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"Guerra asimmetrica" e guerra giusta: un obbligo morale Michael Novak |
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L'ambasciatore americano presso la Santa Sede, James Nicholson, ha invitato il teologo cattolico Michael Novak a tenere a Roma il 10 febbraio 2003 una conferenza in difesa della legittimità morale di un eventuale intervento armato americano in Iraq. Michael Novak ha parlato come privato cittadino e non come rappresentante del governo americano e dei cattolici americani. Qui sotto presentiamo il testo del suo intervento
----------------------- Il motivo per cui gli Stati Uniti stanno andando alla guerra contro Saddam Hussein, a meno che egli non ottemperi ai suoi obblighi verso la comunità internazionale o lasci il potere, non ha niente a che vedere con la nuova dottrina della "guerra preventiva". Al contrario una tale guerra è riconducibile alla tradizionale dottrina della guerra giusta, poiché questa guerra è la legittima conclusione della guerra giusta combattuta e rapidamente vinta nel febbraio del 1991. A quel tempo la guerra fu sommariamente interrotta al fine di negoziare i termini dell'arresa con l'iniquo aggressore Saddam Hussein. Al tavolo della pace le Nazioni Unite insistettero che per poter mantenere la presidenza dell'Iraq Saddam Hussein doveva a) disarmarsi e b) fornire prove alle nazioni Unite del suo disarmo, rendendo conto in modo trasparente di tutti i suoi armamenti e arsenali. In particolare è stato ordinato a Saddam Hussein di distruggere i suoi stocks di gas mostarda, sarin, botulino, antrace e di altri agenti chimici e biologici. Inoltre doveva fornire prove della distruzione del suo lavoro precedente per ottenere armamenti nucleari. In questi ultimi 12 anni, malgrado ripetuti avvertimenti, Saddam Hussein ha spudoratamente disatteso questi obblighi. Alla fine del 2002 il Consiglio di Sicurezza ha nuovamente ordinato a Saddam Hussein di provare l'adempimento di questi obblighi da cui veniva fatto dipendere il suo diritto a rimanere al potere. Nuovamente egli non ha fornito una tale prova e continua ad insultare il Consiglio di Sicurezza con il suo comportamento. Nel frattempo in modo improvviso e violento un'altra guerra è stata dichiarata contro gli Stati Uniti - e, quindi, contro l'ordine civile internazionale - l'11 settembre 2001. Questa nuova guerra è nata da un nuovo concetto strategico, "la guerra asimmetrica", e ha messo il comportamento di Saddam Hussein in una luce completamente nuova aumentando il pericolo che quest'ultimo pone al mondo civilizzato . Prima di affrontare l'argomento, consentitemi di ricordare che l'autentica dottrina cattolica sulla guerra giusta, così come è stata formulata da S. Agostino e S. Tommaso, espone una chiara successione di argomentazioni rivolte alle autorità pubbliche alle quali spetta la decisione di andare o non andare in guerra. Inoltre, nel valutare queste evenienze, il nuovo Catechismo Cattolico assegna una responsabilità primaria, non a lontani commentatori ma a queste stesse autorità pubbliche. Questa attribuzione di responsabilità è fatta per due motivi: primo, queste autorità sono quelle alle quali è affidata la chiamata principale e il dovere costituzionale a proteggere le vite e i diritti dei loro popoli. Secondo, per il principio di sussidiarietà esse sono le autorità più vicine alle realtà del caso e - data la natura della guerra oggi condotta dalla rete terroristica clandestina - sono quelle più a conoscenza di informazioni riservate. Altri hanno il diritto e il dovere di giudicare secondo la propria coscienza. Ma il giudizio finale appartiene alle autorità pubbliche: "La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune" (Catechismo 2309). La novità che investe la dottrina della guerra giusta nel 20°secolo è, in sintesi, il concetto di "guerra asimmetrica". Questo concetto è stato sviluppato dai gruppi terroristici internazionali che, sebbene dipendano dall'aiuto clandestino di alcuni