«Trasmigrazione», «metempsicosi»,
«reincarnazione» o «rinascita» dell’anima[1] sono sinonimi che stanno ad
indicare il transito dell’anima di un individuo dopo la sua morte da un corpo
a un altro o da una forma di esistenza a un’altra. La credenza nella
reincarnazione ha origini antichissime, si sono trovate tracce nelle religioni
dell’Africa e dell’Australia. Oggi gli egittologi non sono più d’accordo
sul fatto che gli antichi Egizi credessero in essa, anche se autori come Platone
(428/427-347 a.C) ed Erodoto (ca. 484-425 a.C.) non avevano dubbi in proposito.
Dall’Europa sud-orientale e dall’Asia Minore la credenza giunse in Grecia e
qui venne accolta dai seguaci del filosofo e matematico Pitagora (570-490 ca.
a.C.) che si ispirò alle dottrine dell’orfismo, secondo le quali il ciclo di
reincarnazioni successive conduceva l’anima alla purificazione. Attinsero alle
dottrine orfiche anche Platone e le correnti filosofiche del neoplatonismo e del
neopitagorismo. L’idea della trasmigrazione non venne mai accolta nel
cristianesimo e nell’ebraismo ortodosso (tra gli ebrei solo i cabalisti
l’hanno accettata).
Nel pensiero religioso e filosofico orientale la teoria della trasmigrazione
appare chiaramente affermata per la prima volta in forma dottrinale nella
raccolta di testi filosofico-religiosi indiani delle Upanisad (VIII-VII sec.
a.C.); da allora, le varie opere della tradizione religiosa orientale parlano
della trasmigrazione. Il concetto centrale è quello di karma (in sanscrito «azioni»),
vocabolo utilizzato per indicare l’insieme delle leggi che regola la
reincarnazione. Propriamente il karma rappresenta nella filosofia indiana la
somma delle azioni individuali, buone o cattive, unite all’anima nella
trasmigrazione: ogni nuova incarnazione e ogni vicenda sperimentata dal corpo è
determinata dal karma precedente. Samsara («pellegrinaggio») è il termine
sanscrito che indica la reincarnazione come il ciclo di vite, morti e rinascite
cui è soggetto ogni essere vivente. Secondo la concezione tradizionale, ancora
oggi valida, si può descrivere la reincarnazione dicendo che la condizione in
cui l’anima rinasce è determinata dalle azioni buone o cattive compiute nelle
incarnazioni precedenti; le anime di coloro che operano il male rinascono in
forme inferiori. Sia l’induismo che il buddhismo auspicano il superamento di
questo processo e la liberazione, dal momento che l’esistenza è una
condizione di sofferenza. L’induismo, in particolare, considera il samsara
come il vero e proprio migrare dell’anima individuale - l’atman - da un
corpo all’altro fino alla liberazione, il momento in cui ha luogo la sua
identità con il brahman, l’anima universale. Questa liberazione si raggiunge
mediante i riti e le varie pratiche, proposte dalle diverse scuole filosofiche e
religiose di purificazione, grazie ai quali si cancellano i residui del karma e
si rinuncia ai desideri del mondo.
In Europa, dopo che nel Medioevo la teoria della trasmigrazione delle anime era
diventata una credenza marginale, in epoca moderna – e in particolare nel
periodo illuminista – le idee sulla reincarnazione fanno la loro comparsa[2].
La tesi reincarnazionista venne ad esempio sostenuta dal filosofo Gotthold
Ephraim Lessing (1729-1781) nella sua opera del 1780 intitolata L’educazione
del genere umano, inoltre centinaia di gruppi e autori, grazie anche al diffuso
interesse per l’Oriente che si sviluppa nel diciottesimo secolo, parlano di
essa. Relativamente a questo periodo alcuni rilievi sono senza dubbio importanti
da fare: la dottrina reincarnazionista si diffonde in particolare in ambienti
che hanno a che fare con lo spiritismo, la magia e l’occultismo in genere. Si
cerca inoltre di dare una parvenza di scientificità alle affermazioni
riguardanti il ricordo di vite passate, questo è quello che avviene, ad
esempio, con la teoria del magnetismo animale di Franz Anton Mesmer (1734-1815),
e la sua concreta applicazione ad alcuni pazienti che – una volta magnetizzati
– sarebbero stati in grado di ricordare vite passate. Nel secolo
diciannovesimo e ventesimo - come ben mostra Massimo Introvigne[3] - si può
chiaramente assistere alla frammentazione della credenza reincarnazionista in
diversi modelli o ambiti.
