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La missione reciproca del marito e della moglie Carlo Colonna Tratto da Gesù Signore della famiglia - Ed. Rinnovamento nello Spirito santo |
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Una
delle conseguenze negative della perdita della concezione spirituale del matrimonio è la confusione
che c'è oggi riguardo alla missione propria del marito e della moglie
nella struttura dell'amore sponsale. In altre parole, il marito non si
dedica più a fare il marito e la moglie non si dedica più a fare la
moglie. Da qui l'origine di crisi matrimoniali, che, se non sono risolte a
tempo, possono condurre al fallimento del matrimonio. Vi sono due verità bibliche che definiscono molto
bene la
missione del marito e della moglie, ma esse sono mal comprese
o contestate dalla mentalità odierna. L'una riguarda il ruolo di capo o l'autorità che ha l'uomo
nei confronti della donna nell'unione coniugale; l'altra riguarda la
sottomissione della donna all'uomo in questa unione. Le due verità sono
così espresse da san Paolo: "Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il Salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto (Ef 5,22-24). Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio" (1 Cor 11, 3) Cerchiamo di comprendere le parole dell'Apostolo. E'
chiaro che egli non ricava il suo insegnamento da considerazioni di ordine
sociologico o psicologico riguardanti la natura dell'uomo rispetto alla
donna o dal modo con cui al suo tempo nella società pagana o ebraica si
viveva il rapporto uomo-donna nel matrimonio. Nella rivista cristiana Da Donna a Donna, Sondra Sottile, direttore della rivista,
rivolgendosi alle donne che hanno problemi con i loro mariti, dice: «Voglio
ricordarvi che la Bibbia non deve essere interpretata come un insieme di
regole. Ricordo come mi sono sentita risollevata quando sono finalmente
riuscita a capire un versetto scritto dall'apostolo Paolo che dice: "
... e voi, donne, siate sottomesse ai vostri mariti". Il problema è
che quando i sacerdoti o i pastori fanno riferimento a questo versetto,
non leggono mai quello precedente che dice: "Voi mariti, amate le
vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa". La differenza è che
mentre in greco sembra un comandamento, per noi è la risposta a una
situazione. Alla richiesta "così voi mariti amate le vostre mogli
con tutto il cuore come Cristo ha amato la Chiesa", la risposta è
"e voi mogli sottomettetevi all'amore dei vostri mariti". Questo
ha un senso. Se una persona ti ama e tu sei per quella persona come il
sole che sorge e tramonta, la tua risposta deve essere "quello che
vuoi fare tu, faccio io". Questa è la perfezione. Non stiamo
parlando di un comandamento, ma di una risposta. Se una persona mi ama così
tanto, come Cristo ha amato la Chiesa, questo dimostra che il suo è
l'amore più grande di tutti. Non dobbiamo pensare che
Dio usi il suo potere per farci sottomettere ai nostri mariti. Il suo
desiderio è che ognuna di noi sia sposata a un uomo che la ami così come
egli ci ama. Allora cerchiamo di sciogliere quel cubo di ghiaccio che
intrappola nostro marito. Ci vuole tempo e soprattutto forza, perché ognuno di
noi ha una personalità diversa». Il
problema rimane quando questo
cubo di ghiaccio che intrappola il marito non si scioglie. E' difficile allora vedere nel marito il
Cristo che ama fino a dare la vita. La moglie in tal caso riceve ben poca
attrazione a sottomettersi per amore al marito. Anche il marito fedele ha questo problema. Egli è ben poco
attratto ad amare una moglie che non pratica il dovere di piacere al
marito. San Paolo parla chiaramente che coloro
che si sposano avranno tribolazioni nella carne e che lui vorrebbe
risparmiarle ai fedeli. (cf 1 Cor 7, 28). Per questo li indirizza ad abbracciare la vita verginale per il
Signore. Una fonte
di queste tribolazioni sono la poca umanità e spiritualità con cui
marito e moglie vivono i loro rapporti nel matrimonio. A volte, a causa
della natura ambivalente dell'eros, l'amore coniugale si può trasformare
in forme di odio profondo, cosi come l'eros sociale, che dovrebbe condurre
all'amore concreto verso ogni uomo, si può trasformare
nell'odio fraterno. In questi casi di tribolazione nella carne, che marito
e moglie vivono nelle loro relazioni reciproche, segnate da mancanze di
amore e di rispetto, il mistero del Cristo sposo e della Chiesa sposa
rimane come un ideale infranto, verso cui dirigere ogni sforzo di
riconciliazione e di pace. D'altra parte anche Cristo, nei confronti dei
cristiani più che nei confronti della Chiesa come istituto da lui
fondato, ha diversi problemi matrimoniali dal momento che molti di essi
ben poco pensano a lui come loro sposo. Inoltre, i cristiani che vogliono
veramente corrispondere all'amore di Cristo, devono farlo nel concreto
della loro esistenza, in cui è necessario soffrire e lottare per essere
fedeli al loro unico Signore e sposo. Se ciò avviene per il rapporto
concreto, con cui è vissuto il matrimonio Cristo-cristiani, non dobbiamo
meravigliarci che avvenga anche all'interno dei matrimoni umani. L'amore del marito verso la moglie non è solo
affettivo, ma anche operoso. E' aliena dall'insegnamento biblico
sull'amore qualsiasi considerazione soltanto sentimentale e affettiva di
esso. L'amore per Dio nella Bibbia si manifesta in due modi: nel metterlo
al primo posto nella propria vita affettiva e nell'osservare i suoi
comandamenti di giustizia. Così nell'amore sponsale l'amore dell'uomo
verso la propria donna si manifesta in due modi: nel metterlo al primo
posto, dopo Dio, nella scala degli amori creati e nell'aver cura sollecita
di lei, come si ha cura del proprio corpo: "Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli
come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.
Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne al contrario la
nutre e la cura, come
fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo
l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due
formeranno,una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo
e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso e la moglie sia rispettosa verso il marito (Ef 5, 28-33). Svolgendo questa missione nei confronti della propria
donna, l'uomo è sottomesso a
Cristo come al suo Signore, diventando sacramento di lui e del suo amore
nei confronti della moglie. E'
anche sottomesso alla moglie, perché non c'è sottomissione maggiore di colui che è disposto a dare la vita per
l'oggetto del suo amore e a
prendersi sollecita cura di esso. Se il marito realizza veramente il suo
amore verso la moglie a immagine di Cristo, pur rimanendo "capo"
della moglie, si fa suo "servo", come Cristo che si è fatto
servo degli uomini, pur essendo il loro capo e signore. Vi è poi un altro aspetto della sottomissione
reciproca nell'amore sponsale.E' quella che si ha nell'ambito del debito
coniugale. San Paolo ne parla in questi termini: "Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la
moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo
è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio
corpo, ma lo è la moglie. Non astenetevi tra voi se non di comune accordo
e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare
insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione (1 Cor 7, 3-5). Se si integra questo insegnamento con i precedenti,
è chiaro che la sottomissione reciproca nell'ambito del debito coniugale
deve avvenire in un contesto di unità di cuori, di amore reciproco e di
sollecitudine dell'uno verso l'altro da aversi negli altri aspetti della
vita coniugale e familiare. Per quanto riguarda il ruolo della donna nell'amore
coniugale, san Paolo ne parla con i termini di "sottomissione",
di "rispetto" al marito, piuttosto che di amore. Non lasciamoci
però ingannare. Paolo ha di mira soprattutto il modo pratico con cui si
deve manifestare il ruolo della donna nei confronti del suo marito. Egli
ha davanti agli occhi il modello della Chiesa sottomessa a Cristo,
obbediente ai suoi comandamenti, e questo aspetto della Chiesa è indicato
alle donne come modello a cui conformarsi nei confronti dei proprio
marito. Da altri testi della Scrittura, però, sappiamo che la Chiesa arde
di intenso amore verso il suo sposo, Cristo. Il Cantico dei cantici
dell'Antico Testamento viene considerato come il testo in cui, in forma
simbolica, viene descritto l'amore tra Dio e il suo popolo. Ebbene, nel
Cantico la sposa è una fiamma d'amore per il suo sposo. E' la fiamma
d'amore che più di ogni altro vincolo lega la Chiesa al suo sposo,
Cristo. Per questo la Chiesa non è solo modello di sottomissione e di
rispetto per la donna verso il proprio marito, ma anche modello
dell'intenso amore, con cui la donna deve amare il marito secondo Dio. Possiamo quindi dire che la sottomissione della donna
al proprio marito secondo l'insegnamento di san Paolo nasce dal
riconoscimento del suo ruolo di capo nei suoi confronti, allo stesso modo
che la Chiesa riconosce in Cristo il suo Signore. Questo ruolo deve essere
adempiuto solo nell'amore, così come si è comportato Cristo nei
confronti della Chiesa. In pratica questo riconoscimento si manifesta
nella fedeltà e sottomissione che la moglie ha verso il marito, mentre il
marito riconosce veramente una donna come sua moglie, quando l'ama fino al
dono di sé e ne prende sollecita cura. Questi principi appariranno più chiari se ora ci rivolgiamo a considerare la creazione del primo matrimonio, fatto direttamente da Dio. La struttura del matrimonio in Cristo, infatti, non fa altro che riprendere la realizzazione del matrimonio originario. Potremmo dire che in Cristo e nella Chiesa riprende vita il matrimonio tra Adamo ed Eva, prima che avessero peccato. E' quindi necessario considerare il primo matrimonio del genere umano, archetipo dell'unione matrimoniale secondo Dio in ogni tempo. Il
matrimonio originario Il
racconto della creazione del primo matrimonio si trova in
Genesi al
capitolo 2. Il racconto è noto, il suo significato profondo meno. E' su
questo significato che vogliamo soffermarci.
