L'antroposofia
di
Rudolf Steiner e
il cristianesimo
Alessandro
Olivieri Pennesi
Conferenza a Conegliano Veneto, Ottobre 2001
La mia ricerca nel campo della nuova spiritualità che si affaccia alle soglie
di questo terzo millennio, parte dall’esperienza di insegnante di religione e,
pertanto, dai molteplici contatti con i giovani che frequentano le scuole
pubbliche. E’ proprio da questi incontri che è sorta l’esigenza di
approfondire le tematiche che sono state già affrontate negli incontri
precedenti, vale a dire i temi della nuova religiosità o nuova spiritualità.
Viviamo in un tempo in cui le ideologie politiche dopo aver raggiunto il
culmine, sono andate gradualmente esaurendosi, fino a quasi scomparire del
tutto.
Nel cuore dell’uomo, tuttavia, c’è sempre un’esigenza profonda di felicità,
infatti, come ci ricorda S. Agostino, Dio “ci hai fatti per te, e il nostro
cuore è inquieto finché non riposa in te".(Confessioni, libro 1, 1). Il
cuore non cessa di essere alla sua ricerca fin quando non riposa in Dio.
Alcuni studiosi negli anni ’60 avevano teorizzato un’eclissi del sacro (1).
Constatiamo invece che all’inizio del Terzo millennio, l’esigenza di
trascendente, di ricerca del sacro e del senso dell’esistenza è quanto mai
vivo. Questo bisogno non si orienta, forse, nel senso delle grandi religioni
tradizionali che, spesso, segnano il passo in questa particolare fase storica,
anzi, le forme religiose che ci sono state trasmesse, sono oggetto di forte
messa in discussione. Sorge, quindi, una nuova ricerca del sacro che presenta
connotati variegati.
Vi è, innanzitutto, una ripresa della spiritualità orientale, cioè un
ripresentarsi delle forme di religiosità provenienti dall’Estremo Oriente.
Questo non è un dato nuovo, infatti già negli anni ’60 molti giovani alla
ricerca di spiritualità, si rifacevano agli insegnamenti religiosi dei grandi
maestri della meditazione orientale, cosiddetti guru, ovvero maestri dell’induismo,
dai quali ottenevano ispirazione per la personale ricerca di significato.
Questa richiesta di senso non si è esaurita, ma persiste anche oggi attraverso
molteplici espressioni. Un altro aspetto del risorgere del sacro ci viene
dall’occultismo, cioè dalla riscoperta di una tradizione, caratteristica del
nostro mondo occidentale, che attinge ad una conoscenza presente in forma
occulta da tempo immemorabile.
Cerchiamo ora di definire meglio l’occultismo. Il termine “occultismo”
risale ad un’espressione di uno dei maggiori esponenti dell’occultismo del
XIX secolo, l’esoterista , ex chierico, conosciuto con lo pseudonimo di
Eliphas Levi. Egli si accosta alla mistica ebraica, in modo particolare alla
cabala, ed afferma l’esistenza di una tradizione nascosta che il cristianesimo
avrebbe occultato per circa duemila anni, ma che grazie alla sua scoperta si
riafferma. Si tratta di una tradizione risalente agli egiziani, ai caldei, e
forse addirittura all’India.
In questo modo il fascino del nascosto si ripresenta nel mondo occidentale: si
diffonde l’idea che ci sia una sorta di legge dell’analogia, in forza della
quale tra le cose e gli esseri esistono dei rapporti necessari, non
necessariamente di natura spaziale o temporale, in cui il simile agisce sul
simile. In base a tale teoria, si spiegano sia la magia, sia la conoscenza che
può aiutare a cogliere lo “spirito delle cose”: conoscere il mondo
significa conoscere Dio, la cui natura costituisce una rivelazione progressiva;
per questa via, dicono, la scienza acquista un significato religioso.
In questo panorama della nuova spiritualità vi è un altro elemento ricorrente
che consiste nell’antica conoscenza chiamata gnosi (dal greco, “gnosis”).
Secondo la corrente gnostica colui che è alla ricerca della conoscenza, si
trova inserito in un mondo materiale nel quale si sente estraneo; questa presa
di coscienza, da parte di colui che cerca la gnosi, è legata
all’illuminazione che gli consente di conoscere la necessità e gli strumenti
della salvezza.
