GUARDATE CHE NESSUNO VI INGANNI

Raffaella Di Marzio

Tratto da "In Altum" Nuova Serie - N. 80 - Anno 18 - Maggio-Giugno 2000

 

Quali potrebbero essere gli interventi utili a prevenire il fenomeno del proselitismo dei Nuovi Movimenti Religiosi nel mondo giovanile?

    Nelle puntate precedenti abbiamo per sommi capi esaminato il significato dell’esperienza religiosa, le componenti fondamentali e alcuni aspetti evolutivi dell’atteggiamento religioso. Considerazioni del tutto particolari vanno però fatte sulla religiosità tipica dell’età adolescenziale e giovanile. In questo periodo della vita l’atteggiamento più comune nei riguardi degli adulti è la contestazione e il rifiuto nei riguardi dell’intero universo di significati e relazioni nel quale il bambino era stato educato. Questo atteggiamento di rifiuto riguarda, naturalmente, anche l’educazione religiosa ricevuta.


    La funzione educativa dei genitori durante l’adolescenza è molto importante e costituisce una vera e propria sfida, poiché i genitori devono essere in grado di rispondere alle contestazioni e alle critiche non solo con competenza, sincerità ed equilibrio, ma anche e soprattutto con la testimonianza. L’adolescente e il giovane, infatti, non accettano più ordini, minacce e proclamazioni di principi: pretendono di vedere gli ideali espressi a parole trasformati in valori vissuti quotidianamente.


    Non sempre i genitori, impegnati in questo compito educativo, difficile e pieno di incognite, riescono a trovare la strada migliore per non perdere il contatto con i propri figli. E’ così che l’incomprensione, nel tempo, scava un solco profondo tra l’educazione religiosa ricevuta da bambini e quella proposta da altri. Nella società pluralistica in cui viviamo le proposte di nuove spiritualità sono talmente variegate e allettanti che è facile, per i nostri giovani, entrare in qualche gruppo pseudoreligioso nella speranza di trovare quelle risposte che la religione di appartenenza sembra non essere in grado di dare.


    Il proselitismo dei Nuovi Movimenti Religiosi si rivolge ai giovani nei luoghi in cui questi ultimi passano una buona parte del loro tempo. Anche la scuola diventa un terreno fertile per contattare i giovani e invitarli a partecipare a qualche incontro.
    Tra le tecniche di proselitismo "nascosto" utilizzate da certi gruppi c’è quella di introdursi nella scuola come associazioni di consulenza psicopedagogica impegnate nell’assistenza ai ragazzi con difficoltà di apprendimento. Poiché molte scuole hanno a loro disposizione fondi da utilizzare a questo scopo, è possibile che persone non qualificate possano presentarsi in modo talmente rassicurante da entrare nella scuola attraverso attività mattutine o pomeridiane che, inizialmente, non presentano alcun problema. La consulenza iniziata nella scuola potrebbe continuare presso il "centro di consulenza" esterno e privato nel quale il giovane verrebbe seguito regolarmente da "psicologi". Nella realtà, è accaduto che il "centro" in questione si sia rivelato, poi, un gruppo "psicospiritualista" che non aveva nulla a che vedere con la psicologia e che si era servito della scuola (una struttura pubblica ritenuta affidabile dai genitori) per catturare i giovani all’insaputa di tutti.


    Come si fa a distinguere questi centri da altri competenti ed autorizzati? Non basta il timbro di autorizzazione di qualche ufficio del Comune di appartenenza. E' necessario informarsi presso chi ha rilasciato l’autorizzazione del Comune, accertarsi che il centro abbia una sede legale e pubblica, che sia autorizzato, che abbia personale qualificato e che sappia fornire chiarificazioni sulle metodologie psicologiche e orientamenti teorici sui quali si fonda. Se la risposta a tutte queste domande è generica, se il responsabile si limita a dire "abbiamo orientamenti eclettici" oppure "accettiamo qualsiasi contributo" è consigliabile indagare più a fondo.


    Un altro modo per attirare i giovani (in particolare quelli che frequentano la scuola superiore) è quello di pubblicizzare, nei pressi della scuola, dei corsi di lingua straniera gratuiti. I giovani vengono invitati ad andare in un centro in cui alcune persone di madrelingua sono a loro disposizione senza richiedere alcun onorario. Nella realtà è accaduto che i giovani che hanno aderito all’invito, dopo un certo tempo, si sono accorti di essere entrati all’interno di un gruppo religioso di cui ignoravano l’esistenza e lo studio della lingua era stato solo un modo per veicolare le dottrine del gruppo a loro insaputa.


