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Sri Chinmoy Alessandro Olivieri Pennesi Tratto da "La Salette" - N. 1 - Anno 68 - Gennaio-Febbraio 2002 |
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ORIGINE Chinmoy ha trascorso 20 anni nell’Ashram Aurobindo , ma non considera la sua opera un proseguimento di quella del suo maestro. Chinmoy enfatizza fortemente il ruolo della meditazione e intende condurre una vita all’insegna dell’impegno a ristabilire la pace mondiale, la cooperazione, l’armonia del pianeta e degli individui mediante una intensa attività in campo letterario, musicale, artistico e agonistico (gare atletiche e maratone). DOTTRINA Le basi del suo insegnamento, che si richiamano a concetti dell’Induismo, sono la fede nel karma (legge di causa ed effetto delle azioni degli individui) e nella reincarnazione, la pratica della meditazione e varie forme di yoga. Particolare attenzione viene data alla "skisha", una particolare forma di iniziazione secondo la quale il discepolo si consegna al maestro e il maestro gli concede una parte della sua anima. Il contatto con il guru è molto importante, anche se può avvenire a molti chilometri di distanza nella meditazione. Come in molte sette "neo-orientali" Sri Chinmoy non predica l'allontanamento dal mondo bensì la sua trasformazione. Ha infatti posto la sede centrale del suo gruppo alle Nazioni Unite, dove guida un gruppo di meditazione. L'arte, la musica, la ginnastica sono considerate forme di conoscenza, anzi lo sport (in particolare l'atletica) viene considerato una via privilegiata di illuminazione. I centri Sri Chinmoy organizzano maratone, tornei di tennis e altre manifestazioni sportivo-spirituali e lo stesso guru ama farsi fotografare in tuta! Chinmoy si dichiara essere un avatar (termine sanscrito che significa discesa della divinità) pertanto, secondo la tradizione induista, un devoto deve prestare assoluta obbedienza all’avatar. Il fine è "trovare l’unione con Dio" mediante la "perfezione interiore" che consiste nel lasciarsi liberare, dal guru Sri Chinmoy, del peso del karma. Secondo Chinmoy, Dio non è altro che la perfetta consapevolezza dell’uomo, consapevolezza raggiunta con la meditazione praticata dalle 2 alle 5 del mattino a cui si aggiunge la recita dalle 500 alle 1000 volte dei "mantra" giornalieri, di cui uno è il nome del guru stesso. STRUTTURA Secondo lo studioso italiano Massimo Introvigne sono quindicimila gli italiani convertiti all'induismo, di questi 2.500 vivono in Piemonte, 1.000 nella sola Torino. Tratti comuni: credere nella reincarnazione, pratica della meditazione, ricerca della pace e della serenità. I fedeli di movimenti che derivano dal maestro Aurobindo, divisi in due gruppi, meditano in una comunità situata vicino al Lago d'Orta e a Torino al Centro Sri Chinmoy; ma vi sono centri Sri Chinmoy anche a Milano e Roma dove nell’anno del Giubileo hanno trovato ospitalità per concerti di musica per la pace perfino in due chiese cattoliche del centro dell’Urbe (sic!), fornendo così propaganda implicita al movimento del Guru. ASPETTI CONTROVERSI I centri Sri Chinmoy sono gruppi di "alto livello di controllo". Qualsiasi aspetto della vita dell’adepto è sotto stretto controllo del guru: dalle conversazioni alle persone frequentate. Quando un leader arriva ad imporre l’idea che egli ha pieno diritto di entrare in tutti gli aspetti della vita del devoto, ci troviamo dinanzi a ciò che gli psicologi definiscono "riforma del pensiero" - nel linguaggio comune definito come "lavaggio del cervello". Gli effetti delle pratiche meditative di Sri Chinmoy, risultano causare, secondo alcuni osservatori, effetti deleteri sulla psiche dei devoti, da crescente ansia a veri e propri stati dissociativi e psicotici con un progressivo distacco dalla realtà. Va inoltre sottolineato che quei meditanti che si sono sottoposti ad una disciplina austera per diverse ore giornaliere, hanno manifestato disturbi psichiatrici quando precedentemente, prima dell’ingresso nel movimento, non si ravvisava nessuno genere di sintomi che potesse giustificare tali gravi conseguenze per la salute mentale. IL PENSIERO DELLA CHIESA "Alcuni esercizi fisici producono automaticamente sensazioni di quiete e di distensione, sentimenti gratificanti, forse addirittura fenomeni di luce e di calore che assomigliano ad un benessere spirituale. Scambiarli per autentiche consolazioni dello Spirito Santo sarebbe un modo totalmente erroneo di concepire il cammino spirituale. Attribuire loro significati simbolici tipici dell’esperienza mistica, quando l’atteggiamento morale dell’interessato non corrisponde ad essa, rappresenterebbe una specie di schizofrenia mentale, che può condurre perfino a disturbi psichici, talvolta, ad aberrazioni morali. Ciò non toglie che autentiche pratiche di meditazione provenienti dall’oriente cristiano e dalle grandi religioni non cristiane, che esercitano un’attrattiva sull’uomo d’oggi diviso e disorientato, possano costituire un mezzo adatto per aiutare l’orante a stare davanti a Dio interiormente disteso, anche in mezzo alle sollecitazioni esterne" (Lettera "Orationis Formas" su alcuni aspetti della meditazione cristiana. Congregazione per la dottrina della fede) "Il fenomeno che mi sembra in assoluto più preoccupante è quello della credenza nella reincarnazione (…) circa un terzo dei giovani che frequentano le nostre scuole superiori condivide questa credenza, e - se le indagini nazionali che sono state svolte da varie istituzioni sociologiche dovessero trovare un riscontro locale - queste idee influenzano anche almeno un quinto degli adulti (…) una persona che adotta la credenza nella reincarnazione può non rendersene conto, ma ha introdotto nella sua mentalità e nella sua vita spirituale un elemento suscettibile di eliminare a poco a poco tutti i capisaldi del cristianesimo. Come CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni, ndr) abbiamo organizzato a Foggia nel dicembre del 1991 un convegno internazionale sulla reincarnazione; personalmente ritengo che l’attenzione della Chiesa debba essere richiamata, a tutti i livelli, sulla preoccupante diffusione di questa teoria che rischia di erodere i fondamenti stessi della vita cristiana" (mons.Giuseppe Casale). "La risposta alla dottrina della reincarnazione non consiste nel condannare altre persone a causa delle loro opinioni. Ma la risposta consiste nel riscoprire i valori cristiani. Le verità positive del cristianesimo, che offrono l’alternativa cristiana all’idea della reincarnazione della nuova religiosità, sono, fra le altre, la fede nella resurrezione della carne, precisamente di quella carne che abbiamo ricevuto una volta per sempre, la comprensione cristiana del corpo umano; la vigilanza come qualità – Gesù la esigeva – nutrita dalla coscienza che ogni momento è irrevocabile; il perdono dei peccati, che è immediato e totale, anche senza che l’uomo lo abbia meritato, per mezzo della riconciliazione; la dignità dell’individuo come immagine di Dio, e i diritti irrinunciabili della coscienza" (mons. Hans Ludvig Martensen, vescovo di Copenaghen ). IN SINTESI Affermazioni contrarie alla fede: |