stati, non rispondono ad alcuna autorità pubblica. Al fine di dimostrare l'incapacità dei governi legittimamente eletti a difendere le vite dei loro popoli, queste cellule terroristiche eseguono drammatici attentati a danno di civili innocenti. Più questi attentati sono drammatici e letali più i terroristi hanno probabilità di scuotere i governi legittimi nelle loro fondamenta. Questo nuovo concetto strategico e le nuove condizioni tecnologiche e logistiche che lo rendono praticabile hanno portato ad una diffusa condanna morale di tali gruppi terroristici come nemici dell'ordine civile. Il Vaticano stesso ha proclamato questa condanna in seguito ai massacri dell'11 settembre. Quando divenne chiaro che il principale campo di addestramento e centro di comando degli esecutori dei massacri dell'11 settembre 2001 si trovavano sotto la protezione del governo talebano in Afghanistan, le autorità morali in seguito hanno concordato che una guerra ponderata e limitata a rovesciare il regime talebano era moralmente obbligatoria. Nei mesi seguenti i servizi di intelligence hanno appreso che i terroristi avevano piani per altri attentati su importanti obbiettivi europei, quali Parigi, Londra e il Vaticano. Mesi dopo, gli attentati al teatro moscovita, alle chiese cristiane in Pakistan e alla affollata discoteca in Indonesia hanno mostrato la dimensione mondiale della minaccia. Tuttavia, nel caso attuale dell'Iraq, Civiltà Cattolica ha recentemente sostenuto che la guerra sarebbe ingiusta e ha avanzato la teoria che i motivi americani, in particolare, sarebbero riconducibili al petrolio iracheno."Il motivo fondamentale sembra essere la posizione geopolitica che l'Iraq detiene nel Medio Oriente come uno dei tre maggiori produttori di petrolio e gas naturale (Iraq, Iran e Arabia Saudita)" (La rivista non dice niente di comparabile sui motivi della Francia,Russia o della Cina). Ma l'America ha dei giusti motivi per la guerra molto più importanti del petrolio iracheno.* La priorità negli interessi nazionali dell'America è che, in un modo e in un momento che non abbiamo nè scelto nè voluto noi, ci è stata dichiarata guerra l'11 settembre 2001. Questo aggressore non ha un esercito i cui movimenti possano dare in anticipo notizia di un imminente attacco. Al contrario l'attacco arriva inaspettato sterminando vittime innocenti in una tiepida e limpida giornata di settembre. Le armi impiegate non erano armamenti militari convenzionali, ma piuttosto aerei civili americani dai serbatoi pieni. Gli obbiettivi scelti - elevati grattacieli - non hanno lasciato alle ignare vittime nessuna possibilità di scampo. I normali criteri avanzati dai teorici della guerra giusta non erano presenti: nè i convenzionali movimenti militari, nè i segni visibili di un attacco imminente, nè l'autorità di uno stato ostile.Solo l'orrore del danno era esattamente lo stesso. La guerra internazionale è stata chiaramente dichiarata. I suoi ideatori l'hanno chiamata jihad internazionale, diretta non solo contro gli Stati Uniti ma contro l'intero occidente, quindi, contro l'intero mondo non islamico. (Il mondo è già stato spettatore della distruzione di antichi monumenti buddisti in Afghanistan) Nessuna fra le maggiori autorità morali ha avuto difficoltà ad ammettere che una guerra per prevenire questo nuovo tipo di terrorismo non solo è giusta ma moralmente obbligatoria. Cosa c'entra l'Iraq con tutto questo? Dal punto di vista delle autorità pubbliche che devono calcolare i rischi di un azione o non-azione verso il regime di Saddam Hussein, due punti sono particolarmente importanti. Saddam Hussein ha i mezzi per provocare devastanti distruzioni a Parigi, Londra o Chicago se solo riesce a trovare combattenti clandestini e invisibili per spedire piccole quantità di gas sarin, botulino, antrace e altri elementi letali verso obbiettivi predeterminati. In secondo luogo, cellule terroristiche indipendenti sono già state addestrate precisamente per questo scopo e hanno proclamato apertamente le loro