In maniera sintetica indichiamo alcuni elementi di base della gnosi che
consentiranno successivamente di comprendere meglio il fenomeno che intendiamo
trattare: l’antroposofia:
1) Il cammino della gnosi, o conoscenza, è senz’altro superiore sia alla
religione sia alla fede. Questa constatazione è tipica della gnosi e ci aiuta a
comprendere la forma di conoscenza a cui, il titolo del nostro incontro, si
riferisce. Secondo la gnosi, pertanto, l’uomo giunge alla salvezza attraverso
la conoscenza e non mediante la fede, come il cristianesimo propone. Inoltre, il
dio al quale ci si riferisce in questa dottrina non è il Dio personale dei
cristiani, ma è piuttosto un’entità impersonale, non ben definita, una sorta
di energia.
2) Un altro elemento portante della gnosi è la dottrina della reincarnazione,
punto nodale di questa scuola di “spiritualità”.
3) Si tratta, inoltre, di una forma di conoscenza che possiamo definire “iniziatica”,
nel senso che presuppone un cammino riservato a pochi, ma che diventa sempre più
diffuso, e rivela a gradi le realtà che sono al di là del mondo materiale.
Detto ciò, ci addentriamo oltre per scoprire da dove sorge il fenomeno dell’antroposofia.
Le radici affondano precisamente in una conoscenza per via medianica, cioè in
un’acquisizione di sapere attraverso dei medium, che fanno da tramite tra il
mondo terreno e le gerarchie spirituali. In questa visione, il mondo spirituale
è effettivamente il mondo reale, e, come affermano le tradizioni orientali,
quello che gli uomini percepiscono attraverso i sensi non è altro che apparenza
(maya).
Questa forma di conoscenza, da cui l’antroposofia trae le sue origini, viene
chiamata teosofia. E’ un sostantivo composto da due parole greche, theos
(“dio”) e sophia (“sapienza”), e, pertanto, significa “sapienza
divina”, o potremmo meglio dire “scienza di Dio”. Nel contesto delle
tendenze del mondo moderno, l’occultismo è un termine che vuole significare
“dottrina segreta”, quindi si tratta di una saggezza antica, riservata, una
gnosi delle origini. Colui che si avvicina alla teosofia, sostiene di essere un
uomo che ha avuto il privilegio di stabilire contatti che lo trasportano nel
cuore stesso dell’essere. Grazie a questa conoscenza diretta dell’assoluto,
si è in grado di rispondere in modo coerente a tutti i grandi problemi relativi
alla relazione che esiste tra la divinità, l’universo e l’uomo.
Come è stato affermato precedentemente in riferimento alla gnosi, anche nella
teosofia si pone all’inizio una realtà assoluta, ma si tratta di una divinità
di carattere impersonale , pertanto, si distacca dalle grandi affermazioni della
religione giudaico-cristiana e del monoteismo in genere, in cui si professa il
Dio personale. Un altro dato presente in questa tipo di conoscenza è che tutto
è uno, cioè tutto è riconducibile all’unità, come insegna il monismo, e
quindi ne consegue che tutte le religioni storiche tradizionali possono
ricondursi ad un’unica entità, dal momento che sono semplicemente espressioni
diverse di un’unica realtà.
In questo senso, la parola teosofia si applica a molti sistemi che rispondono
alle caratteristiche indicate, ma nel significato specifico del nostro contesto,
ha una propria connotazione, poiché indica una forma contemporanea di tale
categoria spirituale.
La teosofia trae le sue origini dall’esoterista. di origine russa, Helena
Petrovna Blavatsky. Essa entra in contatto con molte organizzazioni occidentali
che sono all’interno dell’occultismo ed inizia, intorno alla metà
dell’800, la sua peculiare ricerca dell’antica sapienza, una sapienza che fa
riferimento ad una sorta di grande fratellanza di uomini superiori, i cosiddetti
“maestri illuminati”; la Blavatsky stessa, mediante le sue capacità
medianiche, cioè capacità di mettersi in contatto con gli spiriti che guidano
le sorti dell’umanità, è in grado di trasmettere questo tipo di conoscenza.
