente l'uomo, sia esso bambino o adulto, può rifiutare di obbedire ai comandamenti della legge divina, ma non può pretendere che questa disobbedienza lo renda felice. "Pur negandoli non può rimuoverli dalla sua propria natura" come sostiene Ramon Garcia de Haro, "la loro negazione piuttosto conduce alla rovina e in questo modo anche la società viene danneggiata".13 Garcia de Haro paragona questa situazione a quella di un ingegnere che non tiene conto della legge della gravità. Non tenendone conto "egli non cancella i suoi propri bisogni ma piuttosto rischia il collasso dell'opera che sta costruendo".14

Come genitori preoccupati per la salvezza eterna dei nostri figli, le istruzioni contenute nei 10 comandamenti devono essere considerate il sine qua non  dei primi stadi della formazione morale. Tuttavia concordo con Padre Pinckaers quando sostiene che nell'insegnare i dieci comandamenti dovremmo enfatizzare il duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo. Essi sono il seme vivente della legge morale e danno ispirazione e significato positivo agli altri comandamenti. "Questo è cruciale poiché il bambino ha bisogno di sperimentare l'amore di Dio e l'amore dei suoi educatori, anche se essi possono essere severi ed esigenti, se vogliamo che la sua formazione sia fruttuosa".15

Inoltre l'appropriatezza di insegnare i 10 comandamenti ai nostri figli in questi primi stadi è dimostrata dal fatto che il principiante nella vita morale, cioé il bambino, deve imparare a questo punto ad affrontare le tentazioni, ad evitare il peccato e a combattere contro le inclinazioni contrarie alla carità. Sono proprio i precetti in negativo di questa legge rivelata che salvaguardano quel seme di amore per Dio e per il prossimo che sta mettendo radici nei loro cuori.16

Il secondo stadio dell'educazione morale corrisponde all'adolescenza. E' caratterizzato dal prendersi le proprie responsabilità nella vita morale, da un elevato grado di iniziativa personale, dallo sviluppo della sensibilità ai valori morali e dall'approfondimento della vita spirituale. Questo stadio è caratterizzato anche dal progresso nella pratica di varie virtù, particolarmente quella della carità.

Cominciamo, in questo stadio, a mettere gradualmente da parte il piacere fisico, l'aspettativa di una ricompensa e il timore della punizione come principale movente per fare qualcosa di buono. Sebbene centrali nel primo stadio, questi motivi ora "lasciano il posto all'amore per la virtù in se stessa, e all'amore gratuito per gli altri, che è l'amicizia."17 Il ragazzo o la ragazza impara anche a praticare molti tipi diversi di virtù anche se esse possono essere difficili e spesso trascurate dagli altri.

Se i 10 comandamenti sono il testo principale del primo stadio, è ragionevole dire che il Discorso della Montagna è il testo più adatto per il secondo stadio. Padre Pinckaers ci parla di come il Discorso della Montagna ci sposta dalla teoria morale limitata del legalismo a quella del progresso, "basata su una generosità che eccede sempre la domanda con la spontaneità del vero amore."18 E ci ricorda come i precetti del Discorso della Montagna sorpassino (senza escluderli) le azioni esterne per penetrare nell'intimo della persona,19 il "cuore", nel senso biblico del termine,20 che implica l'opera della coscienza, cioé, il discernimento del bene dal male.

I Padri Conciliari del Vaticano II avevano in mente questa nozione di coscienza - come una consapevolezza della legge di Dio scritta nel cuore dell'uomo (Rom2,14-16) - quando dichiararono nella Gaudium et Spes: "Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità.Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo."21

Il terzo stadio dell'educazione morale - che non tratterò in dettaglio dato che il nostro obbiettivo riguarda la formazione dei bambini - porta la libertà alla maturità. E' il periodo dell'età adulta nella vita morale e spirituale. Pinckaers la distingue per due caratteristiche: "padronanza delle buone azioni e fecondità creativa".22 La persona umana ora compie le sue azioni "secondo un piano, un traguardo più elevato che avvantaggerà se stessa e gli altri".....Che la sua libertà morale sia perfezionata è mostrato dalla risposta ad una vocazione, per devozione ad una grande causa, per quanto umile possa apparire, o dall'adempimento di importanti compiti al servizio della propria comunità, famiglia, città o Chiesa."23 Come descrizione della vita alla quale è chiamato il cristiano adulto, probabilmente nessuna sorpassa l'invito di S.Paolo agli Efesini: "...finché arriviamo allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef4,13).

Gli autori spirituali della tradizione cattolica hanno espresso questi tre stadi nel linguaggio della "via purgativa" (primo stadio), la "via illuminativa" (secondo stadio), e la "via unitiva" (terzo stadio).