a. Si può così individuare un modello spiritico, dove, grazie soprattutto ad
Allan Kardec (1804-1860), autore de Il Libro degli Spiriti, si realizza una
stretta unione fra reincarnazione e spiritismo. All’interno dello spiritismo
sono allora individuabili due correnti che hanno, riguardo alla reincarnazione,
tesi contrastanti: quella degli spiritisti latini che credono, secondo la teoria
codificata da Kardec e ora diffusa soprattutto in America Latina, che le anime
dei defunti passano da un corpo all’altro dimenticando le vite precedenti e
ricalcando così la legge karmica tipica di alcune credenze e religioni
orientali quali l’induismo ed il buddhismo, e la corrente degli spiritisti
inglesi e statunitensi, che invece, nella loro maggioranza, rifiutano
categoricamente ogni concetto di rinascita[4].
b. Un secondo modello è quello dell’occultismo e dei nuovi movimenti magici,
dove la credenza nella reincarnazione è diffusa quasi in ogni contesto;
c. Il modello orientale, consiste invece nella propaganda di dottrine
reincarnazioniste genuinamente orientali in Occidente da parte di maestri della
tradizione indiana. L’episodio cardine in questo senso fu rappresentato dal
Parlamento Mondiale delle Religioni (su cui esercitò una forte influenza la
Società Teosofica) che fu riunito per celebrare il quarto centenario della
scoperta dell’America nel quadro dell’Esposizione Universale di Chicago del
1893. Questo avvenimento fu per molti occidentali la prima occasione per venire
in contatto con alcuni maestri indiani.
d. La Società Teosofica rappresenta un quarto modello, in cui le dottrine
squisitamente orientali vengono ampiamente diffuse, ma anche adattate ad un
contesto occidentale e ad uno sfondo di carattere occultista[5].
e. Il modello scientifico raggruppa in un insieme le varie esperienze
psicologiche e parapsicologiche di coloro che, prese le mosse da Mesmer e dai
sostenitori del magnetismo animale, elaborarono la pretesa di dare dimostrazioni
scientifiche della reincarnazione.
f. Un ultimo modello può essere infine individuato nel tentativo di conciliare
reincarnazione e cristianesimo, proponendo diversi argomenti ed in particolare
affermando che la Bibbia stessa e alcuni fonti cristiane attesterebbero la
credenza nella reincarnazione.
A partire dagli anni 1950 si assiste ad una ricomposizione di questi modelli
reincarnazionisti in un’unica visione sintetica e unitaria. Il punto di
partenza di questa ricomposizione è rappresentato dalla dottrina della Chiesa
di Scientology[6], che presenta la sua visione reincarnazionista davvero in
maniera sintetica rispetto i modelli di decomposizione precedenti: infatti essa
si rivela aperta ad apporti orientali, ad influenze della tradizione occultista,
ma anche connotata dalla pretesa di dare indicazioni scientifiche certe e
documentate. Tuttavia la Chiesa di Scientology presenta una visione specifica
del mondo e dell’uomo che solo chi accetta tutti i presupposti dottrinali
stabiliti dai testi del fondatore - Lafayette Ronald Hubbard (1911-1986) - può
condividere. Il vero terreno di ricomposizione, di diffusione e di sviluppo dei
vari modelli reincarnazionisti è allora propriamente il fenomeno New Age, il
quale è per sua natura disposto ad accogliere una pluralità di visioni che
possono essere integrate all’interno del clima olistico, relativistico e
sincretistico che lo caratterizza[7]. In effetti, i temi e le idee ricorrenti
nel New Age sembrano riassumere ed integrare in un unico (anche se multiforme)
contesto diversi ambiti della frammentazione che sono stati presi in
considerazione: la ricerca di spiritualità alternative e il ricorso a tecniche
di meditazione – che sfociano di frequente in direzione delle tradizioni
orientali – veicolano spesso la dottrina della reincarnazione; occorre
ricordare poi che gli autori del New Age fanno riferimento continuo a questa
dottrina e i messaggi spiritici del channeling con frequenza si rifanno ad una
idea reincarnazionista; inoltre il sottofondo occulto e le origini che il New
Age trova nella Società Teosofica senza dubbio fanno rientrare fra i temi
dominanti anche l’idea della trasmigrazione.
E’ tipico però del New Age tentare anche un approccio scientifico al discorso
dei ricordi di vite passate, tuttavia le affermazioni legate al presunto valore
scientifico e alla possibilità di dimostrare empiricamente il valore della
legge karmica, non sono convalidate dai più rigorosi ambienti scientifici. Se
infatti i sostenitori della reincarnazione fanno riferimento come tesi
fondamentale all’esperienza delle «regressioni ipnotiche» in cui alcuni
pazienti sarebbero messi in condizione di avere ricordi di passate esistenze,
validi esperti – psichiatri e psicologi – qualificano tali esperienze come
non significative e comunque attribuiscono loro altre spiegazioni diverse
dall’ipotesi reincarnazionista[8]. Da ultimo, il clima sincretistico ed
esoterico dominante nel New Age, porta spesso a dire che il cristianesimo non è
incompatibile con la dottrina reincarnazionista. Diversi studi di autori
cattolici e prese di posizione in ambito pastorale - spesso ricchi di
documentazione di carattere storico e teologico, smentiscono la validità di
queste affermazioni[9], tuttavia questa idea ha preso piede anche negli ambienti
cristiani ed ecclesiali, al cui interno - come rilevano alcuni studi sociologici
e rilevamenti statistici[10] - pure alcuni cattolici praticanti rivelano idee
contraddittorie o quanto meno confuse.
