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La grande passione di Mel Gibson L'agonia di Cristo come non si è mai vista |
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Roma, marzo 2003 - L'attore - regista Mel Gibson, già vincitore Oscar, sta lavorando in questo periodo presso gli studi di Cinecittà ad un film sulla passione di Cristo. Presentiamo qui di seguito l'intervista che ha rilasciato all'agenzia Zenit.org in cui spiega come è nato questo progetto e perché questo film non sarà come quelli che lo hanno preceduto. ----------------------------------------------------
L'idea si è delineata gradualmente nel corso degli ultimi 10 o 12 anni da quando, verso i 35 anni, ho cominciato ad indagare sulle radici della mia fede. Ho sempre creduto in Dio, alla sua esistenza, e sono stato educato a credere in un certo modo. Ma verso i 30 anni stavo andando alla deriva e altre cose avevano preso il primo posto. A quel punto mi sono reso conto che avevo bisogno di qualcosa di più se volevo salvarmi. Sentì l'esigenza di fare una ricerca più approfondita del Vangelo, di ricostruire l'intera storia.... E' stato lì che l'idea ha cominciato a sfiorare la mia mente. Ho cominciato a vederla realisticamente, a ricrearla nella mia mente in modo che avesse un senso per me, così da esserne coinvolto. Questo è ciò che voglio portare sullo schermo. Sono stati fatti già tanti film sulla vita di Cristo. Perché farne un altro? Non credo che gli altri film abbiano colto la forza reale di questa storia. Voglio dire, ne avete mai visto qualcuno? O sono approssimativi nella storia, o hanno pessime colonne sonore...Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta. E' come viaggiare indietro nel tempo e vedere gli eventi svolgersi esattamente come si sono svolti. Come fa ad essere sicuro che la sua versione sia così precisa? Abbiamo fatto una ricerca. Racconto la storia così come la racconta la Bibbia. Credo che la storia, così come è realmente avvenuta, parli da sola. Il Vangelo è una sceneggiatura completa e questo è ciò che filmeremo. Sembra una svolta rispetto alle solite produzioni di Mel Gibson. La sua specialità è l'azione, l'avventura, la storia d'amore. Perché ha deciso di fare un film religioso? Faccio quello che ho sempre fatto: raccontare storie. Credo che siano importanti nel linguaggio che parlo meglio: il cinema. Sono convinto che le storie più grandi siano storie di eroi. Le persone aspirano a qualcosa di superiore e indirettamente, attraverso l'eroismo, elevano in questo modo il loro spirito. Non
esiste storia di eroismo più grande di questa, sull'amore più grande che si
possa avere, cioè donare la propria vita per qualcuno. La Passione è la più
grande storia di avventure di tutti i tempi. Credo che sia la storia d'amore
più grande di tutti i tempi; Dio che si fa uomo e gli uomini che lo uccidono,
se non è azione questa, niente lo è. Credo che interessi tutti. La vicenda ha ispirato l'arte, la cultura, il comportamento, i governi, i regni, i paesi...ha influenzato il mondo più di quanto si possa immaginare. E' un evento cardine nella storia che ci ha resi ciò che oggi siamo. Credenti e non credenti, tutti ne siamo stati influenzati. Così tante persone sono alla ricerca del significato della vita e si fanno molte domande. Verranno cercando delle risposte, qualcuno le troverà, qualcun'altro no.
Allora questo film non è solo per i cristiani? Ma se questo film mira a far rivivere il Vangelo, non risulterà offensivo per i non cristiani? Per esempio, il ruolo avuto dalle autorità ebraiche nella morte di Gesù. Se lei descrive questo non rischia di essere offensivo?
Questa non è una storia di ebrei contro cristiani. Gesù stesso era un ebreo,
sua madre era un'ebrea e così lo erano i 12 apostoli. E' la verità che, come dice la
Bibbia, "E' venuto tra i suoi e i suoi non l'hanno accolto"; non posso
nasconderlo. La lotta tra bene e male e l'immenso potere dell'amore vengono prima della razza e della cultura. Questo film è sulla fede, sulla speranza, sull'amore e sul perdono. Queste sono cose di cui il mondo potrebbe fare maggior uso, specialmente di questi tempi. Questo film vuole infondere speranza, non offendere. Alcune persone penseranno comunque che lei vuole imporre il suo credo agli altri. Non è così? Non ho inventato questa storia. L'unica cosa che io ho fatto è stata quella di crederci. E' qualcosa che succede dentro di te e poi necessariamente si manifesta all'esterno. Io sto solo cercando di raccontarlo nel miglior modo possibile, meglio di quanto sia stato fatto finora. Quando hai a che fare con una storia realmente accaduta, è responsabilità del regista renderla più accurata possibile. Chi ha una mentalità aperta la apprezzerà per quello che è.
E le scene di violenza? Il pubblico non considererà inopportune quelle più
realistiche? Penso che siamo stati abituati a vedere delle crocifissioni all'acqua di rose e ci siamo dimenticati di quello che realmente avveniva. Sappiamo che Gesù è stato flagellato, che ha portato la sua croce, che gli sono stati messi dei chiodi alle mani e ai piedi, ma raramente ci soffermiamo a pensare cosa questo realmente significhi. Crescendo non mi sono reso conto di ciò che questo ha comportato per Cristo. Non mi sono reso conto di quanto deve essere stato duro. L'orrore di ciò che Gesù ha sofferto per la nostra redenzione non mi coinvolgeva realmente. Comprendere quello per cui è dovuto passare, anche solo ad un livello umano, mi fa sentire non solo compassione, ma anche in debito: desidero ripagarlo per l'immensità del suo sacrificio. Che dire della barriera linguistica? Lei sta girando in due lingue ormai morte - Latino e Aramaico - e non ha intenzione di usare i sottotitoli. Non sarà un impedimento? Le pitture di Caravaggio non hanno i sottotitoli, ma la gente comprende il messaggio. Lo "Schiaccianoci" non ha i sottotitoli, ma la gente comprende il messaggio. Sono convinto che l'immagine supererà la barriera linguistica. E' ciò che spero. Ciò che mi interessa è di rendere la storia più realistica possibile. C'è qualcosa di sorprendente nel vedere un film nel linguaggio originale. La realtà esce allo scoperto e ti prende, c'è un coinvolgimento completo. So che stiamo solo ricreando, ma facciamo del nostro meglio affinché lo spettatore abbia la sensazione come di essere realmente presente. E credo che sia piuttosto controproducente dire alcune di queste cose usando una lingua moderna. Succede come quando tu senti dire "essere o non essere" e ti viene istintivo rispondere "questo è il problema". Ma se tu senti pronunciare le parole come sono state pronunciate all'epoca, rimani sorpreso. Vedo che questo succede quando lavoriamo. Vedi le cose più chiaramente durante la recitazione, nelle sfumature dei personaggi, nel movimento della cinepresa - è il movimento, è la scelta dei tempi, è tutto questo. All'improvviso tutto mi appare molto chiaro. E' in quel momento che comincio a girare. Quando avrà concluso questo progetto sarà una delusione per lei tornare a soggetti meno sublimi? No, sarà un sollievo fare qualcosa di più leggero considerato che in questo progetto sento un forte carico di responsabilità. Spero solo di poter rendere giustizia alla storia. Non si può piacere a tutti, ma, lo ripeto, non è questo il mio scopo.
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