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Memoria e identità Giovanni Paolo II |
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Dal volume «Memoria e identità» di Giovanni Paolo II, anticipiamo il capitolo intitolato «Qualcuno aveva guidato quel proiettile...». ****
Penso che la spiegazione si trovi nel Vangelo. Quando i primi discepoli, inviati in missione, tornano dal loro Maestro, dicono: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome» (Lc 10,17). Cristo risponde loro: «Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,20). E in altra occasione aggiunge: «Dite: siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10). Servi inutili... La consapevolezza del «servo inutile» va crescendo in me in mezzo a tutto ciò che accade intorno a me - e penso di stare bene con questo. Torniamo all'attentato: penso che esso sia stata
una delle ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza,
scatenatesi nel XX secolo. La sopraffazione fu praticata dal
fascismo e dal nazismo, così come dal comunismo. La sopraffazione
motivata con argomenti simili si è sviluppata anche qui in Italia:
le Brigate Rosse uccidevano uomini innocenti e onesti. Il credente sa che la presenza del male è sempre accompagnata dalla presenza del bene, della grazia. San Paolo ha scritto: «Ma il dono della grazia non è come la caduta; se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini» (Rm 5,15). Queste parole conservano la loro attualità anche ai nostri giorni. La Redenzione continua. Dove cresce il male, lì cresce anche la speranza del bene. Nei nostri tempi il male si è sviluppato a dismisura, servendosi dell'opera di sistemi perversi che hanno praticato su vasta scala la violenza e la sopraffazione. Non parlo qui del male compiuto da singoli uomini per mire personali o mediante iniziative individuali. Il male del XX secolo non è stato un male in edizione piccola, per così dire «artigianale». È stato un male di proporzioni gigantesche, un male che si è avvalso delle strutture statali per compiere la sua opera nefasta, un male eretto a sistema. Nello stesso tempo, però, la grazia divina si è
manifestata con ricchezza sovrabbondante. Non vi è male da cui Dio
non possa trarre un bene più grande. Non c'è sofferenza che Egli
non sappia trasformare in strada che conduce a Lui. Offrendosi
liberamente alla passione e alla morte di croce, il Figlio di Dio ha
preso su di sé tutto il male del peccato. La sofferenza di Dio
crocifisso non è soltanto una forma di sofferenza accanto alle
altre, un dolore più o meno grande, ma è una sofferenza di grado e
misura incomparabili. Cristo, soffrendo per tutti noi, ha conferito
un nuovo senso alla sofferenza, l'ha introdotta in una nuova
dimensione, in un nuovo ordine: quello dell'amore. È vero, la
sofferenza entra nella storia dell'uomo con il peccato delle
origini. È il peccato quel «pungiglione» (cfr. 1 Cor 15,55-56)
che ci infligge dolore, che ferisce mortalmente l'essere umano. Ma
la passione di Cristo sulla croce ha dato un senso radicalmente
nuovo alla sofferenza, l'ha trasformata dal di dentro. Ha introdotto
nella storia umana, che è storia di peccato, una sofferenza senza
colpa, affrontata unicamente per amore. È questa la sofferenza che
apre la porta alla speranza della liberazione, dell'eliminazione
definitiva di quel «pungiglione» che strazia l'umanità. È la
sofferenza che brucia e consuma il male con la fiamma dell'amore e
trae anche dal peccato una multiforme fioritura di bene. Ciò vale per ogni sofferenza provocata dal male; vale anche per quell'enorme male sociale e politico che oggi divide e sconvolge il mondo: il male delle guerre, dell'oppressione degli individui e dei popoli; il male dell'ingiustizia sociale, della dignità umana calpestata, della discriminazione razziale e religiosa; il male della violenza, del terrorismo, della corsa alle armi - tutto questo male esiste nel mondo anche per risvegliare in noi l'amore , che è dono di sé nel servizio generoso e disinteressato a chi è visitato dalla sofferenza. Nell'amore che ha la sua sorgente nel cuore di Cristo sta la speranza per il futuro del mondo. Cristo è il Redentore del mondo: «Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5).
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