Relativamente a tale questione, paiono emergere tre principali tesi che
prenderemo brevemente in esame.
1. La prima tesi ritiene che la reincarnazione spiegherebbe in maniera più
razionale il destino dell’uomo, le sue diversità fisiche e morali come giusta
conseguenza delle vite precedenti. Questa teoria attinge in modo rilevante -
come già accennato - dalle dottrine orientali quali quelle della religioni
induista e buddhista. Il pensiero che si possa nascere e morire fisicamente più
di una volta è tuttavia inconcepibile per la visione antopologica cristiana, in
quanto il cristianesimo non disgiunge mai il corpo dall’anima e dallo spirito
che compongono l’identità umana[11]. Inoltre, per il cristianesimo, questa
tesi rappresenta una spiegazione illusoria del destino umano, dato che non fa
altro che spostare il problema a monte: se la condizione attuale di un uomo può
essere spiegata in base al suo comportamento in una vita precedente, questo
stesso comportamento si spiegherebbe a sua volta in base ad un’ulteriore vita
precedente. Ma in tal modo non si fa altro che innescare un processo
all’infinito.
2. La seconda tesi afferma che la reincarnazione non sarebbe incompatibile con
il cristianesimo. Tuttavia, nel Nuovo Testamento non si parla mai di
reincarnazione, si parla invece di restaurazione dell’uomo, rigenerazione
dello spirito, rinnovamento mediante l’effusione dello Spirito Santo....
Inoltre, per quanto concerne specificamente il cattolicesimo, occorre constatare
che la reincarnazione viene esclusa dal Magistero costante della Chiesa che ha
condannato punti e dottrine collegati a quella della reincarnazione, ad esempio
la preesistenza delle anime. Il Concilio Vaticano II afferma, citando Ebrei
9,27, che vi è un unico corso della vita umana terrena[12], ma – per ciò che
concerne l’escatologia cattolica – sono molto importanti anche alcuni numeri
del Catechismo della Chiesa Cattolica, che di seguito è opportuno citare
integralmente: «[1022] Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella
sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette
la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una
purificazione [Purgatorio], o entrerà immediatamente nella beatitudine del
cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. Alla sera della vita,
saremo giudicati sull’amore». Al giudizio particolare segue il giudizio
finale, nel momento della seconda venuta di Cristo, cioè il suo ritorno
glorioso, la Parusìa: «[1038] La risurrezione di tutti i morti, “dei giusti
e degli ingiusti” (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà “l’ora
in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio
dell’Uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita
e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Gv 5,28-29). Allora
Cristo “verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli... E saranno riunite
davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il
pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri
alla sinistra... E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla
vita eterna” (Mt 25,31.32.46). [...] [1040] Il Giudizio finale avverrà al
momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e
il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù
pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il
senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della
salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza
divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale
manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse
dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte. [...] [1059] La
santissima Chiesa romana crede e confessa fermamente che nel giorno del Giudizio
tutti gli uomini compariranno col loro corpo davanti al tribunale di Cristo per
rendere conto delle loro azioni. [1060]Alla fine dei tempi, il Regno di Dio
giungerà alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno con Cristo per sempre,
glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo materiale sarà trasformato.
Dio allora sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28), nella vita eterna».
3. Infine, la terza tesi ammette che la Chiesa cattolica ha condannato la
reincarnazione, ma sostiene che la condanna avrebbe motivazioni politiche e
sarebbe tardiva, risalirebbe infatti al Secondo Concilio di Costantinopoli (553)
e sarebbe dovuta alle pressioni dell’imperatore Giustiniano (483-565,
imperatore romano d’Oriente dal 527 al 565) su papa Vigilio (?-555, il cui
pontificato inizia nel 537); i primi cristiani avrebbero invece creduto nella
reincarnazione. Questa opinione, alla luce di articolate e ben documentate
argomentazioni storiche e teologiche svolte in ambito cattolico, si rivela però
priva di ogni fondamento[13]. Appare evidente piuttosto il fatto che gli autori
cristiani dei primi secoli, i Padri della Chiesa, hanno sempre condannato la
dottrina reincarnazionista, mente risultano averla sostenuta solo gli gnostici,
giudicati eretici dalla Chiesa dei primi secoli. L’incompatibilità con il
dogma ecclesiastico era già acquisizione comune due secoli prima di
Giustiniano, come testimoniano, per esempio, gli scritti di Sant’Agostino di
Ippona (354-430), San Girolamo (340?-419/420), S. Gregorio di Nissa (?-385/386),
tutti antecedenti di quasi due secoli il Secondo Concilio di Costantinopoli.