    Un’altra tecnica di proselitismo nascosto è quella che viene attuata nelle scuole e nelle parrocchie da gruppi religiosi che veicolano dottrine "buddiste". In questi luoghi, ritenuti "sicuri", i giovani vengono invitati da persone gentili e disponibili a partecipare a incontri che si svolgono in case private nei quali si recitano "mantra" in gruppo. Al momento dell’invito non viene mai detto che le pratiche in questione sono tipiche di una "religione", o di una organizzazione religiosa. Viene solo proposta un’esperienza utile per accrescere la "concentrazione" e ottenere "benefici" di vario genere (salute, affetti, successo ecc.) Inoltre il giovane viene sempre rassicurato del fatto che l’esperienza proposta non obbliga a nessun impegno, tantomeno a quello di rinunciare alla propria religione.

 Purtroppo gli ignari giovani non sanno (ma chi li recluta in questo modo sì), che, dalla pratica dei mantra, si passa lentamente allo studio e all’accettazione della dottrina che ne è alla base, per cui, o si abbandona la religione di origine oppure si inizia a vivere nella doppia appartenenza, un fenomeno estremamente dannoso e pericoloso per l’intera comunità ecclesiale.


    Nei luoghi di ritrovo dei giovani, nelle scuole e nelle parrocchie i giovani sono anche invitati a praticare una forma di "autoguarigione" chiamata "reiki", oppure forme varie di medicine "alternative" (profumi, colori, cristalli, fiori, ecc.) tipiche del mondo New Age. Queste pratiche vengono proposte con l’intento di ottenere la guarigione e il benessere psicofisico. In un momento come quello che attraversano i giovani tra i 14 e i 18 anni di età, in cui l’aspetto fisico e la salute rivestono un’importanza vitale per la propria identità personale, queste pratiche assumono un fascino particolare perché sembrano risolvere tutti i problemi. Una volta iniziata l’esperienza i giovani vengono coinvolti in pratiche di tipo spirituale assolutamente inconciliabili con la fede cristiana.


    Un’altra forma di proselitismo viene attuato nel momento in cui i giovani si diplomano e cercano un posto di lavoro attraverso annunci pubblicitari su corsi di orientamento lavorativo o di formazione manageriale. Questi corsi potrebbero nascondere altre finalità e rivelarsi, in realtà, gruppi riconducibili al filone delle cosiddette "psicosette", o gruppi del potenziale umano. In questi corsi il giovane non viene sollecitato a fare pratiche o ad accettare dottrine religiose, ma, durante il corso, egli viene indotto a iniziare un cammino di autocritica, focalizzato in particolare sui valori religiosi e umani fino ad allora accettati. L’idea è che, liberandosi dalle "catene" della religione di appartenenza, la persona potrebbe recuperare e sviluppare le sue potenzialità represse. In questo modo la religione di appartenenza viene prima ignorata, poi velatamente criticata e, infine, identificata come la principale responsabile dei malesseri e degli insuccessi del giovane.


    Ad aumentare, se possibile, la confusione è il fatto inconcepibile e gravissimo che siamo costretti a segnalare e cioè che molti corsi e incontri del genere di cui abbiamo parlato avvengono all’interno delle parrocchie , nei conventi e nei monasteri. I cattolici che vi partecipano sono convinti di partecipare a iniziative compatibili con la loro fede e quindi sono più "esposti" all’inganno.


    Quali potrebbero essere gli interventi utili a prevenire il fenomeno del proselitismo dei Nuovi Movimenti religiosi nel mondo giovanile?

  1. Dare ai giovani un’ educazione e informazione religiosa completa e approfondita sia sulla religione di appartenenza che sulle altre forme di religiosità.

  2. Cercare il più possibile di testimoniare con la vita i valori cristiani, sia da parte dei genitori che da parte della comunità ecclesiale

  3. Informare i giovani sulle dottrine e le tecniche di proselitismo nascosto attuate dai Nuovi Movimenti Religiosi e dalle varie forme di pseudoreligiosità presenti sul territorio.

Nel caso un giovane fosse coinvolto in qualche gruppo non è mai utile cercare di impedire tali frequentazioni con ricatti o minacce. L’adesione a un culto va affrontata con metodiche particolarmente rispettose e prudenti. I genitori, in questo caso, dovrebbero affidarsi a persone competenti nel campo senza effettuare interventi aggressivi che potrebbero ottenere l’effetto opposto a quello sperato.

 


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