intenzioni. Ciò che manca fra questi due elementi incendiari è una scintilla.. Considerato che è ormai appurato l'uso di tali armi da parte di Saddam e dato il suo evidente disprezzo per la legge internazionale, solo uno statista imprudente se non addirittura pazzo potrebbe sperare che queste due forze non si incontreranno mai. In qualsiasi momento queste potrebbero unirsi in segreto per uccidere decine di migliaia di cittadini innocenti. Mi preme sottolineare che qualora avvenisse un tale attacco, avverrebbe senza imminente minaccia, senza segnalazione di movimenti di armi convenzionali, senza preavviso di alcun tipo. Fra 0 e 10 esiste già una probabilità che le armi letali di Saddam finiscano nelle mani di Al Qaeda. Gli osservatori possono non essere d'accordo che il rischio sia 2, 4 o 8. Ma una cosa è certa: quelli che considerano basso il rischio e quindi permettono a Saddam di rimanere al potere si addosseranno un orribile responsabilità se avvenissero degli atti di distruzione. Un conto è quando questi rischi sono calcolati da osservatori esterni, diverso è quando invece devono calcolarli le autorità costituite, responsabili della protezione del loro popolo da attacchi non provocati. Naturalmente quelli che oggi scelgono la via della guerra risponderanno per tutte le conseguenze della guerra. La questione morale qui, così come in molte aree in cui deve essere invocata la prudenza, richiede il responsabile calcolo dei rischi. Per sistemare questa questione morale sono necessarie anche le informazioni che provengono dai servizi di intelligence che monitorano le reti terroristiche e le loro attività. In breve, alcune persone oggi (come il sottoscritto) sostengono che all'interno della originaria dottrina cattolica della justum bellum, una guerra limitata al rovesciamento del regime iracheno è, come ultima risorsa, moralmente obbligatoria. Per le autorità pubbliche non fare una tale guerra significherebbe riporre imprudentemente la loro fiducia nella buona volontà di Saddam Hussein. Saddam Hussein è un dittatore di provata "megalomania" (un termine affibbiatogli dal Presidente egiziano Mubarak), di rara crudeltà, che ha fatto a lungo regolare uso di armi di distruzione di massa persino contro i suoi stessi cittadini. Se Saddam dovesse violare la loro fiducia con un violento attacco biologico in qualche città occidentale, le autorità pubbliche che hanno reso se stesse ostaggio della sua affidabilità morale non avrebbero attenuanti per aver ignorato i suoi precedenti. Riguardo alla dottrina cattolica della justum bellum bisogna spendere una parola, specialmente riguardo quelle questioni ad bellum che emergono quando bisogna prendere la decisione che conduce alla guerra. Queste questioni naturalmente vengono prima delle questioni in bello, quelle che interrogano la condotta che deve essere seguita nel corso della guerra. La dottrina della guerra giusta ha come radice la nozione cattolica del peccato originale, articolata in questo contesto da S.Agostino nel Libro XIX della Città di Dio. In questo mondo i cristiani dovranno sempre destreggiarsi con il male presente nel cuore dell'uomo che provoca divisioni, distruzione e devastazione. Agostino ha visto molti di questi mali nel corso della sua vita compreso gli orrori del sacco di Roma nel 410 D.C.. Tuttavia egli riteneva che i cristiani che rivestono un ruolo di autorità pubblica sono vincolati dalle leggi della carità e della giustizia persino nel corso di una guerra. Agostino definiva la pace come la "tranquillità dell'ordine" rappresentato da un dinamico ordine internazionale creato da giuste comunità politiche e mediato dalla legge. Quando le pubbliche autorità si muovono a difesa di questo ordine contro un ingiusto aggressore, il loro è un fine puramente politico. La dottrina della guerra giusta nelle sue considerazioni ad bellum stabilisce le norme sotto le quali le autorità pubbliche sono obbligate a muoversi per difendere i loro popoli e per restaurare le condizioni minime dell'ordine