Attenti all'Anticristo

Alessandra Nucci

"Una voce grida...!" n.6 aprile 1998

 

L’editoriale del numero scorso è stato incentrato sui pericoli dell'omologazione culturale, visti sullo sfondo dello scenario che si profila per quello che una volta era il cuore pulsante del cristianesimo - con l'Unione Europea.

Questa volta vedremo di corroborare quanto andiamo osservando in questo fine millennio con il ricorso alle straordinarie parole profetiche scritte all'inizio del secolo dal filosofo russo Vladimir Sergeevic Soloviev, recentemente riassunte e commentate dal Cardinale Giacomo Biffi in un libretto dal titolo poco sfumato: "Attenti all'Anticristo" .

Pacifista ed ecumenista, noto per la vita ascetica, la mitezza e la generosità, Soloviev visse il breve arco della sua esistenza nella seconda metà dell'ottocento dedicandosi totalmente, anche a prezzo di molte incomprensioni e sofferenze, al servizio dell'unificazione del genere umano e della pace tra i popoli.

Al termine della vita e al volgere del secolo, racconta il Cardinale Biffi, Soloviev pubblicò «I Tre Dialoghi» in cui scrisse che il Novecento sarebbe stato "L’epoca delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni".

Alla luce dei gravi danni derivati dalle loro rivalità, poi, secondo Soloviev i popoli della terra avrebbero cercato di limitare il rischio di ulteriori violenze dando origine alla formazione sovranazionale unitaria degli "Stati Uniti d'Europa". Il filosofo prevedeva tuttavia che sarebbero rimasti insoluti "i problemi della vita e della morte, del destino finale del mondo e dell'uomo, resi più complicati e intricati da una valanga di ricerche e di scoperte nuove nel campo fisiologico e psicologico". Nella sua visione del secolo nascente infatti "viene in luce soltanto un unico risultato importante, ma di carattere negativo: il completo fallimento del materialismo teoretico."

Nelle previsioni di Soloviev questo fallimento non avrebbe assistito però all'irrobustirsi della fede, bensì al dilagare dell'incredulità. Pertanto per la civiltà europea del XX secolo si profilava una situazione di vuoto, nella quale sarebbe emersa e l'identità e l'azione dell'uomo Anticristo (eletto presidente dell'Europa unita, poi acclamato imperatore romano e perfino coordinatore della vita e dell'organizzazione delle Chiese).

Ecco: fra queste brevi pennellate i lettori non avranno difficoltà a rintracciare alcuni sorprendenti paralleli con lo snodarsi fino a questo momento della storia dell'epoca contemporanea, dalle guerre mondiali all'alta tecnologia, dal fallimento dei regimi comunisti alla tensione verso l'unione europea e al declino della fede religiosa come cardine della cultura imperante.

Ciò che tuttavia interessa rilevare al Cardinale Biffi sono soprattutto le caratteristiche dell'Anticristo, così delineate agli albori del secolo. Si tratta infatti non di un malfattore patentato ma di un "convinto spiritualista" che crede nel bene e perfino in Dio, ma che "non ama che se stesso"; asceta, studioso, filantropo, dotato di senso pratico e di scarse preoccupazioni moralistiche e nello stesso tempo prodigo di altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza.

L'opera che procura fama e consenso universali a questo nuovo padrone del mondo ha per titolo: «La via aperta verso la pace e la prosperità universale», tema che oggi fa da filo conduttore a tantissime pubblicazioni della New Age. Esso unisce "il nobile rispetto per le tradizioni e i simboli antichi con un vasto e audace radicalismo di esigenze e direttive sociali e politiche, una sconfinata libertà di pensiero con la più profonda comprensione di ciò che è mistico, l'assoluto individualismo con un'ardente dedizione al bene comune, il più elevato idealismo in fatto di principi direttivi con la precisione completa e la vitalità delle soluzioni pratiche."

E’assente naturalmente ogni riferimento al Cristo, ma che importa: tanto il libro scritto dall'Anticristo "è permeato dal vero spirito cristiano, dall'amore attivo e dalla benevolenza universale - che volete di più?"

Il discorso iniziato nell'editoriale sull'omologazione e la standardizzazione della cultura ambiva a far risaltare proprio questa caratteristica "moderna" dell'estremo inganno: il travestimento del male e la sua conseguente invisibilità agli occhi dei più. Previsto nelle Scritture, ripreso dal filosofo ottocentesco e confermato ai nostri tempi, il male mimetizzato dai proclami di buone intenzioni cerca e ottiene legittimazione con l'annullamento di ogni distinzione e barriera con il bene, nel nome di valori apparenti quali nella fattispecie la non violenza e il pacifismo, l'ecumenismo e quello che oggi noi chiameremmo ecologia.