I suoi viaggi vanno dall’India all’Egitto dove attinge a molte tradizioni
antiche.
Nel 1875 H. Blavatsky fonda la Società Teosofica(2). Le sue due grandi opere,
che sono i testi di riferimento non solo per la Società Teosofica, ma per tutto
il mondo esoterico del ‘900, sono Iside svelata e La dottrina segreta. Tiene
conferenze sulla teosofia, svolgendo attività sia negli Stati Uniti che in
Inghilterra, dando così un ampio impulso al nascente movimento teosofico.
Alla sua morte la Società si scinde in diversi gruppi, uno dei quali rimane
fedele agli insegnamenti della Blavatsky, ma nel contempo sorgono altri
orientamenti, tra cui la cosiddetta antroposofia.
La Società Antroposofica nasce nel 1913 ad opera Rudolf Steiner, fondatore
riconosciuto di questa corrente iniziatica: tale scuola esoterica ravvisava
nelle posizioni della teosofia come venivano proposte soprattutto da Annie
Besant - succeduta alla Blavatsky nella presidenza della Società - delle
eccessive concessioni alle tradizioni orientali a scapito del cristianesimo. Si
era venuto a creare con la teosofia, una sorta di relativismo che Steiner non
condivideva .
Nato da genitori cattolici, in una cittadina dell’impero austriaco, Steiner
ebbe una educazione tecnico-scientifica ed intorno ai vent’anni si avvicinò
agli scritti scientifici di Goethe, di cui curò l’edizione critica delle
opere. A Berlino, nel 1902, aveva assunto la guida della sezione tedesca della
Società Teosofica , successivamente nel 1909, soprattutto con le conferenze Da
Gesù a Cristo pone le fondamenta per la costituzione della Società
Antroposofica. In quegli anni matura la sua riflessione, che gradualmente prende
le distanze dalle posizioni della teosofia, al punto che su sessantacinque logge
originarie della sezione tedesca della Società Teosofica, cinquantacinque
restano fedeli a Steiner, ovvero duemila aderenti circa seguono gli insegnamenti
del maestro.
In quegli anni la sede della Società Antroposofica viene trasferita nei pressi
di Basilea, dove, a partire dal 1913, su disegno di Steiner stesso viene
costruito il ‘goetheanum’, un edificio architettonico dal complesso
significato simbolico.
Prendiamo in esame alcune caratteristiche della dottrina esposta da Steiner.
L’opera steineriana è vastissima, costituita infatti da numerose serie di
conferenze che venivano trascritte stenograficamente e che presentano un
ragguardevole numero di considerazioni su svariati aspetti dello scibile umano.
Le nostre osservazioni saranno focalizzate sulla dottrina steineriana
riguardante il cristianesimo.
Steiner si interessa dei Vangeli che approfondisce ed illustra, dandone
un’interpretazione molto personale.
1) Partiamo dalla visione steineriana del cosmo. Il mondo attuale è inserito in
un processo di continuo progresso. Si consideri che la visione, particolarmente
complessa, dell’antroposofia, risente della visione gnostica del cosmo,
secondo la quale esso procedeva per successive emanazioni. Nell’antroposofia
di Steiner, pertanto, si contano sette fasi a livello di coscienza planetaria ed
in una di queste fasi comincerebbe lo sviluppo umano.
L’uomo, per Steiner, è composto da vari “involucri”: l’involucro
fisico, etereo, astrale e poi, iniziando lo sviluppo sulla terra, si manifesta
l’evoluzione dell’io, vale a dire della coscienza, della realtà materiale.
Nel momento in cui, in questa cosmologia, si verifica la separazione della terra
e della luna, si ha l’avvento di Lucifero che introduce la separazione dei
sessi, la malattia e la morte.
Il successivo periodo è caratterizzato dall’apparire del mitico continente,
Atlantide, che produce la stirpe degli atlantici. Nel quinto periodo,
post-atlantico, abbiamo la formazione della razza ariana e qui Steiner individua
sette epoche, l’antico-indiana, l’antico-persiana, l’epoca egiziana,
caldaica, babilonese, greca e latina.
