New Age: per alcuni è considerata una
parola magica, evocatrice di esperienze esotiche e di promesse di un divenire
migliore; per altri è una parola tabù che evoca l’idea di una cospirazione
satanica, destinata a distogliere i credenti dalla vera dottrina. Si alternano
quindi reazioni di entusiasmo o di paura, di accoglienza o di rifiuto.
Il New Age riscuote un successo crescente nel panorama editoriale
internazionale: si dispone oramai di oltre 30.000 titoli, mentre si contano
decine di migliaia di siti Internet. Il libro Networking calcola che esistono
più di 1.200 tra organizzazioni, centri, cooperative, gruppi, comunità e
sistemi, in campi che variano dalla salute e crescita spirituale, alla
politica, all'economia, all'ecologia, all'educazione, alle comunicazioni, alla
crescita personale.
Origine
Il mondo ideologico del movimento del New Age è oltremodo variegato; tuttavia
può essere riconducibile a tre dimensioni principali: la prima deriva dalla
scienza naturale moderna, principalmente dalla fisica e dalla biologia. La
seconda ha le sue radici nella cultura alternativa, in particolare nel
movimento femminista ed ecologico. La terza può essere definita come la
dimensione spirituale o "religiosa" nel senso lato del termine, che
si alimenta alle fonti più diverse: astrologia, esoterismo, miti arcaici,
sapienze indiane, religioni dell’Estremo Oriente, ma anche scuole
psicologiche, umanistiche e transpersonali.
Il New Age desume alcuni elementi anche dal cristianesimo e li modifica,
affinché essi si inseriscano senza frizioni nella nuova immagine
"esoterica" del mondo. In tal modo esso si presenta come il
tentativo affascinante di conciliare le acquisizioni più recenti delle
scienze naturali con gli orientamenti religiosi.
Il movimento nasce in California negli anni ‘70; generalmente lo si collega
alla comparsa, nel 1948, del libro di Alice Ann Bailey (1880-1949) Il
ritorno del Cristo. Il riferimento è già presente in milioni di
persone, anche se non in modo pienamente consapevole. Il New Age è privo di
un fondatore, di un leader o di libri sacri. Tuttavia, si appella ad una serie
di maestri autorevoli, tra i quali C.G. Jung, R. Steiner, Teilhard de Chardin.
L’opinione di fondo del New Age è che siamo alla vigilia di avvenimenti di
portata eccezionale; infatti, intorno all’anno 2000 il sole entrerà in una
nuova costellazione, quella dell’Acquario: ciò porterà, oltre ad un nuovo
ordine mondiale, una nuova umanità, una nuova "religione".
Dottrina
Douglas R. Groothuis, l'autore di Unmasking the New Age e di Confronting the
New Age ha riconosciuto 6 caratteristiche del pensiero New Age: tutto è uno;
tutto è Dio; l'umanità è Dio; dobbiamo trasformare la nostra coscienza;
tutte le religioni sono una. Sintetizziamo in sette punti ciò che i New Agers
affermano:
1. Fonte di autorità: i New Agers sostengono che non esiste
una fonte di autorità esteriore - solo interiore ("il dio dentro"
di noi). La verità come realtà oggettiva non esiste afferma una delle più
note porta voce del movimento: Shirley MacLaine.
2. Dio: I New Agers confondono il Creatore con la Sua
creazione credendo che Dio sia parte della creazione e non separato da essa.
Essi adottano dalle religioni orientali il credo del monismo - che "tutto
è Uno" - una sola essenza nell'universo, tutti e tutto facenti parte di
questa essenza. Il credo del monismo è, in realtà, il panteismo induista
(tutto è Dio). I New Agers vedono Dio come una forza impersonale ( la famosa
"forza" dei films "Guerre Stellari"), piuttosto che come
una persona .
3. Gesù Cristo: Nel pensiero New Age l'idea principale è la
"coscienza cristica". In altre parole Cristo è una sorta di energia
piuttosto che un individuo. Quest'idea di coscienza cristica asserisce che Gesù
non è stato l'unico Cristo, ma che Egli si predispose per ricevere la
"coscienza di Cristo", così come probabilmente fecero Budda,
Krishna e Mohammed. Questo è un noto insegnamento dell'occultismo gnostico
che ha le sue radici nelle religioni misteriche babilonesi. I New Agers amano
anche dire che Gesù trascorse 18 anni in India interessato all'induismo e
agli insegnamenti di Budda). I New Agers credono che Gesù ricevette la
coscienza di Cristo al suo battesimo e che tale coscienza lo lasciò al
momento della sua crocifissione.