Il successo dell'Anticristo sta infatti nelle sue convincenti virtù. Capace di dialogare "con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza" il nuovo padrone della terra è anzitutto un filantropo, pieno di compassione, amico non solo degli uomini ma anche degli animali. Vegetariano, proibisce la vivisezione e sottopone i mattatoi a una severa sorveglianza. Le società protettrici degli animali sono da lui incoraggiate in tutti i modi. Convinto ecumenista, convoca i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane a "un concilio ecumenico da tenere sotto la sua presidenza". Interessato a cercare il consenso di tutti attraverso la concessione dei favori concretamente più apprezzati, all'Anticristo riuscirà di compiere un ecumenismo "quantitativo" che farà stare al suo gioco anche le masse dei cristiani. "Se non siete capaci di mettervi d'accordo fra voi - dice infatti ai convenuti all'assise ecumenica -spero di mettere d'accordo io tutte le parti, dimostrando a tutti il medesimo amore e la medesima sollecitudine per soddisfare la vera aspirazione di ciascuno."

Cosa c'è di male in tutte queste attitudini al "buono", al dialogo e all'unione ce lo spiega direttamente il filosofo russo (ma anche, volendo, la Bibbia). La pace non è pacifismo. Soloviev, che si opponeva allo svuotamento del messaggio evangelico operato da Tolstoj, distingueva fra la pace buona, quella cristiana, basata sulla divisione che Cristo è venuto a portare sulla terra con la separazione tra il bene e il male, tra la verità e la menzogna, e la pace cattiva, quella del mondo, fondata sulla mescolanza "di ciò che interiormente è in guerra con se stesso." Mentre la pace e la fraternità sono indiscutibili e vincolanti valori cristiani, la dottrina della non-violenza, invece, finisce troppo spesso col risolversi in una resa alla prevaricazione e in un abbandono senza difesa dei deboli alla mercé degli iniqui e dei prepotenti.

Ma al di là di questo, il male consiste fondamentalmente nel rinnegamento del fatto salvifico, nel voler inaugurare un cristianesimo soltanto umano, un cristianesimo senza Cristo, il figlio di Dio crocifisso per l'umanità.

Il nuovo padrone del mondo delineato da Soloviev non ha per Cristo "un'ostilità di principio," anzi.

Ci sono solo tre cose che gli riescono inaccettabili. Prima di tutto il suo "moralismo", che divide gli uomini secondo il bene e il male anziché unirli con i benefici che sono loro ugualmente necessari. Poi, la sua unicità, che cozza contro l'ambizione dell'Anticristo di considerarlo un suo predecessore. Terzo, il fatto che sia vivo. Infatti l'Anticristo de «I Tre Dialoghi» va ripetendo istericamente: "Non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto! E’ marcito, è marcito nel sepolcro...

Così, ammonisce l'arcivescovo dì Bologna, per l'umanità giunta alla fine del Novecento l'insidia mortale è "il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell'assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura; il messaggio evangelico identificato nell'impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell'esortazione a rispettare la natura; la Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità (cfr. 1 Tim 3,15) scambiata per un'organizzazione benefica, estetica, socializzatrice. "

"Da questo pericolo, ci avvisa il più grande dei filosofi russi, noi dobbiamo guardarci. Anche se un cristianesimo "tolstojano" ci renderebbe infinitamente più accettabili nei salotti, nelle aggregazioni sociali e politiche, nelle trasmissioni televisive, non possiamo e non dobbiamo rinunciare al cristianesimo di Gesù Cristo, il cristianesimo che ha al suo centro lo "scandalo" della croce e la realtà sconvolgente della risurrezione del Signore."... "Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, unico Salvatore dell'uomo, non è traducibile in una serie di buoni progetti e di buone ispirazioni. "

Chi stempera il fatto salvifico nella esaltazione di "valori" generali come il culto della solidarietà, l'amore per la pace, il rispetto per la natura, l'atteggiamento di dialogo, ecc. "si preclude la connessione personale col Figlio di Dio crocifisso e risorto, consuma a poco a poco il peccato di apostasia e si ritrova alla fine dalla parte dell'Anticristo."

 

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