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Alcune osservazioni relative a Sai Baba A. Menegotto |
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Ammesso e non concesso - se stiamo a recenti e attendibili statistiche - che tutti i lettori della rivista "abbiano una fede sicura e indiscussa nella Chiesa", l’articolo pare subito contraddirsi quando prosegue dicendo: "Ma voi lettori non ‘scomunicateci’ se vi parliamo di questo argomento. Anche la nostra fede, certe volte, ha bisogno di una rinfrescatina. Quale occasione è migliore di questa?..." Una "fede sicura e indiscussa nella Chiesa" - per stare letteralmente all’espressione dell’articolo - quale "rinfrescatina" avrebbe bisogno? Semplice, per l’intervistato e l’intervistatrice la "rinfrescatina" viene da Oriente, e precisamente da Puttaparthi (nell’articolo è scritto Puttaparti), patria del celebre guru Sai Baba. Questi, senza troppi problemi afferma "Io sono Dio" e dice di essere la reincarnazione del predecessore Shirdi Sai Baba. Naturalmente, nessun problema per Mazzoleni il quale nel 1991 in un’intervista (uno stralcio della quale è ripreso anche a pagina 27 del "Cammino") diceva: "... Se dovessimo chiamare idolatra la persona che scopre il Divino in Sai Baba, dovremmo dire che lo è pure chi ha trovato il Divino in Cristo.....". Niente male! Ma in fondo da più di duecento anni nulla di nuovo, dal momento in cui il movimento orientalista, sorto all’epoca della Rivoluzione francese, ha portato alla forte irruzione nell’Occidente cristiano di temi religiosi e filosofici orientali il più delle volte, come mostra la dottrina di molti nuovi movimenti religiosi di matrice orientale, mediati con idee tipicamente occidentali... Il tutto - naturalmente - all’insegna del sincretismo, che si potrebbe dire essere una versione religiosa del relativismo che domina nella nostra epoca post-moderna. Certamente rammarica il fatto che siano proprio riviste cattoliche a fare confusione nel Popolo di Dio... Speriamo che fra gli abbonati che la redazione del "Cammino" dice avere "una fede sicura e indiscussa nella Chiesa" nessuno resti confuso passando da una fede che è troppo ottimistico dare per "sicura e indiscussa" a una vaga credenza dove il ruolo e la figura del Salvatore lasciano posto alla figura ambigua di un guru come Sai Baba. Affrontiamo ora in maniera
sistematica la questione e cerchiamo di contrapporre
all’"entusiasmo" di alcuni cattolici per Sai Baba i punti fermi di
alcune verità oggettive e innegabili e - soprattutto - della Dottrina della
Chiesa, su cui è impossibile scendere a compromessi, pena la rinuncia allo
stesso essere cattolici. 1. "Profezie" sull’avvento di Sai Baba I seguaci di Sai Baba hanno
fatto il possibile per scoprire riferimenti al loro guru nelle profezie e
nelle credenze delle varie religioni, dandone particolari interpretazioni. Vale
la pena di soffermarsi su qualche affermazione, proponendo alcune considerazioni
critiche. 2. Sincretismo e ... contraddizioni Sathya Sai Baba, il cui nome completo significa "verità, santo, padre", annuncia una dottrina che in fondo è riconducibile a quella induista, con la particolarità data dal sincretismo. Sai Baba, infatti, ritenendosi il bhagavan (colui che possiede le sei qualità divine), dovrebbe riunire le principali religioni in maniera definitiva. Krishna 5000 anni fa, Buddha 3000 anni fa, Gesù 2000 anni fa ed infine Maometto, profeta di Allah, sarebbero semplicemente degli Amsha Avatar (secondo l’Induismo: incarnazioni divine che possiedono alcuni poteri divini e la visione di Dio), che hanno preparato e profetizzato l’avvento del Purna Avatar in persona, cioè di Sai Baba. Nel tentativo di fondere in
maniera sincretistica nella sua persona le grandi tradizione religiose
dell’umanità, è possibile osservare che il suo messaggio può subire
adattamenti a seconda delle caratteristiche culturali dell’uditorio. Ad
esempio, il 3 settembre 1988, in occasione della ricorrenza della natività di