3. Formare una coscienza specificatamente cattolica nei nostri figli

Il brano sulla coscienza sopracitato tratto dalla Gaudium et Spes indica che la coscienza può riferirsi sia al giudizio sulla moralità di una particolare azione e sia alla consapevolezza dei principi fondamentali della moralità, per esempio, che si dovrebbe fare il bene ed evitare il male. I due significati di coscienza sono ovviamente collegati, poichè, come ha sottolineato Monsignor William Smith, la coscienza opera applicando " o una conoscenza morale generale o una conoscenza morale particolare a qualsiasi prospettiva e azione particolare". 24

Monsignor Smith parla anche di come la coscienza sia spesso descritta in utili metafore come "la voce di Dio, come una voce interiore, come una vocina nel cosiddetto cuore di cuori."25 Se anche queste espressioni possono essere utili nello spiegare la natura e il significato della coscienza ai nostri figli, l'insegnamento morale cattolico chiaramente afferma che "poiché il giudizio della coscienza è un atto dell'intelletto, non può semplicemente essere un sentimento o una decisione personale per agire o vivere in un certo modo." 26 Di conseguenza, mentre non si può negare che i sentimenti siano importanti e che abbiano un ruolo da giocare nel prendere buone decisioni, la vita morale cristiana richiede "la convinzione che certi atti sono o non sono in accordo con le corrette regole morali".27

Poiché il giudizio della coscienza è il giudizio pratico migliore che abbiamo sulla moralità di un'azione, la persona ha l'obbligo di agire secondo la sua coscienza. Tuttavia, questo dovere di seguire la propria coscienza deve includere la responsabilità che abbiamo di formarla in modo corretto. E' necessario fare questo perché, come sappiamo dall'esperienza, la nostra coscienza non è infallibile, cioé, può sbagliare nei suoi giudizi. Dunque, come genitori cristiani, dovremo aiutare i nostri figli a basare i loro giudizi di coscienza su un solido fondamento di "principi morali compresi alla luce della fede."28

Riguardo alla necessità di regole morali oggettive, le parole di Ronald Lawler, Joseph Boyle, e William E. possono essere utili nel chiarire cosa significhi formare una coscienza integra: "Prima di tutto bisogna capire le implicazioni dei principi fondamentali di moralità; in secondo luogo, considerati tutti gli elementi significativi di una situazione, bisogna imparare come applicare queste norme così da formare giudizi ragionevoli". 29

Inoltre, il genitore cattolico, sapendo che il pensiero di Cristo in materia morale è espresso dalla Chiesa, cercherà di apprendere, accettare e vivere quello che la Chiesa insegna attraverso l'autorità del Magistero. Quindi i genitori cattolici dovrebbero considerare come loro dovere quello di catechizzare i loro figli nelle verità morali della fede cattolica. Come ci hanno insegnato i Padri del Concilio Vaticano II: "Nel formare la propria coscienza il fedele deve prestare attenzione al sicuro e sacro insegnamento della Chiesa. Poiché la Chiesa Cattolica è per volontà di Cristo maestra di verità".30

Infine, la rivelazione divina contenuta nella Scrittura e nella Tradizione cristiana così come interpretata dalla Chiesa, gli esempi dei santi,  la legge naturale dovrebbero essere considerati dal cattolico non come "fonti estrinseche di informazioni o come costrizioni esterne sulla sua coscienza"31. Piuttosto, il cristiano intelligente e maturo (quello che vogliamo diventino i nostri figli) dovrebbe accettare la rivelazione di Cristo "come l'impalcatura fondamentale su cui organizzare la propria vita e su cui comprendere la propria esistenza." 32

Se vogliamo allevare dei bambini buoni e santi in questo nuovo millennio dobbiamo non solo assisterli nella formazione della loro coscienza, ma dovremmo assicurarci che la nostra conoscenza di ciò che la Chiesa insegna sia adeguata e accurata. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è un valido punto di riferimento per istruirci sull' insegnamento morale della fede cattolica. E quando ci occupiamo di insegnare ai nostri figli i fondamenti del "bene e del male", dobbiamo tenere presente la pedagogia morale, per esempio, dobbiamo evitare presentazioni legalistiche dell'insegnamento della Chiesa. Si tratta, concretamente, di presentare le norme morali della Chiesa come verità morali che guidano noi e i nostri figli sulla via della vera felicità.

Dovremo, inoltre, affrontare molte sfide come genitori cristiani, alcune antiche altre nuove. Penso, ad esempio, a tutte le questioni morali riguardo alcuni temi come la sessualità umana, l'educazione e la tecnologia. Quello che mi è chiaro è che dovremo fare affidamento gli uni sugli altri nell'affrontare questi argomenti; soprattutto ora più di prima, da quando non possiamo più contare sulla cultura che ci circonda come aiuto alla nostra vocazione di principali educatori dei nostri figli. Al contrario, come sappiamo per esperienza, la cultura in cui viviamo spesso deforma noi e i nostri figli!