L’evento Cristo – secondo la concezione steineriana Cristo non è la figura
personale di Gesù Cristo del cristianesimo, ma una specie di energia cristica,
mentre Gesù è l’elemento umano che ha dato la possibilità all’energia
stessa di scendere sulla terra – inaugura una sorta di nuova epoca.
Dal 1413, secondo Steiner, inizia l’era del razionalismo, in cui si sarebbe
raggiunto il pieno sviluppo dell’io, grazie al formarsi dell’anima
cosciente. Si prevedono, tuttavia, altri periodi cosmici, in cui ci sarà la
comparsa di nuove razze. Questa è la sintesi della visione cosmologica, che farà
sentire i suoi effetti anche nell’ambito pedagogico della dottrina steineriana.
2) Nell’antropologia di Steiner, l’attenzione sull’uomo nel suo insieme,
viene caratterizzata sempre più dalla presenza di queste sette stratificazioni,
di cui attualmente ne esistono solo quattro, cioè l’involucro fisico, il
corpo etereo, il corpo astrale e l’io. L’io, dopo il distacco del corpo
etereo, rimane ancora per un periodo di purificazione e successivamente si
struttura in modo complesso; nel periodo tra la morte e la reincarnazione non ci
si ferma a livello spirituale, ma si continua a progredire sotto la guida di
entità superiori.
Alla fine dell’esistenza terrestre, Steiner prefigura un uomo nuovo,
sviluppato, superiore, astrale, purificato al punto tale che sarà
contemporaneamente anche uno spirito puro. Si tratta perciò di una
spiritualizzazione graduale dell’uomo.
3) La collocazione di Cristo nella visione steineriana. La proposta di Steiner
è di presentare una nuova rivelazione adeguata alla forma odierna e questo
comporta anche una nuova considerazione sulla persona di Gesù. Così afferma,
nella IV conferenza, l’autore di Da Gesù a Cristo: “Le spiegazioni che
vengono date non sono basate su quello che ci danno i libri tradizionali dei
Vangeli, perché quello che i libri dei Vangeli ci comunicano, viene considerato
in un primo tempo come del tutto incerto. Attraverso la lettura della cronaca
dell’akasha viene rintracciata, invece, la scrittura spirituale”.
Secondo Steiner esisterebbe una “banca-dati cosmica” accessibile, mediante
una sorta di chiaroveggenza, a pochi iniziati: ci sarebbe, dunque, attorno al
nostro pianeta un deposito spirituale di conoscenze, una specie di grande
computer, a cui poter attingere, e dove è conservata la storia dell’umanità,
pertanto anche quanto è stato vissuto, i detti ed i fatti di Gesù possono
essere oggetto di studio ed approfondimento.
La sua proposta è entrare in questa grande banca-dati. E’ attraverso la
lettura delle cronache che è possibile rintracciare la scrittura spirituale, ma
l’analisi va fatta mediante la chiaroveggenza, perché solo esaminando con
essa qualsiasi passo, si vede nel corrispondente la frase della tradizione quale
si trova nei libri. Egli, poi, investiga se e quanto essa si armonizzi con la
forma che può venire ristabilita dalla cronaca dell’akasha.
Steiner prosegue affermando: “Il Vangelo di Matteo, quello di Marco e quello
di Luca devono venire ristabiliti dalla cronaca dell’akasha. Soltanto il
raffronto della tradizione con le forme originarie ci mostra come questo o quel
passo vada letto”(R.STEINER, Da Gesù a Cristo, iV Conferenza, Karlsruhe
1911).
A me sembra che, da questo brano letto, possiamo ricavare un’indicazione sul
tipo di lettura che Steiner vuole proporre: i Vangeli non sono l’unico
strumento a noi concesso per conoscere la Rivelazione, ma accedendo a questa
banca-dati, che sono tali cronache, si è in grado di realizzare la conoscenza
reale, senza errori, di ciò che Gesù ha detto e fatto.
Per un giudizio su tali affermazioni, ci aiuta nella riflessione, la lettura di
alcuni brani che per noi cristiani sono fondamentali. Nella costituzione
dogmatica, del Concilio ecumenico Vaticano II Dei Verbum (Sulla Parola di Dio)
possiamo esaminare la posizione che la Chiesa cattolica esprime in merito alla
Rivelazione. Viene detto: “Questa tradizione di origine apostolica progredisce
nella Chiesa con l’aiuto dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione
tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo
studio dei credenti che la meditano, sia con l’intelligenza data una più
profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro ai
quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma sicuro di verità.
