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Antisemitismo e la "Passione di Cristo" di Mel Gibson Roy Schoeman |
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Lo spettro dell'antisemitismo che ha influenzato gran parte del dialogo ebraico-cristiano degli ultimi 50 anni è riapparso in occasione dell'imminente uscita del nuovo film di Mel Gibson, The Passion. Questa può quindi essere una buona occasione per esaminare più approfonditamente cosa intendono gli interlocutori del dialogo per "antisemitismo", e quali siano le conseguenze per i cristiani e sul vero amore che devono avere verso il popolo ebreo.
Un tale odio non può credibilmente essere associato ad alcuna attività che abbia attualmente luogo in seno alla comunità cristiana, e in realtà era rara perfino nelle passate persecuzioni "cristiane" degli ebrei. Si riscontra facilmente, però, in gran parte del mondo arabo odierno. Questa è anche la forma di antisemitismo che soggiace al nazismo (che era, tuttavia, non di natura cristiana, ma anticristiana). 2) La convinzione che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato e imperfetto nel credo del popolo ebreo Questa convinzione, sebbene sia spesso
considerata sintomo di antisemitismo è, al contrario, un elemento intrinseco al credo
cristiano. Poichè i cristiani credono che Gesù è il Messia desiderato e
atteso dagli ebrei, presso i quali Egli è venuto come uno di loro, è
logico che ritengono
fondamentalmente in errore quegli ebrei che ancora oggi pensano che il
Messia non sia ancora venuto o che non ci sarà alcun Messia ebreo, sebbene questo non significhi necessariamente
attribuire loro una colpa. Se gli ebrei, sulla base di questa convinzione,
definiscono antisemiti i cristiani, parimenti i cristiani potrebbero
definire anticristiani gli ebrei, poiché essi, ovviamente, ritengono che
siano i cristiani a sbagliarsi riguardo a Gesù. Credere che Gesù, l'ebreo, sia Dio incarnato è, tuttavia, una esaltazione e non una
riduzione
della dignità intrinseca dell'ebraismo e del popolo ebreo, anche se questo implica che chi rifiuta Gesù è in errore. 3) Trattare gli ebrei in modo diverso dagli altri; in particolare escluderli da certi aspetti della vita sociale, politica o economica. Questa è una questione più delicata da affrontare poichè si scontra con l'odierno atteggiamento di equanimità. Tuttavia, nel credo cristiano vi è la nozione fondamentale di "stato di grazia" secondo la quale i valori, la sensibilità morale, in altre parole la coscienza di una persona, viene trasformata dal vivere in grazia di Dio e quindi è illuminata e inabitata dallo Spirito Santo. Questo stato non è disponibile (almeno in normali circostanze) per le persone non battezzate o per le persone battezzate che vivono in peccato grave. Nella cultura odierna non è previsto che i leaders - giudici, politici o insegnanti - siano in stato di grazia, e così escludere gli ebrei da questi ruoli è ingiusto. Tuttavia, fino al 19° secolo nei paesi cristiani era previsto che tali leaders, particolarmente quelli ai quali era affidato il compito di emettere giudizi morali, come ad esempio i giudici,dovevano essere in stato di grazia; si pensava che la loro funzione richiedesse un'apertura verso lo Spirito Santo. Di conseguenza era del tutto logico che in quelle società gli ebrei non potessero ricoprire determinati ruoli. E' probabile che la comprensione cristiana dell'opera della grazia fosse sbagliata, ma la convinzione in sè stessa e la conseguente politica sociale non era intrinsecamente antisemita, cioé ostile o rancorosa veso gli ebrei. 4)Desiderare che gli ebrei si convertano al cristianesimo e agire di conseguenza Ancora una volta abbiamo un atteggiamento che sgorga dal
nucleo della fede cristiana , un atteggiamento che rappresenta un atto di
carità, non di ostilità, verso gli ebrei. Se "nessuno viene al
Padre se non per mezzo di me"; se "non mangiate la mia
carne e non bevete il mio sangue non avrete in voi la vita"; se
"uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di
Dio" (parole di Gesù tratte dai Vangeli di Giovanni 14,6
6,53 3,5), allora cercare il bene degli ebrei implica volere per loro
il battesimo e l'ingresso nella Chiesa. Questa è la forma più insidiosa del falso
"antisemitismo" che ha influenzato le relazioni e la vita sociale
ebraico-cristiane ed è il cuore della controversia sul film di Gibson.
