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Carta dei cristiani per l'ambiente La difesa della vita umana contro la “babele dei diritti”. |
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La cultura ambientalista che ha dominato la scena mondiale negli ultimi 30 anni è stata caratterizzata da un accentuato relativismo filosofico e morale. Le attività lavorative e l'identità umana sono state accusate di essere la causa di tutti i mali del pianeta.In questo contesto la stessa concezione giudeo-cristiana, come espressa dalla Genesi, è stata rifiutata. Alcuni autorevoli esponenti di associazioni per l'ambiente: - Roberto Leoni presidente di Sorella Natura
- Rocco Chiriaco presidente di Movimento
Azzurro
- Saverio Quartucci e Vincenzo Tuccillo
presidente e vicepresidente di Ambiente Azzurro
- Antonio Gaspari direttore di GreenWatch
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hanno sentito la necessità di manifestare la propria identità cristiana nel proporre una cultura ambientale coerente con gli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa. Per questo hanno stilato una Carta dei Cristiani per l'ambiente al fine di riunire le tante realtà associative in un progetto finalizzato alla lode e alla salvaguardia del creato secondo i principi dell'umanesimo cristiano e della difesa del bene comune. CARTA DEI CRISTIANI PER L’AMBIENTE
L’accresciuta sensibilità nei confronti del creato è
sicuramente un fenomeno che indica un più alto livello di civiltà e
una maggiore attenzione ai diritti di esseri non umani e mondo
inanimato. Quello a cui assistiamo oggi però fa parte di quella
“babele dei diritti” in cui per moda o peggio per ideologia si
propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e
del mondo inanimato viene contrapposta alla vita umana. Assistiamo ad un
ritorno dell’utopismo romantico, dove prevalgono pessimismo,
catastrofismo, irrazionalità, trasgressione, pensiero magico.
Il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra» (GN 1,28). L’uomo, posto da Dio nel giardino dell’Eden «perché lo coltivasse e lo custodisse», è stato considerato da una certa cultura ecologista il peggiore dei nemici. Addirittura il “cancro del pianeta”. E la natura è stata divinizzata al punto tale da essere adorata come Gaia.
Da questo punto di vista, l’approccio e la soluzione
dei problemi ambientali è stato stravolto, perché la crescita civile e
lo sviluppo economico, lavorativo, tecnologico e scientifico
dell’umanità sono stati considerati come aggressioni alla “madre
Terra”.
In questo contesto e’ rilevante notare le differenze
che esistono tra l’ideologia che caratterizza le maggiori associazioni
ambientaliste e il pensiero cristiano:
Per un cristiano l’uomo è fatto
ad immagine e somiglianza di Dio.
Per una certa cultura ambientalista l’uomo è “cancro
del pianeta”.
Per un cristiano la crescita demografica è una benedizione del Signore,
per alcuni ambientalisti è una disgrazia, la causa di
tutti i mali.
Noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione dal Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo, mentre una parte del movimento ambientalista ha una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità,
mentre una certa cultura ambientalista parla di Gaia, una
Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni
sua azione.
Per questi motivi auspichiamo la nascita di una più
avanzata cultura ambientale che attraverso le strade della fede e della
ragione giunga alla scoperta della verità.
Proprio in questi anni a cavallo del nuovo millennio, durante i quali abbiamo vissuto e viviamo l’apparente paradosso della coincidenza fra il più elevato livello di modernità industriale mai raggiunto, avvertiamo il bisogno dell’affermazione di una cultura ambientale in cui l’uomo sia fedele al mandato biblico come custode responsabile dell’ambiente nel quale è posto a vivere. Una cultura ambientale che guardi all’uomo con più ottimismo, un uomo che non è maledizione ma benedizione del pianeta. Uomo che è ricchezza e non impoverimento per il mondo. Uomo la cui prole suscita speranza e non disperazione. Un ambiente inteso come casa e come risorsa. Un ambiente che si arricchisce del lavoro dell’uomo e che moltiplica i suoi frutti grazie allo sviluppo ed all’applicazione delle nuove tecnologie. Auspicando una maggiore responsabilità etica dell’uomo verso l’ambiente affinché l’essere umano, unica creatura dotata del libero arbitrio, soprattutto se occupa posizioni di responsabilità, di amministrazione o governo, assuma decisioni mirate al bene collettivo ed alla salvaguardia e valorizzazione della risorsa “ambiente”, progettandone e favorendone la più equa fruizione e distribuzione possibile tra tutti gli esseri umani ed incoraggiando a ciò i popoli di ogni continente. Coniugare la ricerca scientifica e le applicazioni tecnologiche in una dimensione etica dello sviluppo economico significa corrispondere all’amore del Creatore. In questo modo il benessere e lo sviluppo dell’umanità risplenderà nella bellezza del creato.
“Prega, lavora e sii lieto” ha insegnato San
Benedetto. “Laudato sii mio Signore per fratello sole, sorella
luna, sorella acqua.... “ ha recitato San Francesco.
“L’uomo è fine dello sviluppo e del generare di tutto
l’universo”, ha insegnato San Tommaso . “La
tecnologia che inquina può anche disinquinare, la produzione che
accumula può distribuire equamente, a condizione che prevalga
l’etica del rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, per i
diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno”
ha detto il Pontefice Giovanni Paolo II . “La difesa della
vita - ha sottolineato il Santo Padre - e la conseguente
promozione della salute, specialmente nelle popolazioni più povere e in
via di sviluppo sarà ad un tempo il metro e il criterio di fondo
dell’orizzonte ecologico a livello regionale e mondiale”
Questa è la cultura ambientale che i sottoscritti
riconoscono come coerente con l’umanesimo cristiano del giusto del
bello e del buono e per questo la promuoviamo. Quanto affermato ha,
oltre alla valenza religiosa che attiene ad una scelta di coscienza
individuale, una valenza etica che coinvolge anche tutti coloro i quali,
anche se non cristiani o non credenti, si ritrovano nei valori etici che
accomunano la più antica sapienza e saggezza dell’umanità in ogni
tempo ed in ogni cultura.
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