Così la Chiesa, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della
verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio”(DV, 8).
Ci viene garantita, quindi, l’assistenza di un carisma, ossia di un dono
particolare dello Spirito di verità, su quanto noi possiamo apprendere
attraverso i Vangeli. L’interpretazione autentica dei Vangeli ci viene dalla
lettura della parola di Dio fatta nella Chiesa.
Vogliamo continuare nella presentazione della figura di Cristo nell’antroposofia,
specificatamente il rapporto che intercorre tra l’uomo di Gesù di Nazareth e
Cristo, inteso come energia. Un importante evento nella storia di Gesù di
Nazareth è il suo battesimo e per Steiner è in esso che viene definito
l’impulso di Cristo, poiché Egli si congiunge a Gesù: solo a partire dal
battesimo, infatti, Steiner parla di Gesù Cristo, cioè congiunge l’energia
cristica alla figura di Gesù di Nazareth, ma con la morte in croce l’entità
di Cristo si separerebbe di nuovo dal corpo di Gesù.
Per quanto riguarda gli eventi successivi alla morte in croce, egli disse:
“Quel terremoto scosse la tomba in cui giaceva il corpo di Gesù e la pietra
che la copriva, venne scaraventata via e nella terra si aprì una fenditura ed
il corpo venne accolto in essa. Altre scosse fecero sì che la fenditura, con le
spoglie di Cristo, si richiudesse e quando la gente arrivò la mattina dopo,
trovò il sepolcro vuoto, perché la terra aveva accolto le spoglie di Gesù”(R.STEINER,
Aus der Akasha-Forshung – Il quinto vangelo, Dornach, 1975, p.30).
Steiner interpreta, inoltre, il mistero del Golgota in questi termini: “Quando
a Gesù sulla croce venne aperto il fianco e colò il sangue, il Cristo si
congiunse con la terra. Il colare del sangue dalle ferite del Redentore non
rappresentava solo un evento fisico, ma si trattava anche di un evento
spirituale” (Ibid.,p.208) “Questo mistero del Golgota”, continua Steiner,
“venne sempre meno interpretato dalla Chiesa nel giusto significato”.
La storia della Chiesa, quindi, a sua opinione, sarebbe una storia decadente,
mentre solo gli iniziati riuscirebbero a conservare la vera conoscenza, cioè
gli gnostici, coloro che si incamminano nella gnosi eterna, considerati un
gruppo riservato ovvero eletto rispetto ai fedeli.
Gli antroposofi si reputano come un movimento che porta il vero cristianesimo,
pertanto, gli unici in grado di fornire una giusta interpretazione del mistero
del Golgota.
4) Bisogna dire, inoltre, che Steiner, anche sotto l’ispirazione di alcuni
teologi contemporanei che rientravano nella cerchia delle sue amicizie, diede
vita alla ‘Comunità dei Cristiani’. Si tratta di una comunità ancora
attuale, a cui aderiscono alcune migliaia di fedeli, che rivisita i sacramenti
del cristianesimo dandone una lettura in chiave esoterica; è possibile
un’appartenenza anche ad altre confessioni, quindi non esistono confini che
delimitano tale comunità da altre espressioni del cristianesimo, ma, ciascuno,
seguendo la propria coscienza, è libero di aderire ad altre esperienze
religiose.
Una caratteristica presente nelle nuove forme dell’esoterismo contemporaneo,
come nell’antroposofia, è quella che viene chiamata ‘doppia appartenenza’:
i gruppi che presentano conoscenze di carattere iniziatico, non impongono alcun
divieto di partecipazione alle realtà ecclesiali, anzi, favoriscono questo
senso di apertura.
Tuttavia, ciò entra in contrasto con la visione cristiana, dal momento che
esistono dei punti, nella nostra fede, che non sono negoziabili , vale a dire
sono irriducibili – faccio riferimento soprattutto alla dottrina della
reincarnazione, un tema molto presente nelle nuove forme di religiosità e di
spiritualità. Su questo le statistiche ci dicono che anche nell’ambito delle
nostre comunità cristiane, la dottrina della reincarnazione è in qualche modo
avvalorata, infatti, nelle ricerche degli ultimi anni circa il 20% dei cristiani
in Europa aderisce a tale dottrina: questo fatto si rivela in netta opposizione
con la fede nella risurrezione.