Perché dobbiamo prestare una tale attenzione alla formazione della nostra coscienza e a quella di coloro che Dio ci ha affidato? Io credo che il Cardinale John Henry Newman  abbia dato la risposta migliore più di 100 anni fa. "La coscienza," scriveva Newman, "è un messaggero di Colui che, sia nella natura che nella grazia, ci parla da dietro un velo, e ci insegna e ci guida attraverso i suoi rappresentanti. La coscienza è il primitivo Vicario di Cristo." 33

Preghiamo perché la sapienza dello Spirito Santo illumini questo "primitivo Vicario di Cristo" in ognuno di noi, così che possiamo illuminare i piccoli che Dio ci ha dato per prepararli alla cittadinanza non solo della città dell'uomo, ma anche della città di Dio.

 

NOTE

1 Cf. Germain Grisez, The Way of the Lord Jesus, Vol. 2; Living a Christian Life (Franciscan Press, 1993), Chapter 5, especially Question A, pp. 246-250.

2 Karol Wojtyla, Love and Responsibility (Farrar, Straus, Giroux, 1981), p. 27.

3 Ibid.

4 Germain Grisez, The Way of the Lord Jesus, Vol. 1: Christian Moral Principles (Franciscan Herald Press, 1983), p. 73. Cf. Ramon Garcia de Haro, La Yida Cristiana: Curso de Teologia Moral Fundamental (Ediciones Universidad de Navarra, S.A., 1992), Chapter 6.

5 Cf., ibid.

6 Vatican Council II, Dignitatis Humanae, #3.

7 William E. May, "People's Needs, Moral Truths and Priests," in The Catholic Priest as Moral Teacher and Guide (A Symposium) (Ignatius Press, 1990), p. 75.

8 Servais Pinckaers, O.P., The Sources of Christian Ethics (Catholic University of America Press, 1995), p. 359.

9 Ibid., p. 360.

10 Ibid.

11 Ibid.

12 Pope John Paul II, Veritatis Splendor, #12.

13 Ramon Garcia de Haro, Marriage and the Family in the Documents of the Magisterium: A Course in the Theology of Marriage (Ignatius Press, 1993), p. 112.

14 Ibid., note omitted.

15 Pinckaers, The Sources of Christian Ethics, p. 362.

16 Cf. ibid., pp. 362-363.

17 Ibid., p. 363.

18 Ibid., p. 365.

19 Cf. ibid.

20 Cf. ibid.; Benedict Ashley, O.P., "Elements of a Catholic Conscience," in Russell E. Smith (ed.), Catholic Conscience: Foundation and Formation (Pope John Center, 1991), pp. 39-57; and Xavier Leon-Dufour, "Conscience," in Leon-Dufour (ec.), Dictionary of Biblical Theology, updated second edition (The Word Among Us/St. Paul Books and Media, 1995, originally 1973), pp. 90-92.

21 Vatican Council II, Gaudium et Spes, #16.

22 Pinckaers, The Sources of Christian Ethics, p. 366.

23 Ibid.

24 William B. Smith, "The Meaning of Conscience," in William E. May (ed.), Principles of Catholic Moral Life (Franciscan Herald Press, 1981), P. 364. Cf. St. Thomas Aquinas, Summa Theologica, I, Q. 79, a. 13.

25 Ibid., p. 363.

26 Ronald Lawler, O.F.M. Cap., Joseph Boyle, and William E. May, Catholic Sexual Ethics: A summary, Explanation, and Defense, second edition (Our Sunday Visitor, 1998), p. 98.

27 Ibid.

28 Ibid., p. 104.

29 Ibid., p. 105.

30 Vatican Council II, Dignitatis Humanae, #14.

31 Lawler, Boyle, and May, Catholic Sexual Ethics, p. 106.

32 Ibid.

33 John Henry Cardinal Newman, "Letter to the Duke of Norfolk," V, in Certain Difficulties Felt by Anglicans in Catholic Teaching II (Longmans Green, 1885), P. 248, quoted in Catechism of the Catholic Church, #1778.

 


Dr. Mark S. Latkovic is assistant professor of moral theology at Sacred Heart Major Seminary in Detroit, Mich. and Acting academic Dean. His articles have appeared in the Detroit News, the Cleveland Plain Dealer, and the Linacre Quarterly. He received his M.A. degree from the Catholic University of America and his S.T.D. from the John Paul II Institute for Studies on Marriage and Family in Washington, D.C. His last article in HPR appeared in April 1997.

 

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