Krishna, Sai Baba disse che gli "avatara" (discesa,
incarnazione della divinità) non scendono in terra né per risolvere i piccoli
problemi famigliari, né per dare felicità transitoria, poiché le infelicità
fanno parte della legge karmica, per cui ognuno ha quello che ha seminato
nelle vite precedenti (cfr. "Mother Sai", Bollettino dei Centri
Sri Sathya Sai Baba, ottobre 1988, p. 21). In un’altra occasione invece affermò
esattamente il contrario, infatti il 5 agosto dello stesso anno nel discorso
rivolto agli stranieri, per lo più occidentali, disse ("Mother Sai",
ottobre 1988, p. 10): "Appena vi sarete garantiti l’amore di Swami [cioè ‘Insegnante di dottrina religiosa’; Sai Baba è chiamato così dai suoi fedeli] potete ottenere tutto, fare ogni cosa, avere salute, ricchezza, tutto". In questo caso l’accento non è certo posto sulla legge del karma; nei riguardi della cultura del mondo occidentale è più facile far leva sull’aspetto materiale ed economico che non su quello spirituale. Il simbolo della religione di
Sai Baba mostra bene il clima sincretistico che caratterizza la sua dottrina: un
fiore di loto a sei petali ha al centro il lingam (simbolo fallico). Sui
petali sono raffigurati rispettivamente l’OM o AUM, simbolo
della religione induista, la ruota buddhista, la fiamma di
Zoroastro, la stella di David, la mezzaluna mussulmana e la croce
cristiana. 3. Alcune considerazioni conclusive Spesso alle obiezioni mosse da alcuni cattolici si oppone l’idea di Sai Baba come "benefattore" di molte persone attraverso i suoi "poteri" che consistono in doti di chiaroveggenza, apparizioni, guarigioni, risurrezione di morti, capacità di produrre gioielli, vibhuthi, lingam come fossero ectoplasmi ed altri "prodigi". In realtà occorre notare che il miracolismo di Sai Baba è per lo più ripetitivo e fine a se stesso. Perciò il guru di Puttaparthi è, all’opposto di Gesù, un ricercatore della vanagloria terrena, del successo e della realizzazione egoistica. Tutta la vita di Gesù è permeata di pietà e di amore verso l’umanità; spogliatosi di tutta la sua regalità il Figlio di Dio è stato fedele alla sua missione fino alla morte di Croce (cfr. Fil 2,6-11). Gesù proclama che il Suo Regno non è di questo mondo e chiede di scegliere tra la Sua Croce e i valori mondani, promettendo la vera Vita Eterna. Anche Sai Baba, in particolare nel suo piano educativo, fa uso di temi umani e spirituali per lo più comuni a tutte le grandi religioni come l’idea di verità, rettitudine di azione, pace, amore e non-violenza. Dunque, anch’egli utilizza gli argomenti sull’amore proposti da Cristo, ma contrariamente a Lui non si mette al servizio di nessuno, piuttosto pretende devozione ed adorazione. Se Gesù, il Buon Pastore, lascia il gregge per andare in cerca dell’unica pecorella smarrita (cfr. Mt 18,12-14), Sai Baba terrorizza chi vuole allontanarsi dal suo "gregge". Si può citare ad esempio la testimonianza della psicologa Paola Alessandra ("Presenza Cristiana", dossier n. 11): "Il prezzo pagato per lasciare Sai Baba consiste in sofferenze incredibili... dolori in tutto il corpo, desiderio di suicidarsi senza motivi reali, perdita del lavoro, perdita di soldi, perdita di affetti, sensazione di diventare pazzi e psicotici... ho dovuto ricorrere a esorcisti, senza i quali non avrei mai potuto uscire dall’influsso di Sai Baba". I poteri di Sai Baba non sono stati mai sottoposti a controlli sulla loro genuinità per espresso rifiuto dello stesso guru, fra gli studiosi vi è un dibattito aperto, comunque occorre notare che la tradizione dello yoga prevede come effetto dello stesso cammino dello yogin la manifestazione di siddhis, cioè di segni straordinari, fra cui alcuni simili a quelli che si manifestano con Sai Baba (cfr. Patanjali, Aforismi dello Yoga [Yogasutra], a cura di P. Magnone, Promolibri, Torino 1991, in particolare il Libro III che tratta della "facoltà