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Next Age: la nuova sfida del New Age Massimo Introvigne |
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Da qualche anno si afferma, soprattutto negli Stati Uniti, che il New Age è in crisi. Riviste un tempo prestigiose cessano le pubblicazioni, librerie famose chiudono i battenti, il prezzo dei cristalli (vero status symbol per il new ager DOC) crolla. Una delle ragioni di crisi è la commercializzazione del fenomeno. Più il New Age assomiglia a un supermercato dove si vende di tutto, più i suoi portavoce un tempo autorevoli tendono a ripudiate la stessa etichetta "New Age". Ma il motivo più profondo di debolezza è comune storicamente a tutti i millenarismi di tipo ottimista. Per oltre trent'anni, a partire dal 1962, è stata promessa un'età dell'oro - il New Age, appunto -, un'età di pace e di felicità universale senza malattie, miserie e guerre. Questo New Age non è venuto. Sono venuti invece l'AlDS, la Bosnia, le nuove povertà. Le profezie di sventura - per quanto spesso sbaglino le date della fine del mondo - in qualche modo, purtroppo, si realizzano sempre. Le profezie di sorti magnifiche e progressive, invece, facilmente deludono. E’ quanto è avvenuto per il New Age dove la delusione ha fatto seguito all'illusione. La crisi, evidente nel mondo di lingua inglese, comincia a manifestarsi anche in paesi come l'Italia: anche la stampa non specializzata se ne fa eco. La crisi del New Age si manifesta in tre tipi di esiti. Per alcuni la delusione induce a ripudiate totalmente principi e atteggiamenti del New Age, con una gamma di reazioni che vanno dalla conversione al cristianesimo (non frequente, ma meno rara di quanto si pensi fra gli ex new ager) alla disperazione e al suicidio. Heaven's Gate, il culto dei dischi volanti protagonista del suicidio di massa a Rancho Santa Fe (California) nel marzo del 1997, era passato da un interesse a una avversione pressoché fanatica, figlia della delusione, nei confronti del New Age. Un secondo esito della crisi è la nascita - o il consolidamento - di movimenti che organizzano le idee dei New Age in strutture, gerarchie, comunità (mentre il New Age insisteva sulla sua natura di network, di rete di gruppi autonomi, liberi, non strutturati e non gerarchici), Damanhur, la grande comunità a qualche chilometro da Torino, è in questo senso un esempio di movimento che oggi è già post-New Age. Se Damanhur esiste da oltre vent'anni, la Scuola di Illuminazione Ramtha, a Yelms, nello Stato di Washington, rappresenta l'esempio forse più evidente di movimento che emerge dal network del New Age per proporsi come vera e propria nuova religione, organizzata con una struttura e un corpus dottrinale preciso intorno a una figura giá notissima tra i new ager degli anni d'oro come "canale" dei messaggi dello spirito disincarnato Ramtha, la bionda J. Z. Knight I movimenti post-New Age, per quanto interessanti, riuniscono un numero limitato di persone. Per il grande pubblico al New Age si sostituisce, gradatamente, il Next Age (chiamato anche Next Stage o New Edge). Presentato come nuovissimo, il Next Age, la "prossima epoca" della consapevolezza, rappresenta semplicemente il venire in primo piano di correnti e maestri che nel New Age "classico" occupavano una posizione di seconda fila. Queste correnti propongono quello che si potrebbe definire un passaggio del New Age dalla terza alla prima persona singolare. Per il New Age è il pianeta Terra che entra in una nuova era di felicità e di pace. Per il Next Age -che non crede più alle grandi utopie - forse per la Terra non c'è in vista nessuna età dell'oro, ma tu puoi entrare nel tuo personale New Age di felicità e di benessere. Questa svolta individualistica e fatta propria anche da esponenti del "vecchio" New Age troppo giovani per accettarne passivamente il declino: come James Redfield, l'autore de "La profezia di Celestino» che oggi teorizza il passaggio a una fase nuova nell'ultimo libro, "The Celestine Vision». Il Next Age è il New Age senza utopia, a misura della "generazione del me- degli anni Novanta. Il riluttante Giovanni Battista del Next Age è stato un medico psicologo americano, il dottor Morgan Scott Peck, passato dal buddismo Zen a un battesimo cristiano "non denominazionale" nel 1980. Nel 1978 Peck aveva pubblicato «The Road Less Traveled», dove