Vorrei parlare per un momento ipotizzando che il lettore sia un cristiano
(ma può essere comunque utile per gli ebrei o per i non credenti seguire
questo ragionamento).Sappiamo che Gesù è venuto originariamente per gli ebrei;
che Egli riserva un amore speciale per loro; che essi erano il suo popolo
eletto; che il loro rifiuto Gli ha causato una particolare sofferenza;
e che che Lui non cessa mai di "stare alla porta e bussare" (Ap
3,20). Se tutto questo è vero - specialmente che Lui continua a bussare
alla porta dei loro cuori - allora è logico che il loro impulso a
rimanere ebrei reagisca con orrore quando vengono esposti a immagini o
condizioni che potrebbero aprire un varco nella porta. Tutti noi abbiamo
sentito dire dello "spirito del periodo natalizio" che infonde in
molte persone, perfino non cristiane, uno stato d'animo gioioso. Ma cosa significa questa frase? Le stagioni, con i vari
cambiamenti della natura, possono avere influenza sullo stato d'animo delle
persone - la
primavera, ad esempio, con la temperatura mite e il germogliare delle piante
potrebbe produrre un senso di benessere - ma perché la parte più buia e
grigia dell'anno, l'inizio dell'inverno, dovrebbe produrre un tale effetto?
Lo "spirito del Natale" che la gente avverte nell'aria è in
realtà intrinsecamente e in modo soprannaturale collegato alla venuta di
Cristo, alla gioia di tutto il Paradiso per l'avvenimento di 2000 anni fa. I
bambini piccoli sentono quello spirito, quella gioia, che si traduce
nell'attesa di Gesù bambino. Quel desiderio può essere deviato su obiettivi alternativi
- come la celebrazione di Hanukkah e i regali da ricevere - ma la capacità
di quello spirito di evocare un anelito per Gesù è visto sempre come un
pericolo; e
direi che è molto più comune fra gli ebrei di quanto non si creda. Non si
protesta con veemenza contro cose che non costituiscono un pericolo (e quale
pericolo costituirebbe una credenza senza fondamento in un cosiddetto
Messia?) ma contro cose che hanno un intrinseco potere di influenzare. Non sorprende che gli
ebrei desiderino che venga reciso
dalla vita pubblica ogni richiamo al Natale, specialmente le
immagini religiose natalizie come il presepe, nel tentativo di isolare se
stessi e persino i bambini dalla potenziale infezione di tale credo, dal
pericolo di percepire la dolcezza del Signore che bussa alla porta dei loro
cuori e aprire così un varco. Quale vergogna che noi, come cristiani, ci si
associ a quel "politically correctness" e quindi si neghi a Dio il
diritto di avvicinare il Suo popolo attraverso la Sua (un tempo la nostra)
cultura. La visione della Sua sofferenza, della Sua mitezza ("come un agnello è stato condotto al macello"), del suo perdono ("Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno...") ha potuto convertire i cuori più duri di quel tempo e lo fa ancora oggi. Sono più che convinto che la vera motivazione dell'opposizione di alcuni gruppi ebraici al film non sia il timore che fomenti l'odio dei cristiani contro gli ebrei, ma che possa portare gli ebrei ad amare Cristo. Che questa motivazione dovesse essere così stravolta da camuffarsi nelle mentite spoglie dell'antisemitismo non sorprende più di tanto, considerata l'astuzia di colui che si oppone direttamente a Cristo, ma che i cristiani debbano essere turlupinati sottoscrivendo questo inganno - cioé definire come antisemitismo, come atto di ostilità verso gli ebrei, il bene più grande che possa capitare a un non cristiano, cioé innamorarsi di Cristo - è scandaloso e vergognoso, oltre che un'omissione del dovere Cristiano di mostrare un vero amore verso tutti, specialmente verso gli ebrei che ci hanno dato Cristo, un'omissione della quale il cristiano sarà chiamato a rendere conto nel momento del giudizio davanti all'ebreo Gesù. Roy Schoeman è un convertito dall'ebraismo e autore
del libro Salvation
is from the Jews disponibile attraverso la Ignatius Press.
Informazioni sul libro, compresi degli estratti, e un racconto della
conversione dell'autore alla fede cattolica sono reperibili sul sito
web www.salvationisfromthejews.com
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