4. Peccato e Salvezza: I New Agers hanno un "nuovo
pensiero" riguardo il peccato, mentre tacciono del peccato di Adamo,
affermano, come prospetta Un corso in miracoli, che il problema
principale dell’uomo è l’ignoranza della sua divinità. Ogni percepibile
mancanza che l'uomo crede di avere è più una mancanza di conoscenza; con ciò
viene eliminato il bisogno di salvezza e di un Salvatore.
5. Il bene e il male: L’aderente del New Age attinge ciò
che ritiene suo bene dove lo trova. La sua moralità si dà i suoi criteri
confidando in ciò che "sente" come bene.
6. Satana: Il tradizionale modo di vedere la personificazione
del male come il diavolo o Satana è chiaramente assente dalla letteratura New
Age. Piuttosto, Satana è descritto come possente essere di luce e
"sovrano dell'umanità", come afferma Alice Bailey, una delle
principali ispiratrici del movimento New Age. In quanto alla storia e al
compito di Lucifero, Benjamin Creme, noto conferenziere del movimento,
sostiene : "Lucifero venne dal pianeta Venere 18 milioni e mezzo di anni
fa; è il direttore dell'evoluzione del nostro pianeta, è l'Agnello del
sacrificio e il figliol prodigo. Lucifero fece un sacrificio incredibile, un
sacrificio supremo per il nostro pianeta".
7. Vita futura (reincarnazione): I New Agers riprendono
l’antica dottrina delle religioni orientali sulla reincarnazione
modificandola sostanzialmente al fine di raggiungere una perfezione tramite
gli innumerevoli cicli di morte e rinascita. A ciò si affianca la pratica del
cosiddetto "channelling" tramite cui entità disincarnate
guiderebbero l’evoluzione spirituale dell’ umanità.
Il pensiero della Chiesa
Il pensiero del New Age si diffonde sottilmente e quasi impercettibilmente in
molte forme e per molte vie ,afferma il segretariato per l’ecumenismo e il
dialogo dei Vescovi italiani, ed è presentato connotandosi con i tratti
dell’amore universale e della difesa della natura.
Questa proposta può trarre in inganno, in quanto presenta alcune mete sulle
quali è facile convenire: armonia tra uomo e natura, presa di coscienza e
impegno per rendere migliore il mondo, mobilitazione di tutte le forze del
bene per un nuovo progetto unitario di vita. Il New Age svuota della sua verità,
singolarità e pienezza di significato l’evento salvifico di Cristo; infatti
l’uomo, secondo tale orientamento di pensiero, può divenire capace,
attraverso determinate tecniche, di fare esperienza del divino senza l’
ausilio della grazia divina, realizzando con le proprie forze la sua salvezza,
dalla quale dipende l’armonia universale.
Non sono mancati gli interventi del magistero del S. Padre in merito al
fenomeno del New Age.
Giovanni Paolo II nel discorso ai vescovi statunitensi dello Iowa, del Kansas,
del Missouri e del Nebraska in visita ad limina, il 28 maggio 1993, ha
affermato che tale realtà emergente va inserita all’ interno di un
risveglio della sensibilità religiosa a cui la comunità credente è chiamata
a rispondere con una maggiore insistenza "sulla dimensione spirituale
della fede, nella perenne freschezza del messaggio evangelico e sulla sua
capacità di trasformare e rinnovare coloro che lo accettano".
Il 5 giugno successivo, ricevendo un altro gruppo di vescovi degli Stati
Uniti, propone una terapia semplice e profonda: "Restaurare un giusto
senso del peccato è il primo passo da fare per affrontare la grave crisi
spirituale". E aggiunge: "Senza una sana consapevolezza dei propri
peccati, le persone non sperimentano mai la profondità dell’amore redentore
di Dio per loro, mentre sono ancora peccatori (cfr. Rm 5,8). Poiché è
diffusa l’ idea secondo cui la felicità consiste nel soddisfare se stessi e
nell’essere soddisfatti di se stessi, la Chiesa deve proclamare ancora più
energicamente che è soltanto la grazia di Dio, e non modelli terapeutici o di
autogiustificazione, che può sanare le divisioni causate dal peccato nel
cuore umano (cfr. Rm 3,24; Ef 2,5)".
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