[1] Sulla reincarnazione in generale e sul suo rapporto con il cristianesimo:
cfr. CESNUR (a cura di M. Introvigne), La sfida della reincarnazione, Effedieffe,
Milano 1993, Alessandro Nangeroni, La reincarnazione, Xenia, Milano 1995, Pietro
Cantoni, Cristianesimo e reincarnazione, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997,
Monsignor Giuseppe Casale [Arcivescovo emerito di Foggia-Bovino], Nuova
religiosità e nuova evangelizzazione. Lettera Pastorale (6 marzo 1993), Piemme,
Casale Monferrato (Alessandria) 1993, in particolare pp. 65-69, Monsignor Hans
Ludvig Martensen [Vescovo di Copenaghen], Reincarnazione e dottrina cattolica.
La Chiesa di fronte alla dottrina della reincarnazione (1991), tr. it. di don
Daniel Adner e collaboratori, Cristianità, Piacenza 1993, Commissione Teologica
Internazionale, Alcune questioni attuali riguardanti l’escatologia, in La
Civiltà Cattolica n. 143\3401 (7 marzo 1992). Sulle grandi tradizioni religiose
orientali a cui si fa cenno cfr., in prospettiva estremamente sintetica,
Francesca Brezzi, Le grandi religioni, Newton Compton, Roma 1994, pp. 19-44,
Leonardo Vittorio Arena, La filosofia indiana, ibid., 1995, Pio Filippani
Roncoroni, L’induismo, ibid. 1994, dello stesso autore, Il buddhismo. Storia e
dottrina, ibid. Per un inquadramento della presenza in Italia di queste realtà
religiose: cfr. i capitoli ad esse dedicati in CESNUR, Enciclopedia delle
religioni in Italia, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 2001, in part. pp. 495-624 (induismo,
buddhismo e i loro movimenti).
[2] Per avere un quadro esauriente sulla comparsa e lo sviluppo della dottrina
della reincarnazione in Occidente dal diciottesimo al ventesimo secolo: cfr. M.
Introvigne, «Reincarnazione e nuovi movimenti religiosi», in CESNUR (a cura di
M. Introvigne), La sfida della reincarnazione, cit., pp. 15-57.
[3] Ibid.
[4] Sullo spiritismo, in generale, cfr. Michael W. Homer, Lo spiritismo, Elle Di
Ci, Leumann (Torino) 1997.
[5] Per una scheda sulla Società Teosofica e per una descrizione degli ambienti
e dei gruppi di origine e ambiente teosofico, cfr. CESNUR, Enciclopedia delle
religioni in Italia, cit., pp. 767-781.
[6] Su cui, cfr. J. Gordon Melton, La Chiesa di Scientology, Elle Di Ci, Leumann
(Torino) 1998.
[7] Sul New Age e sulla sua «evoluzione-involuzione» in chiave
individualistica, il Next Age, cfr. - per un’introduzione generale - M.
Introvigne, Storia del New Age 1962-1992, Cristianità, Piacenza 1994, la cui 2a
ed. riveduta e aggiornata è stata pubblicata con il titolo New Age & Next
Age, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2000; PierLuigi Zoccatelli, Il New
Age, Elle Di Ci, Leumann (Ttrino) 19993; Luigi Berzano, New Age, il Mulino,
Bologna 1999 e, a mia cura, New Age: «fine» o rinnovamento? Le origini, gli
sviluppi, le idee, la crisi, la «fine» del New Age e la nascita di un nuovo
fenomeno: il Next Age. Una nuova sfida per la Chiesa, Sinergie, San Giuliano
Milanese (Milano) 1999.
[8] Sul punto: cfr. Ermanno Pavesi, «Reincarnazione e ricordo di vite passate:
la posizione dello psichiatra», in CESNUR (a cura di M. Introvigne), La sfida
della reincarnazione, cit., pp. 123-158.
[9] Cfr. in particolare: P. Cantoni, op. cit., e Mons. H.L. Martensen, Doc. cit.
[10] Cfr., per esempio, M. Introvigne – L. Berzano, Il gigante invisibile.
Nuove credenze e minoranze religiose nella provincia di Foggia, Edizioni N.E.D.,
Foggia, pp. 566.
[11] Così intende l’uomo San Paolo: cfr. 1Tessalonicesi 5,23.
[12] Cfr. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, Costituzione dogmatica sulla
Chiesa (18 novembre 1965), n. 48.
[13] Notevole, in questa prospettiva, lo studio di P. Cantoni, cit.