Lo yoga allontana dal povero? 

Testimonianza di Suor Claire de Jesus

Tratto da "Dalle sponde del Gange alle rive del Giordano" - Ed. Ancora

 

Sono andata in India alcuni anni fa. Ero attirata da quella terra in cui lo spirituale e il sacro fanno ancora parte della vita, contrariamente a quello che avviene nelle nostre civiltà materialistiche, dove il denaro, le comodità, il potere e l'avere sono i valori essenziali.  

Mi interessava lo yoga e pensavo che, con questo metodo forse, avrei trovato un equilibrio e una forza per vivere libera, nonostante le pressioni della nostra società dei consumi. Ero anche attirata dai poveri.  

La prima persona che incontrai in India fu un missionario, nel quale ardeva il fuoco dell'amore di Gesù, completamente «divorato» dai poveri. Nei suoi occhi egli portava la luce di Dio, e sul volto, il sorriso dell'amore. Egli mi disse: «Lei vuole andare in un ashram, va bene. Ma sappia che questa non è tutta la realtà dell'India, è solo una piccola parte, un'élite. C'è anche tutto il resto, tutta la gente, tutti i poveri». Ed è vero. Quando si arriva in una città, si resta sorpresi da questa moltitudine di uomini, di donne, di bambini che sbucano da per tutto, che vivono in condizioni infraumane.  

Che noi occidentali abbiamo molto da imparare dai nostri fratelli d'Oriente, è vero... Per l'Indiano ogni vita è sacra, ogni vita viene da Dio, sia la vita dell'essere umano, sia quella dell'animale o del fiore.  

Nell'ashram indù al quale sono approdata, ho incontrato giovani occidentali americani, australiani, europei. Erano spesso giovani che voltavano le spalle alla loro società materialista, dopo aver fatto l'esperienza deludente della droga, del sesso. Quei giovani avevano sete di incontrare Dio, di dare una dimensione spirituale alla loro vita.  

M sono anche subito resa conto che la strada dello yoga non era per me. Anzitutto, c'era una netta separazione con  i poveri Lo yogin è un essere che, per la sua esperienza spirituale, si trova al di sopra del semplice uomo della strada che, si dice, non è ancora arrivato alla vita spirituale.

Il povero, il mendicante, il lebbroso, il paria sono esseri di seconda classe. Essi devono passare attraverso numerose reincarnazioni prima di raggiungere l'essere spirituale. E tuttavia, per parte mia, sentivo una solidarietà con i poveri. Quale amore potevo leggere sul volto di quegli uomini, di quelle donne, di quei bambini del villaggio, e per me erano miei fratelli!  

La via dello yoga è in qualche modo una disciplina di tutto l'essere, del corpo e delle energie spirituali, per raggiungere una certa perfezione. La tecnica di meditazione ha lo scopo di far pervenire a una certa pace lontana da ogni elemento del mondo che possa turbare quella quiete. E' dunque un allontanamento dal mondo degli uomini per immergersi in un grande Tutto.  

La preghiera cristiana, invece, è una relazione con Qualcuno che è vivo, con Gesù, Figlio di Dio. Ho scoperto con i missionari che Gesù è la Via, la Verità e la Vita, che egli è l'Amore. Che Gesù è un Volto. Era lui che veniva a me come un mendicante per darmi il suo Amore, che veniva a me perché ero povera, debole e piccola e non riuscivo a niente da sola. E dunque tutt'altra cosa. Non mi si chiedeva di fare sforzi per essere forte, ma era lui, Gesù, che venendo nella mia povertà dispiegava la sua forza.  

La via dello yoga è una via che si propone di fare un uomo perfetto, mentre Gesù si offre a noi, poveri peccatori, per farci figli di Dio. Gesù ci ricongiunge con Dio, suo Padre e nostro Padre, ci riconcilia con noi stessi e ci rende fratelli di ogni uomo e di ogni donna.    

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