Il piano migliore di Benedetto

Articolo pubblicato su Our Sunday Visitor (12 Giugno 2005) 

con il titolo "Benedict's better plan"

Colleen Carroll Campbell

  

La storia dimostra che la Chiesa prospera quando mette in discussione la cultura e non quando la imita.

Chi critica la Chiesa Cattolica ha trovato molto per cui agitarsi dopo l'elezione di Papa Benedetto XVI. Sebbene egli abbia mostrato una profonda conoscenza della nostra cultura postmoderna e una sentita preoccupazione per l'evangelizzazione dell'occidente secolarizzato, molti esperti americani hanno liquidato il nuovo Papa come un eccentrico conservatore la cui difesa del tradizionale magistero cattolico porterà la Chiesa verso un inevitabile declino.

Se egli conserverà la stessa posizione su argomenti come il controllo artificiale delle nascite, l'omosessualità e l'ordinazione femminile, essi sostengono, i banchi si svuoteranno e la Chiesa Cattolica perderà la sua influenza sulla vita pubblica americana.

E' opinione comune dei critici che una chiesa attragga più convertiti conformandosi ai suoi membri piuttosto che sfidandoli a conformarsi ad essa. Essi sostengono che nell'attuale cultura post-cristiana la via stretta dell'ortodossia è semplicemente troppo ardua da percorrere. Poiché la maggioranza degli americani ha già abbandonato la via, l'unica speranza che la Chiesa ha di sopravvivere consiste nel seguirli sulla più ampia e comoda autostrada del relativismo morale e teologico.

Tali conclusioni predominano nelle discussioni pubbliche sul futuro della Chiesa. Esse sono assolutamente sbagliate. Come dimostra chiaramente il caso delle principali chiese Protestanti, la liberalizzazione dei costumi sessuali e l'annacquamento della dottrina equivale per queste chiese a un suicidio istituzionale.

Dopo aver seguito il canto della sirena dell'adattamento culturale nella speranza di acquietare i membri scontenti e di attirarne di nuovi, i leaders liberali delle chiese protestanti hanno visto i loro banchi svuotarsi, la loro testimonianza cristiana compromessa e la loro influenza culturale diminuita. I loro membri, nel frattempo, sono fuggiti verso chiese che difendono i costumi e la fede tradizionali. 

Uno studio condotto alcuni anni fa dal Glenmary Research Center ha confermato questa tendenza. I ricercatori hanno scoperto che tra il 1990 e il 2000, le congregazioni che sono cresciute più velocemente sono state le chiese socialmente conservatrici che esigevano un forte impegno da parte dei loro  membri - categoria che comprende la Chiesa Cattolica, così come le chiese evangeliche e Pentecostali. Le chiese socialmente liberali nel frattempo hanno visto una rapida emorragia di fedeli. Come ha spigato a The New York Times il direttore del centro, il sociologo Ken Sanchagrin, "più una denominazione era liberale, secondo la definizione della maggioranza della gente, più membri perdeva."

Questo fenomeno non è nuovo. Il sociologo Rodney Stark ha portato alla luce una simile dinamica quando ha studiato la storia della Chiesa primitiva per il suo libro The Rise of Christianity (HarperSanFrancisco, $14.95). L'esame dei documenti lo ha portato alla conclusione che molte delle caratteristiche che  hanno fatto fiorire la cristianità nella cultura pagana dell'impero romano sono le stesse che fanno prosperare le chiese socialmente conservatrici nella odierna cultura neo-pagana. All'opposto dei loro contemporanei pagani, i primi cristiani predicavano un messaggio radicale  riguardo l'amore di Dio, difendevano la dignità della persona umana e abbracciavano valori in contrasto con la cultura dominante. Il loro particolare comportamento e la loro fede attiravano l'interesse dei lontani, e la loro risoluta fedeltà agli insegnamenti di Gesù fece fare alla Chiesa salti da gigante. 

Queste lezioni della storia - sia antiche che moderne - sono spesso ignorate oggi da coloro che vogliono riformare la Chiesa. Ma non sono andate sprecate per Giovanni Paolo II, nè sono state trascurate dal suo successore. 

Papa Benedetto XVI ha raccolto la sfida della nuova evangelizzazione e ha saggiamente riconosciuto che la vittoria avverrà solo se la Chiesa propone una convincente alternativa al relativismo dominante dei nostri giorni, non una sua imitazione. Il suo piano per il rinnovamento della Chiesa trascura l'opinione comune a favore del soprannaturale. Per questo, e per la elezione di questo pastore saggio e fedele, i cattolici dovrebbero essere profondamente grati.


Colleen Carroll Campbell è membro del  Ethics and Public Policy Center. Vincitrice del premio Award, frequentemente commenta su religione, politica e cultura sui media nazionali. Ha scritto il libro acclamato dalla critica The New Faithful: Why Young Adults Are Embracing Christian Orthodoxy. Visita il suo sito http://www.colleen-carroll.com/

Copyright © 2005 Our Sunday Visitor

Reprinted with permission of the author, Colleen Carroll Campbell.

Traduzione Costanza Stagetti (Acquaviva 2000)


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