internazionale, attraverso l'intervento armato. L'intervento armato in questo insegnamento è un fine politico moralmente appropriato e può essere moralmente obbligatorio per le autorità pubbliche quando le circostanze dicono che il male deve essere fermato. L'obbiettivo di una guerra giusta è fermare il male, restaurare la pace e difendere le condizioni minime di giustizia e di ordine mondiale. Sia per S. Agostino che per S. Tommaso pensare alla guerra rientra nei principi di carità e giustizia. Nella loro ottica la guerra giusta non "comincia con una presunzione contro la violenza" ma piuttosto con una presunzione che 1) indirizza i doveri delle autorità pubbliche verso la carità e la giustizia e 2) che prende sul serio un mondo peccatore in cui l'ingiustizia e la violenza contro l'innocente continueranno fino alla fine dei tempi. Queste sono sicuramente continuate nel 21° secolo così come nel 20°. Nessuno oggi nega che il terrorismo internazionale sia un assalto deliberato all'ordine internazionale. Che le autorità pubbliche abbiano un dovere di combattere questo terrorismo e di sconfiggerlo è universalmente riconosciuto. Questo è il contesto in cui la questione ad bellum riguardante una guerra ponderata contro l'Iraq è oggi giustamente sollevata. Il dovere primario delle autorità pubbliche nelle democrazie è di proteggere le vite e i diritti dei loro cittadini. Inoltre nel valutare le varie circostanze che devono essere soppesate nel prendere una decisione ad bellum, quelle autorità pubbliche che hanno un'immediata responsabilità e che sono più vicine alle realtà del caso hanno una priorità morale. Il catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce questo senza alcuna ambuiguità come abbiamo già visto precedentemente. (2309) Il primo motivo quindi per cui le autorità pubbliche degli Stati Uniti hanno fatto pressione sulle Nazioni Unite perché prendessero sul serio la questione irachena è la guerra che è stata preventivamente dichiarata agli Stati Uniti l'11 settembre 2001. E' stato ovvio sin dall'inizio che 19 studenti appartenenti a famiglie della borghesia (la maggior parte dell'Arabia Saudita) non avrebbero potuto fare ciò che hanno fatto senza l'aiuto di qualcuno. Hanno goduto del supporto di alcuni stati (prima di tutto l'Afghanistan, ma anche lo Yemen, Iran, Sudan e altri) intenzionati ad agire clandestinamente come fuorilegge internazionali. Nel frattempo per 12 lunghi anni Saddam ha palesemente violato le condizioni poste dalle Nazioni Unite per la continuazione della sua presidenza. In un mondo divenuto molto più pericoloso dopo l'11 settembre, o la comunità mondiale difende l'ordine internazionale, o fa marcia indietro dai sui stessi solenni accordi. Nell'ultimo caso le singole nazioni sovrane rifiuteranno di essere complici di una politica di concessioni. Fare diversamente sosterrebbe la cospirazione di Saddam contro l'ordine internazionale . Molte altre nazioni oltre l'Iraq sono state obbligate al disarmo e a dimostrarne le prove, ad esempio, il Sud Africa, il Kazakhistan e altre nazione della ex Unione Sovietica. Tutte hanno adempiuto completamente e apertamente. L'Iraq no. Non ha reso conto delle enormi forniture di armi chimiche e biologiche che in precedenti occasioni ha ammesso di possedere o delle quali è stato dimostrato il possesso dagli ispettori internazionali . Non è compito della comunità internazionale provare l'ottemperanza dell'Iraq. Questo fatto è stato ben stabilito a livello pubblico e internazionale diversi anni fa. E' obbligo di Hussein, come condizione per mantenere il potere, presentare la prova del suo disarmo. Questo è ciò chi finora ha mancato di fare. Hussein ha giudicato che la comunità internazionale non ha la volontà di far rispettare i suoi decreti. Per alcuni anni è sembrato ragionevole non forzare Saddam Hussein , ma semplicemente aspettarlo. Tuttavia lo sviluppo di al Qaeda e di altri gruppi terroristici internazionali altamente addestrati aggiungono alle violazioni delle