Risulta estremamente illuminante la citazione della lettera apostolica
pubblicata in occasione del Giubileo dell’anno 2000, in cui Giovanni Paolo II,
attento ai segni del tempo, afferma: “Come pensare ad una sopravvivenza
dell’uomo al di là della morte? Alcuni hanno pensato ad alcune forme di
reincarnazione; indipendentemente da come egli ha vissuto nel corso
dell’esistenza precedente, l’uomo si troverebbe a sperimentare una nuova
esperienza più nobile e più umile fino a raggiungere la piena purificazione.
Questa credenza, molto radicata in alcuni religioni orientali, sta ad indicare
che l’uomo non intende rassegnarsi all’irrevocabilità della morte, ma è
convinto della propria natura spirituale ed immortale. La rivelazione cristiana
esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l’uomo è chiamato a
realizzare nel corso di un’unica esistenza sulla terra. Questo compimento del
proprio destino, l’uomo lo raggiunge nel dono sincero di sé con Dio”(
Tertio Millennio Adveniente, n.9).
Questo è un punto fondamentale: la dottrina della reincarnazione si presenta
oggi in maniera abbastanza diffusa, come è stato detto, perché l’uomo sente
che la vita gli sfugge e spera, forse, di poter realizzare, in una vita
succesiva, ciò che in questa vita non è riuscito a compiere. Il fascino di
questo pensiero quindi, seduce molti.
Tuttavia, bisogna considerare che la visione della reincarnazione, così come è
presentata dalle correnti occidentali dell’esoterismo, è in contrasto con
l’originaria visione orientale sulla reincarnazione. Mentre nelle religioni
orientali lo scopo dell’uomo è cercare di spezzare il ciclo di morte e di
rinascita per entrare nella vita illuminata, il Nirvana del buddhismo, nella
visione esoterica occidentale, invece, la reincarnazione è associata ad una
specie di evoluzionismo spirituale, per cui sarebbe un mezzo ulteriore per la
perfezione, cioè per un progresso individuale.
5) L’antroposofia si è sviluppata in molti campi, soprattutto in quello della
pedagogia con le scuole che si ispirano ai principi steineriani e che vengono
chiamate “scuole Waldorf”, da colui che è stato il benefattore di tali
istitutuzioni. L’educazione, impartita in queste scuole si incentra sulla
dottrina dell’essenza dell’uomo correlata con la dottrina sul cosmo e sulla
storia. In base al pensiero antroposofico è compito dell’educazione fornire
un aiuto alla reincarnazione di ogni individuo, poiché secondo gli antroposofi
l’uomo non eredita una costituzione predeterminata, piuttosto deve elaborare
tutto il corso delle vite terrene precedenti.
Compito, dunque, degli educatori è di favorire uno svolgimento della vita
conforme al karma. Per quanto riguarda l’insegnamento religioso, è Steiner
stesso che riconosce la necessità del fatto che gli uomini debbano scendere a
certi compromessi, necessità che deriva dal conflitto culturale con cui le
confessioni religiose si pongono oggi verso il mondo.
Da queste indicazioni possiamo cogliere alcuni aspetti di disaccordo tra la
visione
proposta dall’antroposofia ed il cristianesimo. Innanzitutto è necessario
dire che la scienza umanistica di Steiner è considerata una conoscenza
superiore, più alta, più profonda rispetto a tutti gli altri sistemi di
sapere, anche rispetto alla fede proposta dalle Chiese. Steiner rimane sempre la
fonte di autorità assoluta. Poiché la verità oggettiva sarebbe contenuta
nelle cronache che sono nell’etere, nella Cronaca di akasha, in quella
banca-dati a cui si attingerebbe la realtà vera. In molte delle sue
pubblicazioni è scritto: “Stampato per gli appartenenti alla Libera Università
delle Scienze. A nessuno che non abbia acquisito in questa scuola le
pre-conoscenze autorizzate dalla stessa o in altro modo, sempre autorizzato
dalla scuola, è concesso un giudizio di competenza sui testi. Altri giudizi
vengono rifiutati, perché gli autori dei testi non sono disposti a nessuno
discussione con chi li giudica”.