si insegnava a entrare in armonia con il cosmo assicurandosi così un livello superiore di benessere mentale e una migliore capacità di vivere con gli altri. Peck proponeva diverse tecniche, tra cui il «rimandare la gratificazione", affrontare prima gli aspetti negativi di una situazione per vincerli e godersi quindi quelli positivi. L'influenza di Peck è evidente su tutto il fenomeno oggi chiamato Next Stage. Tuttavia lo psicologo americano ha cercato di prendere le distanze da sviluppi successivi che non condivide, aprendo un dialogo con la nozione cristiana del male in "People of the Lie» (1983) - anche se il suo cristianesimo rimane piuttosto eterodosso - e insistendo sul fatto che il benessere personale raggiunto da molti garantisce la crescita della comunità in "A Different Drum" (1987), un testo che lo riavvicina piuttosto al New Age. Un altro medico, l'indiano trasferito negli Stati Uniti Deepak Chopra, è oggi il principale portavoce del Next Age. Dopo essere stato uno dei responsabili della Meditazione Trascendentale negli Stati Uniti, Chopra ha rotto con questo movimento nel 1993 e ha raggiunto uno straordinario successo con «Corpo senza età, mente senza tempo», seguito da altri best-seller tra cui "Le sette leggi spirituali del successo" (1994), una decina dei quali tradotti anche in italiano. Chopra propone -sulla base della medicina ayurvedica indiana e di una metafisica ispirata al tantrismo - una serie di tecniche insieme terapeutiche e spirituali che dovrebbero garantire lunga vita (una sua allieva, l'attrice Demi Moore, ha affermato che conta di vivere fino a centocinquant'anni), prosperità economica, felicità nella vita affettiva e sessuale, e illuminazione spirituale. Chopra - che è ormai alla guida di un industria internazionale che sforna a getto continuo seminari, corsi, videocassette - non è l'unico maestro del Next Stage. Occorrerebbe citate almeno Anthony Robbins, autore di testi che hanno titoli eloquenti, da «Come ottenere il meglio da sé e dagli altri» a ,Come migliorare i l proprio stato mentale,fisico e finanziario», i cui costosi seminari hanno ora successo anche in Italia. Non mancano autori di suecesso del New Age come Paulo Coelho (L'Alchimista), o del mondo dei nuovi movimenti religiosi come Frederick Lenz, che oggi offrono corsi di padronanza di sé, promettono benessere e riconfezionano la loro merce con tutti i lustrini del Next Age, Il Next Age è "nuovo " in quanto è effettivamente diverso dal New Age. Al network di gruppi in continuo contatto e interscambio fra loro si sostituisce l'arcipelago, fatto di isole dove ogni maestro vanta le sue ricette come migliori e cerca discepoli fedeli, anche se si astiene dal fondare movimenti o religioni e sa di operare in un mercato dove i clienti provano continuamente prodotti diversi. Il Next Age è meno nuovo se lo si considera, com'é, il frutto di un fenomeno ricorrente nella storia della spiritualità: la riduzione individualistica, il passaggio dalla terza alla prima persona, di una corrente religiosa in crisi di stanchezza. Così il protestantesimo liberale genera nell'Ottocento il New Thought ("Nuovo pensiero"), dal pensiero laico in crisi nasce il pensiero positivo, l'esoterismo occidentale influenza proposte come la programmazione neuro-linguistica. Se si vuole risalire a tempi più antichi, il tantrismo tardo che si mescola con la medicina ayurvedica rappresenta una riduzione individualistica delle grandi religioni orientali. Non a caso il New Thought, il tantrismo, il pensiero positivo, la programmazione neuro-linguistica (in cui si è formato Anthony Robbins) entrano tutti tra i materiali di cui si serve il Next Age, che rappresenta a sua volta la riduzione individualistica del NewAge, Anche se il New Age "classico " è in crisi, si comprendono facilmente le perduranti preoccupazioni della Chiesa, che può vedere nel Next Age un fenomeno ancora più inquietante e lontano del New Age. Se al New Age - ferma restando la pretesa di un benessere e di una felicità permanente in cui si annullano il dramma della condizione umana e la stessa distanza ontologica fra l’uomo e Dio – si toglie anche l’aspirazione, utopica ma nobile, a una renovatio globale ed ecologica del pianeta terra, quella che resta è una forma di narcisismo spirituale che talora si è tentati di chiamare semplicemente egoismo. Avvenire 14/3/1998 |