risoluzioni ONU di Saddam un nuovo pericolo. Saddam è capace di ordinare tremende perdite di vite umane attraverso attacchi a sorpresa sulle maggiori città occidentali con piccole quantità di agenti chimici o biologici. Con meno di un cucchiaino di antrace distribuito nella posta, per esempio, migliaia di dipendenti del governo a Washington furono costretti ad essere controllati e trattati preventivamente contro la tossina, l' edificio che ospitava un ufficio del Senato è rimasto chiuso per molte settimane per la decontaminazione, due dipendenti delle poste sono morti, e molti altri si sono ammalati per qualche tempo. Saddam Hussein non ha fornito spiegazioni per più di 5 mila litri - 5 milioni di cucchiaini - di antrace che con certezza possedeva appena qualche anno fa. Questo non include le migliaia di litri di botulino e di altre armi biologiche, incluso il gas nervino e il sarin la cui presenza nei suoi arsenali è stata riportata dagli ispettori ONU. E non include neanche il gas mostarda di cui l'ONU ha provato il possesso. "Il gas mostarda non è come la marmellata" annunciò a gennaio Hans Blix. "I governi devono conoscere esattamente dov'è e cosa ne è stato di ogni suo container". E' un gas letale. Nelle ultime settimane i quotidiani hanno riportato dossier delle agenzie di intelligence europee secondo cui terroristi ceceni e della jihad islamica starebbero preparando attacchi terroristici in città europee in caso di guerra con l'Iraq. Sia che ci sia o no una guerra in Iraq queste cellule nascoste sono attive ora e saranno attive negli anni a venire. Ci sono alte probabilità che una o più di queste cellule mettano le mani sugli agenti chimici e biologici. Da nessun altra parte sarà più facile per loro che in Iraq. Che questi agenti chimici e biologici attendano di essere usati da tali terroristi deve essere preso come un fatto certo fintanto che Saddam non dimostra di averli distrutti. Per 12 anni ha rifiutato di fare questo anche sotto la pressione di sanzioni economiche. Credere che presenterà ora tale prova non è sensato. Nonostante questo gli è stato dato un ventaglio di opportunità per provare di averli distrutti e che non costituiscano nessun pericolo. Speriamo che Saddam Hussein come ultimo ricorso decida di obbedire agli obblighi presi nel 1991 al tavolo della pace e quindi all'ultimo momento risponda al requisito minimo di ordine internazionale. In questo caso non ci sarà nessuna guerra. In questo caso la politica degli Stati Uniti avrà avuto successo senza il bisogno di una guerra.
NOTE: * Attualmente compagnie petrolifere francesi,russe e cinesi hanno contratti per aiutare lo sviluppo dei giacimenti petroliferi iracheni. L'Europa dipende dal petrolio iracheno molto più che l'America (solo una piccola percentuale di petrolio americano viene dall'Iraq, circa il 6%). Il petrolio iracheno così come quello dell'intero Medio Oriente riveste più importanza tra gli interessi nazionali europei che non tra quelli americani. Da alcuni anni gli Stati Uniti cercano di spostare il rifornimento preponderante del loro petrolio nel nostro emisfero, ricavandolo specialmente dal Canada, dal Messico e dal Venezuela e di limitare quello proveniente dal Medio Oriente al 26% annuo. L'Europa è molto più dipendente dal petrolio iracheno e molto più coinvolta con l'industria petrolifera irachena. Credo che gli USA dovrebbero formare un consorzio di nazioni per sviluppare l'estrazione petrolifera irachena, comprendente principalmente l'Italia,Francia Russia e Cina. Nell'arco di 15 anni gli Stati Uniti sperano di poter contare sull'idrogeno per una parte significativa delle sue automobili e del suo fabbisogno per riscaldamento. Modelli sperimentali sono già ampiamente in uso e il Presidente Bush ha annunciato un maggiore programma di ricerca per sostenere questo sforzo. Lo scopo degli Stati Uniti è l'indipendenza energetica e ,in breve, allentare sempre di più il legame con il petrolio del medio Oriente.
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