Da ciò ne consegue, che dare un parere in merito non è consentito, in quanto,
colui che non è stato iniziato alle conoscenze, non ha diritto di esprimere il
proprio punto di vista, giacché mancante dei prerequisiti. Vediamo, quindi,
anche la difficoltà di entrare in dialogo con gli esponenti di un certo tipo di
pensiero qual è quello antroposofico.
Concludiamo con una breve riflessione sul mistero cristiano. Abbiamo detto che
il pensiero gnostico rifiuta la realtà, perché in essa sono presenti degli
aspetti che non sono né spiegabili né nominabili; in breve, esso non accetta
il mistero e perciò propone una dimensione ‘altra’, una dimensione nuova.
Per contro, il cristianesimo accoglie tutta la realtà, quindi anche gli aspetti
inspiegabili dalla ragione, come il perché del male, del dolore, della
sofferenza, la morte dell’innocente e da questi aspetti inspiegabili, il
cristianesimo, si lascia interpellare. Anzi, il mistero cristiano è proprio il
Dio che fa irruzione nella storia, in quanto mediante l’incarnazione del Verbo
viene ad unire il cielo con la terra e a dare senso alla storia e alla
creazione.
Il cristiano, pertanto, non si affida ad una conoscenza esoterica, protesa a
cogliere ciò che si situa al di là del dato concreto, ma parte proprio dal
dato reale della parola di Dio, custodita dalla Chiesa ed accessibile a tutti,
nel senso che non è riservata ad una élite di iniziati. Il messaggio di Gesù
Cristo, ad esempio, si trova realmente nella Sacra Scrittura e non in un
documento segreto che Egli avrebbe riservato a pochi eletti dopo la sua
risurrezione.
Allo stesso modo, per ciò che concerne la modalità del conoscere Dio e le cose
che a Lui si riferiscono, nel realismo cristiano si segue la strada della
conoscenza naturale, che non è mai intuitiva ed immediata, ma è discorsiva ed
ha inizio sempre e solo dal contatto con la realtà sensibile esprimendosi
mediante concetti e giudizi.
Ovviamente, nel mistero cristiano ci sono realtà che non possono essere
comprese dall’intelletto e sono, dunque, inaccessibili alla conoscenza
dell’uomo, esse sono la manifestazione dell’Essere trinitario di Dio,
l’incarnazione del Verbo fatto uomo, la redenzione da Lui operata, la Chiesa
come corpo mistico di Cristo, l’inabitazione della SS. Trinità nell’uomo, i
sacramenti, la visione beata del cielo.
Per il cristianesimo, però, queste realtà non sono da considerare degli enigmi
da indovinare a partire da una definizione e nemmeno dei problemi risolvibili
con la sola ragione, in questo o in quell’altro modo. Di fronte a queste
misteriose realtà, il cristianesimo deve fermarsi, come ricorda S.Ireneo: “E
se qualcuno non perviene a trovare la ragione di essere di tutto ciò su cui si
concentra la ricerca, rifletta sul fatto che egli è soltanto un uomo,
infinitamente al di sotto di Dio, che ha ricevuto la grazia in una maniera del
tutto parziale, che egli non è ancora uguale o simile al suo Fattore e che non
può avere l’esperienza e la conoscenza di tutte le cose alla maniera Dio” (
Adv.Hae.II,25,3).
“Da tutto ciò, dunque, siamo in grado di capire che l’aderire ai misteri
cristiani apre l’intelligenza umana a delle dimensioni cosmiche che non si
possono misurare. I misteri non sono una mancanza, ma sono un eccesso di luce,
una ricchezza ed una densità ontologica. L’oscurità della fede, pertanto,
risulta dall’impatto di questa luce troppo forte per la nostra intelligenza,
come l’accecamento dei nostri occhi può scaturire da un’esposizione
eccessiva alla luce del sole.
Tale oscurità della fede costituisce, a sua volta, una lenta e provvidenziale
familiarizzazione con la luce nella quale i beati verranno immersi” (F.M.Dermine,
Sette e religioni, 1991).)