ESPERIENZE
: Lo sconvolgente racconto di Steve Hassan, seguace
negli anni Settanta del culto del reverendo Moon
LONDRA. Un automa pronto a
uccidere e farsi uccidere a un cenno di comando del reverendo Moon, il capo
della «Unification Church» sudcoreana. Così era diventato Steve Hassan alla
fine degli anni '70 dopo essere stato reclutato dalla setta dei Moonies.
Diciannove anni, una brillante carriera di studioso di letteratura inglese,
Hassan per Moon aveva lasciato tutto, i libri, il basket, la musica, qualsiasi
interesse che l'aveva tenuto in vita fino ad allora. Non incontrava più né
genitori né amici, alla setta aveva consegnato la sua voglia di vivere e il
conto in banca.
Da quella esperienza che avrebbe potuto ucciderlo, Hassan uscì per miracolo.
Vittima di un incidente nel 1976 perché, stremato dal lavoro, si era
addormentato al volante mentre si stava recando a un evento per raccogliere
fondi e costretto a un periodo di riposo di qualche mese Hassan tornò a
vivere dai genitori che non vedeva da tempo. Fu quando questi ultimi decisero
di farlo «deprogrammare», ovvero costringerlo a parlare con alcuni ex membri
della setta di Moon, usciti dalle grinfie del leader, che egli aprì gli occhi
sulla realtà.
Da quel momento la vita di Steve Hassan è stata dedicata a combattere i culti
distruttivi che rappresentano un pericolo costante per ciascuno di noi.
L'autore di Mentalmente liberi. Come uscire da una setta, appena uscito
in Italia dalle edizioni Avverbi di Roma con prefazione di Cecilia Gatto
Trocchi, ha conseguito un master in psicologia al Cambridge College e dirige a
Somerville, nel Massachussets, il Centro per la libertà della mente (P.O. Box
45223 MA 02145, indirizzo di website: http://www.freedomofmind.com),
una organizzazione che fornisce aiuto a famiglie e parenti, i figli dei quali
sono stati plagiati da sette e gruppi parareligiosi.
Professor Hassan, alcune caratteristiche che lei attribuisce ai cosiddetti
"culti distruttivi" sono tipiche di molti gruppi sociali e forse
della società nel suo insieme. Agli individui viene chiesto di assumere
determinati comportamenti perché sono bene, è importante obbedire a quello
che dice il leader, chi la pensa in modo diverso viene allontanato dal gruppo.
Cosa distingue una setta distruttiva che ha un effetto negativo sull'individuo
dal gruppo sociale che ha una influenza positiva? «La prima caratteristica delle sette è l'inganno o il raggiro. I culti o
le sette pensano di essere al di sopra della legge e non importa loro quali
mezzi usano per reclutare gente. La seconda caratteristica è la soppressione
delle capacità critiche dell'individuo nei confronti del culto o della setta.
Io, per esempio, quando facevo parte della setta di Moon non notavo nulla di
negativo. Il culto ha una struttura piramidale. Il capo plagia i suoi seguaci
a comportarsi come lui. Non esiste rispetto per l'individualità della persona
o per la sua libera volontà».
In che modo vengono evitate le critiche nei confronti della setta?
«Ti vengono insegnate tecniche di controllo della mente che ti aiutano a
tenere lontani pensieri critici nei confronti della setta. Per esempio Moon
possedeva una fabbrica di armi, ma quando mio padre me lo fece presente non
gli credetti, cominciai a recitare delle preghiere che mi aiutassero ad
allontanare l'influenza satanica che, ne ero convinto, si manifestava
attraverso le parole di mio padre».
Perché la gente entra a far parte di una setta?
«Non direi che la gente entra a far parte di una setta, direi che viene
reclutata e si tratta di una differenza di cruciale importanza, alla base del
mio studio.
In genere pensiamo che se una persona è sana dal punto di vista psicologico o
intelligente non entra a far parte di una setta, ma è una convinzione del
tutto infondata. Le sette possiedono tecniche di controllo della mente che,
unite alla menzogna e all'inganno, sono praticamente irresistibili. Si tratta
di sistemi molto sofisticati: se sei una persona colta ti parlano di cultura,
se sei un tipo spirituale di spiritualità e così via. Io per esempio mi ero
appena separato dalla mia fidanzata e venni avvicinato da un gruppo di donne
che non dissero chiaramente di essere seguaci di Moon. Se avessi saputo che le
persone che mi avevano avvicinato facevano parte della setta di Moon sarei
stato attentissimo a non farmi irretire, ma non è stato così».
Come riescono le sette a controllare il comportamento degli individui?
«Seguono quello che chiamo il bite model e la sigla bite sta
per behaviour, "comportamento", information,
"informazione", thought, "pensiero", emotion,
"emozioni". Controllando tutte queste sfere della vita di un
individuo, le sette controllano l'individuo stesso, dando vita a una
pseudoidentità, una identità fondata su un diverso sistema di valori da
quello che l'individuo aveva seguito fino a quel momento. Poiché si tratta di
una pseudoidentità, essa dà origine a allucinazioni e stati psicologici
anormali, ma queste esperienze insolite vengono considerate dalla persona che
le vive come esperienze spirituali.
Un punto molto importante da sottolineare è che la pseudoidentità sopprime,
ma non elimina la vera identità dell'individuo. La pseudoidentità dei
seguaci di un culto è costruita sulla identità del leader. I seguaci
pensano, sentono e agiscono come il leader».
Un po' come avviene con i bambini nei confronti dei genitori.
«Sì, con l'unica differenza che mentre la dipendenza dei bambini dai
genitori li aiuta a entrare nella realtà e dovrebbe alimentare la loro
individualità, i loro interessi specifici, le loro capacità specifiche, nel
caso dei seguaci di uno di questi culti le caratteristiche dell'individuo
vengono smantellate e la realtà viene allontanata. A me veniva insegnato per
esempio che non avevo più genitori, che Moon e sua moglie erano i miei nuovi
genitori, che la poesia, la scrittura, il basket erano cose sataniche perché
non andavano di pari passo con le esigenze della mia nuova fede. I miei amici,
che rifiutavano di essere indottrinati come me costituivano una influenza
satanica, così come i miei capelli lunghi: Dio aveva altri piani su di me».
I leader della setta sono consapevoli del fatto che stanno plagiando gli
adepti o sono loro stessi convinti delle idee con le quali controllano le
menti dei seguaci?
«Per la mia esperienza la loro mente non funziona in modo diverso da quello
della mente degli adepti, insomma non sono consapevoli che i seguaci sono
quasi vittime disposti a fare tutto quello che il capo vuole, al contrario, la
totale fiducia dei seguaci alimenta in loro la convinzione di essere persone
meravigliose: è una specie di delirio collettivo del quale sia capi che
seguaci fanno parte».
Tratto da Avvenire
del 2 Gennaio 2000 (pag. 19) - AGORA'