Questo
è espresso nel linguaggio simbolico che presiede a tutta la narrazione
della creazione del primo matrimonio.
Dio crea prima l'uomo-maschio, poi, perché non sia solo, gli crea un
essere della stessa sua natura, ma differente sessualmente da lui. E' la
donna. Essa è "costruita" da Dio da una costola, presa da Adamo
mentre è immerso in un profondo sonno. Adamo, svegliatosi, riconosce con
gioia il dono che Dio gli ha fatto e la prende per moglie. L'autore
conclude: "Per
questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie
e i due saranno una sola carne"
(Gen 2, 24). Quanto abbiamo detto circa il ruolo marito-moglie alla
luce del mistero sponsale che unisce Cristo e la Chiesa, è già presente
nel matrimonio Adamo-Eva. Poiché il loro matrimonio e opera diretta di
Dio, possiamo vedere già fissato in esso la struttura fondamentale del
rapporto uomo-donna all'interno dell'unione coniugale. Adamo
appare chiaramente come "a capo" della donna. Dirà san Paolo: "Non
l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo
fu creato
per la donna, ma la donna per l'uomo
(1 Cor 11, 81). Questo
fatto, testimoniato dalla pagina della Genesi e dalle parole di san Paolo,
non è evidente agli occhi nostri, perché tutti, maschi e femmine,
nasciamo da grembo di donna. La rivelazione di Dio però ci dice che
all'inizio non fu così. Noi aderiamo a questo insegnamento per fede.
Siamo così istruiti sulla modalità con cui è entrata nel mondo la prima
donna. E' questa modalità, unica e irrepetibile, che fissa il principio
dell'uomo capo della donna. Anche se in seguito l'uomo-maschio nascerà
dal grembo femminile, la sua posizione di fronte alla donna sarà quella
di Adamo nei confronti di Eva. Dio
crea l'uomo-maschio, ma questo è solo. L'umanità è già creata in lui
in tutte le sue potenzialità. Ciò che verrà dopo sarà preso da Adamo.
Il termine "capo" nella Bibbia indica colui che possiede da solo
tutta la ricchezza che dal capo si effonderà sul suo corpo, chiamato a
essere completamento del capo. Adamo quindi, da solo, possiede tutta la
ricchezza dell'umanità, che da lui fluirà sulla sua discendenza. Egli
però è solo e non è bene che viva da solo. Ha bisogno di una realtà di
dignità pari alla sua che riempia la sua solitudine. Dio crea allora la
donna, traendola dalla ricchezza dell'umanità deposta in Adamo. Il
simbolo è la costola presa da Adamo, che può essere considerata simbolo
della vitalità propria della donna, "il femminile". Il fatto
che il fenomeno avviene mentre Adamo dorme, indica una realtà
soprannaturale, che esula completamente dalla potenza creativa dell'uomo.
E' Dio che crea la donna. Ciò sfugge alla conoscenza di Adamo. Il sonno
indica la sua ignoranza circa l'opera creativa di Dio. Il
completamento L'unità
marito-moglie, superiore a quella genitori-figli, è evidenziata anche dal
fatto che i coniugi devono considerarsi reciprocamente come un altro se
stesso. Il linguaggio popolare parla del coniuge come l'altra metà. San
Paolo dice che il marito deve amare la moglie come se stesso: "chi
ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio
la propria carne; i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il
proprio corpo"
(cf Ef 5, 28-33). Per
concludere, contempliamo la sapienza del Creatore in questa meravigliosa
sua opera: l'uomo e la donna diventati una sola carne nel matrimonio,
genitori di una nuova vita umana. Non solo con un'unione fisica di tipo
erotico, ma col matrimonio che comprende molti più valori di una semplice
unione sessuale. In questa unione si distinguono tre umanità, espresse in
tre personalità originali: la personalità del marito, quella della
moglie, quella del figlio. Ogni
personalità ha la sua missione e dà il suo contributo al sorgere
dell'unità superiore, che è la famiglia. Alla personalità del marito
spetta il ruolo di capo, perché è da lui che ha origine l'unione e la
procreazione. Alla personalità della moglie spetta il ruolo di
compartecipe, sullo stesso piano, dell'amore del marito e del compito
procreativo con una una modalità sua propria. Alla personalità "nel
Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna; come
infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita
dalla donna;
tutto poi proviene da Dio (1
Cor 11, 11-12). |