Giusto tra le nazioni

Ronald J. Rychlak

Recensione pubblicata su Crisis 6 Ottobre 2005 con il titolo "A righteous gentile"

  

The Myth of Hitler’s Pope: How Pope Pius XII Rescued Jews from the Nazis

Il mito del Papa di Hitler: come Papa Pio XII salvò gli ebrei dai nazisti - Rabbino  David G. Dalin, Regnery Publishing, 256 pagine, $27.95

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Negli ultimi decenni gli storici della Congregazione per la Causa dei Santi hanno metodicamente studiato la vita di Papa Pio XII. Poiché la sua causa di santità non è mai arrivata così vicina al traguardo, giornalisti, storici, leader religiosi e altri autori hanno messo sotto la lente di'ingrandimento il pontefice che è stato notoriamente soprannominato "Il Papa di Hitler".

Il Rabbino David Dalin  è entrato nella controversia nel 2001 quando scrisse una riuscita rassegna di libri sull'argomento per il Weekly Standard. Da quel momento Dalin ha scritto vari altri brevi articoli e, insieme a Jody Bottum, ha pubblicato una collezione di saggi in difesa della memoria di Pio XII (The Pius War, 2004). Il Mito del Papa di Hitler, tuttavia, offre per la prima volta le osservazione del Rabbino Dalin in forma di libro. Il titolo non lascia dubbi sulle conclusioni di Dalin e il testo è prova sia del suo acume che del suo coraggio.

Per valutare gli sforzi del pontefice in tempo di guerra, Dalin si basa su volumi pubblicati, racconti di prima mano e su una combinazione di entrambi. Ad esempio, quando parla della famosa retata degli ebrei romani che ebbe luogo il 16 ottobre 1943, Dalin si rivolge a Michele Tagliacozzo che è sia un sopravvissuto del raid che un famoso studioso dell'argomento. Dalin cita Tagliacozzo il quale sostiene che Pio XII "fu l'unico a intervenire per impedire la deportazione degli ebrei il 16 Ottobre 1943 e si prodigò per nascondere e salvare migliaia di noi."

Dalin mostra il personale intervento di Pio XII nel salvare gli ebrei facendo notare, tra le altre cose, quanti trovarono rifugio nella dimora estiva del Papa: "In nessun altro luogo dell'Europa occupata dai Nazisti c'erano così tanti ebrei salvati e nascosti per un così lungo periodo come a Castel Gandolfo durante l'occupazione nazista di Roma." Dalin fornisce anche un racconto particolarmente commovente degli sforzi del Papa per gli ebrei slovacchi. Egli riferisce che 20mila ebrei si salvarono dalla deportazione proprio grazie all'intervento di Pio XII.

Questo libro non mostra solo cosa Pio XII e la Chiesa Cattolica hanno fatto per aiutare gli ebrei durante la seconda guerra mondiale,  Dalin scrive di "una tradizione a sostegno degli ebrei dell'Europa che risale ad almeno il 14° secolo, una tradizione cattolica filosemita che giunge fino ai nostri giorni con Papa Bendetto XVI." Come sostiene Dalin, Pio XII, come Giovanni Paolo II, fu un erede e un esemplare di questa "lunga e venerabile" tradizione.

In questo libro, come nei suoi precedenti articoli, Dalin offre delle osservazioni alle quali altri non sono arrivati. Ad esempio, è stato il primo autore a notare che il dibattito su Pio XII non era tra ebrei e cattolici. La controversia in realtà è stata suscitata da critici cattolici che si opponevano alla politica dello scomparso Papa Giovanni Paolo II, quelli che hanno cercato di spingere la Chiesa Cattolica verso una direzione più "progressista".

Dalin giustamente rileva che Pio XII e l'Olocausto rappresentano "semplicemente la più grossa associazione a disposizione dei cattolici progressisti per agire contro i cattolici tradizionalisti, nel tentativo di attaccare il papato e sfasciare la dottrina cattolica tradizionale - specialmente su questioni relative alla sessualità, incluso l'aborto, la contraccezione, il celibato e il ruolo delle donne nella Chiesa."

Se questo fosse semplicemente un dibattito fra cattolici, Dalin probabilmente non sarebbe sceso in campo. Lo ha fatto, tuttavia, poiché è rimasto scandalizzato dalle "polemiche anti-papali" di ex seminaristi come Garry Wills e John Cornwell e del sacerdote scomunicato James Carroll. Dalin crede che questi autori stiano sfruttando "la tragedia del popolo ebraico durante l'Olocausto per promuovere la loro agenda politica." Come sostiene Dalin, "questa strumentalizzazione dell'Olocausto deve essere ripudiata. La verità su Papa Pio XII... deve essere ristabilita."

Da tempo Dalin ha chiesto al Yad Vashem (l'autorità israeliana sull'Olocausto) di nominare Pio XII "Giusto tra le nazioni". Egli fa notare in questo libro, tuttavia, che i critici dello scomparso Papa si sono alleati ai mezzi di informazione progressisti che vedono questa controversia come un mezzo per assestare un colpo alla Chiesa Cattolica nella battaglia culturale. Cole tale, il recente flusso di informazioni che documentano i continui sforzi di Papa Pio XII per salvare gli ebrei dai nazisti non ha ricevuto la stessa attenzione che hanno ricevuto le accuse contro Pio XII. Come spiega Dalin, John Cornwell, l'autore de "Il Papa di Hitler",  "ha fatto marcia indietro sulle sue affermazioni (contro Pio XII), ma ciò è passato inosservato dai principali mass-media che felicemente avallarono le sue infondate (e fortemente antireligiose) conclusioni".

La parte più controversa del libro si trova nei due ultimi capitoli, in cui Dalin sostiene che Hitler avesse effettivamente un religioso nel suo entourage: Hajj Amin al-Husseini  che prestava servizio come gran mufti di Gerusalemme prima della guerra. Non solo  al-Husseini era coinvolto negli stermini di massa degli ebrei che ebbero luogo nel 1921, 1929 e 1936, era anche un aperto alleato di Hitler che contribuì a mettere insieme un regime pro-Germania in Iraq, mise insieme truppe arabe per sostenere i nazisti e bloccò le emigrazioni degli ebrei europei verso la Palestina. Dalin scrive: "Mentre Pio XII salvava migliaia di ebrei dalla deportazione ad Auschwitz nascondendoli nei monasteri e nei conventi di Roma, il gran mufti usava la radio tedesca per invocare la morte e la distruzione degli ebrei europei."

Dalin, anzi, amplia questo argomento rendendolo particolarmente rilevante per il mondo in cui oggi viviamo. Egli afferma che le radici dell'antisemitismo musulmano "possono essere fatte risalire ai cattivi insegnamenti antisemiti dello stesso Maometto." Egli passa in rassegna i modi in cui gli ebrei sono stati maltrattati nelle società musulmane nel corso dei secoli e parla dell'influenza di al-Husseini su Yasser Arafat e le tattiche terroristiche usate dall'OLP.

Dalin infine biasima i mezzi di informazione per il loro silenzio su al-Husseini e l'antisemitismo arabo, notando che "è l'Islam radicale - l'alleato di Hitler nella seconda guerra mondiale - e non la Chiesa Cattolica, a minacciare oggi gli ebrei." E' un'ipotesi che merita di essere presa in seria considerazione sia dai musulmani moderati che dai mass-media americani. 

 

 


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