sovrannaturali"). Un’interpretazione rigorosa deve portare a dire che, se non si tratta di semplici giochi di prestigio - e pare che in effetti, almeno per alcuni fenomeni, si possa dire chiaramente questo (alcuni illusionisti sono riusciti a riprodurre alcuni presunti "miracoli" di Sai Baba) - si potrebbe trattare di fenomeni paranormali, cioè di fenomeni naturali che, essendo poco conosciuti, sono oggetto di interpretazione soprannaturale. Tuttavia, uno sguardo cristiano non può neppure escludere che all’origine di questi "prodigi" vi sia una possibile causa demoniaca, la stessa che potrebbe determinare alcuni eventi in ambito occultistico. Giova ricordare, comunque, che in questo settore si deve procedere molto cautamente per non cadere in facili e ingenue "demonizzazioni" in casi in cui le spiegazioni possibili potrebbero essere altre. Certamente alcuni elementi - come la testimonianza sopra ricordata - invitano il cattolico a tenere aperta anche questa ipotesi. Non si deve poi confondere la Risurrezione con la reincarnazione: Cristo è risorto dai morti al terzo giorno e non è la reincarnazione di un "uomo di Dio" indiano, poco conosciuto all’infuori dell’India. Su questo punto esiste molta confusione negli stessi ambienti cristiani, per questo è necessario fare chiarezza per non cadere nell’inganno dei falsi profeti che si presentano come angeli di luce. L’idea della reincarnazione, insieme al forte sincretismo - che pretende di affermare che tutti possono continuare a seguire la propria religione pur diventando discepoli di Sai Baba - e la sua pretesa di essere "dio" rendono chiaramente incompatibile la dottrina del guru indiano con la Fede in Gesù. Si può così a tal proposito citare uno stralcio della Lettera Pastorale Nuova religiosità e nuova evangelizzazione di Mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia-Bovino (Piemme, Casale Monferrato Alessandria 1993, pp. 52-53), per ribadire che solo in Cristo "abita corporalmente la pienezza della divinità" (Col 2,9), la Sua incarnazione è un fatto unico e irrepetibile. "Un concetto proveniente dalla tradizione indù e che è abbastanza presente - in modo esplicito o implicito - nella nuova religiosità, ci può aiutare a mettere meglio a fuoco questo punto importantissimo: si tratta del concetto di avatara. E’ un termine sanscrito che significa letteralmente: discesa. Si applica alla Divinità e alla sua manifestazione condiscendente nella sfera del sensibile (non solo umano). Molti indologi e occultisti lo traducono semplicemente con ‘incarnazione’. Ecco allora che il dogma centrale del Cristianesimo si trova ricondotto a una categoria storico-religiosa più ampia. Frequenti sarebbero state le ‘discese’ del dio Vishnu. L’ultima sua apparizione umana sarebbe stata Krishna. L’evento di Cristo diventa così solo il caso particolare di una categoria più generale. Un caso nuovamente ripetibile, come per esempio si pretende per il guru indiano Sathya Sai Baba. In realtà un esame più attento - un esame teologico, come richiede la materia - evidenzia subito che i concetti di avatara e di incarnazione possono essere accomunati solo in forza di un grave equivoco. A parte la inconsistenza storica della figura di Krishna, la manifestazione umana del dio si risolve nell’assunzione di un corpo apparente. Chi applica questa concezione a Cristo ricalca - in modo più o meno cosciente - le orme di un’antica eresia, il docetismo (dal greco dokeo, ‘apparire’) e certamente non esprime le fede cristiana. L’incarnazione cristiana, che implica la verità e la completezza della umanità di Gesù, emerge da questo confronto come evento unico e irripetibile, vero ‘segno di contraddizione’ (Lc 2,34) che non sopporta nessuna omologazione sincretistica o pseudognostica, ma esige una presa di posizione chiara e decisiva". Infine, possiamo ricordare che la Parola di Dio invita ad avere un solo Dio, Signore e Padre:
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